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Posts Tagged ‘marabino’

E’ stato un bel Vinitaly quello 2012 rinnovato e corretto, quello dal calendario modificato per un pubblico più professionale, quello con un giorno in meno, quello che ha previsto per la prima volta lo spazio per i vini bio, quello apprezzato in termini commerciali dalle aziende siciliane presenti ed infine quello che con tutta probabilità l’anno prossimo riporterà in fiera chi lo aveva disertato. E’ stato il mio ventiquattresimo Vinitaly, certamente tra i più piacevoli per svariati ed innumerevoli motivi. Il padiglione Sicilia si è presentato ben ordinato ed organizzato, unico neo lo spazio riservato ai vini dell”Etna, brutto a vedersi ed estremamente inadeguato per questo strardinario territorio, con dei piccolissimi box dedicati ad ogni singola cantina, tanti produttori hanno manifestato la loro delusione. 
Ecco le tante novità interessanti assaggiate.

L’azienda Funaro, in provincia di Trapani rinnova le sue etichette, debutta e convince a pieno il Pinzeri ‘11 da uve Grillo, fresco e sapido, prodotto in sole 6000 bottiglie. Giacomo Funaro mi fa assaggiare in anteprima il Metodo Classico da uve Chardonnay, ancora senza etichetta e non in commercio, molto piacevole e suadente.

Baglio del Cristo di Campobello presenta la nuova versione di Adenzia Bianco ’11 Grillo e Inzolia, Carmelo Bonetta spiega la scelta del nuovo blend che vede l’Inzolia al posto dello Chardonnay con un’azzeccata e precisa voglia di valorizzazione del vitigno Inzolia. Nel bicchiere il vino è di grande appeal, con note varietali d’entrambi i vitigni, gran freschezza e lunga scia di lunghezza.

Nuova elegante veste grafica anche per l’azienda di Antonella Brugnano con le nuove annate del Kue ’11 Inzolia e Viognier e Naisi ’10 da Nero d’Avola e Tannat, entrambi ricchi di frutto e di precisa personalità. Nuovo il passito Alquimia da uve Moscato, acacia, fiori di zagara, albiccoca sciroppata, viva freschezza e dal tenore alcolico contenuto.

Nuovi millesimi e nuove etichette, graficamente più importanti che tendono a valorizzare la qualità dei vini, per l’azienda marsalese Caruso & Minini in due  autoctoni, il Grillo Timpune ’11 esempio di grande espressione del vitigno, ed il Perricone Sachia ‘10 la cui fruttosità e riconoscibilità del vitigno lo pongono tra i vini più unici del panorama siciliano.

Tra le nuove aziende siciliane presenti al Vinitaly certamente quella che più mi ha convinto è Baglio dei Fenicotteri, il territorio è quello vocato di Noto, il proprietario Giuseppe Squasi trasmette con le sue parole tutto l’amore per la sua terra e l’impegno nel produrre il vino. Assaggio Floreo ’10 Inzolia con piccole percentuali di Moscato dal panorama olfattivo ben presente e freschezza di beva. Il Cala’Mpisi ’08 è Doc Eloro Pachino, un bel Nero d’Avola teritoriale, con frutto e spezie in primo piano e lungo finale. Il Respensa ’07 è il Nero d’Avola top affina 8 mesi in barriques e 2 anni in bottiglia, gran ventaglio olfattivo di razza, corpo pieno e vellutata trama tannica, un Nero d’Avola che farà parlare di sè. Chiudo con Primo Amore ’08 Passito Doc Noto, carezzevole dolcezza.

L’azienda Di Prima di Sambuca di Sicilia che produce un bellissimo Syrah il Villamaura ’08, presenta i nuovi Grillo del Lago ’11 fresco e sapido di frutto ed erbe aromatiche ed il Gibilmoro ’10 da uve Nero d’Avola fresco di frutto e di gran trama tannica destinato a durare nel tempo.

L’azienda Disisa di Monreale (Palermo) nelle nuove annate evidenzia una continua crescita qualitativa frutto dell’impegno della proprietà e della mano dell’enologo Tonino Guzzo. Lo Chardonnay ’11 Daliah, dalla nuova etichetta, è particolarmente pieno e dalla beva succosa. Centratissimo il Nero d’Avola ’10 di violetta, marasca e spezie che invogliano al nuovo sorso.

Nello stand dell’azienda Fondo Antico di proprietà della famiglia Polizzottii, i cui tereni sono nel comprensorio trapanese, chiacchero piacevolmente con Lorenza Scianna mentre mi fa assaggiare tutti vini che cura personalmente. Conferma di livello per la versione ’11 del Grillo Parlante con leggero restyling dell’etichetta, di gran frutto e bevibilità il rosato da Nero d’Avola Aprile ’11, rose, lamponi, lievi note speziate, abbinabilità a tutto tondo.

Planeta, oltre le novità del territorio Etneo con lo Spumante Metodo Classico da uve Carricante ed il primo Nerello Mascalese in purezza in prossina uscita, compie un restyling delle etichette de La Segreta ’11 Bianco e Rosso e del Rose ‘11 da uve Syrah, particolarmente ciliegioso al naso ed in bocca, con veste acida prorompete.

Altra cantina, che da poco si è affacciata sul mercato, ma che è in grado di offrire vini certamente di grande interesse, è Lombardo del territorio di Catanissetta i cui vigneti si trovano in collina a 600 m. s.l.m.. Il Catarratto ’11 è  fresco e sapido di grande carattere, il Nero d’Avola ’09 chiamato Nero d’Altura è un’ottima espressione del vitigno principe siciliano, Eimi ’08 è il Nero d’Avola affinato in barriques, dal ventaglio olfattivo ampio conquista al palato per concentrazione e corrispondenza gusto-olfattiva. In ultimo Passa di Nero è un Nero d’Avola appassito sulla pianta, fresco dal dolce equilibrato.

Che il Catarratto possa dare grandi espressioni ormai è risaputo, se non ne siete ancora convinti assaggiate il Catarratto ’11 di Feudo Montoni, agro di Cammarata (Agrigento). Fabio Sireci è soddisfatto dell’intera gamma dei suoi vini che presenta al Vinitaly, ma questo bianco insieme al Vrucara ’09 intensa espressione del cru di Nero d’Avola aziendale sono i fiori all’occhiello.

Marabino si trova nella zona sud orientale della Sicilia in val di Noto nelle contrade “Buonivini” e “Barone” del comprensorio DOC ‘Eloro & Noto’. Pier Paolo Messina  s’impegna a condurre l’aziende in regime biologico e biodinamico. Ho il piacere di assaggiare le annate ’11 (etichette provvisorie) di due vini senza aggiunta di solfiti, il Don Pasquale da uve Nero d’Avola che esprime senza alcun filtro le sue peculiari note di viola, marasca, ciliegia e speziatura al naso ed in bocca, ed il Don Paolo Nero d’Avola con il 15% di Cabernet Franc di medesima freschezza con note leggermente più scure. L’Archimede ’09 è il Nero d’Avola cru aziendale, di gran frutto e dalle grandi potenzialità evolutive. L’ultimo vino è un fuoriclasse il Moscato della Torre ’10 Doc Noto, freschezza, suadenza, eleganza.

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La prima edizione di “Wine food fest” svoltasi a Palazzolo Acreide il 20 e 21 Agosto 2011 ideata da ristoratori locali con il sostegno dell’amministrazione comunale ha sicuramente centrato gli obbiettivi prefissati; una gran partecipazione di pubblico, i riflettori ben accesi su una cucina che partendo dai prodotti unici del territorio esprima con precisione la cultura gastronomica degli Iblei, l’assaggio delle migliori produzioni enologiche del comprensorio e delle più note cantine dell’isola. La bella Palazzolo Acreide è conosciuta oltre che per i suoi splendidi barocchi tali da farla inserire tra i siti “Patrimonio dell’Umanità” dell’Unesco, anche per la sue tradizioni gastronomiche legate alla gran qualità delle carni, dei legumi, delle erbe aromatiche e soprattutto per la presenza nei suoi dintorni dei tartufi bianchi e neri di gran pregio. Palazzolo è un paese di  circa 9000 abitanti che può contare su oltre una trentina di ristoranti, questo dato la dice lunga sull’importanza che assume nel panorama gastronomico siciliano.

Wine food fest è iniziato sotto le arcate del Palazzo comunale con il “Percorso del gusto”, un ricco susseguirsi di pietanze realizzate secondo antiche ricette della storia culinaria di Palazzolo, legumi, carni, funghi, tartufi, erbe aromatiche, formaggi e olio d’oliva, il tutto in abbinamento ai vini di 25 cantine siciliane. Due importanti cene nelle serate di Venerdì e Sabato hanno animato la manifestazione, la prima realizzata dallo chef Gaetano Quattropani del ristoratore di Palazzolo Acreide “Valentino” nella quale il filo conduttore è stato “Gli antichi sapori perduti”, “i Maccaranu ca patata e u trufulu niuru ri Palazzolo“( i maccheroni con patate ed il tartufo nero di Palazzolo)“A panza ri maiali cina co maccu ri favi cu l’ogghiu ri l’aguglia”(pancia di maiale ripiena di macco di fave all’olio d’oliva) o la zuppa dei “Crastuna ca jotta”,(lumache alla ghiotta), “La trippa  ca sassa e u formagghi ragusanu” ( la trippa con la salsa di pomodoro ed il formaggio caciocavallo ragusano)”,a lingua ri vitieddu” (lingua di vitello), un antichissimo dessert “U gelato di sanceli duci ca crusta ro pani”“sanguinaccio con cioccolato in crosta di pane”.

La seconda serata è stata condotta dal celebre chef  pluristellato Ciccio Sultano del “Duomo” di Ragusa, la sottile eleganza del “Mangiare in dialetto” ha previsto: il polipo bollito, il pesce spada affumicato con insalata di melone e pistacchio di Raffadali, la pasta con salsa moresca “taratatà” alle acciughe, macco di face macchiato al nero di seppia con gambero bianco spadellato con olio d’oliva, bollito di manzo con acqua di limoni.

Mi è piaciuta questa intensa due giorni, ricca di degustazioni e discussioni sui prodotti tipici del luogo, si è svolto anche un convegno intitolato “La terramigliore” che ha fatto il punto sulla tradizione alimentare degli Iblei, si è discusso di biodiversità e della necessità diconservare al meglio la ricchezza del territorio valorizzando i prodotti tipici, il cui elemento principe è senz’altro il pregiato e ricercato tartufo di Palazzolo.

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L’ottava edizione di Sicilia en Primeur ha permesso ai giornalisti di assaggiare oltre 350 vini di tutte le zone vinicole dell’isola, un panorama enologico variegato e dalle matrici profondamente diverse. Le 37 aziende Assovini che hanno partecipato all’edizione di quest’anno, in generale cercano di applicare una costante ricerca in vigna ed in cantina, si rinnovano per stare al passo con i tempi, propongono vini di nuova concezione che però mantengono uno stretto legame con il territorio e la sua storia. Il segreto è ottenere la piacevolezza di beva e nello stesso tempo la riconoscibilità dei vitigni d’origine nel bicchiere.

WINE REALITY Web TvSicilia en Primeur la parola ai produttori 

  

Nel corso dell’intenso lavoro di tasting i bianchi della vendemmia 2010 hanno mostrato grandissime potenzialità da tutti i vitigni ed in particolare dagli autoctoni Catarratto, Grillo e Carricante. Anche diversi internazionali, con in testa lo Chardonnay, hanno evidenziato meno concentrazione e legnosità proponendosi più freschi e di fruttuosità. Nei rossi la riduzione delle concentrazioni e la maggior finezza gustativa sono ormai ben presenti nella maggior parte dei vini, sia dagli autoctoni Nero d’Avola e Nerello Mascalese, che dagli internazionali, fra i quali emerge il Syrah. Ecco i 10 vini più interessanti:

Che l’uva Catarratto oggi dia vini di livello ho avuto la costanza di sottolinearlo più volte. Ha bell’espressività il Catarratto Isula ’10 di Caruso & Minini, pieno all’olfatto ed al gusto degli aromi tipici del vitigno. Le uve Grillo raccolte al giusto grado di maturazione e vinificate con le moderne tecnologie donano vini veramente piacevoli e godibili, il Grillo Mozia ’10 di Tasca d’Almerita è affascinante al naso e perfettamente corrispondente all’assaggio. Tra i tanti Carricante dell’Etna, tutti di buon livello, mi piace definire un fuoriclasse il Carricante A’ Puddara ’09 di Tenuta di Fessina, in uscita nel prossimo mese di Giugno, fermentato in botte grande evidenzia viva freschezza, pienezza e mineralità, è pronto a sfidare il tempo. Lo Chardonnay Haermosa ’09 di Masseria del Feudo, originariamente nato tutto in barriques, è nuovo sia nel metodo produttivo (70% acciaio 30% barriques) sia nell’elegante veste grafica dell’etichetta, un internazionale di giusta complessità, espressione piacevole vicina alle richieste del mercato. Tra i vini rossi, il vitigno principe siciliano Nero d’Avola delle bottiglie delle aziende Assovini, che certamente sono tra le più attente nel panorama siciliano a produrlo rispettando la matrice originaria del vitigno, riesce a dare interessantissime espressioni; al naso ed in bocca è particolarmente fresco ed accattivante proposto in unione con il Frappato nel SP68 Rosso ’09 di Arianna Occhipinti, un vero prodotto di territorio e di personalità. E’ un Nero d’Avola tutto frutto, amarena, ribes, mora, puntellato da note di cuoio e cioccolato Lu Patri ’08 Baglio del Cristo di Campobello, pieno di freschezza e struttura. Espressione complessa il Nero d’Avola 3 Carati ’06 di Avide nel quale il frutto tipico del vitigno si unisce a sensazioni speziate dolci, minerali e di giusta vaniglia in un lungo finale. Il particolare ed unico terroir dell’Etna svetta nel Nerello Mascalese in purezza Quota 600  ’08 di Graci, ricco al naso ed al palato di note eleganti di mora, amarena, menta selvatica e speziatura dolce. Mi è particolarmente piaciuto per le sue caratteristiche peculiari tipiche del vitigno coltivato in terra isolana, il Syrah Kaid ’08 di Alessandro di Camporeale, fresco e morbido all’olfatto ed al sorso, una perfetta miscellanea di frutto e spezie. Tanti, davvero tanti, i vini dolci di gran freschezza e bevibilità, fra tutti mi entusiasma in modo particolare il Moscato della Torre ’09 Marabino, Doc Moscato di Noto elegante ed intenso di fiori di zagara, pesca gialla, miele d’acacia, note agrumate, in bocca fresco e rotondo. A voi adesso la scelta e  l’assaggio.

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Lunedì 8 Novembre 2010, invitato da Pier Paolo Messina, mi sono recato in territorio di Noto in contrada Buonivini presso la sua cantina Marabino per condurre insieme a lui un educational per un gruppo di cinquanta ristoratori della Sicilia sud-orientale sulla realtà della produzione biologica e biodinamica ed in particolare sul vino Doc Noto Nero d’Avola Don Pasquale ’09.  Si tratta del primo vino Doc Siciliano prodotto senza solfiti aggiunti, di questa etichetta Marabino sono state prodotte duemila bottiglie che alla prova degustativa ha mostrato caratteristiche di grande interesse. I vigneti dell’azienda sono coltivati secondo il metodo biologico-dinamico, Pier Paolo racconta di essere fermamente convinto che l’agricoltura debba essere rispettosa dell’ambiente fondendosi armoniosamente col suo ecosistema, ha messo in atto un’idea che lo ha sempre esaltato: produrre un vino del tutto naturale, senza solfiti aggiunti. “Inizialmente abbiamo collaborato con il professor Roberto Zironi dell’università di Udine in un progetto affidatogli dalla Commissione europea di Bruxelles, quando si è interrotto, noi abbiamo proseguito la sperimentazione su 50 quintali d’uva. La vinificazione è stata attuata con lieviti indigeni, l’affinamento è stato condotto solo in acciaio per evitare le contaminazioni da barriques,  il vino è andato in bottiglia senza filtrazioni o chiarificazioni, ed in essa raggiunge la sua stabilità. La longevità del prodotto dipenderà certamente dalla corretta conservazione della bottiglia”.

E’  indubbio che la richiesta ed il consumo d’alimenti “naturali”, cioè quelli ottenuti con il minimo uso di “chimica”, cresce costantemente. Nella conduzione dei vigneti in regime biologico si concima con sostanze organiche e minerali, non di sintesi, o con sovesci di leguminose ed in etichetta è possibile utilizzare la dicitura “prodotto con uve da coltivazione biologica”. L’impiego dei fumi d’anidride solforosa prodotta dalla combustione di zolfo per risanare tini e botti è una pratica utilizzata da tantissimo tempo. In vinificazione è stata impiegata solo dopo la Seconda Guerra Mondiale ed oggi il suo utilizzo è largamente diffuso per limitare le ossidazioni nel vino in modo da rendendolo conservabile più a lungo. Grazie alla sua azione antiossidante addebitata all’elevata tendenza a produrre ioni solfato,  l’anidride solforosa contribuisce a preservare l’intensità colorante del mosto-vino oltre a ridurne il potenziale ossido riduttivo. Ma non tutti gli effetti sono positivi, infatti, è stato riscontrato che in dosi elevate può nell’uomo provocare alterazioni nel metabolismo d’alcuni amminoacidi e della vitamina B1, la cui carenza modifica il metabolismo degli zuccheri causando il diabete. Sono state riscontrate, inoltre, reazioni allergiche ai solfiti in soggetti asmatici anche per assunzioni di dosi molto basse.

La legge fissa dei limiti di tolleranza al suo contenuto nel vino (160 mg/lt per i vini rossi, 210 mg/lt per i vini bianchi), la presenza nel vino superiore a 10 mg/lt (una piccola percentuale di questa sostanza si produce naturalmente durante la vinificazione) deve essere obbligatoriamente indicata in etichetta. Il produttore in biologico che sceglie di mettere in commercio un vino senza conservanti dimostra grande rispetto per la materia prima, ma anche un certo coraggio, in quanto il prodotto vino può andare incontro nel corso del tempo più facilmente a deterioramento. La raccolta delle uve è fatta manualmente in cassette e trasportata velocemente in cantina, dopo la pigiadiraspata è pressata delicatamente con una pressa sottovuoto. I processi fermentativi sono regolati attraverso il controllo della temperatura e senza l’aggiunta d’anidride solforosa, né sostanze d’origine sintetica o lieviti selezionati. Il principio è quello di non inquinare il mosto nel corso della lavorazione allo scopo di ottenere vini privi d’impurità nei quali i sapori originali dell’uva e le caratteristiche varietali siano in primo piano. I vini sono sicuramente più salubri, ricchi di sostanze benefiche quali i polifenoli, gli antiossidanti sono in concentrazione fino a quattro cinque volte in più ed i profumi naturali dell’uva sono esaltati. E’ certamente più facile e meno dispendioso mantenere sotto controllo lo stato microbico e ossidativo del mosto-vino praticando l’enologia convenzionale attraverso l’impiego dell’anidride solforosa,  ma è bene ricordare che l’eccessivo utilizzo di composti quali metabisolfito, carboni attivi, stabilizzanti, antiossidanti e altre sostanze chimiche, oltre ad essere nocivi per l’uomo, causano effetti che standardizzano i vini, i quali di anno in anno esprimono lo stesso aroma e sapore. I produttori di vini bio, invece, cercano di sostituire tecniche e metodi di natura fisica a quelli di natura chimica. La biodinamica, tecnica certamente più complessa, prende vita da una profonda filosofia: il vino è materia viva come la pianta, il vigneto e la terra che lo producono e questo riguarda tutto il ciclo produttivo, dalla pianta fino ad arrivare alla bottiglia.

Il Don Pasquale Noto Doc 2009 nel bicchiere ha viva limpidezza, il colore è rosso rubino con lievi riflessi porpora. L’impatto olfattivo è d’intensità, il Nero d’avola esprime senza filtri le sue peculiari note, floreale di viola, frutti rossi quali la marasca, la ciliegia e note speziate. In bocca chiara la matrice che riporta alla sensazioni olfattive, viva treschezza e ritorni fruttati nel piacevole finale.

Sorpresi e piacevolmente affascinati i ristoratori intervenuti all’evento che hanno potuto apprezzare lo splendido contesto nel quale sorge la cantina e tutti i vini di Marabino. La giornata si è conclusa con un buffet preparato dal ristorante “La Moresca” del relais Torre Marabino, una torre saracena del 1200 trasformata dalla famiglia Messina in splendida struttura d’accoglienza, che merita davvero una sosta.

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Si è appena conclusa la 44ª edizione del Vinitaly esposizione sempre più grande ed articolata che ogni anno è l’occasione migliore per la presentazione di nuove bottiglie. Nel padiglione 2 dedicato alla Sicilia hanno trovato posto ben 260 aziende in una superficie espositiva  rivisitata con un’inedita concezione degli spazi: all’ingresso due grandi corridoi dedicati alla Sicilia Occidentale e Orientale che immettevano nel grande padiglione nel quale le aziende sono state dislocate ricostruendo i 17 territori enologici siciliani, una logica dispositiva che ha permesso di degustare i vini in maniera sequenziale collegandoli alle aree locali di provenienza con possibilità di apprezzarene le singole differenze.

Tante le novità presenti a quest’edizione, tra i tantissimi vini assaggiati mi sono particolarmente piaciuti: i nuovi vini da vitigni alloctoni dell’azienda marsalese Caruso e Minini, li ho testati insieme a Stefano Caruso anima infaticabile dell’azienda, dal territorio salemitano franco sabbioso argilloso nascono il Cusora Bianco ’09 da Chardonnay e Viognier dagli eleganti freschi profumi floreali e fruttati e dalla bocca di avvolgente persistenza ed il Cusora Rosso ’08 da Syrah e Merlot di gran piacevolezza con frutto e spezie al naso ed al palato, due internazionali di forte personalità. Nell’agro di Santa Ninfa in provincia di Trapani i fratelli Giacomo, Tiziana e Clemente Funaro da alcuni anni producono vini dall’ottimo rapporto qualità prezzo, l’ultimo nato è il Viveur vivace da Inzolia e Muller Thurgau, nel bicchiere è di fresca fragranza floreale e fruttata con piacevole beva di rotondità che invoglia al nuovo assaggio, Giacomo mi racconta .”Questo nuovo vino fresco e brioso nasce dall’esigenza di presentare un prodotto adatto ad un pubblico giovane allo scopo di accostare al buon bere fasce più ampie di consumatori, il nome Viveur è esplicativo della complicità e della piacevolezza di questo bianco appena frizzante”. 

Firriato azienda di Paceco (Tp) propone i suoi nuovi vini dell’Etna dalla tenuta Cavanera posta sul versante Nord Est nel territorio di Castiglione di Sicilia, si tratta dell’Etna Bianco Doc  Cavanera Ripa di Scorciavacca ’09 da uve Carricante e Catarratto, dal bel naso floreale e fruttato arricchito da note minerali  e dalla bocca di bella personalità acido sapida, e dell’Etna Rosso Doc Cavanera Rovo delle Coturnie ’08 da uve Nerello Mascalese e Nerello Cappuccio, dall’olfatto pieno di marasca, mora e gran speziatura e dalla gustativa avvolgente fresca e minerale.  

Tra i vitigni autoctoni il Grillo è quello che negli ultimi cinque anni ha aumentato la sua superficie vitata, addirittura raddoppiandola. Nel comprensorio trapanese dai terreni dell’azienda Ottoventi di Valderice nasce il Grillo ’09  rappresentativo dell’eccellente qualità raggiunta in bottiglia da questo vitigno autoctono diffuso in modo particolare nella Sicilia Occidentale. Incontro Tonino Guzzo, l’enologo che lo ha creato e che riesce a donare sempre vini di gran livello, all’interno dell’area eventi dell’Istituto regionale Vite e Vino dove ho condotto un tasting proprio su questo vitigno, mi invita ad assaggiare questo vino presso lo stand Ottoventi, lo trovo intenso sia al naso che in bocca, con sentori di ginestra, di pera, note agrumate, speziate e minerali. In bocca è pieno e di lunga persistenza aromatica intensa. Novità particolare è la DOC Faro Oblì ’08 Tenuta Enza La Fauci, proveniente da un piccolo vigneto di contrada Mezzana vicino Capo Peloro in provincia di Messina, condotto con grande cura e passione, le uve autoctone sono il Nerello Mascalese, il Nerello Cappuccio, il Nocera ed il  Nero d’Avola. Il vino che ha fatto barriques nuove ed usate per circa un anno, ha accattivante naso pieno di note frutatte di marasca, lampone, cilegia con  spezie balsamiche, bella la beva di freschezza e mineralità con tannini di stoffa, importante il ritorno delle sensazioni olfattive nella persistenza.

Planeta completa la gamma produttiva dei suoi Nero d’Avola con l’uscita di Plumbago ’08 , ottenuto dal primo vigneto del vitigno principe siciliano impiantato in azienda nel 1985 a Sambuca di Sicilia. Il nome del vino deriva dalla pianta del Plumbago che circonda la cantina, questo ha dei fiori a mazzetti screziati di un rosso porpora molto simile al colore del Nero d’Avola, tanto da averne ispiranto la scritta in etichetta. Nel bicchiere è un Nero d’Avola ricco di frutta polposa e spezie, ha palato di fresca e soffice morbidezza. A chi sostiene che non si possa fare un bel bianco in una zona particolarmente vocata  per i rossi, consiglio di assaggiare lo Chardonnay Eureka ’09 Marabino, azienda di contrada Buonivini a Noto in provincia di Ragusa: si presenta con una nuova etichetta, Pierpaolo Messina mi spiega che ha scelto la stessa veste grafica del Nero d’Avola DOC Noto, nel bicchiere sprigiona un’ondata di pera, ananas, banana e leggiadra speziatura. La bocca è di gran spessore ed equilibrio con un lungo finale tra frutto e mineralità. Chiudendo in dolcezza segnalo una chicca, è un gran bel vino il Krysos ’06 Grillo vendemmia tardiva Feudo Disisa, proviene da i terreni della famiglia Di Lorenzo in contrada Grisì a Monreale in provincia di Palermo. E’ Roberto Cipresso enologo di grande fama ne che cura la produzione aziendale, nel bicchiere è un concentrato di piacevoli sentori di mela cotogna, albicocca candita, scorcia d’arancia e macchia mediterranea, in bocca fresco, gioca su un equilibrio tra alcol e mineralità in perfetta sintonia con l’olfatto.

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L’interazione del Borsino del Vino con i telespettatori funzione alla grande. Numerose email sono giunte in redazione con vari suggerimenti da parte vostra e tante domande sugli argomenti più disparati. Nella nuova puntata di Venerdì 27  Novembre abbiamo colto alcuni di questi suggerimenti, ci è stato chiesto di proporre un vino marchigiano, abbiamo scelto un vino dall’ottimo rapporto qualità prezzo il Pignocco Marche Rosso 2008 Santa Barbara . Altra richiesta è stata la proposizione di un vino dolce siciliano di qualità e di grande abbinabilità, abbiamo scelto il Moscato della Torre 2007  D.O.C. Moscato di Noto azienda agricola Marabino.

L’inserto curiosità riguarda una domanda specifica che ci è giunta su un oggetto misterioso e spesso utilizzato a sproposito più per fare scena che per sfruttare le sue reali caratteristiche, il decanter. Abbiamo parlato di come utilizzarlo e per quali vini. Continuate a scriverci borsinodelvino@email.it

Puntata 27 Novembre 2009

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marabino-blogCon gran piacere mi reco in provincia di Noto in contrada Bonivini, siamo nella parte più a sud-est della Sicilia, zona storicamente vocata al vitigno principe siciliano Nero d’Avola. Pierpaolo Messina mi accoglie nella sua cantina, che prende il nome da un’altra proprietà di famiglia, la Torre Marabino d’origine saracena, trasformata in splendido relais. L’azienda agricola Marabino è una realtà relativamente giovane, il suo primo vino ha visto la luce nel 2002, i trenta ettari di superficie vitata si estendono in una bella zona panoramica del comprensorio di Noto, il cui nome è esplicativo della tradizione vinicola del luogo “Bonivini”. I proprietari impegnati da tempo nel comparto agricolo con la società Natura Iblea, produttrice d’ortofrutta biologica di gran qualità, producono anche Olio Extra Vergine di Oliva. 

Il Baglio della cantina sorge su una collinetta ed è di recente costruzione, richiama le linee essenziali dei Bagli Siciliani ottocenteschi, ampia e funzionale tutta la struttura che Pierpaolo mi mostra, è stata progettata nelle dimensioni pensando al futuro, essendo questa un’azienda che ha tutte le potenzialità per crescere. Particolare attenzione è data ai vitigni autoctoni, vari ettari sono stati reimpiantati a Nero d’Avola, Insolia  e Moscato Bianco, ma anche gli internazionali Chardonnay, Syrah e Cabernet Franc sono allevati per sfruttare al meglio le loro potenzialità.

Il fiore all’occhiello della tenuta è la “vigna di Archimede”, una porzione di tre ettari di Nero d’Avola impiantato ad alberello di oltre trent’anni di età, con ceppi bassi contorti, situato sulla stradina d’ingresso che porta alla cantina, da questo lotto nasce il vino di punta Marabino Archimede. Una scala a chiocciola conduce nella barricaia, ampia e perfettamente climatizzata, lì ho modo di assaggiare alcuni campioni di vini appena nati, interessante l’Archimede ’08 vinoso e ciliegioso di grande personalità che riposa in grandi botti, e lo Chardonnay affinato in barriques, di piacevole stoffa e struttura.

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Nella sala degustazione al piano superiore inizio a testare i vini della gamma aziendale: il Don Pasquale ’07 è un Eloro Doc, Nero d’Avola affinato in acciaio, versandolo nel bicchiere mi piace la sua viva limpidezza ed il colore rosso rubino con lievi riflessi porpora,  buona consistenza. L’impatto olfattivo è d’intensità, il vino esprime note floreali di viola e di frutti rossi non maturi, marasca, ciliegia, mora e note speziate. In bocca è di calore e freschezza, il ritorno del frutto persiste nel finale.

Il Don Paolo ’04 è un uvaggio di 70% Nero d’Avola e 30% Syrah, il vino è affinato in vasca di acciaio fino al completamento della fermentazione malolattica, ed è maturato in barriques per 4 mesi. A quattro anni dalla vendemmia si presenta nel bicchiere limpido di colore rubino cupo e d’ ottima consistenza. Le note olfattive evidenziano un vino intrigante di complessità ed eleganza, su un fondo di mora ed amarena matura si aprono piacevoli sentori di pepe e cioccolato. In bocca è secco, di calore vellutato, una morbidezza che gioca con un’adeguata freschezza e  tannino levigato. In chiusura il frutto ritorna di lunga morbidezza

L’Archimede ’06 è un Eloro Doc proviene dal miglior lotto di uve Nero d’Avola dell’azienda,  è affinato in vasca di acciaio fino al completamento della fermentazione malolattica, ed è maturato in barriques per 6 mesi. Nel bicchiere è di vivo colore rosso rubino compatto e ricco d’estratto. Al naso è intenso con sentori di frutti di sottobosco, ribes, amarena, note di vaniglia, liquirizia e cioccolato. In bocca è di gran polpa e calore, la morbidezza è bilanciata da buona vena acida e da un presente tannino avvolgente, chiude con una persistenza aromatica intensa lunga.

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Il Moscato della Torre ’07 è un Moscato di Noto Doc, prodotto da Moscato Bianco con appassimento delle uve su graticci posti al sole, la fermentazione e l’affinamento avvengono in vasca d’acciaio. La presenza nel bicchiere è di oro lucente e bella consistenza, al naso è d’eleganza con pregevoli note di fiori di zagara, miele ed arancia candita. L’entrata in bocca è di giusto calore, la dolcezza è bilanciata da freschezza e sapidità. Entusiasmante il lungo sottile finale aromatico.

Pierpaolo ed il padre Sebastiano Messina mi hanno invitato a visitare Torre Marabino, lo splendido relais ricavato in una torre saracena, dove un ristorante con una vasta ed articolata carta dei vini propone piatti curati e di alta fattura. Veramente interessante questa visita in cantina per la bellezza dei luoghi e la qualità dei vini degustati, un plauso a Pierpaolo Messina che pieno di entusiasmo e passione si è immerso nella conduzione di quest’azienda, ed i risultati di pregio certo non tarderanno ad ampliarsi.

L’Archimede ’02 è la prima annata di produzione dell’azienda, degusto questo vino qualche giorno dopo essere ritornato dalla visita in cantina, nella tranquillità del mio studio,  è un Nero d’Avola a 6 anni dalla vendemmia, e francamente mi sorprende piacevolmente. E’ perfettamente integro nella sua struttura, scorre nel bicchiere di limpidezza, dal colore rosso granato con lampi rubino, d’ottima consistenza. Il mantello olfattivo è generoso, si esprime su note fruttate mature amarena, mora, sentori di carruba, vaniglia e tabacco. In bocca è pieno di calore e morbidezza, mostra tannino levigato e lieve mineralità.La persistenza aromatica intensa è d’eleganza sostanziosa.

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