Feeds:
Articoli
Commenti

Posts Tagged ‘nerello mascalese’


L’edizione 2017 di Vinitaly ha visto una grande affluenza di pubblico, più presenze di operatori di settore e meno caos, finalmente la grande vetrina del vino italiano, per un preciso impegno di Verona Fiere, è risultata decisamente più professionale. Al palcoscenico veronese, rispetto a qualche anno fa,
oggi è più difficile scoprire nuove interessanti aziende al debutto, chi sceglie di venire in fiera generalmente si è fatta già conoscere in altre occasioni minori.

La crescita qualitativa delle quasi 150 cantine siciliane presenti è evidente, anche se ancora mi è capitato di incontrare almeno tre realtà assolutamente improponibili sia per la presentazione dei vini, sia per la loro qualità.
E’ l’anno dei vini siciliani frizzanti, le aziende hanno scoperto questa semplice tipologia e tante nuove etichette hanno esordito proprio al Vinitaly, si producono bianchi autoctoni di ottimo profilo, anche se in alcuni casi la voglia di mettere in mostra vini freschi e non troppo alcolici ha spostato un po’ troppo la bilancia verso le parti dure ed alcuni vini risultano squilibrati e poco godibili.

Altra interessante novità la produzione di rossi di ultima annata tutto frutto, alcuni davvero di grande interpretazione. In generale i vini si mostrano sempre più varietali e meno omologati, c’è la tendenza a distinguersi nel bicchiere.

Dopo quattro giorni d’intensi assaggi ecco alcune novità e conferme tra quello che più mi è piaciuto, (tranne i vini dell’Etna il cui focus è già avvenuto alla Contrade dell’Etna).

Roberta e Lilli Fazio
Nuova etichetta il Grillo di Mare 2016 Fazio, vino frizzante che esprime freschezza e piacevolezza gustativa, con una bollicina accattivante ed buona sapidità che lo rende versatile nell’abbinamento.

Francesco Zonin con il Nero Luna Brut
Nero Luna Brut Feudo Principi di Butera, nuovo metodo charmat che è stato presentato alla stampa allo stand dell’azienda. Il vino base si ottiene da uve nero d’avola vinificate in bianco, dopo un periodo di affinamento sui lieviti di circa 3-4 mesi è spumantizzato in autoclave dove sosta per circa 45 giorni. Bello da bere per il fine il perlage, le sensazioni olfattive di mirtilli, frutti di bosco, note agrumate e speziate, ha bocca equilibrata.

Federico Lombardo di Monte Iato
Nuovo metodo classico il Gaudensius Brut Blanc de Blancs Firriato (Tp), da Chardonnay e Carricante 20 mesi sui lieviti, assaggiato in anteprima arriverà sul mercato a breve, profuma di pan di Spagna, sentori agrumati, pesca bianca e note erbacee, al sorso struttura,  eleganza e progressione acido\sapida.

Annamaria e Clara Sala
Ultimo nato in casa Gorghi Tondi il frizzante Babbio 2016, si presenta con bottiglia satinata, nasce dall’unione di vitigni autoctoni aromatici. E’ piacevole per la sua briosità e l’accattivante aromaticità, ha sorso pieno di frutta con lieve vena salina.

Il Brut Nature Milazzo è un metodo classico da uve Chardonnay con 36 mesi sui lieviti, dal naso intrigante tra note di crosta di pane, belle sensazioni floreali di margherite bianche, fruttate di pera e ananas, ritorni agrumati e percezioni minerali, dal sorso cremoso e fresco.

Alberto e Giuseppe Tasca
Contessa Franca Brut 2010 Tasca D’Almerita
(Pa), questo nuovo spumante è un 60 mesi sui lieviti, ha bella etichetta in stile liberty. Nel calice fine perlage, quadro olfattivo ricco ed articolato, pan briosche, ananas, cedro e pesca gialla, tostatura di nocciole, sorso avvolgente, fresco e lunghissimo.

Grillo 2016 Alcesti (Tp), vino pieno di frutto e freschezza, sui toni di pera e pesca gialla, agrumi, felce e pepe verde. Bella la bocca piena e di buon equilibrio d’insieme.

Nino, Benedetto e Benedetto Alessandro
Catarratto Vigna di Mandranova riserva 2015 Alessandro di Camporeale
(Pa), assaggio in anteprima la riserva di catarratto in prossima uscita. Profumi intensi di citronella, pera e pesca gialla, zenzero ed erbe aromatiche, bocca avvolgente e poliedrica tra freschezza e mineralità.

Ancora una versione interessante del Kiggiari Grecanico 2016 Baglio Oro (Tp), fresco al naso ed in bocca, palatale e di ottima persistenza.

Il Ficiligno 2016 Baglio di Pianetto (Pa) da uve inzolia e viognier, conferma la sua qualità, ha profumi di ginestra, pera, pesca bianca, agrumi e percezioni minerali, beva piena e di persistenza.

Miano Catarratto 2016 Castelluccimiano (Pa), si conferma d’estremo interesse con olfatto variegato di glicine, pesca, pepe bianco e toni minerali. Coerente al gusto, è ricco d’acidità, con finale di densità e persistenza.

Diego Cusumano
Coniuga freschezza e rotondità di sorso lo Shamaris Grillo ’16  Cusumano (Pa), olfatto di origano, pesca bianca e agrumi, assaggio perfettamente corrispondete, con finale tra frutto e sapidità.

Il Grillo ’16 Tarucco Geraci (Pa) effonde naso varietale di ginestra, pera e pesca gialla, e calibrate note erbacee, ha sorso vibrante e persistente.

Lo Scurati Grillo 2016 Ceuso (Tp), versione varietale ed equilibrata, naso di ginestra, agrumi, mela e pesca bianca, in bocca è  fresco e bilanciato.

Strepitoso Lalùci Grillo 2016 Cristo di Campobello (Ag), dall’olfatto intenso e fresco di tiglio, mela e pesca bianca, note di salvia e ritorni di cedro e arancia, all’assaggio grande pienezza e lunghezza.

Sebastiano Polinas e Giuseppe Di Legami
Ottima conferma per il  Berlinghieri Grillo ’16 Di Legami (Tp), olfatto di tiglio e acacia, pesca bianca, belle sensazioni vegetali, progressione gustativa dinamica tra freschezza e ritmo salino.

Tra i migliori Zibibbo secco in circolazione il Bello Mio 2016 di Fondo Antico (Tp) è aromatico, fresco e di gran bevibilità,  spazia dalla rosa bianca, alle note di pesca, frutta tropicale, sorso fragrante con scia sapida.

La cantina Pellegrino (Tp) che ritorna al Vinitaly dopo cinque anni presenta il Salinaro Grillo 2016, semplice ed efficace  dal naso di glicine, camomilla e mela gialla, sorso di buona pienezza salina.

Gaetana Jacono
Riconoscibile e di ottima fattura lo Zagra Grillo 2016 di Valle dell’Acate (Rg), le sfaccettature svariano dai sentori floreali di tiglio, ai fruttati di pompelmo, pesca bianca e salvia. Al palato alterna sapidità e freschezza agrumata.

Tra i rossi:

Il Cerasuolo di Vittoria Classico ’14 Avide (Rg), cornice olfattiva di frutti di bosco, ciliegie, macchia mediterranea e spezie, sorso fresco e sapido.

Il Nero d’Avola Aynat 2013 Cva Canicattì, effonde dal bicchiere peculiari caratteristiche del vitigno, bouquet di rosa rossa, mora ed amarena, spezie dolci, bello da gustare per il sorso acido-sapido di lunghezza.

Cutaja Nero d’Avola 2014 Caruso & Minini (Tp), matrice olfattiva intensa di mora e amarena, ribes, chiodi di garofano, potpourri di spezie dolci, balsamo  e vaniglia. Bocca fresca che appaga con tannini fini e lunga scia frutto e spezie.

Antonio Rallo
Nuova etichetta il Bell’Assai Frappato Vitoria 2016 Donnafugata (Tp), vino di grande immediatezza gustativa, spazia dal fruttato di ciliegia, al sottobosco, alle caratteristiche spezie del vitigno, sorso lineare.

Mario Di Lorenzo
Debutta il Perricone Granmassenti 2015 Feudo Disisa (Pa), con naso floreale di rosa rossa, fruttato di mirtilli ed amarene, sbuffi di pepe nero e sottobosco, bell’equilibrio gustativo.

Fabio Sireci
Grande espressione del vitigno principe siciliano, il Nero d’Avola Vrucara 2012 Feudo Montoni (Ag) è “l’anima pura”, quadro olfattivo di rosa, ciliegia e prugna, grafite, tabacco e suadenti note di vaniglia, sorso elegante, fresco e di lunghezza gustativa che resta nella memoria.

Bruno Fina
Fresco con il frutto in primo piano il Perricone ’16, Fina (Tp), ricco di lamponi, mirtilli, ciliegie rosse e chiodi di garofano, beva di piacevolezza.

Giacomo, Tiziana e Clemente Funaro
Nero d’Avola 2016 Funaro
(Tp), tutto frutto e spezie questo  vino di grande piacevolezza olfattiva e gustativa espressione varietale e fresca che rivaluta il nero d’avola da bere giovane.

Gianfranco Lombardo
Eimi Nero d’Avola 2012 Lombardo (Cl)

Ottimo mix di suadenza ed eleganza, sprigiona un ventaglio d’aromi, note di marasca ed amarena, eucalipto, tabacco,  pepe nero e calibrata vaniglia. Pregevole bocca con tannini nobili, freschezza e persistenza frutto sapida.

PierPaolo Messina
L’Archimede Riserva 2013 Marabino (Sr), altra espressione di stoffa, profondo di marasca, ciliegia, prugna, agrumi, cacao ed erbe aromatiche, assaggio fresco e lungo.

Paolo Calì
E’ un gran Cerasuolo il Forfice Cerasuolo di Vittoria Classsico 2013 Paolo Calì (Rg), profumo di mirtillo, prugna, liquirizia, tabacco dolce e soffi minerali, dalla bocca fresca, tannino vivo, lunga.

Francesca Planeta
Altro debutto quello del Mamertino 2015 Planeta (Me), vino territoriale dal bouquet fresco di ciliegie e prugne, erbe aromatiche e spezie, bocca viva, precisi ritorni olfattivi con deliziosa vena salmastra.

Silvana Raniolo
Il Frappato 2016 di Tenuta di Bastonaca (Rg), ha naso di lavanda, ciliegia, lampone, e piacevoli note speziate, la bocca di gran spalla acida di vivo frutto è godibile.

L’Oblì Faro 2013 Tenuta Enza La Fauci, suadente  al naso ed in bocca per le note floreali di rosa e fruttate di ciliegia e ribes, poi sentori vegetali, di tabacco e cuoio, bella la bocca fresca e sapida.

Si conferma un vino territorale e di gran qualità il Frappato Belsito 2015 Terre di Giurfo (Rg), ricco al naso di lamponi, frutti di bosco, ciliegie rosse e gran speziatura, corrispondente all’assagio si allunga con tannino godibilissimo.

Il Marsala Superiore Rubino 2014 è la nuova etichetta che si affianca alle altre della linea Heritage Francesco Intorcia, una versione Ruby di gran qualità, caratterizzata dal fruttato di ciliegia e prugna, chiodi di garofano, sorso con gradevole presenza tannica

Read Full Post »


Le Contrade dell’Etna con l’edizione del 2017 ha festeggiato il decimo anno, questo straordinario evento è riuscito a mettere in luce l’evoluzione ed il cambiamento della produzione del vulcano, ha favorito il confronto e lo scambio di opinioni sulla produzione etnea sia tra critici, sia tra i singoli
produttori delle diverse Contrade.

Il numero delle presenze di anno in anno cresce e l’interesse altrettanto, oltre che per la gran quantità d’appassionati che giungono sull’Etna, soprattutto per i tanti di produttori che aderiscono all’evento e per la nutrita presenza di colleghi della stampa estera che arrivano in Sicilia per l’occasione.

Nato da un’idea semplice quanto geniale di Andrea Franchetti nella sua cantina di Passopisciaro, Contrade è cresciuto di anno in anno anche per la qualità dei vini. Il focus sulle produzioni delle diverse Contrade ha spinto verso la  riqualificazione delle diverse micro-aree, percorso recepito anche nel disciplinare della Doc Etna.

Nel 2017 sono state poco meno di 100 le aziende presenti e l’evento si è trasferito dalla cantina di Graci al grande spazio esterno Castello Romeo a Montelaguardia Randazzo Etna Nord.
Ho assaggiato le annate 2016 dei bianchi e dei rossi, ed anche qualche millesimo retroattivo, i vini hanno felicemente mostrato una crescita qualitativa comune, finalmente la presenza di vini scadenti si è limitata solo a tre/quattro etichette.

Ecco alcuni tra gli assaggi più convincenti tra aziende nuove e storiche, tutti annata 2016:

Aitala
L’Etna Rosso  è vivo di freschezza con note di ciliegia e susina, toni minerali, mostra sorso fresco e piacevole.

Alta Mora Cusumano
L’Etna Bianco è intenso e fragrante, particolarmente elegante l’Etna Rosso Guardiola di grande futuro in bottiglia.

Barone di Villagrande
Etna Rosato di grande e piacevole bevibilità, dal sorso leggiadro ricco di floreale e di piccoli frutti rossi, e sapidità in lunghezza.

Benanti
Tutti di gran livello i vini, degno di particolare nota il Nerello Cappuccio, di pienezza e di eleganza non comune.

Biondi
L‘Etna Rosso Contrada San Nicolò sfodera percezioni di rosa, fresca frutta rossa, note balsamiche e mentolate, ed ha sorso ricco di tannini fitti e freschezza.

Caciorgna
Il suo N’anticchia è piacevolissimo al naso con note di viola, mirtillo fresco, ribes e spezie, bocca fresca di forza sapida.

Calabretta
Il Vigne Vecchie Nerello Mascalese mostra forza e delicatezza, sfaccettature variegate di un vino di grande espressione.

Calcagno
L’Etna Rosato Arcuria racchiude tutte le caratteristiche dell’Etna Rosso giovane, fresco al naso ed in bocca, di vivo frutto e sapidità.

Camarda
Il Camarda Rosso è il vino che ho preferito tra quelli dell’azienda, ricco di frutto e spezie, mai banale ed in progressione gustativa.

Cottanera
L‘Etna Rosato dal colore flebile ha personalità, petali di rosa e geranio, fragoline, ciliegie, erbe aromatiche, sorso di piacevolezza e lunghezza fruttata.

Crasà
In particolare mi è piaciuto l’ Src Rosso Rivaggi ricco di personalità, si mostra sfaccettato e di grande persistenza.

Di Francesco
Azienda all’esordio, interessante l’Etna Rosato Jebel, per le sottili fresche sensazioni floreali e fruttate, e per la bocca di ottimo registro.

Donnafugata
Altro esordio per i vini etnei di una grande azienda siciliana, l’avventura sul vulcano inizia con un Carricante ed un Nerello Mascalese, entrambi freschi e ricchi di frutto, la curiosità di aspettarli ed assaggiarli più in là è tanta.

Eduardo Torres Acosta
Dopo aver collaborato con Andrea Franchetti per tanti anni a Passopisciaro, adesso produce per se stesso, intrigante il Versante Nord, ricco di rosa, di freschi mirtilli e ciliegie rosse, dalla bocca viva che mostra qualità.

Elcher
Nuova azienda e nuovi vini, mi è piaciuto molto per la sua florealità spiccata, il frutto e le spezie, Altero Rosso, suadente e lungo all’assaggio.

Eudes
Altra nuova azienda, bello l’Etna Bianco Bianco di Monte, piace per le sue note tra il fruttato ed il vegetale, di gran lunghezza gustativa.

Falcone
L’Etna Rosso Aitho mette in mostra un fruttato intenso, un buon mix di spezie e un sorso dinamico e di persistenza.

Fattorie Romeo del Castello
Chiara Vigo e Gianluca Torrisi mi parlano del loro bellissimo progetto della mostra delle etichette storiche dei vini dell’Etna che a breve sarà ultimato mentre assaggio la produzione, l’Etna Rosato Vigorosa mi piace davvero per personalità ed eleganza, l’Etna Rosso Vigo mette in luce una stoffa tutta in divenire.

Federico Curtaz
Anche lui rinasce con una nuova gamma di vini tutta sua, di livello l’Etna Bianco Gamma fresco ed avvolgente al sorso con note di pesca bianca e mentuccia, di bella sapidità.

Filippo Grasso
Mari di Ripiddu Etna Bianco, è risconoscibile per le sue caratteristiche olfattive di ricchezza floreale, di frutta bianca fresca, agrumi e per la beva che riempie il palato.

Fischetti
Alberelli centenari donano l’Etna Bianco Muscamento tutto da sorseggiare, naso  floreale di ginestra, fruttato di  pesca bianca ed albicocca, percezioni balsamiche, dalla bocca fresca e lunga. Pieno e di grande abbinabilità l‘Etna Rosato. 

Frank Cornelissen
Tutti interessanti i campioni, in particolare il Munjebel Sciara Nuova, sontuosa sintesi di eleganza  potenza, freschezza e di grande matrice vulcanica.

Girolamo Russo
Tra i vini di Giuseppe Russo, l’Etna Rosso Feudo di Mezzo spicca per indubbia personalità, violetta, ciliegia fresca, macchia mediterranea, tannino vivido e sorso lungo.

Graci
L’Etna Rosso di
Alberto Graci si declina nelle Contrade Arcuria, Feudo di Mezzo e Barbabecchi, quest’ultimo alterna note minerali, floreali, fruttate e balsamiche, da godere fra tanti anni.

Moganazzi
L’Etna Bianco Don Michele, giovanissimo è viva espressione territoriale al naso ed in bocca, sorso particolarmente fragrante e succoso.

Passopisciaro
I vini di Andrea Franchetti delle diverse Contrade sono incredibilmente diversi e riconoscibili, sugli scudi il Porcaria  con la sua elegante fresca intensità olfattiva e gustativa e la lunga persistenza materica.

Planeta
Il Carricante di Contrada Taccione ha quadro olfattivo diretto, floreale di ginestra, pesca bianca, note agrumate e iodate, sorso vivo e godibile.

Primaterra
Il PrimaRosa al naso ha piacevoli note di rosa, mirtillo e ciliegia su sottofondo minerale e di erbe aromatiche, sorso pieno di ritorni olfattivi.

Tasca d’Almerita
Anche Tasca presenta i rossi divisi per Contrade, di gran livello il Marchesa, frutto e minerale solfureo al naso, sorso calibrato di grande avvenire.

Tenuta di Fessina
L‘Erse Rosato di Silvia Maestrelli propone floreale di rosa, fruttato di fragoline, frutti di bosco e ciliegie, erbe aromatiche e percezioni minerali, assaggio pieno e lungo.

Tenuta Bastonaca
Silvana Raniolo presenta il suo primo Etna Rosso è annata 2014, lo assaggio con curiosità,  effonde percezioni di viola e rosa, ciliegia rossa e gelso, sensazioni vegetali ed  ha trama gustativa dinamica.

Tornatore
Fresia, ginestra, susina, pesca bianca ed erbe aromatiche, al naso ed al sorso per l‘Etna Bianco di giusta freschezza e sapidità.

Torre Mora
Nuova realtà che presenta un Etna Bianco con intense note di fiori d’arancio e fruttate di mela e pesca bianca, bocca tesa e lunga.

Vigneti Vecchio
Un’altra nuova bella realtà di questa edizione di Contrade, Rosa La Guzza e suo marito Carmelo, che da 16 anni è operaio presso l’azienda di Andrea Franchetti, sono all’esordio con i loro vini, tutti interessanti, in particolare l’Etna Rosso Crasà per la sua elegante fresca intensità olfattiva e gustativa.

Vivera
La produzione si attesta su livelli standard alti, bello il Carricante dal naso intenso di fresche note di pesca bianca e speziata mineralità, dal sorso pieno, elegante il Martinella Rosato sfaccettato di rosa, mirtilli, ciliegie rosse e spezie, beva piena ed appagante.

Read Full Post »

bonavita faro wine realityIn una lunga lingua di terra chiusa tra il mar Tirreno e il mar Ionio sui monti Peloritani che dominano lo stretto di Messina, si estendono i ripidi terrazzamenti di Faro Superiore dell’azienda Bonavita. Gran bella realtà quella di Giovanni Scarfone che nei sei ettari a 250 m s.l.m, parzialmente vitati, alleva i vitigni autoctoni del comprensorio: Nerello Mascalese, Nerello Cappuccio e Nocera.

La storia della piccola denominazione Faro è tipicamente “Italiaota”, dopo aver ottenuto il riconoscimento a DOC nel 1976, in realtà, già dopo qualche anno dalla sua nascita era prodotta in esigua quantità, esisteva in pratica solo sulla carta. In quel fazzoletto di terra collinare con paesaggi mozzafiato e pendenze che superano il 70 per cento, dove la viticoltura andava scomparendo a favore dell’edilizia, praticarla esigeva le disposizioni in terrazzamenti e strie di muretti a secco. Agli inizi degli anni Novanta il gran merito di aver lungamente lottato per mantenere in vita la Doc Faro e rilanciarla in quantità e qualità va dato ad un produttore illuminato, Salvatore Geraci, con il suo Faro Palari.

Oggi in questo comprensorio punte d’eccellenza si mescolano a prodotti mediocri in un’altalena qualitativa spiazzante. Mi piace davvero il modo in cui Giovanni Scarfone nel suo vino riesce ad interpretare un territorio seguendo il proprio percorso, è convinto assertore dell’agricoltura naturale e  del non compiere nessun intervento sulle uve, nessuna aggiunta di solforosa o altri additivi chimici in fermentazione, solo lunghe macerazioni con frequenti follature manuali

Dopo aver bevuto anche la quinta annata prodotta del suo Faro Bonavita è fuor di dubbio come egli non camuffi le diversità delle annate, rendendole tutte uniche ed interessanti, lasciando esprime questi vitigni così particolari come l’andamento stagionale ha permesso.

bonavita faro 2010 giornalevinocibo

Bonavita Faro Doc 2010 –Nerello Macalese, Nerello Cappuccio, Nocera
Le uve sono allevate con agricoltura naturalebasse dosi di rame e zolfo per la difesa antiparassitaria, sovesci annuali di leguminose seminate in autunno per l’apporto di sostanza organica naturale. Il vino affina 16 mesi in botti di rovere non nuove.
Nel bicchiere è di colore rosso rubino trasparente, sprigiona vivo frutto di gelso, note di macchia mediterranea, spezie, humus e bella grafite. Bevendolo inonda di frutto vibrante, intensa acidità balsamica, tannino raffinato, e permane nel suo lungo sorso sottile e speziato.

bonavita rosato 2012 giornalevinocibo

Bonavita Rosato Terre Siciane 2012 –Nerello Macalese, Nerello Cappuccio, Nocera
E’ il secondo hanno produttivo per il rosato, l’etichetta riporta un’intrigante tela di Francesco Scarfone diversa dall’annata precedente. Il vino prevede una macerazione con le bucce per 12 ore, poi fermentazione in piccoli fusti di rovere senza controllo della temperatura.
Certo non è un vino facile, ha un suo carattere, niente a che vedere con il classico rosato beverino.
Dal colore cerasuolo luminoso, dispiega naso sfaccettato con note di ribes, agrumi, toni dolci e salmastri che si alternano. La bocca è una caramella di frutti di bosco, ravvivata dal percettibile tannino e dalla gran vena sapida.

Read Full Post »

L’evento annuale di Assovini “Sicilia en Primeur” si svolto da 20 a 22 Aprile sull’Etna al Picciolo Golf Resort, una splendida struttura immersa nel verde dei campi da gioco. La nona edizione è stata animata da 28 produttori, oltre 200 vini e 60 giornalisti provenienti da ogni parte del mondo, Italia ma anche da Germania, Russia, Regno Unito, Svezia, Danimarca, Austria, Svizzera, Turchia, Stati Uniti, Giappone, Canada e Cina. Come ogni anno l’incontro ha avuto l’obiettivo di promuovere e presentare alla stampa nazionale ed internazionale, sia l’ultima vendemmia che le annate già in commercio di alcune delle aziende socie. Assovini oggi conta in totale 66 aziende rappresentative di tutte le aree produttive siciliane, circa l’80% del vino imbottigliato, destinato per il 42% al mercato nazionale e per il 58% al mercato estero.

In che direzione si muovono queste aziende rappresentative del vino siciliano? Verso la biodiversità viticola e la valorizzazione del territorio. Oggi è assolutamente necessario ed è possibile attuarlo attraverso il dinamismo fatto di viticoltura sostenibile, sviluppo ecocompatibile, rispetto massimo del territorio e del paesaggio. Obbiettivo dichiarato è la sempre crescente esigenza di valorizzazione dei vitigni autoctoni, alla quale oggi si aggiunge il progetto di recupero di numerosi vitigni “reliquia”. La Sicilia si presenta come un laboratorio vitivinicolo fatto di sperimentazione ed innovazione, sia per le produzioni convenzionali che per quelle biodinamiche ed organiche.

Antonio Rallo Presidente Assovini “La vendemmia 2011, protagonista dell’evento, conferma l’ulteriore innalzamento qualitativo delle nostre produzioni e contemporaneamente la loro capacità di mantenere un volto tutto siciliano. La carta vincente dei vini siciliani è quindi la loro contemporaneità che da una parte trova linfa nelle radici e dall’altra nella propria profonda “sicilianità”. Non sono concetti contradditori al contrario: è da questo apparente ossimoro che cresce il successo dei nostri vini, oggi distribuiti in oltre 60 paesi, per un fatturato totale di circa 250 milioni di euro annui”

Il tasting si è svolto in due differenti sale, una con i vini a richiesta serviti dai sommelier, sia ”en primeur” che delle annate precedenti, ed un’altra sala con i banchi dei produttori pronti ad accoglierci per raccontare le loro impressioni ed aspettative.  

Ecco gli undici vini più interessanti assaggiati: quattro bianchi, cinque rossi e due dolci.

1-Fileno Grillo 2011 Viticultori Associati Canicattì (Ag)
E’ un classico esempio di Grillo di nuova concezione. Splendido naso di fiori di camomilla, fruttato di mela, banana e belle note d’origano. Bocca fresca e di persistenza. Beverino al punto giusto.

2-Zagra 2011 Valle dell’Acate (Rg)
Gaetana Jacono e Francesco Ferreri producono Zagra composto da 70% Grillo e 30% Inzolia. Ammaliante con le sue note di zagara, pera, melone bianco ed agrumi. Al palato è mix di freschezza e sapidità.

3-Isula Cataratto 2011 Caruso & Minini (Tp)
Grand’espressione di Catarratto quello prodotto da Stefano Caruso, ricco di sentori floreali di glicine e ginestra, pesca bianca, spezie e toni salmastri. Piena corrispondenza in bocca, con acidità e lunga persistenza di frutto e mineralità.

4-Casalj 2011 Catarratto Rapitalà (Pa)
Laurent Bernard de la Gatinais ci presenta il nuovo Casalj composto da sole uve Catarratto. Il naso è ottimamente espresso con note di ginestra, fieno, frutta esotica  e pepe bianco. Beva di freschezza e di ritorni fruttati e speziati.

5-Zisola Nero D’avola Doc Noto 2010 Mazzei  (Sr)
Un  Nero d’Avola territoriale, profumi di viola passita, ginepro, ciliegia nera, prugna e sentori balsamici. In bocca di sostanza e calore bilanciati da viva acidità e tannino fine.

6-Versace Nero d’Avola 2009 Feudi del Pisciotto (Cl)
Si propone floreale fruttato con viola, marasca e mora fresche, macchia mediterranea e note speziate. Assaggio di carattere e finezza giocata tra morbidezza ed asperità.

7-Siccagno Nero D’Avola 2009 Arianna Occhipinti (Rg)
Ci è molto piaciuto questo vino di Arianna Occhipinti, godibilità e riconoscibilità le sue carte vincenti.  Naso fresco di ciliegia, mora, marasca, spezie scure, balsamicità. Al palato è graduale ed elegante, la spinta acida ed il tannino insieme ad un frutto succoso riempiono il lungo finale.

8-Cabernet Sauvignon 2009 Tasca d’Almerita
Un vino che è un “must”. Sprigiona concentrati profumi di frutti rossi, cacao, pepe nero, note vegetali, tabacco e cuoio. Giovane alla beva mostra tutta la sua elegante verve.

9-Il Musmeci 2008 Doc Etna Tenuta di Fessina (Ct)
Silvia Maestrelli e Federico Curtaz firmano un vino elegante e di personalità. Al naso trionfo di note di rosa, ciliegia ed amarena, vaniglia, tabacco scuro, spunti mentolati. Bocca decisa con tannini fitti, fresca e minerale.

10-Moscato della Torre Doc Moscato di Noto 2010 Marabino
Spettro olfattivo elegante e fine, sensazioni di confettura di albicocca, zucchero a velo, cedro candito, note minerali. Carazzevole al palato, l’evidente acidità ne snellisce la beva di persistenza aromatica lunghissima.

11-Ben Rye 2009 Doc Passito di Pantelleria Donnafugata (Tp)
Grande intensità olfattiva ricca di confettura d’albicocca, miele, pan di spagna, spezie dolci. Voluttuoso ed inebriante di frutto e dolcezza mitigata dall’acidità e dai ritorni salini.

Read Full Post »

Le “Contrade dell’Etna” giungono al loro quinto anno mettendo in luce alcune interessanti novità e tantissime conferme. Il successo di questa manifestazione che Andrea Franchetti ha pensato e realizzato è evidentissimo, oltre che per la gran quantità d’appassionati che giungono sull’Etna, soprattutto per il numero crescente di produttori che aderiscono all’evento e per la nutrita presenza di colleghi della stampa estera arrivati in Sicilia per l’occasione. I produttori ospitati da Andrea Franchetti nel grande salone della cantina di Passopisciaro sono stati quest’anno 55 ed hanno presentato i loro vini non ancora imbottigliati delle diverse contrade annata ’11 insieme con alcuni d’annate precedenti. 

La sera antecedente al 19 Marzo, giornata dedicata alle “Contrade”, Franchetti ha invitato la stampa italiana e straniera, alcuni  importatori e qualche produttore presso l’agriturismo “Quota Mille”. Lo scambio di opinioni nel corso della cena ha ancor più evidenziato un dato che ormai è chiaro, ovvero la grandissima attenzione che ripone il mondo enologico mondiale su questa straordinaria fetta di territorio siciliano in grado di dare elevatissime eccellenze enologiche. Forza innanzi tutto del ricco terreno vulcanico sul quale sono allevati il Nerello, il Carricante e gli altri vitigni dai 300 metri s.l.m. fino ai 1100, gli affascinanti alberelli hanno densità che può variare da 6.000 fino a 12.000 ceppi per ettaro nei vigneti più antichi. Le caratteristiche climatiche sono davvero uniche, caldo sole e grandi escursioni termiche stagionali e giornaliere donano alle uve qualità organolettiche di primissima grandezza.

WINE REALITY Web Tv: Report video su “Le Contrade dell’Etna” con interviste ad Andrea Franchetti ed Alberto Aiello Graci.

Ecco i migliori vini assaggiati quest’anno:

Tra gli Spumanti: il Brut da uve Chardonnay ed il Rosè da uve Pinot Nero dell’azienda Terrazze dell’Etna entrambi freschi e profondi al punto giusto,  il Brut da uve Carricante di Planeta ricco di frutta e mineralità, ed il classico Brut Murgo da uve Nerello Mascalese mix di fragranza e ritorni sapidi.

Tra i Bianchi 2011: l’Etna Salisire di Vivera viva espressione territoriale al naso ed in bocca, l’Outis di Biondi fragrante e succoso,  l’Etna ’10 Millemetri Feudo Cavaliere conferma di grande qualità, l’Etna  ‘10 Don Michele Moganazzi piacevole e suadente , l’Etna ’10 di Cottanera di lunga scia frutto sapida e l’Etna ‘A Puddara ’09 di Tenuta di Fessina ricchissimo al naso e dalla bocca importante.

Tra i Rossi: di livello il Munjebel ’11 Frank Cornelissen d’affascinante freschezza di frutto, le due contrade ’11 del Tascante di Tasca d’Almerita con Sciaranova più sottile e composta e Bocca d’Orzo più d’estratto, il nuovo “entry level” ’10 di Fattorie Romeo del Castello  in uscita ad Aprile pieno di note floreali e fruttate, l’Etna ’10 Quota 1000 Graci che a Novembre lascerà la cantina conquista già il palato confermando il caratteristico olfatto. Una sicurezza l’Etna Feudo ’10 di Girolamo Russo dal gran carattere ed eleganza, l’Etna Erse ’10 Tenuta di Fessina intenso e piacevolmente lungo, il Feudo Vagliasindi ’10 dal frutto giovane e dalla piacevole nota erbacea. Primo assaggio anche per il Nerello Mascalese ’10 di Planeta pieno di frutto ed avvolgente eleganza.

L’assaggio dei vini delle varie Contrade ’11 di Franchetti, così come gli altri vini ’11, hanno evidenziato un’annata molto interessante e di grandissima prospettiva. All’assaggio il  Passopisciaro ’09 è vivo di ribes e macchia mediterranea, al palato è di freschezza e sapidità, mentre tra i quattro Cru di Franchetti il Porcaria ’09   è il più concentrato, prodotto tra i 700 e gli 800 metri s.l.m. si esprime al naso con intense sensazioni minerali completate da note di ciliegie e lamponi, in bocca è pieno e di lunga scia. Il Franchetti ’09 ottenuto da Petit Verdot e Cesanese di Affile è un vino di particolare espressione, intrigante connubio tra finezza, intensità e consistenza gustativa.

Piacevole il Primaterra ’09 ricco di frutto e spezie, al debutto l’Etna Capo Chiurma ’08 di Filippo Grasso dal gran naso e dal bocca decisa, infine sempre di grande eleganza e territorialità l’ Outis ’08 di Biondi nel quale la magia del vulcano è toccabile in punta di lingua.

Leggi altri articoli di Luigi Salvo sull’Etna: Le contrade 2008Le Contrade 2009 Le Contrade 2010  –    DEVINIS  Un Brindisi sotto l’ombra del Vulcano – Le Contrade 2011

Read Full Post »

Quando quattro anni fa Andrea Franchetti realizzò l’evento“Le Contrade dell’Etna” ospitando nel salone a piano terra della sua cantina di Passopisciaro tanti vignaioli del comprensorio fu subito evidente che questa manifestazione per la sua originalità e per la sua gran valenza sarebbe diventata un appuntamento di riferimento nel panorama enologico siciliano e non solo. Così negli anni ho incontrato, oltre ai tanti colleghi della stampa, un numero sempre più crescente di produttori vinicoli giunti appositamente da altri territori dell’isola, Trapani, Caltanissetta, Ragusa, Messina, Agrigento, tutti a Passopisciaro per approfondire i vini del Vulcano e comprendere al meglio il fenomeno dei vini siciliani più ricercati. Andrea Franchetti è romano d’origine, produce grandi vini in Toscana ed a ragione sono convinto che  gli si debba riconoscere il gran merito di aver giocato un ruolo fondamentale nella riscoperta enologica dell’Etna, sia attraverso il suo pluripremiato Passopisciaro sia per essere riuscito, in quello che oso definire un miracolo, ovvero far confrontare nel corso di questo tasting annuale  tutti i produttori delle varie contrade dell’Etna, vecchi, nuovi e appena nati o meglio rinati. Un confronto vero per comprendere  i vini ed i vari territori mettendo da parte invidia e gelosia.

Lunedì 21 Marzo a Passopisciaro, lo dico francamente, è stato molto bello vedere ad esempio Alessio Planeta descrivere il suo Carricante nella sua postazione per poi andare in giro ad assaggiare e commentare il vino degli altri, Silvia Maestrelli ed Alberto Graci scambiarsi opinioni sui propri vini e sulle qualità di quelli che ritenevano più interessanti, Giuseppe Tasca impegnato in giro per i vari banchi ad approfondire i vini ed un paio di storici produttori dell’Etna indicarmi tra i nuovi vini assaggiati quelli a loro avviso più significativi e innovativi.

Franchetti è soddisfatto e mi dice “ Sono felice di questo rinascimento dell’Etna, i produttori presenti oggi sono quasi il doppio della prima edizione e  sono qui per scambiarsi il gusto del vini. Ho pensato questa manifestazione proprio come luogo di scambio per tutti noi, affinchè si possa prendere una precisa direzione stilistica del fare il vino sull’Etna evitando che ognuno possa andare nella proposizione dei vini per conto proprio. Lo scopo è proprio fortificare lo stile in modo che questo sia riconosciuto all’estero, dove c’è un grandissimo interesse verso questo territorio ed i suoi vini. Proprio le contrade, i Cru sono un valore importante e sono convinto che, grazie anche a questo confronto, si avvertirà negli anni futuri una buona crescita nel vino dell’Etna “.

Nelle aree vitivinicole del vulcano sono state classificate circa una cinquantina di tipologie di suolo che per le loro differenti proprietà sono in grado di apportare capacità nutrizionali diverse alle vigne e sensazioni organolettiche di tipicità diverse nei vini. La sabbia-lavica dona vini eleganti ma strutturati, complessi e soprattutto adeguati a sfidare il tempo. Il diverso microclima nei vari piccoli appezzamenti delle varie contrade è poi un ulteriore differenziale d’unicità.

Diversi i bianchi, composti in prevalenza da uve Carricante, che mi sono piaciuti in modo particolare. Margherita Platania presenta una gamma di vini interessanti sui quali spicca il Millemetri ’10 Etna Bianco Doc Feudo Cavaliere dal naso intenso e dalla beva di gran freschezza e di perfetta corrispondenza al vitigno.

Il campione di vasca Etna Bianco ’10 Salisire di Vivera ancora torbido nel bicchiere, svela tutte le sue splendide inebrianti potenzialità di frutto e mineralità. L’ Etna Bianco Doc Mari Ripiddu ’09 di Filippo Grasso è elegante all’olfatto ed al gusto con una struttura che gli garantirà una buona  evoluzione nel tempo. Di gran fascino e bevibilità il Quantico ’10 di Giuliemi ed  il Carricante ’10 di Planeta.  Due vini in prossima uscita che sicuramente lasceranno il segno sono il Carricante ’09 di Tenuta di Fessina ‘A Puddara, del quale ho già parlato in occasione di Sicilia en Primeur e il Bianco ’10 di Nerina di Girolamo Russo, dedicato da Giuseppe a sua mamma Nerina.

Tra i rossi tante conferme e qualche piacevolissima novità: l‘Etna Rosso ’08 N’Anticchia di Paolo Caciorgna è una moltitudine di profumi al naso ed al palato e mi convince per la solidità e la persistenza, mentre il Nerello Mascalese ’08 di Terre di Trente sottile e ricco all’olfatto, ha un bellissimo caleidoscopio gusto di lunghi rimandi fruttati e speziati. Cinque conferme di gran levatura  sono l’Etna Rosso Doc Feudo ’08 di Girolamo Russo dal coerente ed elegante spettro olfattivo e dal lunghissimo sorso, l’Etna Rosso Doc Archineri ’09 Pietradolce dai profumi profondi e pieni e dalla beva ricca di materia e l’Etna Rosso Doc ’08 Quota 600 di Graci caratterizzato dalla silhouette aromatica particolarmente sfaccettata, l’Etna Rosso Doc ’08 Tenuta di Fessina che coniuga finezza di profumi e timbro gustativo inconfondibile e Etna Rosso Doc Guardiola ’09 Tenuta delle Terre Nere dal frutto giovane e dal tannino di gran fattura.

Ha un netto carattere distinguibile l’Etna Rosso Doc Don Michele ’08 Moganazzi dal naso e dalla bocca  piena di frutto, spezie e balsamo, mentre è di sottile viva freschezza il Vino di Anna ’08 dell’enologa australiana trapiantata in terra etnea.

Il Passopisciaro ’08 è  ricco all’olfatto di frutto, spezie e liquirizia, al gusto dispiega il suo grande spessore. I quattro speciali diversi Cru di Franchetti sono di millesimo ’10: il Rampante di Solicchiata deriva da vecchie vigne di Nerello Mascalese a piede franco ad oltre mille metri di altezza, mostra ampie note floreali e fruttate di ciliegia, lampone e mineralità, lo Sciaranuova nasce tra gli 800 ed i 950 metri, al gusto si mostra un po più sottile, il Chiappemacine di più bassa altitudine, intorno ai  550 metri mostra già buona sapidità, mentre il Porcaria prodotto tra i 700 e gli 800 metri è particolarmente concentrato di vive ciliegia e lamponi. Tutti sebbene ancora giovani mostrano grandi potenzialità e lo stile dell’Etna.

Leggi altri articoli di Luigi Salvo: Le contrade 2008Le Contrade 2009 Le Contrade 2010  –    DEVINIS  Un Brindisi sotto l’ombra del Vulcano

Read Full Post »

Nel delizioso Shalai Resort di Linguaglossa Lunedì 12 Luglio si è svolta la splendida serata di presentazione dei vini di Silvia Maestrelli, i siciliani di Tenuta di Fessina ed i toscani di Villa Petriolo, magistralmente abbinati ai piatti preparati dallo chef Giovanni Santoro hanno espresso un raffinato connubio apprezzato da circa quaranta partecipanti tra giornalisti di settore, esperti e semplici appassionati. In un’atmosfera piacevolmente conviviale si sono degustati in sequenza dieci vini, Federico Curtaz, agronomo ed enologo, con passione ne ha spiegato la nascita, Silvia Maestrelli ha affidato a me il compito di descriverli organoletticamente.

WINE REALITY Web Tv: Report video con intervista a Silvia Maestrelli 

 

La produzione toscana proviene da Tenuta di Petriolo situata nelle colline a soli 40 km da Firenze, si estende su una superficie di oltre 160 ettari, suddivisi fra vigneti (14 ettari), oliveti (13 ettari), frutteti e boschi. Le vigne sono ad un’altitudine compresa fra i 150 e 200 metri con terreni di medio impasto e sassosi, le varietà coltivate sono Sangiovese, una piccola percentuale di Colorino e Merlot per la produzione dei vini rossi, Malvasia, Trebbiano Toscano e San Colombano per la produzione di Vin Santo del Chianti. La produzione siciliana deriva da tre diversi siti: le vigne dell’Etna di Contrada Rovitello a 650 mt. s.l.m., 7 ettari ad alberello con Nerello Mascalese, Nerello Cappuccio, Carricante e Minnella, a Segesta in provincia di Trapani si trovano le vigne dello Chardonnay, mentre nella val di Noto le vigne del Nero d’Avola.

S’inizia con lo Chardonnay Tenuta di Fessina Se ’08, abbinato a un gustosissimo formaggio Piacentino ennese fritto in tempura con aspic al pomodoro verde e basilico. Questo vino proviene dai vigneti del territorio trapanese di Segesta, 5 ettari impiantati nel 2000 con esposizione nord/ovest a 700 mt. s.l.m., è agile e piacevolmente complesso, dal colore giallo paglierino, che esprime al naso note di fiori d’arancio, agrumi, frutta tropicale ed in bocca spicca per il suo nerbo fresco sapido. Alla millefoglie di pasta croccante con carpaccio d’oca affumicato al timo e rosa di melone giallo in guazzetto profumato, è abbiniato il Canaiolo Villa Petriolo L’Imbrunire ’09 affinato 8 mesi in cemento vetrificato. Vino molto godibile, è rubino trasparente con riflessi porpora, svela un naso vinoso con toni fruttati di ciliegia e lampone, al gusto la sua arma vincente è la freschezza di beva.

Con arancinetto di quaglia fritto alle erbette e ovetto sodo su canapè di frolla salata al pistacchio è in abbinamento il Nero d’Avola Ero ’09 Tenuta di Fessina. Il vitigno principe siciliano qui è interpretato con leggiadria, è rosso rubino con evidenti note porpora, al naso marasca, mora e spezie, al palato acidità con tannini misurati, un vino di lunghezza.

E’ la volta dell’ultimo nato siciliano il Nerello Cappuccio Laneo ’09 Tenuta di Fessina che assaggiamo con carnaroli al fiore di zucchina e capocollo croccante con mantecatura al taleggio fresco. Il Cappuccio in purezza mostra sottile finezza gusto-olfattiva, si caratterizza per il naso di piccoli frutti rossi sfumati da sentori floreali e spezie. Impasto gustativo di viva spalla acida e tannino ben espresso.

Il Chianti Villa Petriolo ’08 è un vino centrato, rosso rubino, esprime all’olfatto piccoli frutti rossi, humus, muschio, note di grafite. Al gusto ha ottima spalla acida con tannino presente, lo abbiamo provato in abbinamento con tortello di pasta fresca ripieno con mousse di melanzane, petali di pomodorini al basilico e briciole di ricotta.

L’Etna Doc Erse ’08 Tenuta di Fessina sprigiona aromi eleganti di rosa canina, note di ciliegia, prugna fresca, spezie. Di notevole presa alla beva, ha tannino di fine estrazione ed una precisa continuità che mette in relazione naso e bocca, vino femminile molto piacevole, si è sposato ottimamente con zuppetta fredda di pomodorini e arance con cornucopia di pane alle olive e ricotta al forno.

Il Chianti Rosae Mnemosis ’08 Villa Petriolo ha esaltato con le sue caratteristiche il piatto di carpaccio di vitellina affumicata al rosmarino con tagliatelle di verdure croccanti e vinagrette all’agrodolce, rosso rubino con note evidenti porpora, al naso effonde piacevoli sensazioni di ciliegia e mora matura, spezie e foglie secche, in bocca pervade di freschezza e di piacevoli ritorni di frutto e spezie.
Il Filet mignon di maialino nero dei Nebrodi in crosta di frutta secca su tortino di patate e cipolle rosse si è perfettamente integrato con l’Etna Doc Il Musmeci ’07 Tenuta di Fessina, vino elegante e di grande personalitàdal vivo colore rubino, ha spettro olfattivo che spazia dalle note di rosa, a quelle di ciliegia ed amarena sotto spirito, fino alla vaniglia ed al tabacco scuro. La bocca è fresca e poliedrica, minerale, dalla nobile trama tannica.

IGT Toscana Golpaja ‘06 Villa Petriolo è rosso rubino con lievi riflessi granati, frutta rossa al naso, mora, ciliegia nera, ricordi balsamici. Corposità ed equilibrio marcano l’assaggio, lunga chiusura di morbidezza e toni fruttati. Perfetto con la scaloppina d’anatra scottata al burro profumato con riduzione d’aceto balsamico  e misticanza alle erbette di campo.

Ha chiuso la batteria dei vini il Vin Santo del Chianti ’04 Villa Petriolo, dal colore ambrato e dal naso ottimamente espresso, di nocciola al miele e note vanigliate. L’ingresso in bocca è avvolgente e vellutato, chiude con finale godibile in crescendo gustativo. Con bavarese ghiacciata alla mentuccia frasca e vaniglia con frolla al cioccolato medicano e gocce di Miele all’arancia rossa.

Sono così trascorse tre bellissime ore tra vini intriganti e piacevoli abbinamenti a preparazioni che ne hanno esaltato le caratteristiche. E’ stato sicuramente particolare questo tasting di vini prodotti in due diverse regioni, da differenti vitigni e terroir ma con la stessa filosofia aziendale. I vini toscani ed i siciliani, diversi tra loro, hanno mostrato punti in comune evidenziando eleganza, finezza e rispetto del vitigno originario. Nella serata dello Shalai Resort il vino ed il cibo si sono esaltati a vicenda mostrando due comuni denominatori di fondamentale importanza: materia prima di gran qualità e rispetto della sua trasformazione. Vado via pienamente sodisfatto con due vini che permangono più degli altri nella memoria Il Musmeci ed il Golpaja.

Read Full Post »

Lo straordinario territorio dell’Etna ed i vini che da esso derivano sono da qualche anno sotto i riflettori proprio per l’unicità dei prodotti, figli di un “terroir” dalle particolari condizioni pedoclimatiche. Sono ormai parecchie le eccellenze che ho avuto in questi anni il piacere di menzionare (leggi, leggi ed ancora leggi), ma oggi voglio soffermarmi in particolare su un gruppo di vignaioli.

A Catania nel lontano 1435 un gruppo di viticoltori dell’Etna costituì un’associazione la “Maestranza dei Vigneri”, che si proponeva di diffondere e mettere in pratica le migliori norme di coltivazione della vigna sul vulcano. Dopo quasi seicento anni, oggi i Vigneri sono un gruppo di viticoltori etnei che si sono raggruppati attorno all’enologo Salvo Foti e che si propongono di fare vitivinicoltura di gran qualità nel rispetto dell’ambiente, attraverso sistemi non invasivi, rispettando le tradizioni dei propri antichissimi vitigni, senza apportare stravolgimenti in vigna ed in cantina dettati da logiche di omologazione commerciale.
La filosofia che li guida prevede il rispetto del territorio e della sua storicità, il recupero dei vitigni locali ed il reimpianto graduale nei vigneti ultracentenari nei punti nei in cui vi sono le mancanze.

Si preoccupano di svolgere la vendemmia a mano in un periodo abbastanza freddo tra Ottobre e Novembre, questo rende possibile la vinificazione senza l’utilizzo di termocondizionamento e lieviti selezionati, ed avviene in botti e tini di legno, aggiungendo solo piccolissime percentuali di solforosa. L’affinamento ed i travasi sono effettuati nel rispetto delle  fasi lunari e l’imbottigliamento avviene solo nel momento in cui il vino lo richiede. Il Nerello Mascalese, il Nerello Cappuccio ed il Carricante del territorio Etneo hanno una loro precisa identità ed in un periodo nel quale non si contano più in ogni parte d’Italia i vini fotocopia privi d’identità ed anima, questi sono assolutamente un grande valore da preservare. 

Wine Reality Web Tv: I Vigneri gruppo di viticoltori dell’Etna, interviste a Rosanna Romeo del Castello e Salvo Foti

Read Full Post »

La terza edizione dell’interessante manifestazione “Le Contrade dell’Etna” ideata da Andrea Franchetti si è svolta Lunedi 8 Marzo come ormai tradizione nella cantina di Passopisciaro ed ha visto riuniti tutti i produttori del vulcano per presentare i vini dell’ultima vendemmia ed alcuni delle annate precedenti prodotti nelle varie Contrade dei comuni di Linguaglossa, Castiglione di Sicilia e Randazzo. Quest’anno l’evento delle Contrade, che negli scorsi anni è stato già polo attrattivo per le novità siciliane in bottiglia, si è arricchito di una vera e propria chicca: il giorno precedente Domenica 7 Marzo presso l’innovativo Shalai Resort di Linguaglossa Andrea Franchetti ha presentato in anteprima, con una cena dedicata alla stampa  organizzata da Laura Cirilli, i suoi quattro nuovi Cru da Nerello Mascalese. L’occasione ha visto all’opera importanti chef siciliani, Filippo La Mantia, Giovanni Santoro, Giuseppe Costa e Antonio Colombo, le cui deliziose preparazioni si sono sposate con i vini proposti all’assaggio. 

Quattro Cru da quattro differenti contrade, ottenuti da un unico vitigno il Nerello Mascalese, che acquisisce caratteristiche organolettiche diverse secondo la diversa composizione del terreno nel quale è allevato, infatti, le colate laviche che si sono susseguite nel corso degli anni nel comprensorio etneo hanno creato substrati di minerali differenti da zona a zona contribuendo a caratterizzare fortemente i vini. Nelle due salette dello Shalai Resort Andrea Franchetti ha riunito una quarantina di giornalisti italiani e stranieri, tra i quali anche Stephen Brook di Decanter, ad ogni tavolo i posti erano stati già assegnati, nel mio ho fatto conoscenza con Brandon Tokash, personaggio straordinario con il quale lo scambio di opinioni sui nuovi quattro Cru, sul Passopisciaro e sul mondo del vino siciliano è stato molto piacevole e proficuo.

Andrea Franchetti, Sergio Grasso, noto antropologo alimentare e Giorgio Grai famoso enologo italiano, hanno introdotto con un video il tasting dei vini, tutti annata ‘08: il primo ad essere degustato è stato il Rampante ottenuto da vecchie vigne di Nerello Mascalese a piede franco poste ad oltre mille metri in terrazze sulla parete di lava di Solicchiata. Il terreno nel quale sono allevate è sabbioso ed ossidato. Nel bicchiere mostra trasparenza, l’olfatto è d’intensa finezza con note floreali e fruttate di ciliegia, lampone, spezie e mineralità, in bocca è di bellissima freschezza, con le note fruttate presenti in un lungo finale sapido. E’ un vino particolare dal carattere deciso.
Lo Sciaranuova nasce tra gli 800 ed i 950 metri, in un terreno argilloso e morbido per moltissime ore esposto al sole, olfattivamente il vino è meno intenso del precedente, ma in bocca mostra più struttura con bella intelaiatura tannica e gran piacevolezza di beva. Il Chiappemacine è prodotto più in basso, a 550 metri, è caratterizzato dallo spettro olfattivo variegato e inebriante, al gusto sorprende per l’austerità sapida-tannica, un vino di gran equilibrio. L’ultimo il Porcaria, è prodotto tra i 700 e gli 800 metri, è il più concentrato dei quattro, si esprime al naso con sensazioni minerali completate da note dolci di ciliegia e lamponi, riempie la bocca con potenza setosa e lunghissima. Infine è toccato al Passopisciaro, già noto, che nasce dall’unione di vini ottenuti da altre contrade, dal colore rubino caldo e trasparente, intenso ed attraente il bouquet di lampone, ribes, macchia mediterranea, balsamo e spezie. L’entrata in bocca è di finezza avvolgente, freschezza e sapidità di frutto lasciano una lunga scia finale.

Il giorno seguente prima di recarmi nella cantina di Passopisciaro per l’esposizione delle Contrade, incontro Franchetti per un’approfondita intervista, seguito di quella (leggi) che due anni fa ebbi modo già di fargli.

 

Ha iniziato questa sua avventura in Sicilia relativamente da poco, ma ha avuto grandi soddisfazioni? “Nel lavoro fatto sono stato inspirato da questo posto bellissimo che stimola a pensare alla natura ed anche dalla manodopera locale piena di grande volontà. Il terreno qui sull’Etna cambia ad ogni metro ed  il vino cambia da alberello ad alberello, in quanti altri posti si vendemmia a Novembre con temperature che arrivano a 6-8 gradi. Per la collocazione delle vigne, inoltre, è una vendemmia eroica”.

Da questo vitigno il Nerello Mascalese quattro Cru differenti, ognuno dona  un’espressione diversa, mi è piaciuto molto il Rampante, il Porcaria è il più intrigante di tutti, lei quale predilige? Il Porcaria è sicuramente il più complesso, ma ognuno ha qualcosa di particolare. Il Nerello non è un’uva facile, si ossida facilmente, non si difende, ma se riesce ad avere espressione tersa, trasparente , ad essere tagliente, dona grande piacevolezza, mi piace definirlo un bianco come vino rosso.

Lei da tempo vinifica separatamente le uve delle varie contrade? Tutte le contrade sono ben mappate e danno vita a vini diversi per la variazione d’altitudine e per la differente granulometria dei terreni. Prima tutti i vari vini assemblati davano vita al Passopisciaro, adesso lo si ottiene dalle restanti Contrade che non danno vita ai quattro Cru.

Le etichette di questi Cru sono tutte uguali, cambia solo la piccola scritta della Contrada? Si non c’è l’esigenza di riconoscere le bottiglie da lontano, chi le comprerà probabilmente già le conosce bene.

Quante le bottiglie prodotte annata 2008? Dei quattro Cru complessivamente 10.000 bottiglie, del Passopisciaro sono circa 38.000

Per chiudere una domanda fuori tema, che ne pensa della possibile istituzione della Doc Sicilia? Non credo serva a fare la differenza, se è per questo  sulla bottiglia dell’IGT c’è già la scritta Sicilia.

Lunedì 8 marzo l’azienda di Franchetti, ha aperto le porte a ben 46 produttori etnei, realizzando un importante momento di confronto tra loro e dando la possibilità a giornalisti, operatori del settore ed appassionati di approfondire una realtà enologica di grande spessore, vini emozionanti, che hanno come nota assolutamente distintiva il “terroir” d’origine. Tra le novità assolute la presentazione del nuovo vino da uve Nerello Mascalese con piccole percentuali di Cappuccio di Tasca d’Almerita “Tascante” (nella foto con etichetta provvissoria) che deriva da vigneti della zona di Randazzo nelle contrade di Sciaranuova e Boccadorzo, l’annata ’08 ha fatto 14 mesi di botte grande, il naso su toni di fiori rossi, frutta rossa di bella concentrazione, note speziate e lieve tabacco, fa da preludio alla beva di ottima coerenza con tannino presente e buona fresca persistenza. Altro debutto per un’altra azienda affermata, Planeta presenta il suo Carricante ’09 prodotto in contrada Sciaranuova non fa legno anche se nasce per essere un bianco longevo, sarà in commercio a fine Novembre. Dal bicchiere emergono profumi di fiori di ginestra e frutta fresca a polpa gialla, all’assaggio mostra tutta la sua gioventù, con persistenza acido-sapida. Tra i numerosi Carricante assaggiati mi sono piaciuti in modo speciale,quello dell’Azienda Agricola Cavaliere di Margherita Platania (nella foto la bottiglia con etichetta provvisoria) del compresorio di S. Maria di Licodia, intenso al naso di fiori, frutta e mineralità, dalla beva piena, ricca di freschezza e persistenza, ed anche il Mari di Ripiddu ’09 dell’Azienda Agricola Filippo Grasso, fresco e minerale all’olfatto ed al palato, un vino d’ottima piacevolezza. Tra i Nerello Mascalese più interessanti sicuramente quello di Romeo del Castello Vigo ’08, che sarà in vendita solo a fine anno, pieno di viola, fragola, ciliegia, note di grafite e spezie, al gusto è pieno, di buona freschezza, con pregevole intelaitura tannica. Buono l’Etna ’08 di Chiuse del Signore, dal naso poliedrico e dalla particolare beva di rotondità, ed il Setteporte ’08 che è intenso e pulito al naso e riempie poi la bocca di fresco frutto. Eccellente il Nerello Mascalese ’08 di Terre di Trente, ricco di eleganza e finezza gustolfattiva, con una lunga chiusura minerale. Tra le annate ’07 tante conferme: il Musmeci di Tenuta di Fessina, il San Lorenzo di Girolamo Russo, il Don Michele di Moganazzi, il Quota 600 di Graci, l’Outis di Biondi e l’Archineri di Pietradolce.

Read Full Post »

Sempre più spesso mi piace parlare di vini non noti ovvero di quelli che mi danno l’opportunità di esercitare il compito che più mi entusiasma: scoprire e proporre prodotti che nascono e vivono per l’amore di chi li produce.

Incontro Agostino Sangiorgio produttore siciliano del comprensorio dell’Etna, che con passione e spirito di tradizione porta avanti la produzione d’uve Nerello Mascalese ed Alicante, la sua famiglia dal lontano 1807 coltiva vigneti intorno ai 750 mt. s.l.m. nel territorio di Biancavilla (CT). Nei due ettari di proprietà l’ultimo reimpianto, mi racconta, è avvenuto ad opera del padre nel 1973, le piante di Nerello Mascalese e d’Alicante settemila ceppi per ettaro sono state messe a dimora una dietro l’altra senza un ordine preciso, ecco perché le uve delle due varietà una volta raccolte compongono il “Granaccio” il vino che produce e che prende il nome da “Granache” il nome francese dell’Alicante. La prima annata di produzione in bottiglia è stata la 2007 per un totale di cinquemila pezzi, qualche migliaio in più saranno per la 2008. Mi piace molto la particolare etichetta, che è nata per caso ed è composta dall’antica scrittura dell’atto di vendita dei terreni alla famiglia Sangiorgio.  

Le importanti caratteristiche morfologiche del terreno da cui nasce il vino influiscono non poco in bottiglia, sono in parte di sabbia vulcanica ricca di ferro e potassio ed  in parte di formazione mista calcarea argillosa ricca di scheletro, il vino è ottenuto con criomacerazione a 2-3° e successiva macerazione a temperatura più alta, ed è affinato in acciaio per circa 8 mesi.

Il Granaccio annata 2007 nel bicchiere ha un colore rosso rubino scarico e trasparente, ha un naso d’efficace piacevolezza, frutta rossa, macchia mediterranea, tabacco e note minerali. In bocca l’appena accennata morbidezza lascia spazio alla freschezza del frutto ed alla mineralità, il tannino ancora da levigarsi accompagna un finale di bell’integrità. Mi è piaciuto nella sua lineare semplicità, il Nerello e l’Alicante si rincorrono e si susseguono, mostra un carattere proprio che lo rende interessante, godibile.

Infine mi piace sottolineare che Agostino Sangiorgio per il piacere della propria memoria storica gusto-olfattica produce ancora solo per se stesso dalle stesse uve un vino con un metodo antico, lo ottiene da un vecchio palmento affinandolo in antiche botti. In modo intimo me lo presenta in una bottiglia non etichettata, mi chiede di non giudicarlo organoletticamente ma di apprezzarne il piacere della tradizione che i suoi sentori evocano. Qui il degustatore non affonda, resta ammirato dalla poesia enologica.

Read Full Post »

Older Posts »