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Archive for marzo 2011

E’ con grande dispiacere che apprendo la scomparsa di uno dei pionieri della comunicazione del vino, si è spento, a 83 anni, Pino Khail, da sempre uomo di giornalismo, di marketing e pubblicità, fondatore, a metà degli anni ’70, della rivista “Civiltà del Bere”, una delle testate storiche dell’enologia italiana. Ho avuto modo di conoscerlo ed apprezzare le sue doti di eleganza e signorilità, di discrezione e profonda conoscenza dell’universo del vino. Da diversi anni partecipo alla grande degustazione ufficiale di Vinitaly da lui organizzata e condotta e  mi hanno sempre colpito la particolare sobrietà e precisione fuori dal comune con le quali intratteneva gli oltre 200 presenti all’importante evento annuale. Con lui ho anche trascorso alcuni giorni di una “Sicilia en Primeur” di qualche anno fa, durante i quali ricordo mi disse ” Sono un ottantenne che ha ancora voglia di toccare con mano questo splendido mondo del vino e riesco ancora ad emozionarmi.” Il mio sentito cordoglio alla famiglia ed in particolare ad Alessandro Torcoli, suo nipote che da tempo lo affiancava nella conduzione  della testata.

Pino Khail è stato membro dell’Accademia italiana della vite e del vino, sommelier ad honorem dell’Associazione italiana Sommeliers e consigliere dell’Italian Wine & Food Institute di New York. Per la sua attività ha ricevuto premi e riconoscimenti in Italia e all’estero e, tra questi, il premio Dalmasso, la Targa d’oro dell’Associazione enotecnici italiani e, a Parigi, il titolo di Commandeur dell’Association Internationale des Maîtres Conseils en Gastronomie Française, al Vinitaly di Verona il prestigioso Premio Morsiani, in Piemonte il Malligand d’Oro, il Premio Paisan Vignaiolo della Confraternita de la Bagnacauda e tra gli ultimi in ordine di tempo, alla V edizione di Enopolis, il Premio “Sicilia Terra di Vino” e in occasione dell’evento “Anteprima Novello 2008”, un riconoscimento ufficiale per il trentennale contributo dato alla valorizzazione e promozione del vino italiano.

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Quando quattro anni fa Andrea Franchetti realizzò l’evento“Le Contrade dell’Etna” ospitando nel salone a piano terra della sua cantina di Passopisciaro tanti vignaioli del comprensorio fu subito evidente che questa manifestazione per la sua originalità e per la sua gran valenza sarebbe diventata un appuntamento di riferimento nel panorama enologico siciliano e non solo. Così negli anni ho incontrato, oltre ai tanti colleghi della stampa, un numero sempre più crescente di produttori vinicoli giunti appositamente da altri territori dell’isola, Trapani, Caltanissetta, Ragusa, Messina, Agrigento, tutti a Passopisciaro per approfondire i vini del Vulcano e comprendere al meglio il fenomeno dei vini siciliani più ricercati. Andrea Franchetti è romano d’origine, produce grandi vini in Toscana ed a ragione sono convinto che  gli si debba riconoscere il gran merito di aver giocato un ruolo fondamentale nella riscoperta enologica dell’Etna, sia attraverso il suo pluripremiato Passopisciaro sia per essere riuscito, in quello che oso definire un miracolo, ovvero far confrontare nel corso di questo tasting annuale  tutti i produttori delle varie contrade dell’Etna, vecchi, nuovi e appena nati o meglio rinati. Un confronto vero per comprendere  i vini ed i vari territori mettendo da parte invidia e gelosia.

Lunedì 21 Marzo a Passopisciaro, lo dico francamente, è stato molto bello vedere ad esempio Alessio Planeta descrivere il suo Carricante nella sua postazione per poi andare in giro ad assaggiare e commentare il vino degli altri, Silvia Maestrelli ed Alberto Graci scambiarsi opinioni sui propri vini e sulle qualità di quelli che ritenevano più interessanti, Giuseppe Tasca impegnato in giro per i vari banchi ad approfondire i vini ed un paio di storici produttori dell’Etna indicarmi tra i nuovi vini assaggiati quelli a loro avviso più significativi e innovativi.

Franchetti è soddisfatto e mi dice “ Sono felice di questo rinascimento dell’Etna, i produttori presenti oggi sono quasi il doppio della prima edizione e  sono qui per scambiarsi il gusto del vini. Ho pensato questa manifestazione proprio come luogo di scambio per tutti noi, affinchè si possa prendere una precisa direzione stilistica del fare il vino sull’Etna evitando che ognuno possa andare nella proposizione dei vini per conto proprio. Lo scopo è proprio fortificare lo stile in modo che questo sia riconosciuto all’estero, dove c’è un grandissimo interesse verso questo territorio ed i suoi vini. Proprio le contrade, i Cru sono un valore importante e sono convinto che, grazie anche a questo confronto, si avvertirà negli anni futuri una buona crescita nel vino dell’Etna “.

Nelle aree vitivinicole del vulcano sono state classificate circa una cinquantina di tipologie di suolo che per le loro differenti proprietà sono in grado di apportare capacità nutrizionali diverse alle vigne e sensazioni organolettiche di tipicità diverse nei vini. La sabbia-lavica dona vini eleganti ma strutturati, complessi e soprattutto adeguati a sfidare il tempo. Il diverso microclima nei vari piccoli appezzamenti delle varie contrade è poi un ulteriore differenziale d’unicità.

Diversi i bianchi, composti in prevalenza da uve Carricante, che mi sono piaciuti in modo particolare. Margherita Platania presenta una gamma di vini interessanti sui quali spicca il Millemetri ’10 Etna Bianco Doc Feudo Cavaliere dal naso intenso e dalla beva di gran freschezza e di perfetta corrispondenza al vitigno.

Il campione di vasca Etna Bianco ’10 Salisire di Vivera ancora torbido nel bicchiere, svela tutte le sue splendide inebrianti potenzialità di frutto e mineralità. L’ Etna Bianco Doc Mari Ripiddu ’09 di Filippo Grasso è elegante all’olfatto ed al gusto con una struttura che gli garantirà una buona  evoluzione nel tempo. Di gran fascino e bevibilità il Quantico ’10 di Giuliemi ed  il Carricante ’10 di Planeta.  Due vini in prossima uscita che sicuramente lasceranno il segno sono il Carricante ’09 di Tenuta di Fessina ‘A Puddara, del quale ho già parlato in occasione di Sicilia en Primeur e il Bianco ’10 di Nerina di Girolamo Russo, dedicato da Giuseppe a sua mamma Nerina.

Tra i rossi tante conferme e qualche piacevolissima novità: l‘Etna Rosso ’08 N’Anticchia di Paolo Caciorgna è una moltitudine di profumi al naso ed al palato e mi convince per la solidità e la persistenza, mentre il Nerello Mascalese ’08 di Terre di Trente sottile e ricco all’olfatto, ha un bellissimo caleidoscopio gusto di lunghi rimandi fruttati e speziati. Cinque conferme di gran levatura  sono l’Etna Rosso Doc Feudo ’08 di Girolamo Russo dal coerente ed elegante spettro olfattivo e dal lunghissimo sorso, l’Etna Rosso Doc Archineri ’09 Pietradolce dai profumi profondi e pieni e dalla beva ricca di materia e l’Etna Rosso Doc ’08 Quota 600 di Graci caratterizzato dalla silhouette aromatica particolarmente sfaccettata, l’Etna Rosso Doc ’08 Tenuta di Fessina che coniuga finezza di profumi e timbro gustativo inconfondibile e Etna Rosso Doc Guardiola ’09 Tenuta delle Terre Nere dal frutto giovane e dal tannino di gran fattura.

Ha un netto carattere distinguibile l’Etna Rosso Doc Don Michele ’08 Moganazzi dal naso e dalla bocca  piena di frutto, spezie e balsamo, mentre è di sottile viva freschezza il Vino di Anna ’08 dell’enologa australiana trapiantata in terra etnea.

Il Passopisciaro ’08 è  ricco all’olfatto di frutto, spezie e liquirizia, al gusto dispiega il suo grande spessore. I quattro speciali diversi Cru di Franchetti sono di millesimo ’10: il Rampante di Solicchiata deriva da vecchie vigne di Nerello Mascalese a piede franco ad oltre mille metri di altezza, mostra ampie note floreali e fruttate di ciliegia, lampone e mineralità, lo Sciaranuova nasce tra gli 800 ed i 950 metri, al gusto si mostra un po più sottile, il Chiappemacine di più bassa altitudine, intorno ai  550 metri mostra già buona sapidità, mentre il Porcaria prodotto tra i 700 e gli 800 metri è particolarmente concentrato di vive ciliegia e lamponi. Tutti sebbene ancora giovani mostrano grandi potenzialità e lo stile dell’Etna.

Leggi altri articoli di Luigi Salvo: Le contrade 2008Le Contrade 2009 Le Contrade 2010  –    DEVINIS  Un Brindisi sotto l’ombra del Vulcano

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L’ottava edizione di Sicilia en Primeur ha permesso ai giornalisti di assaggiare oltre 350 vini di tutte le zone vinicole dell’isola, un panorama enologico variegato e dalle matrici profondamente diverse. Le 37 aziende Assovini che hanno partecipato all’edizione di quest’anno, in generale cercano di applicare una costante ricerca in vigna ed in cantina, si rinnovano per stare al passo con i tempi, propongono vini di nuova concezione che però mantengono uno stretto legame con il territorio e la sua storia. Il segreto è ottenere la piacevolezza di beva e nello stesso tempo la riconoscibilità dei vitigni d’origine nel bicchiere.

WINE REALITY Web TvSicilia en Primeur la parola ai produttori 

  

Nel corso dell’intenso lavoro di tasting i bianchi della vendemmia 2010 hanno mostrato grandissime potenzialità da tutti i vitigni ed in particolare dagli autoctoni Catarratto, Grillo e Carricante. Anche diversi internazionali, con in testa lo Chardonnay, hanno evidenziato meno concentrazione e legnosità proponendosi più freschi e di fruttuosità. Nei rossi la riduzione delle concentrazioni e la maggior finezza gustativa sono ormai ben presenti nella maggior parte dei vini, sia dagli autoctoni Nero d’Avola e Nerello Mascalese, che dagli internazionali, fra i quali emerge il Syrah. Ecco i 10 vini più interessanti:

Che l’uva Catarratto oggi dia vini di livello ho avuto la costanza di sottolinearlo più volte. Ha bell’espressività il Catarratto Isula ’10 di Caruso & Minini, pieno all’olfatto ed al gusto degli aromi tipici del vitigno. Le uve Grillo raccolte al giusto grado di maturazione e vinificate con le moderne tecnologie donano vini veramente piacevoli e godibili, il Grillo Mozia ’10 di Tasca d’Almerita è affascinante al naso e perfettamente corrispondente all’assaggio. Tra i tanti Carricante dell’Etna, tutti di buon livello, mi piace definire un fuoriclasse il Carricante A’ Puddara ’09 di Tenuta di Fessina, in uscita nel prossimo mese di Giugno, fermentato in botte grande evidenzia viva freschezza, pienezza e mineralità, è pronto a sfidare il tempo. Lo Chardonnay Haermosa ’09 di Masseria del Feudo, originariamente nato tutto in barriques, è nuovo sia nel metodo produttivo (70% acciaio 30% barriques) sia nell’elegante veste grafica dell’etichetta, un internazionale di giusta complessità, espressione piacevole vicina alle richieste del mercato. Tra i vini rossi, il vitigno principe siciliano Nero d’Avola delle bottiglie delle aziende Assovini, che certamente sono tra le più attente nel panorama siciliano a produrlo rispettando la matrice originaria del vitigno, riesce a dare interessantissime espressioni; al naso ed in bocca è particolarmente fresco ed accattivante proposto in unione con il Frappato nel SP68 Rosso ’09 di Arianna Occhipinti, un vero prodotto di territorio e di personalità. E’ un Nero d’Avola tutto frutto, amarena, ribes, mora, puntellato da note di cuoio e cioccolato Lu Patri ’08 Baglio del Cristo di Campobello, pieno di freschezza e struttura. Espressione complessa il Nero d’Avola 3 Carati ’06 di Avide nel quale il frutto tipico del vitigno si unisce a sensazioni speziate dolci, minerali e di giusta vaniglia in un lungo finale. Il particolare ed unico terroir dell’Etna svetta nel Nerello Mascalese in purezza Quota 600  ’08 di Graci, ricco al naso ed al palato di note eleganti di mora, amarena, menta selvatica e speziatura dolce. Mi è particolarmente piaciuto per le sue caratteristiche peculiari tipiche del vitigno coltivato in terra isolana, il Syrah Kaid ’08 di Alessandro di Camporeale, fresco e morbido all’olfatto ed al sorso, una perfetta miscellanea di frutto e spezie. Tanti, davvero tanti, i vini dolci di gran freschezza e bevibilità, fra tutti mi entusiasma in modo particolare il Moscato della Torre ’09 Marabino, Doc Moscato di Noto elegante ed intenso di fiori di zagara, pesca gialla, miele d’acacia, note agrumate, in bocca fresco e rotondo. A voi adesso la scelta e  l’assaggio.

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Tante interessanti novità a Sicilia en Primeur 2011 il consueto appuntamento organizzato da Assovini Sicilia che si è svolto quest’anno in provincia di Ragusa presso la bellissima location del Donnafugata Golf Resort & Spa nei giorni 12 e 13 Marzo. Circa 80 i giornalisti specializzati della stampa nazionale ed internazionale che hanno incontrato i 37 produttori partecipanti all’ottava edizione. Sono stati oltre 350 i vini in degustazione tra campioni “en primeur” e le annate già in commercio, ne ho assaggiati davvero tanti, un approfondito focus che ha messo in evidenza una qualità media dei vini decisamente in ascesa, dalla parte occidentale alla parte orientale dell’isola i vini hanno mostrano significativi comuni denominatori; freschezza e bevibilità. Veramente interessante la conferenza introduttiva del prof. Attilio Scienza, il quale ha sottolineato come oggi la naturalità dei vini sia un importante elemento strategico. Mentre negli anni ‘60 si interpretava l’ecologia come avversione verso la chimica e l’innovazione scientifica, oggi l’ attenzione è rivolta sia all’uso moderato dei presidi chimici sia alla multifunzionalità dell’agricoltura intesa come tutela dell’ambiente attraverso la difesa della biodiversità e del paesaggio. Proprio l”integrità del paesaggio è spesso indicatore della qualità della conduzione agricola, fare innovazione oggi è soprattutto coltura interdisciplinare nella quale si coniugano fattori tecno-scientifici, economici, sociali e di mercato, nonché emozionali. Oggi nel vino di qualità convivono più concetti: gusto internazionale in netta riduzione, tipicità territoriale, leggerezza, bevibilità e naturalità come elementi imprescindibili.

WINE REALITY Web Tv: Report video con intervista al Prof. Attlio Scienza 

 

Sono sicuramente degni di nota alcuni dati forniti: le aziende hanno in media in produzione 8 diversi vitigni, con punte anche di 20 differenti vitigni. Inoltre il 42% delle aziende ne sta sperimentando altri, con punte di 40 vitigni in sperimentazione, e per il 75% riguarda vitigni autoctoni. La sperimentazione ha lo scopo innanzitutto di migliorare sempre più la qualità dei vini proposti, e in particolare inoltre di studiare e  valorizzare i vitigni autoctoni, recuperando vecchie varietà e provando nuovamente a vinificarle; per valutare i portainnesti, l’adattabilità ai diversi terroir, per studiare i diversi biotipi; per introdurre varietà innovative, per diversificare l’offerta commerciale e  valorizzare maggiormente il territorio. Il 32% delle aziende Assovini conserva tra le sue vigne varietà che si possono definire reliquie.

Altri dati significativi: il 47% delle aziende Assovini è già dotata di una certificazione ambientale (lo scorso anno era il 33%),  il 92% usa già concimi a basso impatto ambientale (lo scorso anno era il 79%), il 50% ha adottato sistemi per la riduzione dell’impatto ambientale dei residui di produzione (lo scorso anno era il 47%), il 42% delle aziende socie sta sperimentando nuovi vitigni. Inoltre il 61% delle aziende socie usa lieviti autoctoni, il 20% ha ristrutturato la cantina secondo i criteri della bioarchitettura, il 65% è già dotato, o si sta dotando, di una struttura ricettiva.

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Il consiglio direttivo Ais Sicilia che si è svolto a Siracusa è stato occasione per un pranzo di lavoro presso il ristorante Don Camillo dello Chef e Sommelier Giacomo Guarneri. Il locale situato nel cuore di Ortigia mostra entrando, sin dal primo sguardo, la cura e la qualità del posto; ha il soffitto con le volte in pietra, enormi lampadari in ferro battuto, mobili antichi ed ovunque si volge lo sguardo nulla è fuori posto. Particolare rilievo è dato al vino, oltre le tante bottiglie che riempiono le scaffalature nelle sale, una parete chiusa a vetri ed opportunamente climatizzata accoglie le più importanti bottiglie che si ritrovano elencate nella carta dei vini, certamente tra le più interessanti nel panorama della ristorazione siciliana.

Giacomo ci accoglie e ci propone un menù a base di pesce: arriva intanto al nostro tavolo un cestino con panini mignon a vari sapori (olive, rosmarino, pomodoro), poi gli antipasti, il gambero rosso marinato, un classico, e la crema di mandorle con gamberi fritti pastellati al nero di seppia, particolare e decisamente intensa al gusto, li abbiamo gustati abbinati alle bollicine Trento Doc Perlè Nero Ferrari. A seguire il primo: i cavati con cernia e pecorino Dop, un piatto di struttura che si sposato ottimamente con il vino scelto,  il Trebbiano d’Abbruzzo Valentini 2002.  Il secondo è stato il filetto di ricciola con limone, lo abbiamo gustato in abbinamento il Ronco delle Mele Sauvignon del Collio 2009 Venica. In chiusura una la splendida torta Don Camillo cioccolato e pistacchi di Bronte con un vino dolce canadese l’Ice Wine Vidal 2006 Pillitteri. Il risultato finale: una delizia globale per il palato

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Ricevo e pubblico la lettera del presidente del Consorzio di Tutela del Franciacorta Maurizio Zanella nella quale esprime il suo dissenso, assolutamente condivisibile, sull’errata trionfale comunicazione che è stata fatta durante lo scorso mese di dicembre secondo la quale “lo spumante italiano avrebbe superato lo Champagne per quanto concerne i volumi di vendita”. Zanella esprime un concetto forte, “il sostantivo “spumante è morto e non ha più senso utilizzarlo”.  Le bacchettate di Zannella a molti non sono piaciute e piovono diverse critiche: l’ essere stato preso da eccessiva ansia di distinguersi dagli spumantisti generici, aver mostrato disprezzo per i concorrenti, aver considerato tutte le aziende del Trento Doc, dell’Oltrepò, dell’Alta Langa e di altre denominazioni produttori minori. La verità a mio avviso è che all’interno della categoria spumanti (vini con anidride carbonica) la forbice qualitativa è davvero troppo grande, una gamma di vini che spazia dal miglior metodo classico, allo charmat, al prosecco, fino ai prodotti da 1,20 a bottiglia e tutti insieme non possono certo essere considerati un unico prodotto da contrapporre allo Chamapagne.

“Gentile Direttore, Le festività natalizie rappresentano, da sempre nella nostra cultura, il momento più importante dell’anno per il brindisi che accompagna le grandi cene organizzate per festeggiare l’inizio del nuovo anno. A partire dallo scorso mese di dicembre e in gennaio ho letto, con crescente stupore, l’enorme quantità di notizie riprese da numerosi media derivate da informazioni diffuse da vari enti/associazioni contenenti dati di vendita delle bollicine Made in Italy nel mondo, i consumi previsti durante le festività e soprattutto la notizia che lo spumante italiano avrebbe superato lo Champagne per quanto concerne i volumi di vendita. Mi preme segnalarle che in particolare quest’ultima affermazione non solo non abbia alcun senso ma concorra anche a diffondere una profonda disinformazione nei confronti dell’opinione pubblica. Infatti, mentre per l’Italia si tengono in considerazione tutti i vini spumanti prodotti con metodo e con qualità e prezzo molto diversi fra loro, per quanto riguarda lo Champagne si tiene in considerazione solamente una denominazione prodotta in Francia. Ma lo Champagne non è l’unico vino di questo genere prodotto oltralpe (penso per esempio al Cremant d’Alsace), quindi sostenere che lo spumante abbia battuto lo Champagne è una palese inesattezza. Alcune testate includono, correttamente, tutta la produzione francese di bollicine che in effetti è inferiore a quella italiana. Ma il fatturato della produzione italiana non arriva nemmeno alla metà di quello francese; ne viene che è una magra consolazione produrre di più per fatturare la metà! Comprendo che le testate, abbiano ripreso questi dati confidando nell’autorevolezza delle fonti e nella correttezza delle loro analisi, con l’obiettivo condiviso di promuovere il prodotto italiano, mentre invece l’effetto che si è probabilmente ottenuto è stato quello di parlare della denominazione dei nostri cugini d’oltralpe.
Un’ulteriore considerazione da farsi è che non è possibile essere a conoscenza dei dati di vendita prima ancora che sia trascorso il mese di dicembre, oltre al fatto che sono solo le denominazioni a origine controllata e garantita (Docg) ad avere un monitoraggio certo. Infatti, queste denominazioni rappresentano solo una parte minoritaria del grande calderone chiamato “spumante”, sul quale avevo già espresso la mia opinione spiegando che “lo sbandierato successo dello spumante italiano, analizzando i numeri, è frutto – salvo pochissime eccezioni – di un prodotto assolutamente anonimo che deve le sue performance unicamente a prezzi unitari bassissimi”.
Di fatto, ad oggi, sono tre le denominazioni che hanno saputo promuovere il proprio territorio d’origine smarcandosi dall’identificazione con una categoria merceologica: Asti, Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene e Franciacorta, oltre a due importanti aziende private industriali. Sono solo la Franciacorta e queste ultime due grandi aziende a produrre, di fatto, con la stessa metodologia di produzione dello Champagne.
Desidero quindi ribadire che il sostantivo “spumante” è morto e non ha più senso utilizzarlo in questi e molti altri frangenti.
Sarebbe come paragonare tutti i vini rossi italiani (tanto quelli a denominazione di origine controllata quanto i vini da tavola) con il Bordeaux francese, mentre correttamente per questa tipologia di vino si parla di denominazioni: Barolo, Chianti, Brunello di Montalcino, Amarone per citarne alcuni. Ognuno con un suo metodo di produzione, suoi vitigni e soprattutto un territorio d’origine specifico che si distingue da tutti gli altri per le sue caratteristiche uniche.
In questo inizio 2011 ritengo sia opportuno tornare a ribadire con forza questi concetti in virtù di una buona e onesta informazione che sia veicolo di cultura, che sappia portare il consumatore a conoscere quali siano le caratteristiche principali della produzione vinicola italiana, elemento fondamentale dell’enogastronomia nazionale sulla cui importanza, anche a livello di prestigio e riconoscimento internazionale, credo sia superfluo soffermarmi. Un consumatore consapevole e correttamente informato è interesse di tutti.
La saluto cordialmente
Maurizio Zanella”

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