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Archive for dicembre 2011

La grande passione, l’esperienza maturata negli anni, la cura di ogni particolare, l’utilizzo di materie prime eccellenti in cucina e le competenze specifiche nell’abbinamento cibo/vino, ecco le caratteristiche di Angelo Daino e del suo ristorante ” la Galleria caffè letterario” di Cefalù che conduce insieme all’amico Giuseppe Provenza, un elegante spazio multisensoriale nel cuore della cittadina nel quale è possibile coniugare le esperienze della cultura, dell’arte e del mangiar e del bere bene. Vi sono stato a cena, l’atmosfera che si respira è di quelle molto interessanti, il ristorante è stato creato all’interno dei locali recuperati del Museo Mandralisca ed ha un ampio spazio esterno
anch’esso affascinante, offre, oltre alla possibilità di degustare le pietanze preparate da Angelo in abbinamento alla ricercata carta dei vini, molteplici attività, dalle mostre d’arte temporanee ai reading di poesia, dalle presentazioni di libri alle conferenze e alla vendita delle opere, il locale si veste ogni mese di nuove scenografie attraverso le mostre temporanee che si susseguono nel corso dell’anno. Angelo Daino ha vinto il titolo di miglior maitre della Sicilia occidentale nel 2009  e 2010 ed risultato il miglior maitre d’Italia da Roma in giù classificandosi al quarto al concorso nazionale per miglior Maitre dell’anno 2010 organizzato dall’associazione Maître Italiani Ristoratori e Albergatori con la presentazione di un dessert cucinato alla lampada: “Arance arance e arancini”, è diplomato sommelier Ais, mi racconta: ” cerco di fare una cucina mediterranea creativa, piatti legati alla tradizione e reinterpretati, il menù è stagionale, ma anche giornaliero secondo la qualità delle materie disponibili, prediligo gli ingredienti del nostro territorio senza trascurare le delizie internazionali”.

La cena inizia con un antipasto composto da un delizioso involtino di pesce spada ripieno di caprino e guarnito di pistacchi, carpaccio di tonno, caponata di baccalà in agrodolce su una sfoglia fritta, polpo arrostito con aceto balsamico di Modena e riso nero, lo assaggio con le bollicine, un Franciacorta di Le Marchesine. Angelo mi propone un primo piatto di gran semplicità, ma che ha un non so che d’accattivante, la pasta sono degli spinosini (pasta all’uovo di gran qualità) conditi con una tartara di gambero rosso, il piatto si sposa perfettamente con un vino dal vitigno autoctono bianco siciliano che prediligo (vedi qui), il vino è infatti un Catarratto il  Benedè 2010 di Alessandro di Camporeale. Il secondo piatto è dal gusto delicato ma dalla lunga persistenza aromatica intensa si tratta di un filetto di lampuca perfettamente aromatizzato con una salsina all’arancia ed accompagnato da un piccolo tortino di patate. Anche con questo piatto il Catarratto si abbina bene confermando la sua versatilità nelle versioni nelle quali il vitigno curato in vigna e vinificato in maniera ottimale riesce ad esprimere tutte le sue potenzialità. La chiusura della cena è affidata ad un originale ed aromatico sorbetto al limone e basilico, ideale per una cena a base di pesce, con la sua freschezza e la persistenza gustativa pulisce il palato lasciando una piacevole sensazione frizzantina. Se fate un salto alla Galleria da vedere anche la cantinetta attigua al locale principale (foto in alto con Angelo Daino e Giuseppe Provenza) luogo dove è possibile degustare e chiaccherare amabilmente di vino.

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Nell’ambito di Apulia Wine Identity, che ha visto riuniti cinquanta importanti giornalisti enoici provenienti da diverse parti del mondo, mi sono recato con alcuni di loro in visita presso l’azienda Rivera. Sebastiano de Corato proprietà ed anima dell’azienda accoglie me ed i colleghi Thomas Brandl Germania, Choy Lok Kin Cina, Jacqueline Friedrich Stati Uniti, Norbert Heine Germania, Rocco Lettieri Svizzera con cordialità e gran piglio sfoderando un perfetto inglese.
Ci troviamo nell’agro ventilato di Andria, i terreni dell’azienda si trovano in parte sulle rocce quasi affioranti della Murgia ad un’altitudine di 350 m. s.l.m., altri nelle propaggini calcareo tufacee che dolcemente degradano verso il mare a quote più basse intorno a 180 s.l.m., le uve coltivate sono le varietà autoctone Nero di Troia, Bombino Nero, Uva di Troia, Pampanuto, Aglianico, Montepulciano ed anche i vitigni internazionali Chardonnay e Sauvignon Blanc.

Dopo aver testato l’intera gamma produttiva dell’azienda,  ho avuto modo di degustare in verticale nelle annate 1995-2000-2005-2006 uno dei vini simbolo della Puglia, Il Falcone Doc Castel del Monte Riserva composto da 70% da Uva di Troia e 30% Montepulciano, la cui prima uscita risale al 1971. Sebastiano de Corato ci mostra con orgoglio la prima bottiglia prodotta di questo grande rosso pugliese e indicando una grande cartina ci spiega le caratteristiche dei terreni di produzione ed i relativi venti che soffiano sul comprensorio. Il nome “Il Falcone” è un omaggio all’imperatore Federico II di Svevia e alla passione con cui si dedicava alla caccia con il falcone nelle campagne che circondano Castel del Monte. Le uve dopo accurata selezione  spiega su una Doc  ancor più sono vinificazione in acciaio con macerazione di 12-14 giorni, il vino matura in barriques dove permane almeno 14 mesi.

Ecco le quattro annate analizzate in verticale:

1995
Nel bicchiere è granato con lievi riflessi aranciati, mostra al naso un interessantissimo stacco olfattivo per balsamicità e dolcezza, frutti rossi macerati, china, tabacco scuro, humus. L’entrata in bocca mostra un vino perfettamente godibile a sedici anni dalla vendemmia, sensazioni di calore e morbidezza raffrescati da un tannino ancora percettibile. Lunga scia sapida.

2000
Dal vivo colore granato colpisce al naso per la variegata girandola di sentori, mora e cassis disidratati, note di fungo, foglia di tabacco, spezie, carrube e balsamo. In bocca è di gran piacevolezza ed eleganza, pieno di un tannino si maturo ma tonico e di gran pulizia espressiva.

2005
Veste visiva rosso rubino d’estrema compattezza, olfatto intenso di viola, ciliegia scura e mora matura, toni vanigliati, vegetali e balsamici. Permea il palato di calore, grande freschezza e tannino asciugante, netti richiami all’olfatto nel teso finale.

2006
Dal lucente colore rosso rubino, accostandolo al naso inebria di viola, frutti rossi giovani, ciliegia, lampone, toni di stampo vegetale e liquirizia. Corposa di gioventù la progressione gustativa caratterizzata da frutto e da viva spalla acida, tannino irto e sorso saporito.

L’annata 2000 è decisamente la più intrigante, un mix poliedrico nel quale il frutto ed i sentori terziari giocano un ruolo paritetico, anche se ad onor del vero ognuna ha mostrato a pieno positive caratteristiche relative allo proprio stato evolutivo. Non c’è che dire, un grande vino del Sud.

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Sono stati giorni veramente interessanti quelli di Apulia Wine Identity, manifestazione organizzata dal nuovo Consorzio Apulia Best Wine, per la prima volta, il meglio dell’enologia pugliese ha ospitato nel proprio territorio ben cinquantadue giornalisti specializzati opinion leader provenienti da venti diversi paesi. Dopo due intensi giorni di enotours con approfondimenti nelle varie aziende, all’Hotel San Paolo al Convento dell’affascinante città di Trani si sono svolti i tasting en Primeur dell’annata 2010 di Uva di Troia, Primitivo e Negramaro e di tutte le etichette di diverse annate delle ventuno aziende partecipanti. Nel  corso delle sezioni di tasting per vitigno en primeur ogni membro della giuria ha compilato per ogni vino una scheda con punteggio,  in conclusione il rating raggiunto dai vini da i tre vitigni ha decretato una vendemmia 2010 a 4 stelle con i punteggi medi di 86/100 per il Primitivo, 85/100 per il Nero di Troia e 83,5/100% per il Negramaro.

WINE REALITY Web Tv: Report video su Apulia Wine Identity 2011 svoltasi a Trani con focus sui vitigni Uva di Troia, Primitivo e Negramaro. Interviste al presidente Luigi Rubino ed ai giornalisti.

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