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Posts Tagged ‘attilio scienza’

sicilia en primeur 2014 home giornalevinociboE’ la magica atmosfera delle isole Eolie ha fare da cornice all’undicesima edizione di Sicilia en Primeur, la presentazione dei vini dell’annata 2013 e delle annate precedenti delle aziende del gruppo Assovini Sicilia alla stampa nazionale ed internazionale. La conferenza del professore Attilio Scienza ha aperto i lavori dell’edizione 2014, tutta centrata sull’unicità dei luoghi dove quest’anno la manifestazione itinerante ha fatto tappa: “Ci troviamo in un luogo unico dove ancora è possibile leggere il passato”

Esiste, ha spiegato Scienza, un’antica bibliografia che risale al sesto secolo a.C. nella quale è descritto un prototipo di vino prodotto in queste isole secondo un procedimento che consisteva nell’ammucchiare l’uva e nell’ottenere dalla semplice pressione data dalla stessa uva un mosto che poi era fatto fermentare, questo procedimento dava vini di grande intensità e durata nel tempo.

Vi sono reperti che testimoniano come la produzione vinicola fosse sviluppata ed identificativa di questi luoghi, le monete qui coniate, a differenza d’altre parti dove s’imprimevano simboli quali il grano o l’olio, avevano come emblema proprio il grappolo d’uva e già allora era forte il concetto d’origine e di legame con il territorio, nella compravendita non si metteva certo in luce  il profilo qualitativo del vino come si fa adesso, si parlava esclusivamente del luogo d’origine che era in grado di qualificarlo.

Il prof. Scienza ha evidenziato come è possibile considerare proprio le Isole Eolie uno dei siti dai quali ha preso vita la cultura enologica che ha influenzato nei secoli il resto dell’Europa del vino: ”Le Eolie avevano un legame speciale con la Grecia, in particolare con la Tracia, questo è stato chiaro analizzando il Dna della Malvasia delle Lipari che è la vera Malvasia Greca, a differenza di tutte le altre che sono Malvasie tutte derivate e quindi geneticamente diverse oggi presenti in Sardegna, in Corazia, in Spagna e nelle Canarie”.

conferenza sicilia en primeur 2 2014

Scienza analizza e spiega come oggi più di ieri sia necessario il ritorno al passato, carta vincente per il futuro della viticoltura di qualità dell’isola:” La ricerca genetica è fondamentale, serve a comprendere il passato, l’ottenimento di varietà geneticamente resistenti a partire proprio dai biotipi antichi e non da ogm è la vera  formula vincente.”

Dall’intervento di Giuseppe Bursi, dirigente dell’assessorato siciliano all’Agricoltura, che fa il focus sull’attuale situazione del vigneto Sicilia emerge che questo in continua evoluzione. I dati più interessanti mettono in luce che in questi ultimi anni la superficie vitata dei vitigni a bacca bianca vede il Catarratto comune diminuire notevolmente, il Trebbiano ridursi a pochissimi ettari, il Grillo aumentare la sua superficie vitata e curiosamente il Vermentino superare in estensione lo storico vitigno autoctono a bacca rossa Perricone.

Il vitigno principe siciliano Nero d’Avola rappresenta la porzione vitata più rilevante tra i vitigni a bacca rossa, continua ad aumentare il Syrah, che è l’uva alloctona più diffusa ed anche il Merlot cresce. Tra gli autoctoni a bacca rossa aumenta la superficie vitata anche il Nerello Mascalese non solo sull’Etna.

La Sicilia guarda al futuro grazie anche alla riconversione dei vigneti finanziata dall’Unione Europea, infatti in tredici anni sono stati anni erogati contributi per quasi 350 milioni di euro che hanno consentito di riconvertire 46 mila ettari di circa 15 mila aziende agricole dell’isola.

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Tante interessanti novità a Sicilia en Primeur 2011 il consueto appuntamento organizzato da Assovini Sicilia che si è svolto quest’anno in provincia di Ragusa presso la bellissima location del Donnafugata Golf Resort & Spa nei giorni 12 e 13 Marzo. Circa 80 i giornalisti specializzati della stampa nazionale ed internazionale che hanno incontrato i 37 produttori partecipanti all’ottava edizione. Sono stati oltre 350 i vini in degustazione tra campioni “en primeur” e le annate già in commercio, ne ho assaggiati davvero tanti, un approfondito focus che ha messo in evidenza una qualità media dei vini decisamente in ascesa, dalla parte occidentale alla parte orientale dell’isola i vini hanno mostrano significativi comuni denominatori; freschezza e bevibilità. Veramente interessante la conferenza introduttiva del prof. Attilio Scienza, il quale ha sottolineato come oggi la naturalità dei vini sia un importante elemento strategico. Mentre negli anni ‘60 si interpretava l’ecologia come avversione verso la chimica e l’innovazione scientifica, oggi l’ attenzione è rivolta sia all’uso moderato dei presidi chimici sia alla multifunzionalità dell’agricoltura intesa come tutela dell’ambiente attraverso la difesa della biodiversità e del paesaggio. Proprio l”integrità del paesaggio è spesso indicatore della qualità della conduzione agricola, fare innovazione oggi è soprattutto coltura interdisciplinare nella quale si coniugano fattori tecno-scientifici, economici, sociali e di mercato, nonché emozionali. Oggi nel vino di qualità convivono più concetti: gusto internazionale in netta riduzione, tipicità territoriale, leggerezza, bevibilità e naturalità come elementi imprescindibili.

WINE REALITY Web Tv: Report video con intervista al Prof. Attlio Scienza 

 

Sono sicuramente degni di nota alcuni dati forniti: le aziende hanno in media in produzione 8 diversi vitigni, con punte anche di 20 differenti vitigni. Inoltre il 42% delle aziende ne sta sperimentando altri, con punte di 40 vitigni in sperimentazione, e per il 75% riguarda vitigni autoctoni. La sperimentazione ha lo scopo innanzitutto di migliorare sempre più la qualità dei vini proposti, e in particolare inoltre di studiare e  valorizzare i vitigni autoctoni, recuperando vecchie varietà e provando nuovamente a vinificarle; per valutare i portainnesti, l’adattabilità ai diversi terroir, per studiare i diversi biotipi; per introdurre varietà innovative, per diversificare l’offerta commerciale e  valorizzare maggiormente il territorio. Il 32% delle aziende Assovini conserva tra le sue vigne varietà che si possono definire reliquie.

Altri dati significativi: il 47% delle aziende Assovini è già dotata di una certificazione ambientale (lo scorso anno era il 33%),  il 92% usa già concimi a basso impatto ambientale (lo scorso anno era il 79%), il 50% ha adottato sistemi per la riduzione dell’impatto ambientale dei residui di produzione (lo scorso anno era il 47%), il 42% delle aziende socie sta sperimentando nuovi vitigni. Inoltre il 61% delle aziende socie usa lieviti autoctoni, il 20% ha ristrutturato la cantina secondo i criteri della bioarchitettura, il 65% è già dotato, o si sta dotando, di una struttura ricettiva.

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Sono appena rientrato da “Sicilia en Primeur” manifestazione organizzata da Assovini Sicilia giunta alla 7a edizione, si è svolta dal 4 al 7 Marzo 2010 rinnovata nella formula e nei contenuti, per la stampa un appuntamento imperdibile per comprendere la qualità dell’ultima vendemmia e scoprire le novità dell’enologia siciliana. Ho avuto l’opportunità insieme a cento colleghi giornalisti provenienti da 25 paesi di tutto il mondo di poter assaggiare dalla vendemmia 2009 in anteprima ed alla cieca molti più vini rispetto allo scorso anno, ben 57 en primeur, nonché tutte le etichette in uscita o già presenti sul mercato delle 37 aziende partecipanti a questa edizione, per un totale di circa 300 vini diversi.

Wine Reality Web Tv: servizio su sicilia en Primeur con intervista al Prof. Attlio Scienza sull’andamento della vendemmia 2009 e intervento di Josè Rallo di Donnafugata.

Sicilia en Primeur è un evento itinerante che si svolge ogni anno in una diversa area dell´isola, quest’anno la base è stata Sciacca, in provincia di Agrigento, i tasting si sono svolti Sabato 6 Marzo nella prestigiosa location del “Rocco Forte Verdura Golf & Spa Resort”, un vero paradiso. Mi è molto piaciuta questa edizione per alcune novità, una di queste è stata la scelta di far soggiornare presso le aziende la stampa per entrare intimamente in contatto con il territorio siciliano. Come ogni anno, infatti, i giorni precedenti le degustazioni, il Giovedì ed il Venerdì abbiamo hanno avuto la possibilità di visitare alcune aziende attraverso la scelta tra 8 differenti tour delle varie zone. Io ho scelto il tour del centro Sicilia che mi ha portato a pernottare nello splendido scenario di Regaleali Tasca d’Almerita e successivamente a visitare Fabio Sireci a Feudo Montoni, la Masseria del Feudo Grottarossa di Francesco Cuccurullo e la Miniera Taccia Caci di Aragona nella quale i Viticultori Associati di Canicattì hanno in progetto di affinare alcune delle loro bottiglie nate sotto la guida dell’amico enologo Tonino Guzzo.

Al Rocco Forte di Sciacca la nuova formula degli assaggi ha lasciato alla scelta personale di ognuno il percorso da compiere. Sono state allestite tre distinte sale, nella prima i 57 vini alla cieca dell’annata 2009 divisi per vitigno e territorio, con indicazione dell’età del vigneto, del tipo di allevamento e della resa per ettaro. Ad ogni bottiglia coperta corrispondeva un numero, il perfetto servizio dei sommeliers ha consentito ad ogni collega di avere servito il campione desiderato. Erano presenti i vitigni autoctoni ed alloctoni in purezza ed in blend, tra i tanti vini perfino un Nero d’Avola vinificato in bianco. Negli assaggi “en primeur” ho constatato che i bianchi, sia dagli autoctoni Catarratto, Grillo, Insolia e Zibibbo, sia da Fiano, Chardonnay, Viognier, Sauvignon Blanc si sono mostrati più pronti e di bellissimo fresco impatto sia olfattivo che gustativo rispetto ad altri anni, a riprova che la qualità dei bianchi in Sicilia è ormai una realtà consolidata.

La mia particolare predilezione per i Catarratto di qualità come quello proposto nei quattro campioni anonimizzati da questo vitigno mi spinge ad affermare che in questi la piacevolezza è stata la più alta fra i bianchi testati. Tra i rossi mi hanno colpito un paio di Nero d’Avola di grandissimo frutto, un Cabernet Sauvignon dalle eleganti potenzialità, ed un Nerello Mascalese e Nerello Cappuccio dal naso e dalla beva ancora verde ma unica.

Nella seconda sala tutti i vini delle 37 aziende con etichette visibili, alcuni ’09, altri ’08, ’07, ’06, è stato possibile approfondire le differenze dei vitigni nei vari territori dell’isola, raffrontando le varie differenze interpretative delle singole cantine. La sensazione finale è che in generale i vini sia bianchi che rossi esprimano sempre maggiormente il varietale d’origine con freschezza ed eleganza gustativa in crescita, mostrando espressioni più fini rispetto ai vini iperconcentrati ed iperstrutturati di qualche anno fa. Nella terza sala l’incontro con i produttori, la possibilità di assaggiare facendosi raccontare il vino da chi lo produce, annotando la filosofia produttiva di ciascuno.

Interessante il convegno di chiusura che si è svolto Domenica 7 all’ex convento di San Francesco di Sciacca, nel corso del quale il Prof. Attilio Scienza ordinario di viticoltura all’Università di Milano ha fatto un attenta analisi della viticoltura siciliana: “ la Sicilia è terra d’elezione per la vite per le condizioni climatiche, tali, per esempio, da permettere una forbice nel periodo vendemmiale di 90 giorni (dal 15 agosto al 15 novembre). A questo va aggiunta la ricca varietà di terreni dove è coltivata la vite e la presenza di un panorama di vitigni fra regionali e locali davvero eccezionale. Al primo gruppo appartengono Catarratto, Frappato, Grecanico, Grillo, Inzolia, Nerello Mascalese e Nero d’Avola che insieme ai locali Perricone e Zibibbo costituiscono l’80% del patrimonio viticolo regionale. A questo si aggiungono anche i vitigni locali come l’Albanello, l’Alicante, il Carricante, il Damaschino, la Malvasia delle Lipari, la Minella Bianca, il Moscato di Noto, la Nocera e il Nerello Cappuccio. Esiste poi una trentina di antiche varietà prodotte in pochi ceppi e in particolari areali, che costituiscono una ulteriore ricchezza. Il Prof. Scienza ha poi  puntato la sua attenzione sulle diverse caratteristiche delle varie zone dell’isola” la Sicilia enoica ha davanti a sé un complesso lavoro di riassestamento che va dal recupero di un’identità precisa attraverso la definizione di uno stile personale e che abbandoni i caratteri internazionali, puntando a valorizzare le diverse potenzialità dei diversi territori; una valorizzazione delle diversità ambientali attraverso una immagine unitaria; una riconsegna del giusto valore e significato alla parola tipicità che viri di più verso la riconoscibilità; uno spostamento dell’attenzione del cliente finale più sul territorio/territori che sul vitigno. La Sicilia ha una superficie vitata pari a quella dell’Australia, ed è due volte più ampia di quella del Piemonte e della Toscana. I suoi quasi 120.000 ettari coltivati a vigneto (più altri 21.000 in portafoglio) producono uve bianche per il 65% e per il restante 35% rosse. Le varietà di antica coltivazione sono l’85%; quelle cosiddette internazionali il 15%. Il vino imbottigliato incide, però, soltanto per il 17% a fronte di 650 aziende che imbottigliano (55 sono cooperative).

Al termine dell’intervento del Prof. Scienza si è aperto un interessante dibattito, anch’esso nuovo nella formula, che ha visto i produttori delle cantine presenti  alla 7a edizione di Sicilia en Primeur sul palco per rispondere alle domande della stampa. Sia i colleghi stranieri che italiani hanno evidenziato una chiara crescita orizzontale della qualità dei vini, mentre molte le perplessità sono emerse sulla proposizione della DOC Sicilia, che sarebbe in grado secondo alcuni di dare nuova forza e slancio all’enologia della Sicilia anche in chiave di export.

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