Feeds:
Articoli
Commenti

Archive for dicembre 2009

Nella puntata del 18 dicembre ’09 della trasmissione” Borsino del Vino” il Frappato di Vittoria ed il Nero d’Avola agrigentino sono i vitigni scelti a rappresentare l’autoctonia siciliana in due originali ed alternative versioni. Il Frappato Osa ’08 dell’azienda Calì è vinificato rosato ed ha una debole presenza di bollicine, il Nero d’Avola Nikao ’03 di Tenute la Lumia è un vino dolce passito. Vini piacevoli degni di nota per le particolari qualità organolettiche ed anche per l’espressione diversa e inconsueta che questi due vitigni riescono a dare.

Per l’inserto curiosità risponderemo ad una vostra domanda che riguarda il bicchiere più adatto ad ogni tipologia di vino. Le varie forme dei bicchieri da degustazione, ben quindici, consentono di apprezzare al meglio il vino che abbiamo davanti, la loro principale funzione è quella di riequilibrare le sensazioni, sia olfattive sia gustative. Spesso sono utilizzati in maniera scorretta, invece se accostati al vino più giusto possono essere, oltre che piacevoli dal punto di vista estetico e funzionale, di sicura utilità sensoriale.

Puntata del 18 Dicembre 2009

Annunci

Read Full Post »

Spesso i vini interessanti si scoprono per caso. Un importatore tedesco dà il mio biglietto da visita a Nino Jacono un produttore di Montallegro in provincia d’Agrigento il quale mi chiama e mi chiede se voglio testare il suo Nero d’Avola, fin qui nulla di particolare. Quando il Nero d’Avola “Tita” arriva sulla mia scrivania dopo una decina di giorni lo assaggio, lo trovo piacevole e ne scrivo le note organolettiche, ma è quando il produttore mi richiama al telefono per chiedermi il giudizio sul suo vino che scopro l’intrigante storia che sta dietro la bottiglia. Questo Nero d’Avola è un “vin de garage” da 3500 pezzi, la sua nascita è frutto di una presa di coscienza e di una sfida.

Nino Jacono, Ninuccio per gli amici, mi racconta essere un geometra del comune di Montallegro, le uve dell’ettaro di vigna di sua proprietà da sempre sono finite all’ammasso alla cantina sociale vicina, ma il caso vuole che nel 2005 la sua famiglia si rivede con una cugina di sua moglie che vive in Toscana insieme al suo nuovo compagno, un produttore di Brunello di Montalcino Lorenzo Sassetti, ed è proprio questi che venuto in Sicilia, lo spinge a creare nel suo garage di 40 m. quadrati una piccola ma efficiente cantina che gli consenta di vinificare e mettere in bottiglia le uve di Nero d’Avola provenienti dal suo ettaro di vigna. In quel garage trovano spazio diraspatrice, silos in acciaio da 10 e 20 hl, tonneaux in rovere da 400 e 500 l, pompa, imbottigliatrice e tappatrice. Jacono si reca anche a Montalcino per farsi un’idea di come nasce e vive il Brunello e nel 2006 inizia l’avventura della nascita del suo vino. Le direttive sul da farsi arrivano dal toscano Sassetti, i grappoli sottoposti a diraspatura sono stati posti a macerare e fermentare per 12-14 giorni ad una temperatura di 28° C in vasi vinari di acciaio con rimontaggi (mattina e sera), metà della massa per dodici mesi è stata poi messa in tonneaux di rovere francese.

Spedisce man mano i vari campioni in toscana e da lì gli sono suggeriti i vari passaggi. Dopo un anno il vino dei tonneaux è miscelato al vino delle vasche d’acciaio. Jacono sceglie bottiglia, etichetta e tappi di una certa qualità, non saranno come quelli del Brunello, ma devono poter avvicinarglisi. L’imbottigliamento del vino non filtrato avviene al secondo anno dalla vendemmia e depositato in cantina a temperatura controllata. Nascono le prime 3500 bottiglie del suo vino e lo chiama “Tita” dedicandolo a sua madre. Inizia così a proporlo a vari ristoranti del territorio ad un prezzo decisamente centrato, 6,60 euro a bottiglia e lo vende anche al dettaglio a 9 euro, si scontra con la dura realtà del mercato, ovvero la monopolizzazione ed il basso costo dei soliti noti Nero d’Avola e di quelli nel quale il Nero d’Avola è presente solo di striscio, poi arriva qualche ordine dall’estero che lo spinge a continuare la sfida.

Versandolo nel bicchiere il Tita ’06 ha un bel colore rosso rubino di buona vivacità, roteandolo mostra una giusta consistenza. Al naso l’alcol veicola frutti rossi, ciliegia mora, amarena, note speziate, sentori di vaniglia e caffè.  In bocca è caldo, i tannini sono ben presenti, spicca per il buon nerbo acido, nel finale la frutta ha un buon ritorno insieme a piacevoli note cioccolatose. L’ultima parte del liquido in bottiglia ha un lieve residuo, tipico dei vini non filtrati, rispecchia le caratteristiche del vitigno, è godibile e di buona abbinabilità. Un “vin de garage” siciliano, ce ne fossero di storie così, vini come questo andrebbero acquistati solo per l’origine oltre che per la piacevolezza nel bicchiere.

Il capostipite dei piccoli vini nati per caso è stato alla fine degli anni ottanta Jean Luc Thunevin, un ex-impiegato bancario, il quale dopo aver comprato per pochi franchi due ettari di vigneto a Saint Emilion, inizia a vinificare nel suo garage il suo primo vino, detto Château de Valandraud. In poco tempo questo vino conquista fama e riconoscimenti tanto da raggiunge prezzi straordinari.
Oggi questi vini sono quasi una norma nelle zone vinicole evolute ed aderiscono ad alcuni dettami fondamentali, coltivazione nel massimo rispetto delle viti, selezione dei grappoli e degli acini in vendemmia, controllo delle temperature durante la vinificazione, rispetto dell’igiene, fermentazione malolattica condotta in legno, maturazione del vino sulle fecce, “batonnage” in alcuni casi, ed anche rinuncia alla chiarificazione ed alla filtrazione del prodotto finito prima dell’imbottigliamento.

Sicuramente mi entusiasmano i vini che comunicano qualcosa nel bicchiere, ma altrettanto quelli che hanno qualcosa da raccontare oltre le loro peculiarità organolettiche, il Nero d’Avola Tita ha entrambe le caratteristiche.

 “Nero d’Avola Tita” di Nino Jacono C.da Gorgo – 92010 Montallegro (AG)

Email: ninuccioiacononerodavola@gmail.com  Cell: 3204303656

Read Full Post »

L’enorme successo dell’inserto Curiosità all’interno del “Borsino del Vino” ci porta a dover scegliere tra le tante domande che ponete. Nell’ultima puntata l’inserto risponde ad una delle vostre più gettonate richieste: la corretta sequenza di servizio dei vini nel corso di un pasto. 

Spesso accade, per fare bella figura, di proporre più vini nel corso di un pranzo, ma non nel giusto ordine di assaggio. L’esempio più banale è che un rosso dalla grande struttura passato in legno è in grado di annientare completamente le sensazioni odorose e gustative di uno più giovane bevuto poco dopo. Va sottolineato che la sequenza dei vini non può prescindere da quella dei piatti in abbinamento, così come il numero di vini scelti varia in funzione dell’importanza delle portate, cibo e vino vanno scelti in un armonico crescendo sequenziale.

La puntata del 4 Dicembre 2009 oltre a questo argomento focalizza la sua attenzione su due vini: un grande  DOC Aglianico del Vulture, il Rotondo di Paternoster annata ’04, ed un blend di Syrah e Merlot, il Manfredi ’07 dei Conti di Modica.

Puntata 4 Dicembre 2009

Read Full Post »