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Archive for marzo 2008

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Domenica 16 Marzo 2008 sono andato sull’Etna nella tenuta Passopisciaro di Andrea Franchetti, dove si è svolta un’interessantissima manifestazione denominata “le Contrade dell’Etna 2008”, nella quale ben 38 produttori del comprensorio tra Linguaglossa, Randazzo, Castiglione, siti sul percorso che ha visto nascere il Consorzio “Strada del Vino dell’Etna”, hanno presentato i loro vini non ancora imbottigliati dell’annata ’07, insieme alle annate precedenti.

Da qualche anno lo straordinario territorio dell’ Etna è in fermento, si sta ripopolando di produttori, queste vigne nelle varie contrade si trovano su terreni di diversa composizione ed a differenti altitudini, dove il Nerello Mascalese riesce a donare vini veramente di grandissima finezza. Dopo questa “full immersion” sono ancora più certo che nei prossimi anni questo territorio farà molto parlare di sé, diventando un faro di qualità nel panorama enologico siciliano. La somiglianza del Nerello con il francese Pinot Nero è innegabile, a questa si aggiunge una sua originalità dettata dal “terroir”, fattore che risulta molto importante.

Veramente lodevole questo evento ideato e promosso da Andrea Franchetti, produttore di origine romane, ma toscano d’adozione per le sue vigne di quelle terre, che in Sicilia produce l’ormai famoso Nerello Mascalese “Passopisciaro”. Egli con lungimiranza ha messo a disposizione la sua struttura e l’organizzazione delle postazioni dei banchi d’assaggio, permettendo ai vari vignaioli di esporre i loro vini per poter confrontare tra loro le varie produzioni.

Erano presenti per testare e prendere consapevolezza dei numerosi nuovissimi vini prodotti da questo vitigno, oltre ai colleghi della stampa di settore e agli appassionati, anche i proprietari di due importanti aziende, che hanno da poco investito sull’Etna con l’intento di produrre vini in questo splendido territorio, Lucio Tasca d’Almerita ed Alessio Planeta. La Tasca d’Almerita in contrada Sciaranova in territorio castiglionese a 750 s.l.m. ha impiantato 14 ettari di vigneto, e poco distante tra Sciaranova e Santo Spirito, Planeta ha ne ha messo a dimora 10, e questo se da un lato la dice lunga sulla lungimiranza di chi fa della qualità la sua filosofia, evidenzia anche il fatto che avere tra la gamma di vini, un prodotto dell’Etna, oggi è certamente motivo di vanto aziendale. Il Nerello Mascalese è un vitigno a bacca nera, a maturazione piuttosto tardiva rispetto ad altri vitigni autoctoni siciliani, prende origine dalla piana di Mascali, alle falde dell’Etna. Oggi è presente con un complesso di popolazioni clonali eterogenee e la sua qualità dipende fortemente dalla resa, fattori decisivi sono il versante in cui è coltivato, il sistema di allevamento, con l’alberello in primo luogo, e la densità dell’impianto, che in alcuni casi raggiunge i 12.000 ceppi ha.

Andrea Franchetti fa gli onori di casa, si ritrova con i vari produttori nel zona di cantina adibita per il tasting, e sorride evidentemente soddisfatto per la riuscita di questa giornata. Per una chiaccherata, con estremo piacere mi invita a seguirlo lungo le scale che portano al salone dell’antico caseggiato che ha ristrutturato, nel quale si ritrova tutte le volte che risiede in Sicilia nella sua Passopisciaro. Gli dico subito che apprezzo da tempo il suo Toscano Tenuta di Trinoro, un vino entusiasmante. Mi racconta che inizia la sua scommessa enologica nel 1992 in Val d’Orcia in Toscana, dove acquista un cascinale diroccato e cinquanta ettari di terra, lavora in vigna con i vitigni Cabernet Franc, Merlot, Cabernet Sauvignon, Uva di Troia e Cesanese d’Affile, con rese bassissime, 5 grappoli a pianta ed un perfetto grado di maturazione delle uve. E’ lui stesso l’ enologo, crea da solo il suo prodotto non avvalendosi di nessun consulente pluripremiato, il suo vino rispecchia in toto il suo volere. La sua presenza in Sicilia non è un caso: “venivo spesso in Sicilia per diletto, andavo spesso a Siracusa, poi un giorno sono venuto sull’Etna, ho iniziato girare in lungo e largo, ed ho comprato nel 2001 qui a Passopisciaro, ho ripulito tutte le antiche vigne, il resto è li in bottiglia”. Robert Parker ha inserito il Passopisciaro 2005 tra i migliori 50 vini italiani con il punteggio di 95/100, tra questi solo due sono siciliani ed il primo è il suo. Lui si schernisce: “ho pensato a questa giornata di confronto tra i produttori, perchè qui le potenzialità sono grandissime, è un territorio unico, la crescita nella qualità si espande e comincia ad essere evidente, sarà una grande calamita che attirerà i consumatori”. Il Passopisciaro nasce da tre diversi vigneti, Sciaranuova a 800 s.l.m., Guardiola a 900 s.l.m. e Rampante il più alto a 1110 s.l.m., le piante per ettaro sono circa 9.000.

Il Passopisciaro 2006 ha un colore caldo e trasparente, naso elegante ed intenso di frutta e minerale, di macchia mediterranea e liquirizia. L’entrata in bocca è di finezza sottile e vibrante, la freschezza gioca amabilmente con la sensazione pesudocalorica, il tannino è di gran fattura, la lunga chiusura lascia piacevoli note d’erbe aromatiche. Fra gli altri vini di gran pregio che ho avuto modo di testare, come sempre ci sono i Nerelli di Benanti e Cottanera, gli interessantissimi ’07 di Tenuta delle Terre Nere, l’Etna di Scamacca del Murgo e di Barone di Villagrande, l’ Outis di Biondi. Voglio pero descrivervi in particolare, proprio quelli che sin ora non era stato possibile testare a nessun evento d’assaggio, e che mi hanno particolarmente convinto per la loro bontà, tutti vini la cui prima annata di produzione in bottiglia è stata la ‘06, spesso limitata a meno di 5000 pezzi.

Terre di Trente 2006 I.G.T. Sicilia 90/100 Chi lo produce è una deliziosa coppia belga Trente Hargrave e Filip Kesteloot che con la loro passione per la Sicilia mi spiegano che il vino proviene da un ettaro di vigneto in contrada Mollarella di Linguaglossa da vigne di oltre 50 anni a 400 s.l.m., e da due ettari di oltre 80 anni in contrada Verzella a Castiglione di Sicilia poste a 800 s.l.m.., è affinato per dieci mesi in barriques. Vino di grand’eleganza benché ancora giovane, con aromi intensi e puliti, amarena, mora, carruba, giusta presenza di vaniglia tabacco e liquirizia, dalla bocca piena di lunga persistenza. Intrigante

Quota 600 Graci 2006 D.O.C. Etna Rosso 88/100 Alberto Ajello Graci alleva con passione le vigne a Passopisciaro, con una densità tra i 6.000 ed i 10.000 ceppi per ettaro, ad un altitudine tra i 600 e 1.000 s.l.m., una parte dei vigneti è impiantata a piede franco, cioè senza portainnesto. I terreni di coltivazione sono bruni, d’origine vulcanica ricchi di scheletro, franco sabbiosi, a ph neutro, ricchi di ferro e ad alto contenuto d’azoto. La fermentazione del vino è tradizionale in rosso, senza controllo della temperatura in tini di rovere troncoconici, con macerazione a contatto delle bucce per 12 giorni., mentre l’affinamento si protrae per 14 mesi in grandi tini di rovere di Never prodotti dal bottaio austriaco Stockinger con svolgimento spontaneo della fermentazione malolattica. La mano di Donato Lanati è evidente, vino di grande finezza ed eleganza olfattiva e gustativa, d’impronta territoriale marcata e di lunga P.A.I.

Don Michele 2006 Moganazzi D.O.C. Etna Rosso 87/100 Altro Etna dalle chiare caratteristiche di finezza e piacevolezza., siamo nel territorio di Passopisciaro in contrada Moganazzi a 650 s.l.m., l’età media delle vigne è di circa 80 anni, allevate ad alberello su un terreno basaltico ricco in silice e minerali accessori. L’annata ’06 è il primo anno d’imbottigliamento, la produzione si attesterà anche per il ’07 intorno alle 5000 unità. Il vino affina in barriques per circa un anno. Naso intenso di frutto e spezie suadenti, la bocca pur essendo di corpo è improntato su viva freschezza ed una leggiadra mineralità, sorprende in chiusura per un balsamico lungo ed accattivante.

Fattorie Romeo del Castello 2007 D.O.C. Etna Rosso 85/100 Questo vino non ha ancora un nome, lo produce Chiara Vigo di Romeo del Castello, la ’07 è la prima annata di produzione. Per l’occasione di questo tasting ha etichettato le prove di botte con una storica etichetta di famiglia dei primi anni del secolo, che riporta il nome della contrada di produzione Allegracore nel territorio di Randazzo. L’enologo è il massimo competente della zona Salvo Foti L’impressione che mi da questo en primeur è di gran levatura, il naso è poliedrico e sfaccettato, il frutto giovane in bocca è prorompente, con un tannino, tuttavia, che mostra una finezza non comune.

Un esplosione di entusiasmo questo tasting, un territorio quello etneo dove è avvenuta una rifondazione basata sul recupero di antichi vigneti, un paradiso dove l’autoctonia di vitigno e territorio si fondono veramente al meglio, con un futuro, che non potrà che essere bellissimo, come hanno dimostrato questi nuovi vini all’esordio nel confronto con la critica.

Vuoi vedere anche le foto dell’evento vai : http://xoomer.alice.it/luigisalvo/art_251%20le%20contrade%20dell%20etna.htm

Versione cartacea su Enotria winemagazine Usa

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La 5° edizione di “Sicilia en Primeur” che si è svolta dal 5 al 9 Marzo 2008, ha avuto come base la provincia più vitata d’italia, con le città di Trapani e Marsala, nel suo complesso è stata ancor più interessante degli anni scorsi, il tasting en primeur ci ha riservato interessanti novità. Organizzata in maniera perfetta dall’Assovini Sicilia, ha visto la presenza di circa un centinaio di giornalisti di settore provenienti da tutto il mondo. L’Assovini costituita nel 1998, è composta da 72 tra i migliori produttori isolani, ha alla sua guida il Conte Lucio Tasca D’Almerita, l’amministratore delegato il Dott.Elio Marzullo, e nella coordinazione dell’organizzazione il Dott.Giuseppe Longo. La manifestazione ha avuto come gli anni scorsi numerosi momenti interessanti: le visite della stampa ad alcune aziende, la degustazione guidata “En Primeur dei campioni anonimizzati dell’ultima vendemmia, l’incontro dei giornalisti con i produttori per il tasting delle annate precedenti, la conferenza sul rating della vendemmia 2007.

Il momento che ha concentrato maggiormente l’attenzione dei colleghi italiani e stranieri è stata la degustazione “En Primeur che si è svolta al Baglio Oneto, i 23 campioni in degustazione, scelti da una commissione con a capo l’enologo Riccardo Cotarella, che ha anche introdotto e condotto il tasting, sono stati presentati come rappresentativi dei diversi “terroir” dell’isola e dell’andamento della vendemmia 2007, posti in degustazione a noi giornalisti alla cieca, con indicazione soltanto del vitigno di origine e della provincia di provenienza.

Il perfetto servizio dei vini è stato curato dall’ Associazione Sommeliers Sicilia, erano presenti, 6 campioni bianchi, 15 rossi e 2 dolci. Netta la prevalenza dei vini da vitigni autoctoni ben 16, i vini in blend autoctoni/alloctoni 2, i vini da vitigni alloctoni 5. Tale scelta dei campioni anonimizzati, a mio avviso, è un chiaro segnale della tendenza sposata, e già auspicata “dagli addetti ai lavori” , se infatti i vitigni alloctoni Chardonnay, Cabernet, Syrah e Merlot hanno fatto conoscere nel mondo le grandi potenzialità qualitative dell’isola, adesso è il momento di affermarsi attraverso le proprie radici, ovvero i propri vitigni autoctoni. Anche l’utilizzo delle barriques inizia a cambiare la sua finalità, deve servire non a stravolgere i vini, inondandoli di sentori lignei, ma deve affinare attraverso lo scambio gassoso la varietà e le potenzialità del vitigno di origine.

Cotarella nella sua introduzione che ha preceduto il lavoro degustativo, ha prima bacchettato “i profeti del vino naturale”, sostenendo che “il vino è si frutto della terra e dell’uva ma anche della Scienza” ed ha spiegato “io vengo da una famiglia di produttori di vino, ma offenderei mio padre se dicessi che oggi faccio il vino come lo faceva lui, il mercato allora non richiedeva il livello qualitativo di oggi”. Se su tale argomento mi trovo in buona sintonia, non lo sono del tutto sul secondo punto da lui toccato, egli ha tenuto a sottolineare che “l’appellativo vitigno autoctono indica un vitigno esistente in un luogo da secoli, ma taluni vitigni bisogna definirli autoctoni anche se presenti da poco, in quanto possono riuscire a caratterizzarsi in maniera del tutto unica in un territorio, è questo il caso del vitigno Viognier, che in Sicilia mostra una tipica espressività, fatta di caratteri organolettici unici, tanto da definirlo Sicilia Viogner”, discorso simile Cotarella ha evidenziato per un altro vitigno a bacca bianca il Fiano. A mio modo di vedere se autoctono nel suo più moderno significato del termine è quel vitigno che meglio si adatti ad un territorio e lo rispecchi in maniera unica, è giusto prima di definirlo tale, consentirgli un periodo di tempo congruo affinché si affermi compiutamente sul territorio, riuscendo ad uscire dal confine espressivo di una o due aziende elitarie, diventando vitigno qualitativo di tutti.

Ecco l’interessante risultato del tasting dei vari campioni, con il relativo punteggio che ho assegnato, in generale i bianchi sono sembrati di maggior finezza rispetto all’anno precedente, i rossi hanno confermato il loro elevato lignaggio.

VINI BIANCHI:

Carricante – DOC Etna Bianco – Catania – 84/100 Colpisce la sua grande mineralità sia al naso che in bocca, è un vino in cui è evidente la spina dorsale, la prorompente acidità.

Insolia/Sauvignon Blanc – IGT Sicilia – Palermo – 83/100 Di bella eleganza sia al naso che al gusto, con la netta impronta aromatica del Sauvignon

Viognier – IGT Sicilia – Trapani – 84/100   Naso varietale, l’acidità in bocca è avvertibile  in maniera più contenuta rispetto ai vini precendenti, è un acidità malica più che tartarica, lunga e piacevole la P.A.I.  

Catarratto – IGT Sicilia – Palermo – 80/100 Più grasso al naso ed in bocca, la bassa acidità che lo caratterizza è tipica del vitigno, per questo è molto importante la locazione in altitudine.

Grillo – IGT Sicilia – Trapani – 84/100 Dal naso netto ed intensamente varietale, è piacevole la sua spalla acida e sapida al gusto.

Fiano – IGT Sicilia – Agrigento – 89/100 Dall’elegante naso vegetale e mielato, dalla bocca piena, è un vino opulento, che mostra anche freschezza, è evidente che si tratta del futuro Cometa Planeta. Cotarella ci fornisce i parametri chimici del vino :acidità 6,80; estratti 27,5; alcool 15 gr.

VINI ROSSI:

Nero d’Avola – IGT Sicilia – Palermo – 83/100 Bel frutto sia all’olfatto che in bocca, varietale e di buona lunghezza gustativa.

Nero d’Avola – IGT Sicilia – Ragusa – 89/100 Vino di grande finezza, dal naso intensissimo, e dalla beva ampia e decisamente lunga.  

Nero d’Avola – IGT Sicilia – Trapani – 81/100 Il più sottile dei cinque nero d’Avola in purezza, tutto ciliegia e prugna.

Nero d’Avola – IGT Sicilia – Palermo – 89/100 Intrigante olfatto varietale, di consistenza estrattiva, ma non invadente, frutto dolce e tannini di stoffa.

Nero d’Avola – IGT Sicilia – Siracusa – 83/100 E’ il più morbido della batteria, forse proviene da uve un po’ più mature, caldo e godibile.

Nero d’Avola/Tannat – IGT Sicilia – Palermo – 85/100 Intenso al naso, in bocca evidenzia in modo specifico il Tannat, viva la freschezza, bel frutto e tannino ispido.

Nero d’Avola/Frappato – DOCG Cerasuolo Vittoria – Ragusa – 83/100 Al naso è giustamente varietale, con bella presenza del Frappato, in bocca è un po esile.

Nerello Mascalese/Nerello Cappuccio – DOC Etna Rosso – Catania – 90/100 Mostra finezza ed eleganza sin da adesso, naso accattivante, beva poliedrica di frutto e legno.

Nerello Mascalese/Nerello Cappuccio – DOC Etna Rosso – Catania – 88/100 Anche questo di eleganza, ma più corposi, con tannino ben presente.

Nerello Cappuccio – DOC Etna Rosso – Catania – 89/100 Meno strutturato dei due precedenti è più fruttato e vinoso, di gran piacevolezza.

Perricone – IGT Sicilia – Trapani – 84/100 Dal naso espressivo, vinoso in bocca, tannino ben presente

Merlot – IGT Sicilia – Ragusa – 82/100 Intenso all’olfatto, di frutto e vegetale, beva alcolica e giovane, è caratterizzato da un tannino non tipico del vitigno.

Frappato – IGT Sicilia – Ragusa – 81/100 Presenta un naso d’intenso pepe bianco che copre un pò il frutto, vinoso e tipico in bocca, non di gran lunghezza gustativa.         

Cabernet Sauvignon – IGT Sicilia – Palermo – 89/100 Vino dalle grandissime potenzialità, svela la sua nota vegetale al naso unita al frutto freschissimo, al gusto è di spessore.

Syrah – IGT Sicilia – Agrigento – 90/100 Dritto di stoffa e finezza, sia all’olfatto che in bocca, colpisce l’integrità del frutto, la liquirizia il bel tannino.

VINI DOLCI:

Frappato – IGT Sicilia – Ragusa – 81/100 Naso su toni di cannella e frutto dolce, bocca esilina ma composta.

Zibibbo – DOC Passito Pantelleria – Trapani – 90/100 Olfatto di miele e uva passa, al gusto dispiega la sua vena cremosa, è pieno, caldo, ma di gran freschezza e di lunga persistenza.

A fine degustazione tirando le fila, i vini non sono certo più rimasti anonimi, dei 23 solo un paio, uno per i bianchi ed uno per i rossi, non sono riuscito ad assegnare al relativo produttore. L’analisi organolettica dei campioni ha dunque in generale mostrato vini con un grande potenziale sia in piacevolezza che in finezza, pur essendo prove di botte. I vini bianchi hanno mostrato una grande crescita qualitativa, con il Carricante di Benanti, il Grillo di Firriato ed il Fiano di Planeta sugli scudi. Tra i rossi mi hanno particolarmente convinto un paio di Nero d’Avola, Valle dell’Acate e Cusumano, la batteria in questione, oltre a mostrare 5 campioni diversi tra loro, ognuno in grado di trasmettere la propria impronta territoriale, ha evidenziato Nero d’Avola espressione di una nuova concezione, l’abbandono della costruzione di vinoni, per vini più fini, più eleganti e magari un po’ più longevi. Di spessore e finezza gli Etna di Benanti e Cottanera, è indubbio che delle notevoli punte di eccellenza del Nerello Mascalese sentirete parlare in abbondanza nel prossimo futuro. Gli alloctoni Cabernet Sauvignon Tasca d’Almerita e Syrah Planeta, ed il suadente Zibibbo Donnafugata hanno mostrato delle premesse veramente interessanti. Sicuramente un annata la 2007 dalle molteplici sfaccettature, tutte di gran qualità.

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Robert Parker su “The Wine Advocate” ha redatto la classifica 2008 dei migliori vini italiani, suddividendola in due sezioni distinte, l’Italia del Nord e quella Centro Meridionale, allo scopo di evidenziare e tener conto delle sostanziali differenze dei territori delle varie zone di produzione. La classifica accorpata vede ai primi dieci posti solo vini piemontesi. Beati i presenti tra i cinquanta !!!!

99 punti: Bruno Giacosa Barolo Riserva Le Rocche del Falletto 2004
98 punti: Angelo Gaja Sorì San Lorenzo 2004
98 punti: Bruno Giacosa Barbaresco Riserva Rabaja 2001
98 punti: Bruno Giacosa Barbaresco Asili (Red Label Riserva) 2004
98 punti: Giacomo Conterno Barolo Riserva Monfortino 1999
98 punti: Luciano Sandrone Barolo Cannubi Boschis 2004
98 punti: Roberto Voerzio Barolo Sarmassa di Barolo 2004
97 punti: Angelo Gaja Sori Tildin 2004
97 punti: Bruno Giacosa Barbaresco Rabaja 2004
97 punti: Bruno Giacosa Barolo Riserva Le Rocche del Falletto 2001
97 punti: Domenico Clerico Barolo Ciabot Mentin Ginestra 2004
97 punti: Elio Altare Barolo Brunate 2004
97 punti: Giacomo Conterno Barolo Riserva Monfortino 2000
97 punti: Giacomo Conterno Barolo Riserva Monfortino 1998
97 punti: Roberto Voerzio Barolo Brunate 2004
97 punti: Roberto Voerzio Barolo Cerequio 2004
97 punti: Tenuta dell’Ornellaia Masseto 2004
96 punti: Angelo Gaja Sperss 2004
96 punti: Avignonesi Vin Santo Occhio di Pernice 1995
96 punti: Bruno Giacosa Barbaresco Asili (Red Label Riserva) 2000
96 punti: Bruno Giacosa Barolo Falletto 2004
96 punti: Cerbaiona Brunello di Montalcino 2001
96 punti: Conterno Fantino Barolo Sorì Ginestra 2004
96 punti: Domenico Clerico Barolo Per Cristina 2004
96 punti: Fontodi Flaccianello della Pieve 2004
96 punti: Giacomo Conterno Barolo Cascina Francia 2001
96 punti: Luciano Sandrone Barolo Le Vigne 2004
96 punti: Luigi Pira Barolo Vigna Rionda 2004
96 punti: Antinori Solaia 2004
96 punti: Paolo Scavino Barolo Rocche dell’Annunziata Riserva 2001
96 punti: Paolo Scavino Barolo Bric del Fiasc 2004
96 punti: Petrolo Galatrona 2004
96 punti: Paolo Scavino Barolo Rocche dell’Annunziata/Torriglione 2004
96 punti: Roberto Voerzio Barolo Sarmassa di Barolo 2001
96 punti: San Giusto a Rentennano Percarlo 2004
96 punti: Vietti Barolo Rocche 2004
95 punti: Dettori Rosso 2004
95 punti: Fattoria Galardi Terra di Lavoro 2004
95 punti: Montevetrano Montevetrano 2004
95 punti: Passopisciaro Franchetti 2004
94 punti: Arnaldo Caprai Sagrantino di Montefalco 25 Anni 2004
94 punti: Dettori Tenores 2003
94 punti: Feudi di San Gregorio Taurasi Riserva Piano di Montevergine 2001
94 punti: Sportoletti Villa Fidelia 2004
94 punti: Salvatore Molettieri Taurasi Riserva Vigna Cinque Querce 2003
94 punti: Salvatore Molettieri Taurasi Vigna Cinque Querce 2004
94 punti: Milziade Antano Montefalco Sagrantino Colleallodole 2004
94 punti: Benanti Passito di Pantelleria Coste di Mueggen 2002

Credo sia interessante e vi faccio partecipi della “power list”, ovvero la lista del potere del vino mondiale, comprende i primi cinquanta nomi in elenco, è chi è al primo posto? C’è lui, Robert Parker, è evidente come un gran punteggio dato da lui ad un vino, può cambiare la storia di un azienda. In questa speciale classifica sono presenti tre italiani.

1. Robert Parker (Usa), wine journalist
2. Mel Dick (Usa), Vizepräsident der Southern Wine & Spirits of America
3. Richard Sands (Usa), Vorsitzender und Ceo Constellation Brands
4. Trevor O’Hoy (Aus), Ceo Forster’s Group
5. Richard Evans (Usa), Präsident und Ceo Alcan Inc.
6. Patrick Picard (F), Vorsitzender und Ceo Pernod Ricard
7. Joseph Gallo (Usa), Präsident und Ceo E&J Gallo
8. Michel Rolland (F), Weinberater
9. Jancis Robinson (Gb), Autorin, Journalistin und Beraterin
10. Annette Alvarez-Peters (Usa), Einkaufsdirektorin von Costco Wh. Corp.
11. Bernard Arnault (F), Vorsitz und Ceo Louis Vuitton Moët Hennessy
12. Dan Jago (Gb), Weindirektor Tesco
13. Robert Paulinski (Usa), Einkäufer bei Sam’s Clubs, Wal-Mart
14. Eduardo Guilisasti (Rch), Ceo Concha y Toro
15. Marvin Shanken (Usa), Eigentümer, Herausgeber des Wine Spectator
16. Steven Spurrier (Gb), Beratender Autor des Decanter
17. Hugh Johnson (Gb), Weinautor
18. Nobutado Saji (J), Vorsitzender Suntory
19. Miguel Torres (E), Präsident Torres
20. Yves Bénard (F), Präsident Inao
21. Piero Antinori (I), Direktor Antinori
22. Bernard Magrez (F), Eigentümer Bernard Magrez Grands Vignobles
23. Pierre Castel (F), Präsident und Gründer Groupe Castel
24. Nicolas Joly (F), Biowein-Erzeuger
25. Tony Laithwaite (Gb), Vorsitzender Direct Wines
26. Simon Berry (Gb), Vorsitzender Berry Bros & Rudd
27. Frédéric Rouzaud (F), Manager Louis Roederer
28. Eric de Rothschild (F), Präsident Domaines Barons de Rothschild
29. Stéphane Derenoncourt (F), Weinberater
30. Jean-Charles Boisset (F), Vize-Präsident Boisset La Familie des Gr. Vines
31. Marcel Guigal (F), Vorsitzender E. Guigal
32. Jeff Zacharia (Usa), Präsident Zachys
33. Denis Dubourdieu (F), Professor und Weinberater
34. Daniele Cernilli (I), Autor Gambero Rosso
35. Pierre-Henry Gagey (F), Präsident Maison Louis Jadot
36. Eric Boissenot (F), Weinberater
37. Don St Pierre Jr (Cn), Vorsitzender ASC Fine Wines
38. Philippe Casteja (F), Händler, Château-Besitzer, Lobbyist
39. Yasuhisa Hirose (J), Präsident Enoteca
40. Hubert de Boüard (F), Eigentümer Château Angélus
41. Dr. Richard Smart (Aus), Berater
42. Mariann Fischer Boel (Dk), Europa-Politikerin Euac
43. Christian Moueix (F), Eigentümer Moueix
44. Georges Duboeuf (F), Eigentümer Les Vines Georges Duboeuf
45. Brian Croser (Aus), Gründer Petaluma
46. Oz Clarke (Gb), Autor und TV-Moderator
47. Angelo Gaja (I) Eigentümer Gaja
48. Al Gore (Usa), Ehem. Vizepräsident der Usa
49. John Casella (Aus), direttore Casella Wines
50. Richard & Judy (Gb), Tv-moderatoren

Ma, voglio anche farvi leggere, ciò che una collega, Elisabetta Tosi, ha raccontato a proposito del “guru” in questione.

Durante un viaggio nel Bordolese, qualche anno fa, ricordo che all’esterno di alcuni chateau spiccava un cartello: “I nostri vini non sono stati recensiti da R.Parker”.
“Curioso pensai, il critico enologico più influente e potente del pianeta li ignora, e questi se ne fanno un vanto…Boh”.
Quello che segue è un fatto realmente accaduto ad un amico produttore, la scena si svolge presso la sua azienda, alla quale egli torna dopo una dura giornata di vendemmia. “C’è uno straniero che vuol comprare del vino” lo informano i familiari.
Il produttore stanco morto si arma di pazienza e cortesemente chiede al forestiero quali vini vuole assaggiare.
Lo sconosciuto tira fuori un libro e lo sfoglia. Il produttore sbircia il titolo: è la guida di Robert Parker.

“Mi fa assaggiare…questo, questo…e anche questo” gli dice indicandogli i nomi scritti sulla pagina.
Il produttore obbedisce: porta le bottiglie, i bicchieri, stappa e versa. Lo sconosciuto guarda, annusa, assaggia, e legge. “Non sa di tabacco. Robert Parker dice che questo vino sa di ciliegia sotto spirito e tabacco”.
“Legga bene quello che c’è scritto: la recensione si riferisce all’annata 2003 di quel vino. Questo è un 2005”.
“Deve sapere di tabacco” insiste l’altro.
“Ma è un’altra annata! I vini cambiano sempre un po’, da un’annata all’altra”
“ E questo? Qui c’è scritto che è elegante e fruttato, che sa di prugna e cioccolato, e io non sento il cioccolato”.
“L’annata recensita da Parker è terminata, questa è quella successiva, e l’uvaggio è leggermente diverso; le proporzioni tra le uve non sono sempre le stesse tutti gli anni”. La discussione continua un bel pezzo, con il forestiero da un lato che scuote la testa, insoddisfatto, e continua a leggere e ad assaggiare confrontando le sue sensazioni con le note di degustazione scritte sul Vangelo del vino secondo Parker, le quali, ovviamente, non coincidono e il produttore dall’altro che non sa più a quale santo votarsi, per spiegare come mai i suoi vini hanno la bizzarra attitudine a divergere dal diktat parkeriano (e pensare che glieli ha valutati così bene! ingrati che non sono altro).

Alla fine, lo straniero decide di comprare solo 6 bottiglie, e contratta come un mercante arabo, tirando sul prezzo e litigando sull’IVA.
Esasperato, il produttore finisce per metterlo alla porta.  Il suo ultimo, grato pensiero è però per Mr.Parker:
“Accidenti a quella volta che i miei vini sono finiti sulla sua guida!”
 

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Entrare in un supermercato e trovare una bottiglia di Chianti, una D.O.C.G. a poco più di un euro, purtroppo è una cosa che è assolutamente possibile. Questo prezzo non può essere altro che l’effetto di una mortificazione del controllo qualitativo, l’evidente segno della più assoluta mancanza di tutela della denominazione d’origine, per dirla a chiare lettere, il marchio certificato di un  fallimento normativo.  E’ innegabile che la territorialità e la riconoscibilità sono le due doti migliori, oltre alla qualità, che un vino deve mostrare, affinchè resti nella memoria olfattiva e gustativa, e benchè molti produttori italiani presentino i propri vini come caratterizzati dal territorio d’origine, in realtà, la maggior parte si assomiglia sempre di più, con una omologazione del gusto. Se ha questo aggiungiamo che all’interno di importanti D.O.C.G si è arrivati ad una forbice di differenza qualitativa tra i vari prodotti veramente enorme, è evidente che il consumatore non può che essere sbandato.

L’uniformità del gusto dei vini è  data dall’utilizzo dei medesimi lieviti selezionati, degli stessi enzimi, del tannino enologico di uguale matrice, delle identiche barriques, o più semplicemente dei parametri chimici fondamentali dell’uva che entra in cantina. Anche un’importantissima e storica denominazione il Chianti, non è esclusa dal seguire questa tendenza, con il nuovo disciplinare che in aggiunta al Sangiovese, permette l’utilizzo di vitigni internazionali, Cabernet Sauvignon, Syrah e Merlot sino al 20%, è andato incontro ad una fase di mistificazione d’identità, con produzione di vini, il quali, più che l’espressione del territorio inseguono il gusto internazionale del mercato, ossia la produzione di vini morbidi, concentrati e colorati, ricchi di polpa e legno.

Ma come è possibile poter collocare nella stessa Denominazione di Origine Controllata e Garantita, il Chianti, vini da 1,45 sino a 200,00 euro a bottiglia ? Ciò avviene perchè nel contesto dell’uniformità dei vini, il livello qualitativo si sposta sempre più verso il basso, arrivando a toccare livelli non censurati dalle varie denominazioni. Nel caso in questione questa è la mia degustazione di una delle bottiglie di Chianti bassissimo prezzo, presente in un nota catena di grande distribuzione: nel bicchiere mostra limpidezza, colore rosso rubino scarico, roteandolo nel bicchiere evidenzia scarsa consistenza. Le note olfattive stentano ad esprimersi, accennate note di viola macerata e frutti rossi eterei. In bocca è secco, di poco calore, la freschezza del tutto scomparsa lascia il campo alla sapidità troppo invadente. Assolutamente privo di equilibrio, chiude con un finale di frutto e mineralità scomposto. Non esprime per nulla il vitigno e la tipologia. 

Alla faccia della Denominazione di Origine Controllata e Garantita  made in Italy.

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