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Posts Tagged ‘vini dell’etna’

le contrade dell'etna 2016 home giornalevinociboIl vulcano è sempre in fermento e continua ad eruttare nuove bottiglie, erano tutte presenti all’annuale appuntamento de “Le Contrade dell’Etna” di Lunedì 18 Aprile presso la grande cantina Graci a Passopisciaro, un evento imperdibile per comprendere come si orienta la produzione del vulcano.
Per il nono anno consecutivo ho avuto l’opportunità di assaggiare tutta la produzione etnea dell’ultima annata e delle annate precedenti in tutte le sue variabili e sfaccettature, dagli spumanti, ai bianchi, ai rosati, ai rossi provenienti dalle varie Contrade nei vari versanti del vulcano a differenti altitudini.

luigi salvo andrea franchetti nino aiello contrade 2016 giornalevinocibo
Le Contrade 2016: vini dell’Etna fanno discutere: Luigi Salvo, Andrea Franchetti e Nino Aiello

La manifestazione ideata da Andrea Franchetti è diventata un importante punto di riferimento che desta grande attenzione, non soltanto tra stampa, operatori e produttori di ogni zona della Sicilia, ma ormai anche da parte della stampa italiana ed internazionale.

Quest’anno al focus sui vini di questo straordinario comprensorio sono state presenti oltre 90 aziende, alcune di queste al loro esordio assoluto hanno presentato vini convincenti e rappresentativi del territorio, altre campioni di buon livello, ma non sono mancati però vini con evidenti problemi, sia campioni di vasca che anche pronti per la commercializzazione.

Per fortuna diverse aziende mostrano una crescita qualitativa rilevante, prende sempre più campo la parcellizzazione in bottiglia delle varie vigne poste in diverse Contrade e le differenze marcanti nel bicchiere sono evidenti.

Ecco i migliori assaggi nelle varie tipologie dell’ultima annata e delle annate precedenti:

murgo extra brut giornalevinocibo

Elegante lo spumante Extra Brut di Murgo da uve Nerello Mascalese, fragrante e minerale ha bollicine fini, in bocca il frutto è di gran bella lunghezza.

firriato gaudensis giornalevinocibo

Nella sua migliore versione il metodo classico Gaudensis di Firriato sboccatura 11/15, i suoi 32 mesi sui lieviti donano complessità olfattiva e gustativa, il sorso vibrante e cremoso è appagante.

don michele moganazzi 2015 giornalevinocibo

Tra i  migliori assaggi bianchi, il nuovo Don Michele Moganazzi ’15, naso fresco di ginestra, fruttato di mela e agrumi, in bocca è lineare, bella la progressione tra frutto e sapidità.

Girolamo Russo Nerina Etna Bianco ’15, dal bicchiere effonde floreale di glicine, fresche sensazioni di mela, pesca bianca e agrumi, ha palato dinamico e lungo.

planeta etna bianco gornalevinocibo

Convincente l’Etna Bianco ’15 Planeta, naso pieno di fragranze floreali di ginestra e fruttate di pesca bianca e agrumi, ha sorso pieno con scia minerale.

archineri bianco giornalevinocibo

Bello l’Archineri Pietradoce Bianco ’15, quadro olfattivo tra susina bianca, albicocca e resina, sorso vivo con lungo finale agrumato e speziato.

Il Buonora Bianco ’14 Tasca d’Almerita, con personalità al naso tra piene note floreali e fruttate e sentori erbacei, ha espansione gustativa minerale.

filippo grasso mari di ripiddu giornalevinocibo

Elegante mineralità all’olfatto ed al gusto per il Mari di Ripiddu ’13 Filippo Grasso, naso poliedrico tra frutta a polpa bianca e gialla, aromi speziati e salmastri, dall’assaggio piacevole e dal finale persistente.

erse etna rosato tenuta di fessina giornalevinocibo

Silvia Maestrelli presenta il suo ultimo nato Erse Rosato ’15 Tenuta di Fessina, colore cerasuolo intenso, ha fragranti profumi di ciliegia, lamponi ed erbe aromatiche, teso e sapido in bocca.

primaterra rosato giornalevinocibo

Bel millesimo il ‘15 per il Prima Rosa Primaterra, olfatto variegato tra pesca, fragoline e agrumi, sorso pieno fruttato e speziato.

Il Vigo Rosa ’15 Fattorie Romeo del Castello è pieno di note fresche di ciliegie rosse, lamponi e agrumi, bello il palato di corrispondena centrato sulla freschezza.

piano dei daini etna rosato giornalevinocibo

L‘Etna Rosato Piano dei Daini ’14, dal colore buccia di cipolla, ha naso di ciliegia rossa, pesca, bergamotto, bocca sottile e lunga.

graci contrade giornalevinocibo

I vini rossi delle varie Contrade ’15 di Graci mostrano tanta freschezza del frutto, l’Arcuria più voluminoso al naso ed in bocca, il Feudo di Mezzo più sottile ed austero, il Barbabecchi elegante e persistente, tutti di grande avvenire.

passopisciaro cru 2015 giornalevinocibo

I 5 Cru di Andrea Franchetti ed il Passopisciaro tutti ‘15 sono giovanissimi ma mostrano differenze evidenti, il Rampante è freschissimo al naso e al sorso, simile il Chiappemacine con tannino più vivido, il Guardiola ha il naso più intenso e speziato, lo Sciaranuova mostra maggiore strutturail Porcaria è materico e di gran lunghezza gustativa. Il Passopisciaro è l’unione di vini delle varie contrade mostra già maggior equilibrio.

cusumano cru etna giornalevinocibo

Altamora Rosso Cusumano ’14 è adesso in bottiglia con due Contrade,  il Feudo di Mezzo dal naso di ciliegia e spezie e dal palato sottile, il Guardiola ricco di rosa canina, marasca, mirtilli, sottobosco, al gusto è balsamico e minerale, lungo.

magma cornelissen 2014 giornalevinocibo

Il Magma ’14 di Frank Cornelissen  inebriante al naso è un mix di ciliegia, timo, ginepro, china e liquirizia. Al palato le doti di freschezza e mineralità equilibrano la sensazione pesudocalorica dando grande agilità.

De Athena ’14 Terre Costantino, piacevole connubio tra profumi di ciliegia rossa, fiori di salvia, percezioni agrumate, bocca fresca con pepe e scia finale di humus.

fischetti muscamento rosso giornalevinocibo

Il Muscamento Rosso ’13 Fischetti effonde rosa canina, ciliegia, lampone, carruba, cannella, sorso picevolmente fresco lungo e minerale.

Bello il Cisterna Fuori ’13 Biondi, olfatto di amarena, ribes, liquirizia e cuoio, chiodi di garofano, la bocca è di fresco frutto con lungo finale piacevolmente amaricante.

cirneco terrazze del'etna giornalevinocibo

Il Cirneco ’10 Terrazze dell’Etna, ha quadro olfattivo incisivo con esordio di rosa rossa e ciliegia sottospirito, timo, liquirizia e tabacco biondo, godibile sin dal primo sorso per la sua vena acido-sapida.

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Il secondo tavolo degustativo tematico per vitigno organizzato dall’Associazione Italiana Sommeliers Delegazione Palermo Città che si è tenuto lunedì 4 Ottobre scorso all’NH Hotel Foro Italico del capoluogo, ha avuto come protagonista il Carricante Etneo. Cinque i campioni in degustazione esaminati dai sommeliers, ognuno con caratteristiche diverse, che riguardano i terreni, i metodi di coltivazione, i processi di vinificazione ed affinamento. La media punteggio più alta è stata ottenuta dall’Etna Bianco da uve Carricante il Salisire Vivera 2009 che ha ricevuto una media di 83/100. Il vino deriva dai vigneti di  Linguaglossa nel versante Nord-Est dell’Etna, a 600 metri s.l.m. su terreno vulcanico, le uve coltivate in regime biologico sono vendemmiate a metà ottobre, subiscono pressatura soffice e sono vinificate a temperatura controllata di 14-16 °C. Il vino che sarà in commercio da Febbraio 2011, affina sui lieviti per 10 mesi ed altri 6  in bottiglia. Nel bicchiere dal colore paglierino mostra un interessante registro olfattivo, acacia, ginestra, piacevolissimi sentori agrumati e balsamici. In bocca è di viva freschezza, accennata rotondità, e persiste nel finale di frutto e mandorla.

Gli altri vini testati sono stati: Etna Bianco Murgo, Etna Bianco Barone di Villagrande, Etna Bianco Bianco di Caselle Benanti ed Etna Bianco Cottanera.

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La terza edizione dell’interessante manifestazione “Le Contrade dell’Etna” ideata da Andrea Franchetti si è svolta Lunedi 8 Marzo come ormai tradizione nella cantina di Passopisciaro ed ha visto riuniti tutti i produttori del vulcano per presentare i vini dell’ultima vendemmia ed alcuni delle annate precedenti prodotti nelle varie Contrade dei comuni di Linguaglossa, Castiglione di Sicilia e Randazzo. Quest’anno l’evento delle Contrade, che negli scorsi anni è stato già polo attrattivo per le novità siciliane in bottiglia, si è arricchito di una vera e propria chicca: il giorno precedente Domenica 7 Marzo presso l’innovativo Shalai Resort di Linguaglossa Andrea Franchetti ha presentato in anteprima, con una cena dedicata alla stampa  organizzata da Laura Cirilli, i suoi quattro nuovi Cru da Nerello Mascalese. L’occasione ha visto all’opera importanti chef siciliani, Filippo La Mantia, Giovanni Santoro, Giuseppe Costa e Antonio Colombo, le cui deliziose preparazioni si sono sposate con i vini proposti all’assaggio. 

Quattro Cru da quattro differenti contrade, ottenuti da un unico vitigno il Nerello Mascalese, che acquisisce caratteristiche organolettiche diverse secondo la diversa composizione del terreno nel quale è allevato, infatti, le colate laviche che si sono susseguite nel corso degli anni nel comprensorio etneo hanno creato substrati di minerali differenti da zona a zona contribuendo a caratterizzare fortemente i vini. Nelle due salette dello Shalai Resort Andrea Franchetti ha riunito una quarantina di giornalisti italiani e stranieri, tra i quali anche Stephen Brook di Decanter, ad ogni tavolo i posti erano stati già assegnati, nel mio ho fatto conoscenza con Brandon Tokash, personaggio straordinario con il quale lo scambio di opinioni sui nuovi quattro Cru, sul Passopisciaro e sul mondo del vino siciliano è stato molto piacevole e proficuo.

Andrea Franchetti, Sergio Grasso, noto antropologo alimentare e Giorgio Grai famoso enologo italiano, hanno introdotto con un video il tasting dei vini, tutti annata ‘08: il primo ad essere degustato è stato il Rampante ottenuto da vecchie vigne di Nerello Mascalese a piede franco poste ad oltre mille metri in terrazze sulla parete di lava di Solicchiata. Il terreno nel quale sono allevate è sabbioso ed ossidato. Nel bicchiere mostra trasparenza, l’olfatto è d’intensa finezza con note floreali e fruttate di ciliegia, lampone, spezie e mineralità, in bocca è di bellissima freschezza, con le note fruttate presenti in un lungo finale sapido. E’ un vino particolare dal carattere deciso.
Lo Sciaranuova nasce tra gli 800 ed i 950 metri, in un terreno argilloso e morbido per moltissime ore esposto al sole, olfattivamente il vino è meno intenso del precedente, ma in bocca mostra più struttura con bella intelaiatura tannica e gran piacevolezza di beva. Il Chiappemacine è prodotto più in basso, a 550 metri, è caratterizzato dallo spettro olfattivo variegato e inebriante, al gusto sorprende per l’austerità sapida-tannica, un vino di gran equilibrio. L’ultimo il Porcaria, è prodotto tra i 700 e gli 800 metri, è il più concentrato dei quattro, si esprime al naso con sensazioni minerali completate da note dolci di ciliegia e lamponi, riempie la bocca con potenza setosa e lunghissima. Infine è toccato al Passopisciaro, già noto, che nasce dall’unione di vini ottenuti da altre contrade, dal colore rubino caldo e trasparente, intenso ed attraente il bouquet di lampone, ribes, macchia mediterranea, balsamo e spezie. L’entrata in bocca è di finezza avvolgente, freschezza e sapidità di frutto lasciano una lunga scia finale.

Il giorno seguente prima di recarmi nella cantina di Passopisciaro per l’esposizione delle Contrade, incontro Franchetti per un’approfondita intervista, seguito di quella (leggi) che due anni fa ebbi modo già di fargli.

 

Ha iniziato questa sua avventura in Sicilia relativamente da poco, ma ha avuto grandi soddisfazioni? “Nel lavoro fatto sono stato inspirato da questo posto bellissimo che stimola a pensare alla natura ed anche dalla manodopera locale piena di grande volontà. Il terreno qui sull’Etna cambia ad ogni metro ed  il vino cambia da alberello ad alberello, in quanti altri posti si vendemmia a Novembre con temperature che arrivano a 6-8 gradi. Per la collocazione delle vigne, inoltre, è una vendemmia eroica”.

Da questo vitigno il Nerello Mascalese quattro Cru differenti, ognuno dona  un’espressione diversa, mi è piaciuto molto il Rampante, il Porcaria è il più intrigante di tutti, lei quale predilige? Il Porcaria è sicuramente il più complesso, ma ognuno ha qualcosa di particolare. Il Nerello non è un’uva facile, si ossida facilmente, non si difende, ma se riesce ad avere espressione tersa, trasparente , ad essere tagliente, dona grande piacevolezza, mi piace definirlo un bianco come vino rosso.

Lei da tempo vinifica separatamente le uve delle varie contrade? Tutte le contrade sono ben mappate e danno vita a vini diversi per la variazione d’altitudine e per la differente granulometria dei terreni. Prima tutti i vari vini assemblati davano vita al Passopisciaro, adesso lo si ottiene dalle restanti Contrade che non danno vita ai quattro Cru.

Le etichette di questi Cru sono tutte uguali, cambia solo la piccola scritta della Contrada? Si non c’è l’esigenza di riconoscere le bottiglie da lontano, chi le comprerà probabilmente già le conosce bene.

Quante le bottiglie prodotte annata 2008? Dei quattro Cru complessivamente 10.000 bottiglie, del Passopisciaro sono circa 38.000

Per chiudere una domanda fuori tema, che ne pensa della possibile istituzione della Doc Sicilia? Non credo serva a fare la differenza, se è per questo  sulla bottiglia dell’IGT c’è già la scritta Sicilia.

Lunedì 8 marzo l’azienda di Franchetti, ha aperto le porte a ben 46 produttori etnei, realizzando un importante momento di confronto tra loro e dando la possibilità a giornalisti, operatori del settore ed appassionati di approfondire una realtà enologica di grande spessore, vini emozionanti, che hanno come nota assolutamente distintiva il “terroir” d’origine. Tra le novità assolute la presentazione del nuovo vino da uve Nerello Mascalese con piccole percentuali di Cappuccio di Tasca d’Almerita “Tascante” (nella foto con etichetta provvissoria) che deriva da vigneti della zona di Randazzo nelle contrade di Sciaranuova e Boccadorzo, l’annata ’08 ha fatto 14 mesi di botte grande, il naso su toni di fiori rossi, frutta rossa di bella concentrazione, note speziate e lieve tabacco, fa da preludio alla beva di ottima coerenza con tannino presente e buona fresca persistenza. Altro debutto per un’altra azienda affermata, Planeta presenta il suo Carricante ’09 prodotto in contrada Sciaranuova non fa legno anche se nasce per essere un bianco longevo, sarà in commercio a fine Novembre. Dal bicchiere emergono profumi di fiori di ginestra e frutta fresca a polpa gialla, all’assaggio mostra tutta la sua gioventù, con persistenza acido-sapida. Tra i numerosi Carricante assaggiati mi sono piaciuti in modo speciale,quello dell’Azienda Agricola Cavaliere di Margherita Platania (nella foto la bottiglia con etichetta provvisoria) del compresorio di S. Maria di Licodia, intenso al naso di fiori, frutta e mineralità, dalla beva piena, ricca di freschezza e persistenza, ed anche il Mari di Ripiddu ’09 dell’Azienda Agricola Filippo Grasso, fresco e minerale all’olfatto ed al palato, un vino d’ottima piacevolezza. Tra i Nerello Mascalese più interessanti sicuramente quello di Romeo del Castello Vigo ’08, che sarà in vendita solo a fine anno, pieno di viola, fragola, ciliegia, note di grafite e spezie, al gusto è pieno, di buona freschezza, con pregevole intelaitura tannica. Buono l’Etna ’08 di Chiuse del Signore, dal naso poliedrico e dalla particolare beva di rotondità, ed il Setteporte ’08 che è intenso e pulito al naso e riempie poi la bocca di fresco frutto. Eccellente il Nerello Mascalese ’08 di Terre di Trente, ricco di eleganza e finezza gustolfattiva, con una lunga chiusura minerale. Tra le annate ’07 tante conferme: il Musmeci di Tenuta di Fessina, il San Lorenzo di Girolamo Russo, il Don Michele di Moganazzi, il Quota 600 di Graci, l’Outis di Biondi e l’Archineri di Pietradolce.

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Sempre più spesso mi piace parlare di vini non noti ovvero di quelli che mi danno l’opportunità di esercitare il compito che più mi entusiasma: scoprire e proporre prodotti che nascono e vivono per l’amore di chi li produce.

Incontro Agostino Sangiorgio produttore siciliano del comprensorio dell’Etna, che con passione e spirito di tradizione porta avanti la produzione d’uve Nerello Mascalese ed Alicante, la sua famiglia dal lontano 1807 coltiva vigneti intorno ai 750 mt. s.l.m. nel territorio di Biancavilla (CT). Nei due ettari di proprietà l’ultimo reimpianto, mi racconta, è avvenuto ad opera del padre nel 1973, le piante di Nerello Mascalese e d’Alicante settemila ceppi per ettaro sono state messe a dimora una dietro l’altra senza un ordine preciso, ecco perché le uve delle due varietà una volta raccolte compongono il “Granaccio” il vino che produce e che prende il nome da “Granache” il nome francese dell’Alicante. La prima annata di produzione in bottiglia è stata la 2007 per un totale di cinquemila pezzi, qualche migliaio in più saranno per la 2008. Mi piace molto la particolare etichetta, che è nata per caso ed è composta dall’antica scrittura dell’atto di vendita dei terreni alla famiglia Sangiorgio.  

Le importanti caratteristiche morfologiche del terreno da cui nasce il vino influiscono non poco in bottiglia, sono in parte di sabbia vulcanica ricca di ferro e potassio ed  in parte di formazione mista calcarea argillosa ricca di scheletro, il vino è ottenuto con criomacerazione a 2-3° e successiva macerazione a temperatura più alta, ed è affinato in acciaio per circa 8 mesi.

Il Granaccio annata 2007 nel bicchiere ha un colore rosso rubino scarico e trasparente, ha un naso d’efficace piacevolezza, frutta rossa, macchia mediterranea, tabacco e note minerali. In bocca l’appena accennata morbidezza lascia spazio alla freschezza del frutto ed alla mineralità, il tannino ancora da levigarsi accompagna un finale di bell’integrità. Mi è piaciuto nella sua lineare semplicità, il Nerello e l’Alicante si rincorrono e si susseguono, mostra un carattere proprio che lo rende interessante, godibile.

Infine mi piace sottolineare che Agostino Sangiorgio per il piacere della propria memoria storica gusto-olfattica produce ancora solo per se stesso dalle stesse uve un vino con un metodo antico, lo ottiene da un vecchio palmento affinandolo in antiche botti. In modo intimo me lo presenta in una bottiglia non etichettata, mi chiede di non giudicarlo organoletticamente ma di apprezzarne il piacere della tradizione che i suoi sentori evocano. Qui il degustatore non affonda, resta ammirato dalla poesia enologica.

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