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Posts Tagged ‘nero d’avola’


L’edizione 2017 di Vinitaly ha visto una grande affluenza di pubblico, più presenze di operatori di settore e meno caos, finalmente la grande vetrina del vino italiano, per un preciso impegno di Verona Fiere, è risultata decisamente più professionale. Al palcoscenico veronese, rispetto a qualche anno fa,
oggi è più difficile scoprire nuove interessanti aziende al debutto, chi sceglie di venire in fiera generalmente si è fatta già conoscere in altre occasioni minori.

La crescita qualitativa delle quasi 150 cantine siciliane presenti è evidente, anche se ancora mi è capitato di incontrare almeno tre realtà assolutamente improponibili sia per la presentazione dei vini, sia per la loro qualità.
E’ l’anno dei vini siciliani frizzanti, le aziende hanno scoperto questa semplice tipologia e tante nuove etichette hanno esordito proprio al Vinitaly, si producono bianchi autoctoni di ottimo profilo, anche se in alcuni casi la voglia di mettere in mostra vini freschi e non troppo alcolici ha spostato un po’ troppo la bilancia verso le parti dure ed alcuni vini risultano squilibrati e poco godibili.

Altra interessante novità la produzione di rossi di ultima annata tutto frutto, alcuni davvero di grande interpretazione. In generale i vini si mostrano sempre più varietali e meno omologati, c’è la tendenza a distinguersi nel bicchiere.

Dopo quattro giorni d’intensi assaggi ecco alcune novità e conferme tra quello che più mi è piaciuto, (tranne i vini dell’Etna il cui focus è già avvenuto alla Contrade dell’Etna).

Roberta e Lilli Fazio
Nuova etichetta il Grillo di Mare 2016 Fazio, vino frizzante che esprime freschezza e piacevolezza gustativa, con una bollicina accattivante ed buona sapidità che lo rende versatile nell’abbinamento.

Francesco Zonin con il Nero Luna Brut
Nero Luna Brut Feudo Principi di Butera, nuovo metodo charmat che è stato presentato alla stampa allo stand dell’azienda. Il vino base si ottiene da uve nero d’avola vinificate in bianco, dopo un periodo di affinamento sui lieviti di circa 3-4 mesi è spumantizzato in autoclave dove sosta per circa 45 giorni. Bello da bere per il fine il perlage, le sensazioni olfattive di mirtilli, frutti di bosco, note agrumate e speziate, ha bocca equilibrata.

Federico Lombardo di Monte Iato
Nuovo metodo classico il Gaudensius Brut Blanc de Blancs Firriato (Tp), da Chardonnay e Carricante 20 mesi sui lieviti, assaggiato in anteprima arriverà sul mercato a breve, profuma di pan di Spagna, sentori agrumati, pesca bianca e note erbacee, al sorso struttura,  eleganza e progressione acido\sapida.

Annamaria e Clara Sala
Ultimo nato in casa Gorghi Tondi il frizzante Babbio 2016, si presenta con bottiglia satinata, nasce dall’unione di vitigni autoctoni aromatici. E’ piacevole per la sua briosità e l’accattivante aromaticità, ha sorso pieno di frutta con lieve vena salina.

Il Brut Nature Milazzo è un metodo classico da uve Chardonnay con 36 mesi sui lieviti, dal naso intrigante tra note di crosta di pane, belle sensazioni floreali di margherite bianche, fruttate di pera e ananas, ritorni agrumati e percezioni minerali, dal sorso cremoso e fresco.

Alberto e Giuseppe Tasca
Contessa Franca Brut 2010 Tasca D’Almerita
(Pa), questo nuovo spumante è un 60 mesi sui lieviti, ha bella etichetta in stile liberty. Nel calice fine perlage, quadro olfattivo ricco ed articolato, pan briosche, ananas, cedro e pesca gialla, tostatura di nocciole, sorso avvolgente, fresco e lunghissimo.

Grillo 2016 Alcesti (Tp), vino pieno di frutto e freschezza, sui toni di pera e pesca gialla, agrumi, felce e pepe verde. Bella la bocca piena e di buon equilibrio d’insieme.

Nino, Benedetto e Benedetto Alessandro
Catarratto Vigna di Mandranova riserva 2015 Alessandro di Camporeale
(Pa), assaggio in anteprima la riserva di catarratto in prossima uscita. Profumi intensi di citronella, pera e pesca gialla, zenzero ed erbe aromatiche, bocca avvolgente e poliedrica tra freschezza e mineralità.

Ancora una versione interessante del Kiggiari Grecanico 2016 Baglio Oro (Tp), fresco al naso ed in bocca, palatale e di ottima persistenza.

Il Ficiligno 2016 Baglio di Pianetto (Pa) da uve inzolia e viognier, conferma la sua qualità, ha profumi di ginestra, pera, pesca bianca, agrumi e percezioni minerali, beva piena e di persistenza.

Miano Catarratto 2016 Castelluccimiano (Pa), si conferma d’estremo interesse con olfatto variegato di glicine, pesca, pepe bianco e toni minerali. Coerente al gusto, è ricco d’acidità, con finale di densità e persistenza.

Diego Cusumano
Coniuga freschezza e rotondità di sorso lo Shamaris Grillo ’16  Cusumano (Pa), olfatto di origano, pesca bianca e agrumi, assaggio perfettamente corrispondete, con finale tra frutto e sapidità.

Il Grillo ’16 Tarucco Geraci (Pa) effonde naso varietale di ginestra, pera e pesca gialla, e calibrate note erbacee, ha sorso vibrante e persistente.

Lo Scurati Grillo 2016 Ceuso (Tp), versione varietale ed equilibrata, naso di ginestra, agrumi, mela e pesca bianca, in bocca è  fresco e bilanciato.

Strepitoso Lalùci Grillo 2016 Cristo di Campobello (Ag), dall’olfatto intenso e fresco di tiglio, mela e pesca bianca, note di salvia e ritorni di cedro e arancia, all’assaggio grande pienezza e lunghezza.

Sebastiano Polinas e Giuseppe Di Legami
Ottima conferma per il  Berlinghieri Grillo ’16 Di Legami (Tp), olfatto di tiglio e acacia, pesca bianca, belle sensazioni vegetali, progressione gustativa dinamica tra freschezza e ritmo salino.

Tra i migliori Zibibbo secco in circolazione il Bello Mio 2016 di Fondo Antico (Tp) è aromatico, fresco e di gran bevibilità,  spazia dalla rosa bianca, alle note di pesca, frutta tropicale, sorso fragrante con scia sapida.

La cantina Pellegrino (Tp) che ritorna al Vinitaly dopo cinque anni presenta il Salinaro Grillo 2016, semplice ed efficace  dal naso di glicine, camomilla e mela gialla, sorso di buona pienezza salina.

Gaetana Jacono
Riconoscibile e di ottima fattura lo Zagra Grillo 2016 di Valle dell’Acate (Rg), le sfaccettature svariano dai sentori floreali di tiglio, ai fruttati di pompelmo, pesca bianca e salvia. Al palato alterna sapidità e freschezza agrumata.

Tra i rossi:

Il Cerasuolo di Vittoria Classico ’14 Avide (Rg), cornice olfattiva di frutti di bosco, ciliegie, macchia mediterranea e spezie, sorso fresco e sapido.

Il Nero d’Avola Aynat 2013 Cva Canicattì, effonde dal bicchiere peculiari caratteristiche del vitigno, bouquet di rosa rossa, mora ed amarena, spezie dolci, bello da gustare per il sorso acido-sapido di lunghezza.

Cutaja Nero d’Avola 2014 Caruso & Minini (Tp), matrice olfattiva intensa di mora e amarena, ribes, chiodi di garofano, potpourri di spezie dolci, balsamo  e vaniglia. Bocca fresca che appaga con tannini fini e lunga scia frutto e spezie.

Antonio Rallo
Nuova etichetta il Bell’Assai Frappato Vitoria 2016 Donnafugata (Tp), vino di grande immediatezza gustativa, spazia dal fruttato di ciliegia, al sottobosco, alle caratteristiche spezie del vitigno, sorso lineare.

Mario Di Lorenzo
Debutta il Perricone Granmassenti 2015 Feudo Disisa (Pa), con naso floreale di rosa rossa, fruttato di mirtilli ed amarene, sbuffi di pepe nero e sottobosco, bell’equilibrio gustativo.

Fabio Sireci
Grande espressione del vitigno principe siciliano, il Nero d’Avola Vrucara 2012 Feudo Montoni (Ag) è “l’anima pura”, quadro olfattivo di rosa, ciliegia e prugna, grafite, tabacco e suadenti note di vaniglia, sorso elegante, fresco e di lunghezza gustativa che resta nella memoria.

Bruno Fina
Fresco con il frutto in primo piano il Perricone ’16, Fina (Tp), ricco di lamponi, mirtilli, ciliegie rosse e chiodi di garofano, beva di piacevolezza.

Giacomo, Tiziana e Clemente Funaro
Nero d’Avola 2016 Funaro
(Tp), tutto frutto e spezie questo  vino di grande piacevolezza olfattiva e gustativa espressione varietale e fresca che rivaluta il nero d’avola da bere giovane.

Gianfranco Lombardo
Eimi Nero d’Avola 2012 Lombardo (Cl)

Ottimo mix di suadenza ed eleganza, sprigiona un ventaglio d’aromi, note di marasca ed amarena, eucalipto, tabacco,  pepe nero e calibrata vaniglia. Pregevole bocca con tannini nobili, freschezza e persistenza frutto sapida.

PierPaolo Messina
L’Archimede Riserva 2013 Marabino (Sr), altra espressione di stoffa, profondo di marasca, ciliegia, prugna, agrumi, cacao ed erbe aromatiche, assaggio fresco e lungo.

Paolo Calì
E’ un gran Cerasuolo il Forfice Cerasuolo di Vittoria Classsico 2013 Paolo Calì (Rg), profumo di mirtillo, prugna, liquirizia, tabacco dolce e soffi minerali, dalla bocca fresca, tannino vivo, lunga.

Francesca Planeta
Altro debutto quello del Mamertino 2015 Planeta (Me), vino territoriale dal bouquet fresco di ciliegie e prugne, erbe aromatiche e spezie, bocca viva, precisi ritorni olfattivi con deliziosa vena salmastra.

Silvana Raniolo
Il Frappato 2016 di Tenuta di Bastonaca (Rg), ha naso di lavanda, ciliegia, lampone, e piacevoli note speziate, la bocca di gran spalla acida di vivo frutto è godibile.

L’Oblì Faro 2013 Tenuta Enza La Fauci, suadente  al naso ed in bocca per le note floreali di rosa e fruttate di ciliegia e ribes, poi sentori vegetali, di tabacco e cuoio, bella la bocca fresca e sapida.

Si conferma un vino territorale e di gran qualità il Frappato Belsito 2015 Terre di Giurfo (Rg), ricco al naso di lamponi, frutti di bosco, ciliegie rosse e gran speziatura, corrispondente all’assagio si allunga con tannino godibilissimo.

Il Marsala Superiore Rubino 2014 è la nuova etichetta che si affianca alle altre della linea Heritage Francesco Intorcia, una versione Ruby di gran qualità, caratterizzata dal fruttato di ciliegia e prugna, chiodi di garofano, sorso con gradevole presenza tannica

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rosso del conte 1978A volte basta dare un’occhiata ad alcune bottiglie della propria cantina che può scattare il desiderio improvviso ed irrefrenabile di aprirne una davvero significativa. Do una scorsa all’elenco delle mie siciliane di vecchia data, mi soffermo su Tasca d’Almerita Rosso del Conte 1978, sono tre bottiglie,decido in un lampo oggi ne apro una. Furono regalate a mio papà nel lontano 1982 e da allora riposano al buio.

Il Rosso del Conte è il primo vino siciliano pensato per resistere al trascorrere del tempo. Siamo nel 1959 quando il Conte Giuseppe Tasca d’Almerita pianta una nuova vigna del vitigno principe siciliano Nero d’Avola nella tenuta di Regaleali, una distesa di ben 400 ettari coltivati a vigneto, nella quale si alternano mandorli ed ulivi fra distese d’avena, grano ed alberi d’eucalipto.

In questa splendida zona della Sicilia i terreni argillosi, fini, leggermente calcarei, godono di un microclima unico, fra i 400 e gli 800 metri s.l.m. le escursioni termiche tra il giorno e la notte sono ben presenti.
Dopo undici anni trascorsi tra prove e sperimentazioni, nel 1970 grazie alla collaborazione di un giovane ed intraprendente enologo Ezio Rivella, il vino nasce come Nero d’Avola, coltivato ad alberello, con una piccola aggiunta di un altro autoctono il Perricone, è il Regaleali Riserva del Conte Tasca d’Almerita, poi chiamato solo Rosso del Conte.

Nel corso delle varie edizioni ha subito alcune evoluzioni tecniche e stilistiche: dal ’70 all’87 è fermentato in vasche di cemento e maturato in botti di castagno, dall’88 fermentato in acciaio e maturato in fusti di rovere francese da 30 a 60 ettolitri, poi gradualmente vengono impiegate le barriques francesi.
L’ultima modifica risale alla vendemmia ‘03, il Rosso del Conte diventa il vino di Tenuta, il Nero d’Avola è affiancato dalla migliore selezione vendemmiale delle altre uve a bacca rossa presenti nei terreni dell’azienda Tasca. Come avviene soltanto per i grandi vini le annate ritenute non all’altezza non vengono prodotte, per il Rosso del Conte è già successo per 5 volte.

rosso rosso del conte 1978 tasca d'almerita bicchiere giornalevinocibo

Rosso del Conte 1978 Tasca d’Almerita
Lo apro e lo decanto con cura, lui a poco a poco offre tutta la magia di un vino che, pur mostrando i suoi anni, dopo aver trascorso un paio d’ore nel bicchiere dona grande soddisfazione.
Il colore e granato con note aranciate, ha naso pulito di viola appassita, frutta rossa sotto spirito, variegate note terziarie di humus, fungo ed eucalipto. Sarà che è stato conservato in modo ottimale, ma mi sorprende la beva che, oltre all’aspettata morbidezza, mette in luce una materia ancora viva di frutto spezie, sapori di terra in un godibile finale.

Veri sorsi di storia vinicola siciliana.

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bonavita faro wine realityIn una lunga lingua di terra chiusa tra il mar Tirreno e il mar Ionio sui monti Peloritani che dominano lo stretto di Messina, si estendono i ripidi terrazzamenti di Faro Superiore dell’azienda Bonavita. Gran bella realtà quella di Giovanni Scarfone che nei sei ettari a 250 m s.l.m, parzialmente vitati, alleva i vitigni autoctoni del comprensorio: Nerello Mascalese, Nerello Cappuccio e Nocera.

La storia della piccola denominazione Faro è tipicamente “Italiaota”, dopo aver ottenuto il riconoscimento a DOC nel 1976, in realtà, già dopo qualche anno dalla sua nascita era prodotta in esigua quantità, esisteva in pratica solo sulla carta. In quel fazzoletto di terra collinare con paesaggi mozzafiato e pendenze che superano il 70 per cento, dove la viticoltura andava scomparendo a favore dell’edilizia, praticarla esigeva le disposizioni in terrazzamenti e strie di muretti a secco. Agli inizi degli anni Novanta il gran merito di aver lungamente lottato per mantenere in vita la Doc Faro e rilanciarla in quantità e qualità va dato ad un produttore illuminato, Salvatore Geraci, con il suo Faro Palari.

Oggi in questo comprensorio punte d’eccellenza si mescolano a prodotti mediocri in un’altalena qualitativa spiazzante. Mi piace davvero il modo in cui Giovanni Scarfone nel suo vino riesce ad interpretare un territorio seguendo il proprio percorso, è convinto assertore dell’agricoltura naturale e  del non compiere nessun intervento sulle uve, nessuna aggiunta di solforosa o altri additivi chimici in fermentazione, solo lunghe macerazioni con frequenti follature manuali

Dopo aver bevuto anche la quinta annata prodotta del suo Faro Bonavita è fuor di dubbio come egli non camuffi le diversità delle annate, rendendole tutte uniche ed interessanti, lasciando esprime questi vitigni così particolari come l’andamento stagionale ha permesso.

bonavita faro 2010 giornalevinocibo

Bonavita Faro Doc 2010 –Nerello Macalese, Nerello Cappuccio, Nocera
Le uve sono allevate con agricoltura naturalebasse dosi di rame e zolfo per la difesa antiparassitaria, sovesci annuali di leguminose seminate in autunno per l’apporto di sostanza organica naturale. Il vino affina 16 mesi in botti di rovere non nuove.
Nel bicchiere è di colore rosso rubino trasparente, sprigiona vivo frutto di gelso, note di macchia mediterranea, spezie, humus e bella grafite. Bevendolo inonda di frutto vibrante, intensa acidità balsamica, tannino raffinato, e permane nel suo lungo sorso sottile e speziato.

bonavita rosato 2012 giornalevinocibo

Bonavita Rosato Terre Siciane 2012 –Nerello Macalese, Nerello Cappuccio, Nocera
E’ il secondo hanno produttivo per il rosato, l’etichetta riporta un’intrigante tela di Francesco Scarfone diversa dall’annata precedente. Il vino prevede una macerazione con le bucce per 12 ore, poi fermentazione in piccoli fusti di rovere senza controllo della temperatura.
Certo non è un vino facile, ha un suo carattere, niente a che vedere con il classico rosato beverino.
Dal colore cerasuolo luminoso, dispiega naso sfaccettato con note di ribes, agrumi, toni dolci e salmastri che si alternano. La bocca è una caramella di frutti di bosco, ravvivata dal percettibile tannino e dalla gran vena sapida.

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sicilia en primeur 2013 luigi salvoSicilia en Primeur  2013 svoltasi a Palermo il 27 e 28 Aprile ha acceso i riflettori su ventinove aziende di Assovini Sicilia mettendo in evidenzia l’ottima qualità media con vere punte d’eccellenza. L’annata ’12 nonostante il suo andamento climatico particolarmente caldo in periodo pre-vendemmiale ha donato fini di buona freschezza concorredi aromatici di tutto rispetto.

Gli assaggi dei Bianchi en primeur 2012

Un gran quantità di bianchi ’12, polposi e freschi, alcuni giustamente sapidi dato il loro territorio d’origine. Il vitigno Grillo è il più rappresentato, tra le novità interessanti alcuni vitigni aromatici (Moscato e Malvasia) che vinificati secchi danno gran piacevolezza.

Abraxas Kuddia del Gallo (Zibibbo-Viogner): le note olfattive sono già variegate, anice, agrumi e spezie. In bocca è accattivante e di lunghezza. 86/100
Baglio del Cristo di Campobello Lalùci (Grillo): olfatto intenso di frutta a polpa bianca, note erbacee e speziatura, bocca fresca e piena. 86/100
Baglio di Pianetto Y Catarratto: bell’espressione olfattiva di pesca, agrumi e salvia, al palato gran spalla acida e lunghezza 85/100
Baglio di Pianetto Ficiligno (Insolia-Viogner): naso intenso di pera, albicocca e note mentolate, bocca vibrante. 83/100
Barone di Villagrande Etna Bianco (Carricante): tra tanti Grillo chi non conosce al meglio il Carricante resta spiazzato, è giovane al naso e pieno al sorso 83/100
Barone Sergio Alegre (Grillo): espressione nasale di banana ed ananas, bocca semplice e non troppo fresca 80/100
Caruso e Minini Corte Ferro (Zibibbo): la ricchezza olfattiva aromatica del vitigno c’è tutta, la bocca è composta e piacevole. 84/100
Caruso e Minini Timpune (Grillo): naso tipico e ricco, bocca fresca e persistente 86/100
Cottanera Etna Bianco (Carricante e Catarratto): olfatto di pesca bianca e mineralità, l’ingresso in bocca e fresco e sapido 84/100
Cusumano Cubìa (Inzolia):olfatto di frutta a polpa bianca, gran speziatura, bocca stesso registro. 82/100
De Bartoli Pietranera (Zibibbo): naso aromaticamente pieno e ricco, sorso fresco e lungo 86/100
De Bartoli Sole e Vento (Zibibbo-Grillo): olfatto penetrante di gelsomino, pesca bianca, salvia. Freschezza agrumata e  salina al palato. 87/100
Disisa (Grillo): naso tipico di gelsomino, pera, pepe verde, bocca di buon corpo 84/100
Disisa Chara 
(Catarratto – Inzolia): bel naso floreale ed agrumato, beva di buon nerbo e lunghezza86/100
Donnafugata Sur Sur Sur 
(Grillo): è un Grillo semplice e beverino dal naso godibile e dalla fresco sorso 84/100

sicilia en primeur 2013 i vini bianchi

Duca di Salaparuta Colomba Platino ( Insolia): naso agrumato, bocca fresca di buona sapidità. 82/100
Duca di Salaparuta Kados (Grillo): naso particolare fruttato ed erbaceo, palato fresco e sapido 83/100
Feudo Arancio (Grillo):
 altra interessante espressione di questo vitigno, fresco al naso ed in bocca, giustamente sapido 83/100
Feudi del Pisciotto Ferretti 
(Chardonnay): classico naso da pesca gialla e ananas e sorso fresco-sapido 83/100
Feudo Principi di Butera (Inzolia): agrumi al naso, bocca più semplice con finale amandorlato. 81/10
Feudo Maccari (Grillo): naso di frutta gialla e spezie, sorso non di gran corpo 81/100
Mandrarossa Santannella (Fiano e Chenin Blanc): naso agrumato e dolciastro, bocca fresca 82/100
Masseria del Feudo il Giglio (Inzolia-Grillo): fiori ed agrumi naso e bocca 83/100
Planeta Alastro (Grecanico): dal floreale di biancospino e gelsomino e dal fruttato giallo, ha beva saporita. 84/100
Planeta Cometa (Fiano): naso ricco acacia, ginestra, pesca e susina, bocca fresca e piena 85/100
Pietradolce Archineri Etna Bianco (Carricante): ventaglio di gelsomino pesca e timo, bocca minerale e balsamica. 87/100
Girolamo Russo Nerina Etna Bianco (Carricante e Catarratto): naso elegante ed invitante di pesca e iodio, sorso pieno che alterna calore freschezza e sapidità 87/100
Tasca d’Almerita Buonora (Carricante): floreale di ginestra, frutta bianca fresca, palato pieno e lungo finale frutto-salino 86/100
Tasca d’Almerita Cavallo delle Fate (Grillo): naso sui toni della pesca bianca, salvia ed origano e dal bel finale. 85/100
Tasca D’Almerita Didyme (Malvasia): naso espressivo di fiori di campo, varie sfaccetature d’agrumi, beva importante.87/100
Tenuta Rapitalà (Grillo): aromi di gelsomino, pera, note mentolate, beva piena. 83/100
Valle dell’Acate Inzolia: fresco al naso e semplice e beverino in bocca, godibile 84/100
Valle dell’Acate Zagra (Grillo): altro territorio altro Grillo, elegante di fiori e frutta bianca, bocca fresca e composta 84/100

sicilia en primeur 2013 i vini rossi

Gli assaggi dei Rossi en primeur 2012

Se i bianchi si sono mostrati più pronti e già godibili, per i rossi è necessario la visione in prospettiva, infatti, all’assaggio in questi emergono maggiormente il territorio ed il vitigno di composizione. I vini dell’Etna soffrono in particolare la loro gioventù, alcuni Nero d’Avola sono meno concentrati e particolarmente freschi, altri già piacevoli adesso. La pulizia del frutto e la connotazione territoriale affiorano in maniera netta in tutti i campioni.

Arianna Occhipinti Frappato: pieno al naso di mora e spezie dolci, ha bocca di gran spalla acida che non scompone la rotonda bocca 87/100
Arianna Occhipinti Siccagno
 (Nero d’Avola): la riconoscibilità territoriale la sua gran dote all’olfatto ed al gusto, già interessante sarà godibile tra un paio di anni. 85/100
Baglio del Cristo di Campobello Lusirà (Syrah): giovane e sorprendente, fragrante di prugna e marasca, balsamo, l’entrata in bocca e piena e si allunga a dovere. 86/100
Barone di Villagrande Etna Rosso ( Nerello Mascalese – Nerello Cappuccio): naso semplice di floreale di rosa, ciliegia e pepe bianco. Palato fresco, mediamente lungo 82/100
Barone Sergio Luigia (Nero d’Avola)frutto con tante note erbacee e mentolate, sorso fresco e tannico  81/100
COS Cerasuolo di Vittoria (Nero d’Avola – Frappato): petali di rose e ciliegia carnosa al naso, grande spalla acida e frutto in bocca. 83/100
COS Frappato: lampone, ciliegia, pepe verde, palato corrispondente con tannini vivi. 86/100
Cusumano Sagana (Nero d’Avola): più pronto di altri, dal naso  fruttato, speziato, balsamico, appaga il sorso con la sua massa. 84/100
Feudo Arancio Nero d’Avola: semplice e beverino, dal naso composto e dalla beva forse già troppo precisa per la sua giovane età. 82/100
Feudo Principi di Butera Deliela (Nero d’Avola): potenza al naso e polpa in bocca, frutto e spezie nel buon finale 84/100
Feudo Principi di Butera Symposio (Cabernet Sauvignon- Merlot – Petit Verdot): olfatto di gran frutto e grafite, bocca ispida 83/100
Graci Arcuria (Nerello Mascalese): naso fruttato e minerale, bocca piena ed ispida 83/100
Masseria del Feudo Il Giglio (Nero d’Avola): mostra aspetto delicato e fresco del vitigno principe siciliano, naso floreale di rosa, lampone e marasca, bocca pimpante. 83/100
Planeta Santa Cecilia (Nero d’Avola): profuma di ciliegia ed erbi fini, ha beva fresca e sapida, dal tannino scalpitante 85/100
Tasca d’Almerita Rosso del Conte (Nero d’Avola-Perricone-altre) frutta rossa croccante, erbe aromatiche, sorso giovanissimo di gran materia 85/100
Tasca d’Almerita Tascante (Nerello Mascalese): variegato di floreale di rosa, fruttato di ribes, sorso fresco , sapido, dai tannini non invadenti. 85/100
Terrazze dell’Etna Cirneco (Nerello Mascalese): naso di frutta rossa fresca, bocca decisamente pungente acida e tannica, in divenire 80/100
Valle dell’Acate Cersauolo di Vittoria Classico (Nero d’Avola – Frappato: ): bel naso  di petali di  rosa, frutta rossa e canella, sorso leggiadro, fresco e convincente 85/100

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L’evento annuale di Assovini “Sicilia en Primeur” si svolto da 20 a 22 Aprile sull’Etna al Picciolo Golf Resort, una splendida struttura immersa nel verde dei campi da gioco. La nona edizione è stata animata da 28 produttori, oltre 200 vini e 60 giornalisti provenienti da ogni parte del mondo, Italia ma anche da Germania, Russia, Regno Unito, Svezia, Danimarca, Austria, Svizzera, Turchia, Stati Uniti, Giappone, Canada e Cina. Come ogni anno l’incontro ha avuto l’obiettivo di promuovere e presentare alla stampa nazionale ed internazionale, sia l’ultima vendemmia che le annate già in commercio di alcune delle aziende socie. Assovini oggi conta in totale 66 aziende rappresentative di tutte le aree produttive siciliane, circa l’80% del vino imbottigliato, destinato per il 42% al mercato nazionale e per il 58% al mercato estero.

In che direzione si muovono queste aziende rappresentative del vino siciliano? Verso la biodiversità viticola e la valorizzazione del territorio. Oggi è assolutamente necessario ed è possibile attuarlo attraverso il dinamismo fatto di viticoltura sostenibile, sviluppo ecocompatibile, rispetto massimo del territorio e del paesaggio. Obbiettivo dichiarato è la sempre crescente esigenza di valorizzazione dei vitigni autoctoni, alla quale oggi si aggiunge il progetto di recupero di numerosi vitigni “reliquia”. La Sicilia si presenta come un laboratorio vitivinicolo fatto di sperimentazione ed innovazione, sia per le produzioni convenzionali che per quelle biodinamiche ed organiche.

Antonio Rallo Presidente Assovini “La vendemmia 2011, protagonista dell’evento, conferma l’ulteriore innalzamento qualitativo delle nostre produzioni e contemporaneamente la loro capacità di mantenere un volto tutto siciliano. La carta vincente dei vini siciliani è quindi la loro contemporaneità che da una parte trova linfa nelle radici e dall’altra nella propria profonda “sicilianità”. Non sono concetti contradditori al contrario: è da questo apparente ossimoro che cresce il successo dei nostri vini, oggi distribuiti in oltre 60 paesi, per un fatturato totale di circa 250 milioni di euro annui”

Il tasting si è svolto in due differenti sale, una con i vini a richiesta serviti dai sommelier, sia ”en primeur” che delle annate precedenti, ed un’altra sala con i banchi dei produttori pronti ad accoglierci per raccontare le loro impressioni ed aspettative.  

Ecco gli undici vini più interessanti assaggiati: quattro bianchi, cinque rossi e due dolci.

1-Fileno Grillo 2011 Viticultori Associati Canicattì (Ag)
E’ un classico esempio di Grillo di nuova concezione. Splendido naso di fiori di camomilla, fruttato di mela, banana e belle note d’origano. Bocca fresca e di persistenza. Beverino al punto giusto.

2-Zagra 2011 Valle dell’Acate (Rg)
Gaetana Jacono e Francesco Ferreri producono Zagra composto da 70% Grillo e 30% Inzolia. Ammaliante con le sue note di zagara, pera, melone bianco ed agrumi. Al palato è mix di freschezza e sapidità.

3-Isula Cataratto 2011 Caruso & Minini (Tp)
Grand’espressione di Catarratto quello prodotto da Stefano Caruso, ricco di sentori floreali di glicine e ginestra, pesca bianca, spezie e toni salmastri. Piena corrispondenza in bocca, con acidità e lunga persistenza di frutto e mineralità.

4-Casalj 2011 Catarratto Rapitalà (Pa)
Laurent Bernard de la Gatinais ci presenta il nuovo Casalj composto da sole uve Catarratto. Il naso è ottimamente espresso con note di ginestra, fieno, frutta esotica  e pepe bianco. Beva di freschezza e di ritorni fruttati e speziati.

5-Zisola Nero D’avola Doc Noto 2010 Mazzei  (Sr)
Un  Nero d’Avola territoriale, profumi di viola passita, ginepro, ciliegia nera, prugna e sentori balsamici. In bocca di sostanza e calore bilanciati da viva acidità e tannino fine.

6-Versace Nero d’Avola 2009 Feudi del Pisciotto (Cl)
Si propone floreale fruttato con viola, marasca e mora fresche, macchia mediterranea e note speziate. Assaggio di carattere e finezza giocata tra morbidezza ed asperità.

7-Siccagno Nero D’Avola 2009 Arianna Occhipinti (Rg)
Ci è molto piaciuto questo vino di Arianna Occhipinti, godibilità e riconoscibilità le sue carte vincenti.  Naso fresco di ciliegia, mora, marasca, spezie scure, balsamicità. Al palato è graduale ed elegante, la spinta acida ed il tannino insieme ad un frutto succoso riempiono il lungo finale.

8-Cabernet Sauvignon 2009 Tasca d’Almerita
Un vino che è un “must”. Sprigiona concentrati profumi di frutti rossi, cacao, pepe nero, note vegetali, tabacco e cuoio. Giovane alla beva mostra tutta la sua elegante verve.

9-Il Musmeci 2008 Doc Etna Tenuta di Fessina (Ct)
Silvia Maestrelli e Federico Curtaz firmano un vino elegante e di personalità. Al naso trionfo di note di rosa, ciliegia ed amarena, vaniglia, tabacco scuro, spunti mentolati. Bocca decisa con tannini fitti, fresca e minerale.

10-Moscato della Torre Doc Moscato di Noto 2010 Marabino
Spettro olfattivo elegante e fine, sensazioni di confettura di albicocca, zucchero a velo, cedro candito, note minerali. Carazzevole al palato, l’evidente acidità ne snellisce la beva di persistenza aromatica lunghissima.

11-Ben Rye 2009 Doc Passito di Pantelleria Donnafugata (Tp)
Grande intensità olfattiva ricca di confettura d’albicocca, miele, pan di spagna, spezie dolci. Voluttuoso ed inebriante di frutto e dolcezza mitigata dall’acidità e dai ritorni salini.

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E’ stato davvero un evento interessante l’approfondimento sul vitigno principe siciliano Nero d’Avola della delegazione Ais Palermo Città di Lunedì 21 Febbraio. Quattro importanti produttori di Nero d’Avola “vero” riuniti insieme per approfondire le tematiche riguardanti il vitigno attraverso i loro racconti pieni di passione per la loro terra ed il loro vino, hanno catalizzato l’attenzione della stampa, dei  tanti Sommeliers ed appassionati che hanno riempito il salone del tasting. Quattro produttori che stimo, quattro storie diverse ma ognuna espressione limpida di un modo genuino di fare vino:  Carmelo Bonetta del Baglio del Cristo di Campobello, Giacomo Funaro dell’azienda Agricola Funaro, Pierpaolo Messina di Marabino e Fabio Sireci di Feudo Montoni. Tanti i temi importanti affrontati nel corso dell’incontro fra i quali: la particolarità dei terreni d’elezione del Nero d’Avola, la propagazione del vitigno da antiche piante madri, la produzione in coltura biologica e biodinamica, l’ottima qualità dell’uva ottenuta in vigna ed i processi di vinificazione e affinamento del vino resi meno invasivi per rimarcare in bottiglia la riconoscibilità e le caratteristiche primarie del vitigno.

Il Nero d’Avola è prodotto in tutte le zone dell’isola,  Agrigento è la provincia più vitata con oltre 6.000 ettari su un totale di 19.500. Che la grandezza del vino sia insita nella sua varietà e quindi nella sua diversità è ormai evidente, la globalizzazione che ha invaso il mondo del vino ha portato ad un aumento della qualità media ma anche ad una inevitabilmente omologazione delle produzioni, con una riduzione delle tipicità. Il  Nero D’Avola è certamente tra i vitigni che più ha sofferto di questi effetti a causa della crescita repentina in pochi anni della produzione imbottigliata. Oggi è quanto mai difficile districarsi nella miriade di etichette con la dicitura Nero d’Avola, alcune di indubbia medio-scarsa qualità, proposte nella G.D. O. a prezzi davvero bassi ( da 0,70 a 1,50 a bottiglia) spesso si trovano al Nord Italia o all’estero e recano nomi “sicilianizzanti”, all’interno delle bottiglie l’uva Nero d’Avola è presente in modeste percentuali unita per lo più a vitigni internazionali. 

Una serie d’immagini, riguardanti i vigneti e la storia personale di ogni produttore, hanno dato l’impunt all’approfondimento delle quattro differenti realtà e dei quattro Nero d’Avola scelti. Carmelo Bonetta racconta, con l’entusiasmo che lo contraddistingue l’impegno della sua famiglia di vignaioli nel perseguire la qualità e l’affermazione dell’azienda. “Lu Patri” 2008 del Baglio del Cristo di Campobello (Ag) è stato il primo vino assaggiato, il suo nome è esplicativo del valore che il Nero d’Avola ha per l’azienda. Nasce su terreno profondo, misto calcareo e gessoso, di giacitura collinare, tra i 230 e i 270 metri s.l.m., vinificato con lieviti indigeni, compie macerazione sulle bucce di circa 18 giorni e matura 14 mesi in barriques (1/3 nuove). E’ incantevole rubino, sprigiona profumi di rosa canina, freschi sentori di piccoli frutti rossi, ciliegie e successivamente cannella, cioccolato, note balsamiche. In bocca è un susseguirsi di calore e sferzante acidità e ritorno del frutto carnoso.

Giacomo Funaro parla della sua vigna estesa per 50 ettari tra Salemi e Santa Ninfa nella provincia di Trapani, della nuova cantina appena ultimata, dell’Omnis 2006 prima annata per il vino di punta dell’azienda. Le uve selezionate sono vinificate con macerazione di circa 12 giorni ad una temperatura di 24-26°C., a fermentazione malolattica svolta la maturazione prosegue in barriques per 12 mesi. Omnis Funaro nel bicchiere è rosso rubino intenso, rapisce il naso con tipici sentori di amarena, mora, pepe nero, cuoio e liquirizia che ben si integrano con leggere note vanigliate e tostate. Al palato risulta ancora di buon nerbo acido, avvolgente, con tannini morbidi e giustamente equilibrati.

Che Pierpaolo Messina sia un giovane schietto produttore con il pallino della qualità è ormai noto ai più attenti, ma anche chi non lo conosce personalmente sentendolo esporre la sua filosofia biologica e biodinamica  ne resta affascinato. Racconta delle cure biologiche in vigna, dell’alberello pachinese detto “Impupato”, della macchina per le preparazioni biodinamiche, della vecchia vigna di quarant’anni dell’Archimede Marabino (Sr) che vede al suo interno alcuni ceppi reliquie di vitigni scomparsi ( Barbarossa, Racina di Ventu). L’Archimede Marabino 2007 è Doc Eloro Riserva Pachino, dal bel colore rubino ha un naso di frutta fresca distinta e nitida, amarena, mirtillo, una componente balsamico speziata. In bocca ha un bel ritorno del frutto unito ad intriganti sensazioni minerali.

Fabio Sireci parla della sua isola felice, Feudo Montoni, del suo vigneto di oltre 70 anni e delle sue piante selvatiche innestate con marze antiche, la particolarità di Feudo Montoni è che attorno ad esso non c’è altra vite per un raggio di 15 km, si è creata naturalmente una camera sterile, il clone Feudo Montoni ha avuto la possibilità di rimanere unico e non andare in ibridazione genetica durante l’allegagione, tutto il terreno seminativo attorno lo ha protetto. La “Selezione Vrucara” di Feudo Montoni (Ag) 2007 mostra tutta la sua tipicità, colore rosso rubino, al naso è intenso con petali di rosa essiccate, sentori di frutti di sottobosco, ribes, mora e ciliegia, speziatura, note di vaniglia, cioccolato e liquirizia. In bocca evidenzia un bel calore, con eleganti  tannini morbidi, chiusura frutto e mineralità.

Tutte le immagini dell’evento QUI

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E’ un gran bel Nero d’Avola il Versace di Feudi del Pisciotto, un Nero d’Avola che trasmette le note tipiche del vitigno di quelli che mi piacciono veramente. Le vigne si trovano in agro di Niscemi in un  triangolo racchiuso fra  Piazza Armerina, Caltagirone e Vittoria a circa 250 metri di altezza e a 6 km in linea d’aria dal mare, prodotto in sole dodicimila bottiglie è vinificato in acciaio ed affinato per metà in barriques nuove e per metà di secondo passaggio. Per chi ama questo vitigno e si trova per lo più spesso a giudicarlo, testare una bottiglia che ben lo rappresenti è sempre motivo di grande piacere. In questi ultimi quindici anni si è assistito al fenomeno della crescita esponenziale del Nero d’Avola in bottiglia, vini per lo più privi di vera identità ed anima, aziende che cavalcano il nome del vitigno per vendere qualche bottiglia. La grandezza e l’unicità di un vino sta proprio nella varietà dalla quale si ottiene, quindi nella sua diversità espressiva, questa spudorata globalizzazione commerciale che ha invaso il mondo del vino  ha certamente facilitato la maggiore diffusione dei prodotti ma ha portato inevitabilmente ad un’omologazione delle produzioni con una drammatica riduzione delle tipicità, fenomeno che ha colpito il Nero d’Avola in maniera massiccia. Oggi il vitigno principe siciliano proprio per l’uso indiscriminato del suo nome in vini che mal lo rappresentano ha perso parecchio appeal verso i consumatori nei mercati mondiali.

Il Versace ’08 nel bicchiere  mostra tutta la sua tipicità a partire dal bel colore rosso rubino compatto, portandolo al naso è fine ed elegante, intenso con chiari sentori di frutti, quali ribes, mora e ciliegia matura, suadenti note balsamiche e di speziatura, sfumature di cioccolato e liquirizia. Al palato è avvolgente ma non eccessivamente rotondo, agile e scattante con gli stessi aromi del naso, tannini ben espressi in un lungo persistente finale. Godibilissimo.

In ultimo una nota doverosa, in accordo con gli stilisti che firmano le etichette dell’azienda parte degli utili è stato destinato ai lavori di restauro degli stucchi raffiguranti l’Eterno di Giacomo Serpotta a Palermo

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E’ stata certamente una serata degustativa che i presenti ricorderanno a lungo la verticale storica di sei annate di Rosso del Conte Tasca d’Almerita che si è svolta il 18 Novembre 2010 presso la sede Ais Palermo Città l’ NH Hotel al Foro Italico del capoluogo siciliano. Resterà ben impressa, non soltanto per la memoria visiva degli splendidi colori che i vini provenienti dalle varie bottiglie dal diverso millesimo hanno mostrato nel bicchiere, per quell’olfattiva del variegato ventaglio sensoriale che queste sei annate sono riuscite a donare, e per quella gustativa che fa rivivere in bocca sensazioni che vanno dalla gioventù esuberante del 2006 alla fine saggezza del 1979, ma soprattutto, per il piacere e la consapevolezza che è stato possibile degustare un vino siciliano di grandissima finezza e longevità. Tra i presenti alla serata il Presidente dell’Istituto Regionale della Vite e del Vino Dino Agueci ed il Direttore Dario Cartabellotta, vari giornalisti di settore e numerosi sommeliers. Insieme a Giuseppe Tasca ho avuto il piacere di  ripercorrere la lunga storia del Rosso del Conte; Giuseppe con racconti personali e di famiglia, con la schiettezza che lo contraddistingue e con un pizzico di modestia, pur essendo consapevole del ruolo che l’azienda Tasca ha avuto nell’affermazione del brand Sicilia nel mondo, ha incantato i presenti, a me è toccato quale padrone di casa, commentare le note organolettiche espresse dalle varie annate. Il Rosso del Conte è il primo vino siciliano pensato, ben quarant’anni fa, per essere in grado di competere con i grandi vini rossi francesi Nel 1959 il Conte Giuseppe Tasca d’Almerita pianta una nuova vigna del vitigno principe siciliano Nero d’Avola nella tenuta di Regaleali, 400 ettari coltivati a vigneto, nella quale si alternano mandorli ed ulivi fra distese d’avena, grano ed alberi d’eucalipto. I terreni di coltivazione sono argillosi, fini, leggermente calcarei, ma il gran valore aggiunto è caratterizzato dall’ideale microclima, ove fra i 400 e gli 800 metri s.l.m. le escursioni termiche tra il giorno e la notte sono ben presenti. Dopo undici anni trascorsi tra prove e sperimentazioni, nel 1970 grazie alla collaborazione di un giovane ed intraprendente enologo Ezio Rivella, il vino nasce come Regaleali riserva del Conte Tasca d’Almerita, poi chiamato solo Rosso del Conte. Inizialmente nasce come Nero d’Avola, coltivato ad alberello, con una piccola aggiunta di un altro autoctono il Perricone. Nel corso delle varie edizioni ha subito alcune evoluzioni tecniche e stilistiche: dal ’70 all’87 è fermentato in vasche di cemento e maturato in botti di castagno, dall’88 fermentato in acciaio e maturato in fusti di rovere francese da 30 a 60 ettolitri, poi gradualmente vengono impiegate le barriques francesi. L’ultima modifica risale alla vendemmia ‘03, il Rosso del Conte diventa il vino di Tenuta, il Nero d’Avola è affiancato dalla migliore selezione vendemmiale delle altre uve a bacca rossa presenti nei terreni dell’azienda Tasca. Come avviene soltanto per i grandi vini le annate ritenute non all’altezza non vengono prodotte, per il Rosso del Conte è già successo per 5 volte.
La verticale si è svolta dal millesimo più giovane a quello più antico.

2006
E’ l’ultima annata, nel bicchiere è rubino lucente, il naso è un’esplosione di frutta fresca, marasca, ciliegia ed amarena, fusa con le note erbacee, le spezie e la vaniglia, con accenni di tostatura ancora da fondersi con il gran frutto. In bocca è potente, ha polpa e freschezza, tannini esuberanti e termina con una lunga scia frutto sapida.

2004
Intrigante colore rosso rubino intenso, al naso complessi sentori di mora, prugna, note vegetali di macchia mediterranea, sentori mentolati, di vaniglia e spezie. Al gusto è di gran ricchezza d’estratto, di frutto carnoso e d’intensa mineralità, termina di lunghezza con tannini ancora in agitazione.

2000
L’annata è stata caratterizzata da un inverno particolarmente piovoso e da un’estate calda. Il colore è granato, all’olfatto è di gran finezza floreale, esprime amarena, cioccolato e suadenti note balsamiche. In bocca tornano i sentori del naso con una perfetta corrispondenza gusto-olfattiva e si dispiega morbidamente con il tannino perfettamente integrato.

1998
Nel bicchiere ha colore rosso granato di gran luminosità, al naso effonde sentori di frutti scuri macerati, pepe, cannella, tabacco, humus, note minerali e di grafite. La bocca è molto morbida ma sostenuta dall’ancora presente vena acida, i fini tannini fanno da preludio ad un finale persistente. Ad oltre dieci anni dalla vendemmia è godibilissimo.

1989
Annata siccitosa, primavera fresca ed estate non troppo calda. Affinato in botti di rovere di Slavonia da 30 e 40 ettolitri, il vino nel bicchiere si mostra granato lucente, ha il passo austero di frutto rosso sotto spirito, belle sensazioni di goudron, cuoio, muschio, pelliccia d’animale. tartufo, incenso. Una densità del tatto in bocca sorprendente, belle note di spezie e vaniglia, gran presenza del gusto aroma.

1979
Fermentato in vasche di cemento è affinato in grandi botti di castagno. Ha naso di sottile aromaticità, di viola appassita, frutta rossa spiritosa che emerge tra variegate note terziarie. In bocca è d’avvolgente morbidezza, con incredibili lampi di freschezza. Chiude con rimandi al frutto ed alle spezie, ai sapori di terra, fungo e humus.

Ogni annata ha mostrato caratteristiche di estremo interesse, ogni vino ha donato sfaccettature imprevedibili e diverse. Questo lungo escursus ha lasciato in tutti i presenti una consapevolezza: l’aver bevuto sorsi di storia della viticoltura siciliana.

Tutte le foto su www.aispalermo.it  qui

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Andare per cantine è sempre un gran piacere, una particolare occasione è stata data da Assovini con i tour della stampa di Sicilia en Primeur 2010 nei quali è stato previsto che i vari gruppi di giornalisti dormissero presso le aziende disseminate su tutto il territorio siciliano. Io avendo scelto insieme ad altri colleghi il tour del centro Sicilia giungo così a Regaleali Tasca d’Almerita, azienda che conosco bene ma che riesce sempre a trasmettere un grande fascino. La splendida cena nella grande sala del baglio in compagnia del Conte Lucio e di Giuseppe ed Alberto Tasca vede la presenza anche dei produttori che ci accoglieranno nelle proprie aziende il giorno seguente. L’indomani mattina presto il panorama dal baglio di Regaleali è quanto mai suggestivo, ai 400 ettari coltivati a vigneto si alternano mandorli ed ulivi fra distese di avena, grano e tanti alberi di eucalipto. Qui il microclima per la coltivazione della vigna è ideale, ci troviamo fra i 400 e gli 800 metri s.l.m. le escursioni termiche tra il giorno e la notte sono ideali. Passeggiamo per vigne, tra i filari più antichi, quelli dell’Insolia del Nozze d’Oro, poco distanti vi sono i primi vitigni internazionali piantati in Sicilia, lo Chardonnay ed il Cabernet Sauvignon. Da sempre Regaleali è una fucina di innovazione, qui rispetto al resto del mondo agricolo siciliano tutto è arrivato in anticipo, la prima mietitrebbia che il Conte Lucio ricorda di avere guidato appena messa in attività, i primi trattori, le prime moderne teniche di vinificazione, i primi legni di origine francese. Facciamo un giro completo della cantina, scendiamo perfino giù nel sottosuolo dove affinano le bottiglie dello spumante Almerita Brut metodo classico da uve Catarratto che tra poco sarà affiancato dall’uscita del nuovo Rosè, tutto è in un confuso ordine ed Alberto Tasca lo sottolinea compiaciuto. Nello spiazzo antistante al Baglio con tono familiare chiaccheriamo della storia di Regaleali, di antiche tradizioni ed abitudini che hanno fatto la storia della viticoltura siciliana. Di lì a poco saremo a Feudo Montoni il regno di Fabio Sireci. Nelle terre di contrada Montoni Vecchi, nell’agro di Cammarata, il Nero d’Avola è allevato da oltre seicento anni. Fabio è tra le persone che nel mondo del vino stimo di più, per la sua signorilità, la sua discrezione, per la sua capacità di trasmettere l’amore per i suoi vini. Era il 2005 ed in una conferenza-degustazione che feci in terra di Puglia riguardante il Nero d’Avola e le sue sei più belle espressioni in bottiglia, mi piacque definire la selezione Vrucara Feudo Montoni “l’anima pura del Nero d’Avola”. Infatti, il vigneto dal quale deriva si avvale di marze derivanti da piantagioni di Nero D’Avola aziendali storiche, un clone inclonato, piante selvatiche innestate con marze antiche. La particolarità di Feudo Montoni è che attorno ad esso non c’è altra vite per un raggio di 15 km, si è creata nel tempo ed in modo naturale una camera sterile, il clone ha avuto la possibilità di rimanere unico e non andare in ibridazione genetica durante l’allegagione, tutto il terreno seminativo che ha attorno lo ha così protetto. In cantina le uve sono curate senza stravolgere le loro caratteristiche primarie, ne è prova il fatto che ogni annata del Vrucara ha una sua peculiare particolarità ma tutte hanno un unico comune denominatore la riconoscibilità del vitigno. Al nostro arrivo Fabio ci accoglie davanti al baglio e inizia il suo racconto dalle barbatelle che innesta per mantenere il clone di Nero d’Avola Feudo Montoni, incuriosendo in modo particolare i colleghi stranieri, racconta con grande passione delle sue vigne, dei colori e delle bellezze del suo territorio. Entriamo in cantina, ci porta nella zona vinificazione per vedere il luogo dove nascono i suoi vini, il Catarratto, il Grillo oltre al Nero d’Avola e nella zona dei legni dove trovano posto le barriques ed i tonneaux per l’affinamento del vino. All’interno della sua casa Fabio parla di Giacomo Tachis, ci mostra con orgoglio una lettera incorniciata che tiene alla parete nella quale il grande enologo elogia il suo Nero d’Avola definendolo unico per eleganza e finezza, lettera che gli diede una grande spinta nel proseguire il suo impegno nel segno della qualità. Prima di salutarlo testiamo tutti i suoi vini, dalla forte personalità del Catarratto, alla piacevolezza del Grillo, dalla schietta espressione del Nero d’Avola, alla ben conosciuta  marcata veridicità della selezione Vrucara, vino simbolo dell’azienda. Tasca d’Almerita e Feudo Montoni due gran belle realtà vinicole siciliane, le accomuna un territorio unico e la produzione di vini veri e particolari che è un gran piacere, per chi scrive di vino, comunicare.

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Nell’imbattersi continuamente in una gran quantità di Nero d’Avola privi, oltre che di qualità anche di riconoscibilità, leggi ed ancora leggi, il Nero d’Avola Cutaja di Caruso & Minini è invece una bella espressione di questo vitigno. L’unicità e la piacevolezza del vino è insita nella sua varietà e quindi nella sua diversità, la globalizzazione ormai imperante nel mondo del vino ha portato inevitabilmente ad una omologazione  delle produzioni, con una riduzione della tipicità di ogni vitigno. Questo fenomeno colpisce la produzione del Nero D’Avola che in questi ultimi dieci anni ha avuto una crescita enorme dell’imbottigliato.

Stefano Caruso e Mario Minini hanno dato vita ha questa interessante realtà vinicola partendo da un importante presupposto, l’alta qualità del vino parte certamente dall’uva dal suo ideale matrimonio tra il terreno e la pianta. Il Nero d’Avola Cutaja è prodotto nel Comune di Mazara del Vallo ad un’altezza di 190 m. sul livello del mare, in un terreno franco sabbioso-argilloso che è stato, in passato, il greto di un fiume e che è caratterizzato da un fitto scheletro di pietre arrotondate, che nel dialetto del luogo sono chiamate “cuti”, da qui in nome del vino “Cutaia”.

La Cantina si trova a Marsala in un antico baglio dei primi del novecento che è stato da qualche hanno restaurato. Dopo una selezione attenta delle uve che sono state raccolte a mano, la macerazione e la fermentazione del diraspato è protratta per 15-20 giorni in vinificatori in acciaio inox alla temperatura controllata di 25° C, la  fementazione malolattica è svolta in acciaio. Il vino è affinato per dieci mesi in tonneaux di 550 litri.

Un Nero D’Avola che mostra tutta la sua tipicità, dal brillante colore rosso rubino compatto e ricco d’estratto, alla rotazione sulle pareti del bicchiere evidenzia gran consistenza. Ha un naso piacevole, spicca l’intensa nota di frutti di sottobosco, ribes e prugne mature, una suadente speziatura e liquirizia. L’ingresso in bocca è polposo, alterna calore e fresca acidità, si mostra di struttura con eleganti tannini morbidi e buona minerale persistenza aromatica intensa. Godibile.

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