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Posts Tagged ‘Chianti’

chianti-lovers-2017-ingresso-giornalevinociboChianti lovers 2017, l’anteprima del Chianti ha riunito alla Fortezza da Basso di Firenze, oltre 100 aziende produttrici, circa 500 i vini in degustazione Chianti D.O.C.G., generici e con le menzioni Colli Aretini, Colli Fiorentini, Colli Senesi, Colline Pisane, Montalbano, Montespertoli e Rufina, annate 2016
non ancora in commercio, 2015 e 2014 Riserva.

L’annata 2016 è stata di buon livello, un’ottima primavera, piogge regolari con raccolta delle uve Sangiovese a fine settembre, la 2015 è stata un’annata dall’andamento meteorologico regolare, non si può dire lo stesso della 2014 che è stata davvero complicata ed ha fatto preoccupare i produttori per la continue piogge.

Come sempre succede quando si assaggiano vini ancora non pronti, il millesimo 2016 ha mostrato un caleidoscopio di vini diversi, alcuni già sulla buona strada, altri scomposti con acidità profusa e tannini verdi, o con maturazioni eccessive.
Tra i Chianti 2015 delle varie denominazioni sono svettati, come spesso accade, i Rufina vini che coniugano sostanza, freschezza ed eleganza. Anche in un’annata diversa le Riserve 2014 hanno detto la loro.

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Ecco gli assaggi più convincenti:

2016
Fattoria di Piazzano Chianti
: tutto quello che ti aspetti, naso piacevole, sorso di fresco frutto e spezie.

Fattoria Uccelliera Chianti: puntuale e preciso al naso ed in bocca, più fruttato che floreale, acidità e struttura in equilibrio.

Tenuta di Artimino Chianti Montalbano: olfatto di viola e ciliegia, sorso di buon equilibrio e piacevolezza.

Tenuta di Morzano Chianti Montespertoli: intenso al naso di frutti rossi, agrumi e spezie, sorso convincente.

2015
Fattoria di Lavacchio Chianti Rufina: naso di viola, frutti rossi, note agrumate e speziate, beva agile che si allunga.

Fattoria di Sammontana Chianti Superiore: naso intenso di rose in bocciolo, frutto e balsamo, palato succoso e pieno.

Frascole Chianti Rufina: naso articolato tra floreale, fruttato e leggere note minerali, assaggio godibile.

Sangervasio Chianti: olfatto estremamente piacevole, rosmarino, ginepro, ribes beva lunga tra frutto, agrumi e bella sapidità

Selvapiana Chianti Rufina: accattivante al naso, sorso di gran bevibilità, ricco di polpa di frutto e spezie.

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Riserve 2014
Casa di Monte Montespertoli: dal bicchiere intense note di viola, mirtilli e spezie, sorso caratterizzato da spina acidica e belle note tanniche.

Fattoria di Bagnolo Colli Fiorentini: olfatto freschissimo di rosa, ciliegia e balsamo, sorprende anche in bocca per carnosità e grip acidico.

Fattoria di Fiano: naso di viole, lamponi, ciliegie, note mentolate, beva fresca e profonda con precisi ritorni olfattivi.

Fattoria Poggio: olfatto pieno di ribes, alloro, pepe nero e menta, bocca fresca, articolata tra acidità, giusto calore e spina sapida.

Poderi Tognetti: bellissimo naso fruttato e speziato, assaggio di gran carattere, è equilibrato tra sostanza e finezza.

Villa Travignoli Rufina: sbuffi floreali, fruttati e balsamici in progressione, deciso al palato tra presenza gustativa e lunghezza.

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Nel delizioso Shalai Resort di Linguaglossa Lunedì 12 Luglio si è svolta la splendida serata di presentazione dei vini di Silvia Maestrelli, i siciliani di Tenuta di Fessina ed i toscani di Villa Petriolo, magistralmente abbinati ai piatti preparati dallo chef Giovanni Santoro hanno espresso un raffinato connubio apprezzato da circa quaranta partecipanti tra giornalisti di settore, esperti e semplici appassionati. In un’atmosfera piacevolmente conviviale si sono degustati in sequenza dieci vini, Federico Curtaz, agronomo ed enologo, con passione ne ha spiegato la nascita, Silvia Maestrelli ha affidato a me il compito di descriverli organoletticamente.

WINE REALITY Web Tv: Report video con intervista a Silvia Maestrelli 

 

La produzione toscana proviene da Tenuta di Petriolo situata nelle colline a soli 40 km da Firenze, si estende su una superficie di oltre 160 ettari, suddivisi fra vigneti (14 ettari), oliveti (13 ettari), frutteti e boschi. Le vigne sono ad un’altitudine compresa fra i 150 e 200 metri con terreni di medio impasto e sassosi, le varietà coltivate sono Sangiovese, una piccola percentuale di Colorino e Merlot per la produzione dei vini rossi, Malvasia, Trebbiano Toscano e San Colombano per la produzione di Vin Santo del Chianti. La produzione siciliana deriva da tre diversi siti: le vigne dell’Etna di Contrada Rovitello a 650 mt. s.l.m., 7 ettari ad alberello con Nerello Mascalese, Nerello Cappuccio, Carricante e Minnella, a Segesta in provincia di Trapani si trovano le vigne dello Chardonnay, mentre nella val di Noto le vigne del Nero d’Avola.

S’inizia con lo Chardonnay Tenuta di Fessina Se ’08, abbinato a un gustosissimo formaggio Piacentino ennese fritto in tempura con aspic al pomodoro verde e basilico. Questo vino proviene dai vigneti del territorio trapanese di Segesta, 5 ettari impiantati nel 2000 con esposizione nord/ovest a 700 mt. s.l.m., è agile e piacevolmente complesso, dal colore giallo paglierino, che esprime al naso note di fiori d’arancio, agrumi, frutta tropicale ed in bocca spicca per il suo nerbo fresco sapido. Alla millefoglie di pasta croccante con carpaccio d’oca affumicato al timo e rosa di melone giallo in guazzetto profumato, è abbiniato il Canaiolo Villa Petriolo L’Imbrunire ’09 affinato 8 mesi in cemento vetrificato. Vino molto godibile, è rubino trasparente con riflessi porpora, svela un naso vinoso con toni fruttati di ciliegia e lampone, al gusto la sua arma vincente è la freschezza di beva.

Con arancinetto di quaglia fritto alle erbette e ovetto sodo su canapè di frolla salata al pistacchio è in abbinamento il Nero d’Avola Ero ’09 Tenuta di Fessina. Il vitigno principe siciliano qui è interpretato con leggiadria, è rosso rubino con evidenti note porpora, al naso marasca, mora e spezie, al palato acidità con tannini misurati, un vino di lunghezza.

E’ la volta dell’ultimo nato siciliano il Nerello Cappuccio Laneo ’09 Tenuta di Fessina che assaggiamo con carnaroli al fiore di zucchina e capocollo croccante con mantecatura al taleggio fresco. Il Cappuccio in purezza mostra sottile finezza gusto-olfattiva, si caratterizza per il naso di piccoli frutti rossi sfumati da sentori floreali e spezie. Impasto gustativo di viva spalla acida e tannino ben espresso.

Il Chianti Villa Petriolo ’08 è un vino centrato, rosso rubino, esprime all’olfatto piccoli frutti rossi, humus, muschio, note di grafite. Al gusto ha ottima spalla acida con tannino presente, lo abbiamo provato in abbinamento con tortello di pasta fresca ripieno con mousse di melanzane, petali di pomodorini al basilico e briciole di ricotta.

L’Etna Doc Erse ’08 Tenuta di Fessina sprigiona aromi eleganti di rosa canina, note di ciliegia, prugna fresca, spezie. Di notevole presa alla beva, ha tannino di fine estrazione ed una precisa continuità che mette in relazione naso e bocca, vino femminile molto piacevole, si è sposato ottimamente con zuppetta fredda di pomodorini e arance con cornucopia di pane alle olive e ricotta al forno.

Il Chianti Rosae Mnemosis ’08 Villa Petriolo ha esaltato con le sue caratteristiche il piatto di carpaccio di vitellina affumicata al rosmarino con tagliatelle di verdure croccanti e vinagrette all’agrodolce, rosso rubino con note evidenti porpora, al naso effonde piacevoli sensazioni di ciliegia e mora matura, spezie e foglie secche, in bocca pervade di freschezza e di piacevoli ritorni di frutto e spezie.
Il Filet mignon di maialino nero dei Nebrodi in crosta di frutta secca su tortino di patate e cipolle rosse si è perfettamente integrato con l’Etna Doc Il Musmeci ’07 Tenuta di Fessina, vino elegante e di grande personalitàdal vivo colore rubino, ha spettro olfattivo che spazia dalle note di rosa, a quelle di ciliegia ed amarena sotto spirito, fino alla vaniglia ed al tabacco scuro. La bocca è fresca e poliedrica, minerale, dalla nobile trama tannica.

IGT Toscana Golpaja ‘06 Villa Petriolo è rosso rubino con lievi riflessi granati, frutta rossa al naso, mora, ciliegia nera, ricordi balsamici. Corposità ed equilibrio marcano l’assaggio, lunga chiusura di morbidezza e toni fruttati. Perfetto con la scaloppina d’anatra scottata al burro profumato con riduzione d’aceto balsamico  e misticanza alle erbette di campo.

Ha chiuso la batteria dei vini il Vin Santo del Chianti ’04 Villa Petriolo, dal colore ambrato e dal naso ottimamente espresso, di nocciola al miele e note vanigliate. L’ingresso in bocca è avvolgente e vellutato, chiude con finale godibile in crescendo gustativo. Con bavarese ghiacciata alla mentuccia frasca e vaniglia con frolla al cioccolato medicano e gocce di Miele all’arancia rossa.

Sono così trascorse tre bellissime ore tra vini intriganti e piacevoli abbinamenti a preparazioni che ne hanno esaltato le caratteristiche. E’ stato sicuramente particolare questo tasting di vini prodotti in due diverse regioni, da differenti vitigni e terroir ma con la stessa filosofia aziendale. I vini toscani ed i siciliani, diversi tra loro, hanno mostrato punti in comune evidenziando eleganza, finezza e rispetto del vitigno originario. Nella serata dello Shalai Resort il vino ed il cibo si sono esaltati a vicenda mostrando due comuni denominatori di fondamentale importanza: materia prima di gran qualità e rispetto della sua trasformazione. Vado via pienamente sodisfatto con due vini che permangono più degli altri nella memoria Il Musmeci ed il Golpaja.

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Entrare in un supermercato e trovare una bottiglia di Chianti, una D.O.C.G. a poco più di un euro, purtroppo è una cosa che è assolutamente possibile. Questo prezzo non può essere altro che l’effetto di una mortificazione del controllo qualitativo, l’evidente segno della più assoluta mancanza di tutela della denominazione d’origine, per dirla a chiare lettere, il marchio certificato di un  fallimento normativo.  E’ innegabile che la territorialità e la riconoscibilità sono le due doti migliori, oltre alla qualità, che un vino deve mostrare, affinchè resti nella memoria olfattiva e gustativa, e benchè molti produttori italiani presentino i propri vini come caratterizzati dal territorio d’origine, in realtà, la maggior parte si assomiglia sempre di più, con una omologazione del gusto. Se ha questo aggiungiamo che all’interno di importanti D.O.C.G si è arrivati ad una forbice di differenza qualitativa tra i vari prodotti veramente enorme, è evidente che il consumatore non può che essere sbandato.

L’uniformità del gusto dei vini è  data dall’utilizzo dei medesimi lieviti selezionati, degli stessi enzimi, del tannino enologico di uguale matrice, delle identiche barriques, o più semplicemente dei parametri chimici fondamentali dell’uva che entra in cantina. Anche un’importantissima e storica denominazione il Chianti, non è esclusa dal seguire questa tendenza, con il nuovo disciplinare che in aggiunta al Sangiovese, permette l’utilizzo di vitigni internazionali, Cabernet Sauvignon, Syrah e Merlot sino al 20%, è andato incontro ad una fase di mistificazione d’identità, con produzione di vini, il quali, più che l’espressione del territorio inseguono il gusto internazionale del mercato, ossia la produzione di vini morbidi, concentrati e colorati, ricchi di polpa e legno.

Ma come è possibile poter collocare nella stessa Denominazione di Origine Controllata e Garantita, il Chianti, vini da 1,45 sino a 200,00 euro a bottiglia ? Ciò avviene perchè nel contesto dell’uniformità dei vini, il livello qualitativo si sposta sempre più verso il basso, arrivando a toccare livelli non censurati dalle varie denominazioni. Nel caso in questione questa è la mia degustazione di una delle bottiglie di Chianti bassissimo prezzo, presente in un nota catena di grande distribuzione: nel bicchiere mostra limpidezza, colore rosso rubino scarico, roteandolo nel bicchiere evidenzia scarsa consistenza. Le note olfattive stentano ad esprimersi, accennate note di viola macerata e frutti rossi eterei. In bocca è secco, di poco calore, la freschezza del tutto scomparsa lascia il campo alla sapidità troppo invadente. Assolutamente privo di equilibrio, chiude con un finale di frutto e mineralità scomposto. Non esprime per nulla il vitigno e la tipologia. 

Alla faccia della Denominazione di Origine Controllata e Garantita  made in Italy.

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