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Posts Tagged ‘nero d’avola’

La puntata  è interamente dedicata ad una denominazione il Cerasuolo di Vittoria, che è l’unica DOCG Siciliana ed è composta dall’unione del Nero d’Avola con il Frappato. I due vini scelti sono rappresentativi del territorio e del carattere della denominazione, anche se con note di complessità diverse, esprimono il frutto e la freschezza in modo ottimale.

Le email ed i commenti relativi all’inserto Curiosità sono sempre numerosi, tra le tante abbiamo scelto la richiesta fatta da Francesco Pievi su come utilizzare il termometro per l’ottimale temperatura di servizio del vino.

Puntata del 29 Gennaio 2010

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Le città italiane sono piene di mega cartelloni pubblicitari con offerte di prodotti scontati, m’ imbatto in uno di questi che attira la mia attenzione mostra una bottiglia di Nero d’Avola in vendita in un ipermercato al costo di 1 euro, leggendo non posso che strabuzzare gli occhi, ci risiamo la mortificazione del vitigno principe siciliano (in termini di qualità e prezzo) ormai si ripete continuamente ed è al massimo livello! Non si tratta più soltanto di inficiare l’idea qualitativa che lentamente i più seri ed oculati produttori siciliani di Nero d’Avola ( Feudo Montoni, Gulfi, Morgante, Cos, Marabino, Avjde, per citarne qualcuno) hanno costruito in questi anni, ma ormai di un suicidio del vino siciliano causato dall’assoluta mancanza di norme che tutelino il vitigno simbolo.

Quanto Nero d’Avola può essere presente in bottiglie dal simile costo ? Tenendo conto di bottiglia, tappo, capsula, etichetta e trasporto com’è possibile che a quel prezzo vi sia qualcosa di potabile dentro ? Il consumatore che per sua scelta o fortuitamente ha la sventura di accostare le proprie papille gustative a questo vino che idea potrà farsi del Nero d’Avola? La grande distribuzione è una realtà invadente, di grande impatto, da alcuni anni si è dotata di ampi spazi per il vino, creando zone-enoteche piene zeppe di bottiglie di fascia medio-bassa, in questi luoghi è cresciuto il numero delle etichette che riportano a caratteri cubitali la scritta Nero d’Avola Indicazione Geografica Tipica Sicilia , pensate quelle che lo dichiarano in purezza vendute ad prezzo compreso tra 1 e 3 euro sono circa una cinquantina. Vini imbottigliati in Sicilia ma spesso al Nord Italia e molti di questi si apprestano, con gran probabilità, a diventare D.O.C. visto che l’ultimo iter della legge d’istituzione della generalista DOC Sicilia prevede anche l’imbottigliamento al di fuori della regione. Nero d’Avola un nome non una garanzia, che dire chi è causa del suo male pianga se stesso.

Leggi anche questo articolo:https://winereality.wordpress.com/2008/01/24/nero-davola-adesso-e-il-momento-di-tutelarlo/

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Nella puntata del 18 dicembre ’09 della trasmissione” Borsino del Vino” il Frappato di Vittoria ed il Nero d’Avola agrigentino sono i vitigni scelti a rappresentare l’autoctonia siciliana in due originali ed alternative versioni. Il Frappato Osa ’08 dell’azienda Calì è vinificato rosato ed ha una debole presenza di bollicine, il Nero d’Avola Nikao ’03 di Tenute la Lumia è un vino dolce passito. Vini piacevoli degni di nota per le particolari qualità organolettiche ed anche per l’espressione diversa e inconsueta che questi due vitigni riescono a dare.

Per l’inserto curiosità risponderemo ad una vostra domanda che riguarda il bicchiere più adatto ad ogni tipologia di vino. Le varie forme dei bicchieri da degustazione, ben quindici, consentono di apprezzare al meglio il vino che abbiamo davanti, la loro principale funzione è quella di riequilibrare le sensazioni, sia olfattive sia gustative. Spesso sono utilizzati in maniera scorretta, invece se accostati al vino più giusto possono essere, oltre che piacevoli dal punto di vista estetico e funzionale, di sicura utilità sensoriale.

Puntata del 18 Dicembre 2009

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Spesso i vini interessanti si scoprono per caso. Un importatore tedesco dà il mio biglietto da visita a Nino Jacono un produttore di Montallegro in provincia d’Agrigento il quale mi chiama e mi chiede se voglio testare il suo Nero d’Avola, fin qui nulla di particolare. Quando il Nero d’Avola “Tita” arriva sulla mia scrivania dopo una decina di giorni lo assaggio, lo trovo piacevole e ne scrivo le note organolettiche, ma è quando il produttore mi richiama al telefono per chiedermi il giudizio sul suo vino che scopro l’intrigante storia che sta dietro la bottiglia. Questo Nero d’Avola è un “vin de garage” da 3500 pezzi, la sua nascita è frutto di una presa di coscienza e di una sfida.

Nino Jacono, Ninuccio per gli amici, mi racconta essere un geometra del comune di Montallegro, le uve dell’ettaro di vigna di sua proprietà da sempre sono finite all’ammasso alla cantina sociale vicina, ma il caso vuole che nel 2005 la sua famiglia si rivede con una cugina di sua moglie che vive in Toscana insieme al suo nuovo compagno, un produttore di Brunello di Montalcino Lorenzo Sassetti, ed è proprio questi che venuto in Sicilia, lo spinge a creare nel suo garage di 40 m. quadrati una piccola ma efficiente cantina che gli consenta di vinificare e mettere in bottiglia le uve di Nero d’Avola provenienti dal suo ettaro di vigna. In quel garage trovano spazio diraspatrice, silos in acciaio da 10 e 20 hl, tonneaux in rovere da 400 e 500 l, pompa, imbottigliatrice e tappatrice. Jacono si reca anche a Montalcino per farsi un’idea di come nasce e vive il Brunello e nel 2006 inizia l’avventura della nascita del suo vino. Le direttive sul da farsi arrivano dal toscano Sassetti, i grappoli sottoposti a diraspatura sono stati posti a macerare e fermentare per 12-14 giorni ad una temperatura di 28° C in vasi vinari di acciaio con rimontaggi (mattina e sera), metà della massa per dodici mesi è stata poi messa in tonneaux di rovere francese.

Spedisce man mano i vari campioni in toscana e da lì gli sono suggeriti i vari passaggi. Dopo un anno il vino dei tonneaux è miscelato al vino delle vasche d’acciaio. Jacono sceglie bottiglia, etichetta e tappi di una certa qualità, non saranno come quelli del Brunello, ma devono poter avvicinarglisi. L’imbottigliamento del vino non filtrato avviene al secondo anno dalla vendemmia e depositato in cantina a temperatura controllata. Nascono le prime 3500 bottiglie del suo vino e lo chiama “Tita” dedicandolo a sua madre. Inizia così a proporlo a vari ristoranti del territorio ad un prezzo decisamente centrato, 6,60 euro a bottiglia e lo vende anche al dettaglio a 9 euro, si scontra con la dura realtà del mercato, ovvero la monopolizzazione ed il basso costo dei soliti noti Nero d’Avola e di quelli nel quale il Nero d’Avola è presente solo di striscio, poi arriva qualche ordine dall’estero che lo spinge a continuare la sfida.

Versandolo nel bicchiere il Tita ’06 ha un bel colore rosso rubino di buona vivacità, roteandolo mostra una giusta consistenza. Al naso l’alcol veicola frutti rossi, ciliegia mora, amarena, note speziate, sentori di vaniglia e caffè.  In bocca è caldo, i tannini sono ben presenti, spicca per il buon nerbo acido, nel finale la frutta ha un buon ritorno insieme a piacevoli note cioccolatose. L’ultima parte del liquido in bottiglia ha un lieve residuo, tipico dei vini non filtrati, rispecchia le caratteristiche del vitigno, è godibile e di buona abbinabilità. Un “vin de garage” siciliano, ce ne fossero di storie così, vini come questo andrebbero acquistati solo per l’origine oltre che per la piacevolezza nel bicchiere.

Il capostipite dei piccoli vini nati per caso è stato alla fine degli anni ottanta Jean Luc Thunevin, un ex-impiegato bancario, il quale dopo aver comprato per pochi franchi due ettari di vigneto a Saint Emilion, inizia a vinificare nel suo garage il suo primo vino, detto Château de Valandraud. In poco tempo questo vino conquista fama e riconoscimenti tanto da raggiunge prezzi straordinari.
Oggi questi vini sono quasi una norma nelle zone vinicole evolute ed aderiscono ad alcuni dettami fondamentali, coltivazione nel massimo rispetto delle viti, selezione dei grappoli e degli acini in vendemmia, controllo delle temperature durante la vinificazione, rispetto dell’igiene, fermentazione malolattica condotta in legno, maturazione del vino sulle fecce, “batonnage” in alcuni casi, ed anche rinuncia alla chiarificazione ed alla filtrazione del prodotto finito prima dell’imbottigliamento.

Sicuramente mi entusiasmano i vini che comunicano qualcosa nel bicchiere, ma altrettanto quelli che hanno qualcosa da raccontare oltre le loro peculiarità organolettiche, il Nero d’Avola Tita ha entrambe le caratteristiche.

 “Nero d’Avola Tita” di Nino Jacono C.da Gorgo – 92010 Montallegro (AG)

Email: ninuccioiacononerodavola@gmail.com  Cell: 3204303656

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camera grande borsinoDopo quattro mesi di programmazione la trasmissione TV “Il Borsino del Vino” che conduco insieme all’amico Filippo Barbiera si concede la pausa estiva.  Le prime dodici puntate hanno messo in evidenza una nuova forma di comunicazione del vino siciliano (vedi il l’articolo al link), una comunicazione precisa e mirata in grado di interessare attraverso il mezzo televisivo sia esperti sia neofiti, approfondendo in ogni puntata i vitigni che compongono i due vini proposti,  dando inoltre  il suggerimento dell’abbinamento di ogni vino con il piatto ideale.

Ecco l’ultima puntata andata in onda il 31 luglio nel rinnovato studio:

 

A Settembre rimprenderà la programmazione con interessanti novità, aspettiamo suggerimenti e proposte.

Tutte le puntate del Borsino del Vino al link: luigisalvoilmondodelvino

Link Giapponese del Borsinio del Vino:  MICKOY TV

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doc sicilia 2Nel Maggio del 1999 nel capitolo introduttivo della Guida che pubblicai con il titolo “I migliori Vini di Sicilia”  feci menzione di un’idea che allora iniziava a paventarsi, l’istituzione di una generica DOC Sicilia e nel Novembre del 2001 scrissi un articolo per il portale Tigulliovino dal titolo “Sicilia nuova frontiera del vino di qualità”, il pezzo dopo avere descritto con dovizia la Sicilia enologica terminava in questo modo: “Da qualche anno è in progetto la creazione di una grande D.O.C. Sicilia, allo scopo di poter meglio accreditare la produzione vinicola siciliana, che ha nobili tradizioni e guarda al futuro, facendole conquistare sempre più ampi spazi di mercato e valorizzandola ancora di più nel panorama enologico mondiale. La DOC Sicilia potrebbe essere utile a questi scopi,  personalmente non credo, il percorso è comunque iniziato”.  Era il 2001 e la trovata della DOC Sicilia era già in cantiere, si legga bene, “da qualche anno!!!”.  Nel 2009, quest’ idea che preciso subito non vedo per niente di buon occhio,  a distanza di ben oltre dieci anni è ancora allo stadio di discussione. Si disquisisce ancora, ed ai più non è chiaro, se realmente la DOC Sicilia possa essere utile o meno a portare nuove fette di mercato, in buona sostanza, a vendere tutto quel vino (di scarsa qualità) che rimane invenduto nelle cantine isolane.

L’iter di questa ormai famosa DOC “calderone” all’interno della quale dovrebbe trovare posto di tutto un po’,  ha subìto una spinta ai primi di Dicembre del 2008, quando l’assessore regionale all’Agricoltura, Giovanni La Via, nel corso di un incontro con i rappresentanti di Assovini Sicilia, dell’Istituto Regionale della Vite e del Vino, del mondo cooperativo e delle organizzazioni di categoria, ha proposto loro il marchio unico sul territorio regionale, la Doc Sicilia appunto, che secondo l’assessorato è in grado di differenziare e tutelare i vini Siciliani sui mercati nazionali e internazionali con l’utilizzo del “brand Sicilia”. Al primo incontro si sono susseguite una serie di riunioni e l’accordo che sembrava essere stato raggiunto tra tutte le parti interessate, ovvero mondo della cooperazione e aziende private ad oggi è tutt’altro che sancito. L’ultimo incredibile compromesso  raggiunto prevedeva una Doc Sicilia allargata a chiunque ne facesse richiesta, anche fuori regione, in modo da non ledere gli interessi delle cantine sociali che sulla vendita del vino sfuso basano la maggior parte del proprio guadagno. Questa posizione era emersa nel corso dell’ultimo “conclave”  svoltosi al Museo Civico di Gibellina, tra i rappresentanti delle cantine sociali, fra i quali Dino Taschetta della Colomba Bianca e Nino Inzirillo dell’Alto Belìce, produttori privati quali Giacomo Rallo di Donnafugata e Diego Planeta presidente di Assovini, tecnici con il presidente di Assoenologi Carlo Ferracane, istituzioni con il dirigente dell’assessorato regionale Agricoltura Giuseppe Bursi, ed il direttore dell’Istituto Regionale della Vite e del Vino Dario Cartabellotta, posizione che sembrava già concordata, sulla quale però alcuni dei presenti hanno espresso delle perplessità, altri netta contrarietà.  A questo punto, dato lo stato di confusione generale, la DOC Sicilia ha tempo per essere decisa e formulata sino al 31 luglio di quest’anno, se entro questa data, la Sicilia non formalizzerà le proprie richieste con il sì del 66% dei produttori dell’Isola, l’idea si sgonfierà definitivamente.

Sin dal primo momento, una decina di anni fa, la possibilità della creazione di una generica DOC Sicilia mi ha assolutamente lasciato perplesso, non credo sia lo strumento più corretto per ottenere gli scopi che ci si vuol prefiggere. Il concetto di Denominazione d’origine controllata esprime il nome geografico di una ristretta zona viticola particolarmente vocata con particolari caratteristiche di “terroir”. Con il termine “terroir” s’intende la perfetta interazione tra le condizioni climatiche della singola zona, le caratteristiche pedologiche locali ed il comportamento del vitigno coltivato in quell’ambiente. Per spiegarlo in maniera più estesa le caratteristiche morfologiche della zona di coltivazione, montuosa, collinare o pianeggiante, l’esposizione alla luce, la presenza di laghi o fiumi, la composizione del suolo, l’importante incidenza delle escursioni termiche durante la giornata sulla qualità delle uve, ecc., tutti questi parametri sono fondamentali per la caratterizzazione di un vino e della DOC di riferimento.

Il terroir, d’altronde, è il fondamento delle direttive europee riguardo le Denominazioni d’Origine, che hanno lo scopo di indicare la provenienza dei vigneti dai quali nasce il vino DOC, questi vigneti devono essere regolarmente iscritti all’albo della zona indicata. Tutto quanto riassunto è decisamente in contraddizione con la creazione di una generica DOC Sicilia, la quale proprio perché comprenderebbe l’intero territorio di una regione non potrebbe certamente esprimere le caratteristiche che danno vita alla Denominazione d’Origine. La Sicilia è un continente vinicolo, si vendemmia dai primi di Agosto nelle zone calde ed assolate del trapanese, fino a fine Novembre nelle zone più alte e fredde dell’Etna,  il consumatore medio non ha certamente l’anello al naso, si è evoluto ed a mio modo di vedere  una generica DOC Sicilia non sarebbe sicuramente l’optimum.

Qualche mese fa in maniera nettamente sfavorevole si era già espressa l’Assoenologi Sicilia in questi 12 punti ,alcuni dei quali personalmente sottoscrivo in pieno:             

1. Non è chiaro chi sono i soggetti che si avvantaggerebbero con la Doc Sicilia. Sicuramente poche aziende, al massimo 6 o 7, con esclusione di molti altre, compreso le Cantine Sociali, che non hanno un mercato consolidato e che comunque, in ogni modo, stanno facendo innumerevoli sforzi per il posizionamento

2. Sarebbe opportuno proporre una DOC regionale ma dal nome TRINACRIA, lasciando così in vita l’I.G.T. Sicilia, che ha un proprio mercato (i maggiori produttori di vino I.G.T. Sicilia sono le cantine Sociali che detengono l’80 % della produzione regionale, non solo come uve ma come prodotto regolarmente classificato I.G.T., oltre a vini da tavola generici)

3. L’attuazione e la nascita di un eventuale consorzio di tutela e di controllo della DOC SICILIA, richiederebbe tempi molto lunghi, dal momento che anche le Camere di Commercio sono lente nel rilascio delle certificazioni e di rivendicazioni del prodotto I.G.T e vista la scarsa efficienza dei consorzi esistenti in Sicilia

4. Leggendo attentamente il disciplinare di produzione della DOC SICILIA, preparato dall’Assessorato Regionale all’Agricoltura, si evince, che è stato redatto in modo superficiale da persone fuori dal contesto produttivo. Non sono citati, ad esempio, i “vitigni minori”, sia bianchi sia rossi e “non si specificano quali sono le varietà aromatiche”, includendo nella singola voce erroneamente le varietà insolia, grillo, chardonnay e fiano, “che non sono aromatiche”, ed inoltre manca la dizione “passito ottenuto da uve rosse” e la citazione delle uve stesse

5. Sarebbe opportuno darsi un lasso di tempo di 10 anni affinché si possa spingere una qualificazione del prodotto regionale, sia esso ad IGT e sia le per 22 DOC già esistenti, (escludendo la DOCG Cerasuolo di Vittoria) verso una nuova e ulteriore qualificazione del prodotto, innalzando l’attuale soglia di confezionato dall’attuale 15%, al 25 – 30%

6. Gli attuali imbottigliatori dell’Italia settentrionale, che comprano in Sicilia e che confezionano nel territorio regionale potrebbero non essere più interessati ad acquistare vini ad I.G.T. Sicilia, ciò causerebbe la fine della commercializzazione di vini acquistati presso le Cantine isolane, che al momento producono oltre un milione di ettolitri di vino ad I.G.T. Sicilia. Ci si chiede a questo punto: a chi gioverebbe il fallimento del mondo cooperativistico in Sicilia, senza perseguire più i principi di sussidiarietà, assistenziale e di mutualità?

7. Bisognerebbe puntare sul “brand istituzionale – Sicilia”, che dovrebbe essere di proprietà della Regione (es. grappolo, isola etc.) riportando questo bollino sulle etichette di tutta la produzione vinosa

8. La regione attraverso i P.S.R. dovrebbe attivarsi immediatamente a spingere le cantine sociali verso gli “accorpamenti”, per la creazione di grossi poli di commercializzazione, in grado di sostenere ed affrontare i processi di posizionamento e di qualificazione del prodotto siciliano, competendo con altri poli del nord Italia, europei e mondiali

9. La Regione Sicilia deve attuare piani di valorizzazione e di promozione delle produzioni vitivinicole, attraverso delle campagne promozionali mirate in tutto il mondo, utilizzando i fondi Comunitari, che in ultima analisi significherebbe perseguire “non la politica dei prezzi”, ma la politica del “brand territoriale”, legando il marchio al “territorio di produzione” individuato e circoscritto

10. Il marchio o brand Istituzionale non potrà essere utilizzato da aziende operanti in territorio diverso dalla regione Sicilia, ma che comunque potranno acquistare e vendere il vino a I.G.T. Sicilia

11. I nostri viticoltori, qualora verrebbe ad essere attuata la Doc Sicilia, sarebbero testimoni inconsapevoli di una “debacle” e della mortificazione della propria dignità di viticoltori, lasciando a pochi il compito di segnare il proprio destino e quindi la scomparsa della viticoltura siciliana a vantaggio di un corpuscolo di aziende, che al momento hanno un mercato consolidato, ciò significherebbe quindi, la fine delle Denominazione d’origine, come già avvenuto in passato per il “Marsala”

12. L’attuale I.G.T. Sicilia andrebbe modificata, includendo la possibilità di riportare in etichetta almeno “quattro varietà” di uve anziché “due” come attualmente disciplinato dal decreto del Ministero delle Risorse Agricole del 10.10.1995 modificato dal D.M del 24 marzo 1997

Il presidente di Assovini Diego Planeta ha preso posizione favorevole alla nascita della DOC Sicilia ed ha inviato a tutte le aziende socie una lettera nella quale riassume i punti che giustificano l”istituzione della DOC: 1) Poter  avere accesso ai fondi europei Ocm tramite la creazione di un Consorzio di Tutela e fare azioni di promozione territoriale forti ed efficaci sulla Doc Sicilia
2). Protezione del marchio “Sicilia” 3) Fare crescere la categoria dei vini Siciliani nel suo valore percepito: i piccoli e singoli produttori potranno sfruttare nel mercato il brand Doc Sicilia senza dover impiegare somme importanti per affermare i loro singoli marchi, contribuendo inoltre a fare “sistema” tra le aziende 4) La possibilità di valorizzare meglio i singoli territori (zone di eccellenza) con l’inserimento in etichetta del  brand Sicilia accanto ai nomi delle attuali Doc (Doc Sicilia Delia Nivolelli, Doc Sicilia Contessa Entellina). Le Doc con le denominazioni  più conosciute  potranno mantenere la loro denominazione attuale se lo vorranno 5) La possibilità di controllare meglio i dati di produzioni con l’inserimento delle fascette. Scoraggiando quindi eventuali imbottigliatori senza scrupoli 6) Migliore controllo sui  vigneti e sulle produzioni che vorranno rivendicare la Doc 7) Ovviare ai riflessi negativi delle nuove norme sull’etichettatura e di una eventuale Igt Italia

Il nodo fondamentale resta la possibilità dell’imbottigliamento fuori regione, una scelta che tanti non gradiscono, la stesura dell’ultimo disciplinare in ordine di tempo prevede che chiunque abbia imbottigliato Igt Sicilia fuori dal tettitorio regionale per almeno due anni, anche non consecutivi, negli otto anni precedenti all’entrata in vigore della DOC sicilia, potrà godere di una deroga di 5 anni (prorogabili) “che consenta loro di continuare l’imbottigliamento fuori zona di produzione. Che dire, per chi come me non fa altro che testare migliaia di vini all’anno, la qualità e la piacevolezza sono gli elementi che in un vino sono assolutamente da ricercare, caratteristiche che certamente la Doc Sicilia non sarebbe in grado di garantire, anzi direi esattamente il contrario, per cui come scrissi oltre dieci anni fa ribadisco il concetto (copio ed incollo) “La grande D.O.C. Sicilia avrebbe lo scopo di poter meglio accreditare la produzione vinicola siciliana, facendole conquistare sempre più ampi spazi di mercato e valorizzandola ancora di più nel panorama enologico mondiale. La DOC Sicilia potrebbe essere utile a questi scopi,  personalmente non credo”.

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borsino del vino logo blogDa un mese la rubrica “Borsino del Vino” va in onda il Venerdì all’interno del telegiornale TV NEWS realizzato dalla società di produzione Mediactivity Broadcasting su 10 emittenti siciliane. Con questa innovativa rubrica della quale sono autore e conduttore insieme all’amico Filippo Barbiera, mi sono proposto di comunicare le qualità del vino siciliano parlando dei vari vitigni presenti nei diversi territori dell’isola indicando in ogni puntata ai telespettatori due vini siciliani dal buon rapporto qualità prezzo che siano ottima espressione organolettica dei vitigni trattati. Con gran soddisfazione il programma sta ottenendo un ottimo riscontro tra il pubblico e sopratutto un interesse elevatissimo tra le cantine che hanno particolarmente apprezzato questa nuova forma di comunicazione nella quale il vino in TV è spiegato con un linguaggio finalmente tecnico ma di facile comprensione per lo spettatore medio, al quale è anche suggerito il cibo più adatto in abbinamento alle varie bottiglie selezionate stimolandone la curiosità.

                  

 

L’elemento vino è molto particolare e la comunicazione che lo riguarda è davvero fuori da tutti gli altri schemi che riguardano altri prodotti, non è la stessa cosa che spiegare e comunicare un’auto, una cucina  o un qualunque altro genere alimentare.  In Tv da sempre solo alcuni vini di uso quotidiano sono stati sotto i riflettori e le trasmissioni di intrattenimento eno-gastronomico, pur essendo sorte a ritmo vertiginoso, tutte quante trattano e descrivono il vino in modo semplicistico e superficiale: niente ricerca per vitigno del miglior prodotto di un territorio specifico,  niente selezione delle aziende che meglio esprimano il terroir della regione, nessuna decisa opinione comunicativa come invece avviene in riviste di settore o guide, ma in Tv si assiste solo a commenti su bottiglie anonime con nessun consiglio specifico al consumatore.

Oggi la carta stampata comincia a fare i conti con la crisi dovuta al cambiamento delle abitudini da parte dei fruitori,  le pubblicazioni di settore riducono le copie e le guide segnano il passo sopravanzate da quel grande mondo comunicativo che è la rete, il Borsino del Vino ha una formula semplice ma efficace, attraverso la Tv raggiunge lo spettatore che non è appassionato di vino e lo stimola comunicando la qualità dei vari vini selezionati ed attraverso la rete raggiunge anche chi ricerca specificatamente di comprendere meglio territori e vitigni.

Tutte le puntate del Borsino del Vino al link: luigisalvoilmondodelvino

Link Giapponese del Borsinio del Vino:  MICKOY TV

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sicilia-en-primeur-09-blog-2La 6° edizione di “Sicilia en Primeur” organizzata da Assovini Sicilia si è svolta nel territorio di Siracusa dal 18 al 22 marzo, sono state ben 39 le aziende che hanno partecipato all’evento che ha avuto quale momento centrale la degustazione  “En Primeur” dei campioni anonimizzati dell’ultima vendemmia ed il successivo incontro dei giornalisti con i produttori per il tasting delle annate precedenti.

La Sicilia vinicola cresce e lo fa in tutte le direzioni, con una superficie coltivata pari al 17% del totale nazionale e con la  provincia di Trapani al primo posto per terreno vitato, imbottiglia circa 1,65 milioni di ettolitri di vino, superando i 200 milioni di bottiglie con un aumento del 2,6% rispetto l’anno precedente, attraverso la capacità produttiva di oltre 650 aziende vitivinicole. Nella grande sala del bellissimo Hotel Il Minareto di Siracusa, a 100 giornalisti provenienti da tutto il mondo sono stati proposti in degustazione alla cieca con indicazione soltanto del vitigno d’origine e della provincia di provenienza 30 vini campioni rappresentativi dei diversi ‘terroir’ dell’Isola e dell’andamento della vendemmia 2008, scelti da una commissione con a capo l’enologo Riccardo Cotarella che ha condotto il tasting.

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La vendemmia 2008 in Sicilia è stata eccellente, una delle migliori degli ultimi anni, con uve contraddistinte da un’ottima vigoria e dai grappoli perfettamente sani, compatti, molto ricchi, concentrati ed esenti da muffe. Diego Planeta presidente Assovini spiega: “Quest’anno nei campioni presenti abbiamo voluto puntare sulla grande varietà della nostra produzione che rende i vini siciliani unici. Si possono individuare otto aree del continente Sicilia: quella dell’Etna, di Trapani, Palermo, Agrigento e Caltanissetta, Siracusa e Noto, Ragusa e Vittoria, e quello dolce delle isole minori”.  Il perfetto servizio dei vini scelti per il tasting è stato curato, come consuetudine  dall’ Associazione Sommeliers Sicilia, sono stati analizzati 12 campioni bianchi, 14 rossi e 3 dolci, netta la prevalenza dei vini da vitigni autoctoni ben 19, un solo vino blend autoctono/alloctono e 10 i vini da vitigni alloctoni. 

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Ecco l’interessante risultato del tasting dei vari campioni ed il relativo punteggio che ho assegnato:spiccano su tutti tra i bianchi il campione n.11 Fiano ed il n.7 Grillo, tra i rossi il campione n.16 e n.17 Etna Doc, il n.22 Nero d’Avola ed il n. 27 Cabernet Sauvignon. Affascinanti tutti i dolci con il campione n.30 sugli scudi.

VINI BIANCHI:

1) Catarratto – IGT Sicilia  – Palermo – 88/100 Il vitigno più presente in Sicilia riesce ad esprimere vini di grande livello, dal naso e dalla bocca intensi di freschezza e mineralità.

2) Catarratto – IGT Sicilia  – Trapani – 87/100 Di buona eleganza di polpa e frutto, come il precedente chiude bene senza note amarognole.

3) Inzolia – IGT Sicilia – Caltanisetta – 86/100   Naso di frutta dolce, l’acidità in bocca è avvertibile  in maniera minore rispetto ai due Catarratto, è esile ma piacevole  

4) Inzolia/Viognier – IGT Sicilia – Palermo – 88/100 Olfatto d’ottima espressione, bocca piena, il Viognier è più avvertibile rispetto all’Inzolia, deliziosa l’albicocca e  la pesca, il connubio riesce molto bene.

5) Grillo –  IGT Sicilia – Trapani – 87/100   Vitigno che risente più di altri delle tecniche di vinificazione, al naso è intensamente varietale, è piacevole la sua freschezza e la sapidità gustativa.

6) Grillo – IGT Sicilia – Ragusa – 86/100 Dal bel naso e dalla bocca piena, il vino presenta lieviti o fecce nobili, quando si pulirà perderà le attuali note piccanti. 

7) Grillo – IGT Sicilia – Trapani – 89/100 Olfatto fresco floreale e fruttato, dalla beva piena e lunghissima di frutto e sapidità. 

 8) Chardonnay – IGT Sicilia – Caltanissetta – 84/100 Olfatto fresco floreale e fruttato, dalla beva sapida, non di lunghezza.

9) Chardonnay – IGT Sicilia – Siracusa – 86/100 Naso caratteristico del vitigno, bocca lunga , vino che mostra ottime potenzialità.

10) Chardonnay – IGT Sicilia – Siracusa – 88/100 Naso più opulento sia al naso sia in bocca rispetto al precedente, uno Chardonnay tipicamente siciliano.

11) Fiano – IGT Sicilia – Agrigento – 90/100 Dona sentori tipici del vitigno, bocca accattivante fresca, sapida e di lunghezza.

12) Fiano – IGT Sicilia – Agrigento – 84/100 Più semplice del Fiano precedente, ma di buona bevibilità.

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VINI ROSSI:

13) Frappato – DOC Vittoria – Ragusa – 84/100 Vino dalla carica antocianica contenuta, presenta un naso di fiori, frutta e dolci spezie, bocca freschissima di buona lunghezza.

14) Nero d’Avola/Frappato – DOCG Cerasuolo di Vittoria – Ragusa – 86/100 Bel naso tipico di frutto e spezie, beva fresca e debolmente sapida, ottima la marca del Frappato.

15) Nero d’Avola/Frappato – DOCG Cerasuolo di Vittoria – Ragusa – 87/100 Ha estrazione di colore maggiore del precedente, olfatto simile, bocca più piacevolmente florerale.

16) Nerello Mascalese/Nerello Cappuccio – DOC Etna Rosso – Catania – 91/100 Intrigante olfatto varietale, note floreali, frutti freschi e spezie, bocca elegante, piena di freschezza e sapidità, lunga persistenza aromatica intensa.

17) Nerello Mascalese/Nerello Cappuccio – DOC Etna Rosso – Catania – 90/100 Ha naso più ciliegioso del vino precedente, bocca fine, freschezza e mineralità da vendere.

18) Nero d’Avola – IGT Sicilia – Caltanisetta – 86/100 Ben espresso sulle note del vitigno sia al naso sia in bocca, con piacevoli ritorni retrolfattivi. 

19) Nero d’Avola – DOC Noto – Siracusa – 87/100 Intenso al naso, in bocca evidenzia buon equilibrio gustativo.

20) Nero d’Avola – DOC Contea di Sclafani – Palermo – 88/100 Più intriso di frutta nera carnosa, bocca piacevolmente lunga.

21) Nero d’Avola – IGT Sicilia – Ragusa – 84/100 Presenta un naso d’intenso pepe bianco che copre un pò il frutto, vinoso e tipico in bocca. 23) Merlot – IGT Sicilia – Trapani – 83/100 Dall’olfatto intenso è il più morbido della batteria, forse proviene da uve un pò mature. 

22) Nero d’Avola – IGT Sicilia – Agrigento – 90/100 Bellissima espressione del vitigno principe siciliano, un naso intenso e poliedrico di fiori, frutta e spezie, bocca lunghissima.

23) Merlot – IGT Sicilia – Trapani – 83/100 Dall’olfatto intenso è il più morbido della batteria, forse proviene da uve un pò mature. 

24) Cabernet Franc – IGT Sicilia – Palermo – 88/100 Gran bella materia, naso elegante variegato, bocca fresca e lunga.        

25) Syrah – IGT Sicilia – Catania – 88/100 All’olfatto ed in bocca ottima integrità del frutto, vive note di liquirizia, tannini nobili.

26) Syrah – IGT Sicilia – Trapani – 89/100 Bella stoffa e finezza, esprime le caratteristiche uniche che questo vitigno alloctono assume in Sicilia. 

27) Cabernet Sauvignon – IGT Sicilia – Palermo – 90/100 Altro alloctono ben riuscito dalle grandi doti, tra morbidezza, punte di freschezza e mineralità.

 VINI DOLCI:

28) Malvasia – IGT Sicilia – Messina – 89/100 Naso su toni di cannella e frutto dolce, bocca dalla giusta volumetria.

29) Moscato Bianco – DOC Moscato di Siracusa – Siracusa – 90/100 Dal colore invitante, dal naso sfaccettato e dalla beva agile e lunga.

30) Zibibbo – DOC Passito Pantelleria – Trapani – 91/100 Olfatto di miele e uva passa, al gusto piacevolissimo è pieno di sole, ma anche di gran freschezza e lunga persistenza.

Conclusioni                                                                                                                       

A fine degustazione posso trarre alcune indicazioni importanti: l’analisi organolettica dei campioni ha mostrato vini dalle grandi potenzialità, in particolare i bianchi mi hanno sempre più dato l’idea di una grande crescita qualitativa, riescono ad esprimere compiutamente il varietale d’origine con note di freschezza ed agilità gustative fino a qualche anno fa impensabili. Tra i rossi mi hanno particolarmente convinto un paio di Nero d’Avola in grado di trasmettere l’impronta territoriale del vitigno, vini espressione di un nuovo modo di concepire il Nero d’Avola, in maniera più fine rispetto a quelli iperconcentrati di un pò di tempo fa. Di grande eleganza gli Etna Rossi, indubbiamente le punte di eccellenza della nuova enologia siciliana, gli alloctoni Syrah e Cabernet Sauvignon confermano la loro bontà sul territorio isolano, mentre i dolci da Malvasia e Zibibbo oltre al classico sole sprigionano viva agilità. Mi sembra di avvertire una realtà  enologica in cambiamento, il frutto è preservato e valorizzato, i legni utilizzati, per lo più di grande dimensione, hanno cambiato le loro finalità, non stravolgono i vini con sentori lignei decisi, ma sono usati allo scopo di valorizzare attraverso lo scambio gassoso le varietà e quindi le potenzialità dei vitigni di origine.                                                                                                                      

Secondo Attilio Scienza, docente di viticoltura all’università di Milano “Molti hanno dell’isola una visione unitaria, quando invece è un universo vario di viti-culture e vitigni, un contenitore di tante cose da svelare e valorizzare nel mondo, bisogna capire qual è il senso di identità di ogni territorio”. Questa degustazione ha sicuramente raggiunto questo scopo, mostrando a mio avviso una chiara linea produttiva generale, che ritengo assolutamente vincente.

La Sicilia del vino

La superficie vitata di 119.893 ettari, quella ad uve bianche è di 76.906 ettari (64,1%), mentre le uve rosse sono presenti in 42.839 ettari (35,7%). Le forme di allevamento si dividono in: alberello 11.149 ettari (9,3%), spalliera 95.166 ettari (79,4%), tendone 12.862 ettari (10,7%) in progressiva contrazione.
A farla da padrone, in quanto a superficie vitata, è la provincia di Trapani con 68.780 ettari e il 57,4% dell’intera area siciliana coltivata a uve da vino. Segue Agrigento con 10.972 ettari che corrispondono al 17,5%, poi Palermo con 16.625 ettari e il 13,9%, Caltanissetta 5.763 e il 4,8%, Catania 3.074 con il 2,6%, Siracusa 1.943 con l’1,6%, Ragusa con 1.466 e l’1,2%, Messina con 891 ettari e lo 0,7%, chiude Enna con 375 ettari e lo 0,3%.
In termini di referenze, la Sicilia imbottiglia 1,65 milioni di ettolitri di vino, superando i 200 milioni di bottiglie (+2,6% sull’anno precedente). Sono 650 le aziende vitivinicole in Sicilia con capacità proprie di imbottigliamento di cui circa 55 gli organismi associativi (cooperative e cantine sociali); 29 superano il milione di bottiglie annue coprendo oltre il 73% della produzione regionale complessiva, mentre sono meno di cento le imprese che oltrepassano le centomila bottiglie per anno (dati dell’Istituto regionale della vite e del vino e dati dell’Osservatorio sul settore vitivinicolo siciliano dell’università di Palermo).
Tra le principali cultivar a uva da vino c’è il Catarratto bianco comune con 38.079 ettari che detiene una quota del 31,76%, seguono il Nero d’Avola con 19.304 ettari pari al 16,1%, l’Inzolia con 7.795 ettari pari al 6,5%, il Grecanico e il Syrah con 5,358 ettari (4,47%), lo Chardonnay e il merlot che sfiorano i cinquemila ettari e superano di poco il 4%.
La produzione media si attesta sui 9 milioni di quintali di uva e 6,9 milioni di ettolitri di vino e mosto. La produzione 2008 è stata di 9-10 milioni di quintali di uva pari a 7 milioni di ettolitri di vino e mosto.
Le strade del vino sono 12: Marsala-Terre d’Occidente, Erice Doc, Alcamo Doc, Doc Monreale, Terre Sicane, Castelli Nisseni, Cerasuolo di Vittoria, dal Barocco al Liberty, Etna, Val di Noto, Val di Mazara, Provincia di Messina, Sul percorso della Targa Florio.
Il vino esportato nel 2007 è 427.519 ettolitri, di cui 276.259 ettolitri confezionato (64,6%) e 140.422 ettolitri sfuso (32,8%). Le esportazioni hanno portato alle aziende 84.786.000 di euro, di cui 72.817.000 per il confezionato (85,9%) e 10.648.000 per lo sfuso (12,6%).
Le esportazioni, se si considera sia lo sfuso che l’imbottigliato, si concentrano nel Regno Unito (circa centomila ettolitri nel 2007, quasi tutto imbottigliato) , Germania (oltre 70.000 ettolitri, metà sfuso e metà imbottigliato) e Francia (meno di 70.000, quasi tutto sfuso). Seguono Stati Uniti (40.000 quasi tutto imbottigliato), Svizzera (meno di 40.000, per lo più imbottigliato). Poi Canada, Giappone e Svezia, tutte con quote che si aggirano sui 20.000 ettolitri.

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Da Domenica 15 Marzo in onda su 7 tv siciliane e su 2 canali satellitari di SKY, per Italia, Europa e Stati Uniti.

 

Inizia questa nuova e stimolante avventura: comunicare il vino siciliano attraverso il video, non soltanto in Sicilia ma nel mondo. La trasmissione Tv Made in Sicilia “Vino & Sapori” , è un interessante viaggio nel mondo del vino siciliano, tra i filari dei vigneti per riscoprire il territorio, la sua storia, le sue tradizioni, per le cantine con interviste ai produttori e agli enologi per spiegare le tecniche di vinificazione, analizzare e descrivere i migliori vini prodotti in modo da diffondere la piacevolezza dei prodotti Siciliani di moderna concezione. In ogni puntata, in chiusura,  i suggerimenti dell’abbinamento cibo-vino, hanno come scenario l’Accademia del Buon Gusto Siliqua, piatti appositamente preparati da importanti chef siciliani andranno a sposarsi perfettamente con le caratteristiche organolettiche dei vini analizzati.

 

Realizzato dalla società di produzione Mediactivity Broadcasting, insieme all’amico Filippo Barbiera sono autore e conduttore del programma, mentre a Siliqua Accademia del Buon Gusto, Daniela Micalizzi presenterà i piatti da abbinare ai vini prescelti. 

Ogni puntata ha una programmazione di una settimana *(vedi in fondo emittenti e orari), su un circuito di televisioni siciliane, sul canale satellitare “Viva l’Italia Channel” che raggiunge l’estero, in particolare Europa, Stati Uniti e Canada, e sul satellitare “Oasi TV” visibile sul tutto il territorio nazionale. Al programma, inoltre, è dedicato uno spazio quotidiano sul Telegiornale TV NEWS in onda ogni giorno su quindici emittenti regionali.

 

                          GUARDA IL PROMO DELLA TRASMISSIONE

 

 

Le prime due Trasmissioni di “Vino & Sapori” sono tutte al femminile, protagoniste aziende facenti parte di Assovini Sicilia e capeggiate da donne, due delle migliori espressioni imprenditoriali della Sicilia che desidera affermarsi. 

 

La prima puntata  in onda da Domenica 15 Marzo, riguarda le Aziende Agricole Tamburello, nello splendido comprensorio della D.O.C Monreale, in compagnia di Mirella Tamburello, Pres. del Consorzio D.O.C. Monreale, e dei vini da Inzolia, Perricone e Nero d’Avola vitigni storici siciliani. L’azienda è autrice del rilancio del Perricone, approfondiremo questo vitigno spigoloso, che curato in vigna e vinificato senza stravolgere le proprie caratteristiche è in grado di esprimere interessanti note varietali,  rappresentando un importante elemento di distinzione in un’enologia sempre più omologata.

 

La seconda puntata in onda da Domenica 22 Marzo, sarà presso le Cantine Barbera nel cuore della D.O.C. Menfi, con Marilena Barbera Pres. del Consiglio Interprofessionale Vini Doc e Igt della provincia di Agrigento ed i vini autoctoni da uve Inzolia ed alloctoni da Chardonnay, Merlot, Petit Verdot e Cabernet Sauvignon. Andremo in vigna nell’antico vigneto di Inzolia “Dietro le Case”, per scoprire come s’impianta un nuovo vigneto, perpetuandone uno antico, attraverso l’innesto a doppio spacco inglese. Sveleremo la storia ed il perchè i vitigni internazionali in questo territorio, riescono a donare nel bicchiere connotazioni del tutto particolari.

 

 

* Emittenti ed orari di Made in Sicilia “Vino & Sapori“ da Domenica 15 Marzo

 

 Canali Terrestri SICILIA     

 

TVT———-Intera copertura regionale—–Domenica  7,30 e 20,00

 

Telesud—– Palermo e prov.——————Domenica 7,00-7,30-8,00

 

TSE———-Palermo e prov.——————–Mercoledi’ 18,00

 

Canale 46–Palermo e prov.—————–Mercoledi’ 20,05

 

TRC———Agrigento e prov. —————–Venerdi’ 21,00 – Domenica 9,00

 

Video Sicilia—Alcamo—————————Venerdì’ 21,00 – Domenica 9,00

 

Teleotto—-Mazara Del Vallo—————-Venerdi’ 22,15 – Sabato 15,15 – Domenica 20,30

        

                                                                           

Canali Satellitari  ITALIA

 

Oasi tv———————————Canale 848 SKY     Giovedi’ 20,00 – Venerdi’ 15,00

 

Viva L’Italia Channel———-Canale 830 SKY     Mercoledì 15,30 – Sabato 22,05 – Domenica 9.00

 

 

Canali Satellitari  EUROPA, STATI UNITI, CANADA

 

 Viva L’Italia Channel–Sabato 22,05  ( Francia – Svezia – Spagna- Germania)

      

                                                      Sabato 23,05  (Russia)

 

                                                      Sabato 16,05   (Usa New York)

 

                                                      Sabato 13,05   (Usa Los Angeles)

 

                                                      Sabato 17,05   Canada 1

 

                                                      Sabato 14,05   Canada 2

 

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marabino-blogCon gran piacere mi reco in provincia di Noto in contrada Bonivini, siamo nella parte più a sud-est della Sicilia, zona storicamente vocata al vitigno principe siciliano Nero d’Avola. Pierpaolo Messina mi accoglie nella sua cantina, che prende il nome da un’altra proprietà di famiglia, la Torre Marabino d’origine saracena, trasformata in splendido relais. L’azienda agricola Marabino è una realtà relativamente giovane, il suo primo vino ha visto la luce nel 2002, i trenta ettari di superficie vitata si estendono in una bella zona panoramica del comprensorio di Noto, il cui nome è esplicativo della tradizione vinicola del luogo “Bonivini”. I proprietari impegnati da tempo nel comparto agricolo con la società Natura Iblea, produttrice d’ortofrutta biologica di gran qualità, producono anche Olio Extra Vergine di Oliva. 

Il Baglio della cantina sorge su una collinetta ed è di recente costruzione, richiama le linee essenziali dei Bagli Siciliani ottocenteschi, ampia e funzionale tutta la struttura che Pierpaolo mi mostra, è stata progettata nelle dimensioni pensando al futuro, essendo questa un’azienda che ha tutte le potenzialità per crescere. Particolare attenzione è data ai vitigni autoctoni, vari ettari sono stati reimpiantati a Nero d’Avola, Insolia  e Moscato Bianco, ma anche gli internazionali Chardonnay, Syrah e Cabernet Franc sono allevati per sfruttare al meglio le loro potenzialità.

Il fiore all’occhiello della tenuta è la “vigna di Archimede”, una porzione di tre ettari di Nero d’Avola impiantato ad alberello di oltre trent’anni di età, con ceppi bassi contorti, situato sulla stradina d’ingresso che porta alla cantina, da questo lotto nasce il vino di punta Marabino Archimede. Una scala a chiocciola conduce nella barricaia, ampia e perfettamente climatizzata, lì ho modo di assaggiare alcuni campioni di vini appena nati, interessante l’Archimede ’08 vinoso e ciliegioso di grande personalità che riposa in grandi botti, e lo Chardonnay affinato in barriques, di piacevole stoffa e struttura.

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Nella sala degustazione al piano superiore inizio a testare i vini della gamma aziendale: il Don Pasquale ’07 è un Eloro Doc, Nero d’Avola affinato in acciaio, versandolo nel bicchiere mi piace la sua viva limpidezza ed il colore rosso rubino con lievi riflessi porpora,  buona consistenza. L’impatto olfattivo è d’intensità, il vino esprime note floreali di viola e di frutti rossi non maturi, marasca, ciliegia, mora e note speziate. In bocca è di calore e freschezza, il ritorno del frutto persiste nel finale.

Il Don Paolo ’04 è un uvaggio di 70% Nero d’Avola e 30% Syrah, il vino è affinato in vasca di acciaio fino al completamento della fermentazione malolattica, ed è maturato in barriques per 4 mesi. A quattro anni dalla vendemmia si presenta nel bicchiere limpido di colore rubino cupo e d’ ottima consistenza. Le note olfattive evidenziano un vino intrigante di complessità ed eleganza, su un fondo di mora ed amarena matura si aprono piacevoli sentori di pepe e cioccolato. In bocca è secco, di calore vellutato, una morbidezza che gioca con un’adeguata freschezza e  tannino levigato. In chiusura il frutto ritorna di lunga morbidezza

L’Archimede ’06 è un Eloro Doc proviene dal miglior lotto di uve Nero d’Avola dell’azienda,  è affinato in vasca di acciaio fino al completamento della fermentazione malolattica, ed è maturato in barriques per 6 mesi. Nel bicchiere è di vivo colore rosso rubino compatto e ricco d’estratto. Al naso è intenso con sentori di frutti di sottobosco, ribes, amarena, note di vaniglia, liquirizia e cioccolato. In bocca è di gran polpa e calore, la morbidezza è bilanciata da buona vena acida e da un presente tannino avvolgente, chiude con una persistenza aromatica intensa lunga.

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Il Moscato della Torre ’07 è un Moscato di Noto Doc, prodotto da Moscato Bianco con appassimento delle uve su graticci posti al sole, la fermentazione e l’affinamento avvengono in vasca d’acciaio. La presenza nel bicchiere è di oro lucente e bella consistenza, al naso è d’eleganza con pregevoli note di fiori di zagara, miele ed arancia candita. L’entrata in bocca è di giusto calore, la dolcezza è bilanciata da freschezza e sapidità. Entusiasmante il lungo sottile finale aromatico.

Pierpaolo ed il padre Sebastiano Messina mi hanno invitato a visitare Torre Marabino, lo splendido relais ricavato in una torre saracena, dove un ristorante con una vasta ed articolata carta dei vini propone piatti curati e di alta fattura. Veramente interessante questa visita in cantina per la bellezza dei luoghi e la qualità dei vini degustati, un plauso a Pierpaolo Messina che pieno di entusiasmo e passione si è immerso nella conduzione di quest’azienda, ed i risultati di pregio certo non tarderanno ad ampliarsi.

L’Archimede ’02 è la prima annata di produzione dell’azienda, degusto questo vino qualche giorno dopo essere ritornato dalla visita in cantina, nella tranquillità del mio studio,  è un Nero d’Avola a 6 anni dalla vendemmia, e francamente mi sorprende piacevolmente. E’ perfettamente integro nella sua struttura, scorre nel bicchiere di limpidezza, dal colore rosso granato con lampi rubino, d’ottima consistenza. Il mantello olfattivo è generoso, si esprime su note fruttate mature amarena, mora, sentori di carruba, vaniglia e tabacco. In bocca è pieno di calore e morbidezza, mostra tannino levigato e lieve mineralità.La persistenza aromatica intensa è d’eleganza sostanziosa.

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