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Archive for febbraio 2012

Parte una nuova avventura, una nuova voce sarà online dal 1 marzo ed avrò il piacere di dirigerla, giornalevinocibo.com parlerà di vino e di cibo in maniera critica cercando di scovare il meglio per proporlo ai lettori, niente comunicati stampa o articoli che sembrano brochure aziendali, niente superficialità. Con me in redazione Roberto Gatti amico di grandissima e navigata esperienza, e poi giovani ed arguti pennaioli, Antonio Carullo e Vincenzo Bonomo. Il Giornale avrà cadenza quindicinale ed affronterà temi d’attualità e d’approfondimento degustativo, parleremo solo di ciò che ci convince a pieno,  sarà una finestra aperta alla descrizione dei piaceri del vino e del cibo, intervisteremo personaggi di sicuro interesse e daremo medesimo spazio a produttori noti e ad esordienti vignaioli, a chef stellati e giovani cuochi intraprendenti.
Buona lettura www.giornalevinocibo.com

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In Toscana a Febbraio è tempo d’anteprime, quell’organizzata dal Consorzio Vino Chianti Sabato 18 nella splendida cornice di Palazzo Borghese, nobile residenza del 1400 nel cuore di Firenze, ha visto protagonisti gli assaggi 2011 della DOCG toscana nella sua vasta denominazione ed anche altri campioni delle annate precedenti. Arrivato a Palazzo entro nella grande sala che accoglierà la conferenza stampa e gli assaggi 2011 è veramente sontuosa ma, anche le altre stanze del palazzo che ospitano i banchi d’assaggio non sono da meno. Il Consorzio ha invitato un nutrito numero di colleghi giornalisti italiani e stranieri, e non potendo certo convocare all’Anteprima tutti i suoi iscritti, che sono tantissimi, ha compiuto una selezione dei produttori secondo il livello qualitativo, erano così presenti circa 50 aziende ed i loro vini, d’altronde la denominazione è davvero vasta, tante aziende, diversa qualità.

Il Chianti sicuramente rappresenta l’Italia nel mondo, conta oltre 3600 produttori che interessano più di 10.500 ettari vitati per un totale di 800.000 ettolitri di vino delle varie zone e tipologie. La conferenza stampa iniziale si è trasformata, per l’interesse degli argomenti, in una tavola rotonda:
Giovanni Busi il presidente del Consorzio Chianti: “ parlare del Chianti vuole dire comunicare un vino fresco, profumato, di gran bevibilità, il Chianti sta tornando ad essere il vino italiano per eccellenza, come dimostra la richiesta da parte dei consumatori e del mercato, noi come Consorzio stiamo cercando di contribuire, nel modo migliore, alla promozione del territorio del Chianti e dei nostri associati con eventi italiani ed esteri”.
Ian D’Agata:Il Chianti è un vino famoso in tutto il mondo, il prodotto mediamente è buono, ma c’è davvero tanto da lavorare, soprattutto rivedendo la libertà d’uso di certi vitigni rispetto al Sangiovese”.

 Marco Sabellicoquello del Chianti è un territorio che ha sconfitto la crisi: è cresciuto il valore medio a tutto vantaggio del rapporto qualità/prezzo ma pur crescendo il prezzo medio per garantire una giusta remunerazione alle aziende, non deve uscire dalla sua fascia”
Ernesto Gentiliil Chianti rapresenta la metà dei vini toscani a denominazione d’origine, l’obbiettivo futuro è garantire ai piccoli produttori la giusta remunerazione delle uve”.
Rocco Lettieri: “ in Svizzera le bottiglie di Chianti hanno prezzi troppo diversi tra loro, i consumatori non capiscono come sia possibile. Inoltre è necessario alzare i prezzi di quei prodotti che mostrano qualità organolettiche di livello”.

Ho assaggiato una trentina di campioni 2011 tutti abbastanza centrati, ricchi di frutto, pronti per andare sul mercato il 1 Marzo. Tanti i vini delle annate pecedenti che mi sono piaciuti, meritano di essere citati:
Fattoria Le Sorgenti Respiro Chianti Colli Fiorentini 2010 ottenuto da Sangiovese Toscano con l’aggiunta di piccole percentuali di Trebbiano (secondo vecchie usanze) per ricercare un aumento dell’acidità, l’affinamento in acciaio con microboullage e la permanenza sulle fecce fini rendono il vino fresco, ricco di frutto al naso ed in bocca, di buona persistenza aromatica intensa.
Fattoria di Poggio Capponi Chianti 2010 ottenuto da uve 95% Sangiovese, 2% Canaiolo, 3% Colorino, picevolissimo naso di viola e ciliegia, beva fresca di gran scorrevolezza, tannini arrotondati, lunga e pulita chiusura di lunghezza.
Fattoria Sant’Antandrea Chianti Morgiano 2010, prodotto da agricoltura biologica e biodinamica da uve Sangiovese 100%, è vinificato in cemento, affina nello stesso 6/8 mesi prima dell’imbottigliamento. Naso semplice ma efficace di viola , frutti di bosco e spezie. Corrispondente in bocca, con tannini non invadenti e lunga scia di frutto in equilibro
Badia di Morrona Chianti I Sodi del Parentaio 2010 da uve Sangiovese 85%, Cabernet Sauvignon, Merlot e Syrah 15%, naso accattivante di violetta, mirtilli, spezie. In bocca è succoso, di viva presenza e d’ottima lunghezza.
Fattoria di Poggiopiano Galardi Chianti 2009 da agricoltura biologica, uve Sangiovese (80%) , Merlot (15%) e Cabernet (5%), ha intenso olfatto floreale e di frutti rossi, bocca piena e scattante, ricco ritorni fruttati e minerali
Fattoria Dianella Fucini Chianti 2008 Riserva da uve 95% Sangiovese; 5% Colorino, naso intenso di ciliegia, cannella, cuoio, spunti balsamici, Al palato alterna freschezza e rotondità di beva.

Il Chianti per esprimere tutto il suo appeal deve necessariamente presentarsi con chiare caratteristiche, ovvero piacevoli note di frutta, freschezza e facilità di beva, tutti elementi che lo rendono un “vino vero”. A fine giornata dopo tanti assaggi e scambi di opinione si rafforza l’idea che  i Chianti qui presenti hanno qualità decisamente superiore al loro prezzo che è spesso troppo basso è ora dunque che la denominazione osi di più.

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La nota rivista inglese Decanter nel prossimo numero di Marzo 2012, con Stephen Brook e Mark O’ Halleron, esamina attraverso approfondimento degustativo alcuni rossi siciliani d’eccellenza. Tra tutti queli testati qual’è quello che è indicato top?  
E’ il Nero d’Avola che da sempre porto ad esempio come grande espressione “anima pura” di questo vitigno, la “Selezione Vrucara” 2006 di Feudo Montoni. Fabio Sireci straordinario esempio di costanza e passione infinita per la sua vigna ed il suo lavoro, ha voluto dedicare l’importante attestato a tutta la sua squadra aziendale. Fabio scrive:
”Questa notizia  premia non solo il vino , ma soprattutto i sacrifici  che io ed i miei collaboratori facciamo ogni giorno , dalla vigna alla bottiglia . Lavoriamo tutti con tenacia e passione. Sotto la neve  per potare  la pianta o sotto il sole cocente di Agosto per zappare la vigna  d estate , uomini come Pietro e Pino, nel grande dignitoso silenzio di chi lavora senza fare rumore,  rendono possibile questo risultato Dedico  a tutto lo staff  del vigneto , della cantina e  dell  ufficio questo premio. Grazie Fabio”

Sono sempre più convinto che dietro ai “veri” grandi vini ci siano produttori davvero speciali.

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I risultati del Censimento Agricoltura 2011 dell’Istat parlano chiaro  in Italia negli ultimi dieci anni si dimezzato il numero delle aziende vitivinicole che passano da 791.091 nel 2000 a 383.645 nel 2010 (-51,5%). In diminuzione anche l’estensione vitata italiana che si riduce dai 717.333 ettari del 2000 ai 632.140 del 2010 (-12%). C’è chi sarà contento di questi dati pensando al miglioramento qualitativo delle uve e chi invece farà un sussulto pensando ai tanti posti di lavoro persi, di sicuro i dati resi noti evidenziano una netta tendenza che difficilmente s’ invertirà nel prossimo futuro.
Le Regioni che fanno registrare un calo più consistente della superficie vitata sono il Lazio che tra 2000 e 2010 perde il 45,7% della sua estensione vitata (da 29.533 a 16.082), la Liguria, che passa da 2.391 ettari a 1.327 (-45,1%) e la Basilicata da8.736 a 5.508 (-40,6%).
Le regioni italiane dove, invece, gli ettari vitati crescono di più sono il Trentino Alto Adige, che passa dai 13.864 del 2000 ai 15.323 del 2011 (+12%) e il Friuli Venezia Giulia dove gli ettari salgono da 17.804 a 19.668 (+10%).

Il piano di diminuzione dei vigneti operato in Sicilia attraverso robusti interventi di estirpazione non ha sortito invece gli effetti sperati. L’isola resta ancora la regione che possiede il più alto numero di ettari coltivati a vigneto in Italia (erano 121.796 nel 2000 sono 110.699 nel 2010, con un decremento del 9,5%), seguita dalla Puglia con 96.750 nel 2010 (contro i 111.290 ettari del 2000).

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Sono da sempre convinto che lo scambio ed il confronto siano momenti essenziali di conoscenza, l’ennesima riprova qualche giorno fa nel corso della riunione di lavoro tra amici a casa dello chef Bonetta d’Oglio per parlare di progetti di cucina e vini. Bonetta adora i vini naturali e ci sottopone una Barbera d’Asti veramente molto interessante, una piacevolissima scoperta. Il vino è “Lia Vì” Barbera d’Asti 2010 dell’azienda Carussin di S. Marzano Oliveto, un piccolo Comune del Sud Monferrato Astigiano situato sulle colline tra Nizza Monferrato e Canelli, l’azienda si avvale della certificazione biologica con l’ente Suolo e Salute, le coltivazioni sono condotte con il sistema biodinamico.

Carussin è da sempre è impegnata nella valorizzazione del vitigno Barbera, il nome del vino “Lia Vì” nasce dalla ricerca fatta sui tantissimi nidi spontanei che si trovano tra le vigne al momento della potatura. Il passeraceo che vi nidifica è un uccello migratore che sosta in questa vigna posta sulla sua traiettoria di viaggio il Muscicava Parva chiamato in piemontese Lia Vì.
Il vino nasce con spremitura soffice e fermentazione controllata con lunga macerazione, tre rimontaggi giornalieri e stabilizzazione naturale durante l’affinamento in acciaio. Un vino naturale godibilissimo a partire dal colore rubino luminoso, dal naso semplice ma efficace di ciliegia, cassis, lampone, sottobosco, chiodi di garofano, pepe nero. Al palato è estremamente convincente, freschezza perfetta e caldo avvolgente, finale lento di ritorni gusto-olfattivi. Bonetta ci porge della robiola e noi spiluccando continuiamo ad apprezzare le caratteristiche di questa Barbera.

Finalmente!! E’ di questi giorni la decisione dell’Europa di riconoscere il vino biologico, una conquista molto importante per i viticoltori biologici italiani ed europei. Il nuovo regolamento entrerà in vigore il prossimo primo Agosto e permetterà di utilizzare il termine “vino biologico” sulle etichette, accompagnato dal logo biologico dell’Ue e dal numero di codice dell’organismo di certificazione competente. Il vino biologico prevede una presenza di solfiti pari a 100 milligrammi il litro per i vini Rossi e 150 per i vini Bianchi e Rose’: 50 milligrammi in meno per ogni categoria, rispetto ai livelli attualmente in vigore per i vini convenzionali.
Per i vini prodotti nei Paesi del centro e del nord d’Europa, Francia compresa, in cui e’ presente un tenore di zucchero residuo superiore a 2 grammi il litro, la presenza limite di solfiti per il vino biologico passa da 100 a 120 milligrammi il litro per i vini Rossi, e da 150 a 170 per quelli Bianchi e Rosè.

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