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Posts Tagged ‘nerello mascalese’

Lo straordinario territorio dell’Etna ed i vini che da esso derivano sono da qualche anno sotto i riflettori proprio per l’unicità dei prodotti, figli di un “terroir” dalle particolari condizioni pedoclimatiche. Sono ormai parecchie le eccellenze che ho avuto in questi anni il piacere di menzionare (leggi, leggi ed ancora leggi), ma oggi voglio soffermarmi in particolare su un gruppo di vignaioli.

A Catania nel lontano 1435 un gruppo di viticoltori dell’Etna costituì un’associazione la “Maestranza dei Vigneri”, che si proponeva di diffondere e mettere in pratica le migliori norme di coltivazione della vigna sul vulcano. Dopo quasi seicento anni, oggi i Vigneri sono un gruppo di viticoltori etnei che si sono raggruppati attorno all’enologo Salvo Foti e che si propongono di fare vitivinicoltura di gran qualità nel rispetto dell’ambiente, attraverso sistemi non invasivi, rispettando le tradizioni dei propri antichissimi vitigni, senza apportare stravolgimenti in vigna ed in cantina dettati da logiche di omologazione commerciale.
La filosofia che li guida prevede il rispetto del territorio e della sua storicità, il recupero dei vitigni locali ed il reimpianto graduale nei vigneti ultracentenari nei punti nei in cui vi sono le mancanze.

Si preoccupano di svolgere la vendemmia a mano in un periodo abbastanza freddo tra Ottobre e Novembre, questo rende possibile la vinificazione senza l’utilizzo di termocondizionamento e lieviti selezionati, ed avviene in botti e tini di legno, aggiungendo solo piccolissime percentuali di solforosa. L’affinamento ed i travasi sono effettuati nel rispetto delle  fasi lunari e l’imbottigliamento avviene solo nel momento in cui il vino lo richiede. Il Nerello Mascalese, il Nerello Cappuccio ed il Carricante del territorio Etneo hanno una loro precisa identità ed in un periodo nel quale non si contano più in ogni parte d’Italia i vini fotocopia privi d’identità ed anima, questi sono assolutamente un grande valore da preservare. 

Wine Reality Web Tv: I Vigneri gruppo di viticoltori dell’Etna, interviste a Rosanna Romeo del Castello e Salvo Foti

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La terza edizione dell’interessante manifestazione “Le Contrade dell’Etna” ideata da Andrea Franchetti si è svolta Lunedi 8 Marzo come ormai tradizione nella cantina di Passopisciaro ed ha visto riuniti tutti i produttori del vulcano per presentare i vini dell’ultima vendemmia ed alcuni delle annate precedenti prodotti nelle varie Contrade dei comuni di Linguaglossa, Castiglione di Sicilia e Randazzo. Quest’anno l’evento delle Contrade, che negli scorsi anni è stato già polo attrattivo per le novità siciliane in bottiglia, si è arricchito di una vera e propria chicca: il giorno precedente Domenica 7 Marzo presso l’innovativo Shalai Resort di Linguaglossa Andrea Franchetti ha presentato in anteprima, con una cena dedicata alla stampa  organizzata da Laura Cirilli, i suoi quattro nuovi Cru da Nerello Mascalese. L’occasione ha visto all’opera importanti chef siciliani, Filippo La Mantia, Giovanni Santoro, Giuseppe Costa e Antonio Colombo, le cui deliziose preparazioni si sono sposate con i vini proposti all’assaggio. 

Quattro Cru da quattro differenti contrade, ottenuti da un unico vitigno il Nerello Mascalese, che acquisisce caratteristiche organolettiche diverse secondo la diversa composizione del terreno nel quale è allevato, infatti, le colate laviche che si sono susseguite nel corso degli anni nel comprensorio etneo hanno creato substrati di minerali differenti da zona a zona contribuendo a caratterizzare fortemente i vini. Nelle due salette dello Shalai Resort Andrea Franchetti ha riunito una quarantina di giornalisti italiani e stranieri, tra i quali anche Stephen Brook di Decanter, ad ogni tavolo i posti erano stati già assegnati, nel mio ho fatto conoscenza con Brandon Tokash, personaggio straordinario con il quale lo scambio di opinioni sui nuovi quattro Cru, sul Passopisciaro e sul mondo del vino siciliano è stato molto piacevole e proficuo.

Andrea Franchetti, Sergio Grasso, noto antropologo alimentare e Giorgio Grai famoso enologo italiano, hanno introdotto con un video il tasting dei vini, tutti annata ‘08: il primo ad essere degustato è stato il Rampante ottenuto da vecchie vigne di Nerello Mascalese a piede franco poste ad oltre mille metri in terrazze sulla parete di lava di Solicchiata. Il terreno nel quale sono allevate è sabbioso ed ossidato. Nel bicchiere mostra trasparenza, l’olfatto è d’intensa finezza con note floreali e fruttate di ciliegia, lampone, spezie e mineralità, in bocca è di bellissima freschezza, con le note fruttate presenti in un lungo finale sapido. E’ un vino particolare dal carattere deciso.
Lo Sciaranuova nasce tra gli 800 ed i 950 metri, in un terreno argilloso e morbido per moltissime ore esposto al sole, olfattivamente il vino è meno intenso del precedente, ma in bocca mostra più struttura con bella intelaiatura tannica e gran piacevolezza di beva. Il Chiappemacine è prodotto più in basso, a 550 metri, è caratterizzato dallo spettro olfattivo variegato e inebriante, al gusto sorprende per l’austerità sapida-tannica, un vino di gran equilibrio. L’ultimo il Porcaria, è prodotto tra i 700 e gli 800 metri, è il più concentrato dei quattro, si esprime al naso con sensazioni minerali completate da note dolci di ciliegia e lamponi, riempie la bocca con potenza setosa e lunghissima. Infine è toccato al Passopisciaro, già noto, che nasce dall’unione di vini ottenuti da altre contrade, dal colore rubino caldo e trasparente, intenso ed attraente il bouquet di lampone, ribes, macchia mediterranea, balsamo e spezie. L’entrata in bocca è di finezza avvolgente, freschezza e sapidità di frutto lasciano una lunga scia finale.

Il giorno seguente prima di recarmi nella cantina di Passopisciaro per l’esposizione delle Contrade, incontro Franchetti per un’approfondita intervista, seguito di quella (leggi) che due anni fa ebbi modo già di fargli.

 

Ha iniziato questa sua avventura in Sicilia relativamente da poco, ma ha avuto grandi soddisfazioni? “Nel lavoro fatto sono stato inspirato da questo posto bellissimo che stimola a pensare alla natura ed anche dalla manodopera locale piena di grande volontà. Il terreno qui sull’Etna cambia ad ogni metro ed  il vino cambia da alberello ad alberello, in quanti altri posti si vendemmia a Novembre con temperature che arrivano a 6-8 gradi. Per la collocazione delle vigne, inoltre, è una vendemmia eroica”.

Da questo vitigno il Nerello Mascalese quattro Cru differenti, ognuno dona  un’espressione diversa, mi è piaciuto molto il Rampante, il Porcaria è il più intrigante di tutti, lei quale predilige? Il Porcaria è sicuramente il più complesso, ma ognuno ha qualcosa di particolare. Il Nerello non è un’uva facile, si ossida facilmente, non si difende, ma se riesce ad avere espressione tersa, trasparente , ad essere tagliente, dona grande piacevolezza, mi piace definirlo un bianco come vino rosso.

Lei da tempo vinifica separatamente le uve delle varie contrade? Tutte le contrade sono ben mappate e danno vita a vini diversi per la variazione d’altitudine e per la differente granulometria dei terreni. Prima tutti i vari vini assemblati davano vita al Passopisciaro, adesso lo si ottiene dalle restanti Contrade che non danno vita ai quattro Cru.

Le etichette di questi Cru sono tutte uguali, cambia solo la piccola scritta della Contrada? Si non c’è l’esigenza di riconoscere le bottiglie da lontano, chi le comprerà probabilmente già le conosce bene.

Quante le bottiglie prodotte annata 2008? Dei quattro Cru complessivamente 10.000 bottiglie, del Passopisciaro sono circa 38.000

Per chiudere una domanda fuori tema, che ne pensa della possibile istituzione della Doc Sicilia? Non credo serva a fare la differenza, se è per questo  sulla bottiglia dell’IGT c’è già la scritta Sicilia.

Lunedì 8 marzo l’azienda di Franchetti, ha aperto le porte a ben 46 produttori etnei, realizzando un importante momento di confronto tra loro e dando la possibilità a giornalisti, operatori del settore ed appassionati di approfondire una realtà enologica di grande spessore, vini emozionanti, che hanno come nota assolutamente distintiva il “terroir” d’origine. Tra le novità assolute la presentazione del nuovo vino da uve Nerello Mascalese con piccole percentuali di Cappuccio di Tasca d’Almerita “Tascante” (nella foto con etichetta provvissoria) che deriva da vigneti della zona di Randazzo nelle contrade di Sciaranuova e Boccadorzo, l’annata ’08 ha fatto 14 mesi di botte grande, il naso su toni di fiori rossi, frutta rossa di bella concentrazione, note speziate e lieve tabacco, fa da preludio alla beva di ottima coerenza con tannino presente e buona fresca persistenza. Altro debutto per un’altra azienda affermata, Planeta presenta il suo Carricante ’09 prodotto in contrada Sciaranuova non fa legno anche se nasce per essere un bianco longevo, sarà in commercio a fine Novembre. Dal bicchiere emergono profumi di fiori di ginestra e frutta fresca a polpa gialla, all’assaggio mostra tutta la sua gioventù, con persistenza acido-sapida. Tra i numerosi Carricante assaggiati mi sono piaciuti in modo speciale,quello dell’Azienda Agricola Cavaliere di Margherita Platania (nella foto la bottiglia con etichetta provvisoria) del compresorio di S. Maria di Licodia, intenso al naso di fiori, frutta e mineralità, dalla beva piena, ricca di freschezza e persistenza, ed anche il Mari di Ripiddu ’09 dell’Azienda Agricola Filippo Grasso, fresco e minerale all’olfatto ed al palato, un vino d’ottima piacevolezza. Tra i Nerello Mascalese più interessanti sicuramente quello di Romeo del Castello Vigo ’08, che sarà in vendita solo a fine anno, pieno di viola, fragola, ciliegia, note di grafite e spezie, al gusto è pieno, di buona freschezza, con pregevole intelaitura tannica. Buono l’Etna ’08 di Chiuse del Signore, dal naso poliedrico e dalla particolare beva di rotondità, ed il Setteporte ’08 che è intenso e pulito al naso e riempie poi la bocca di fresco frutto. Eccellente il Nerello Mascalese ’08 di Terre di Trente, ricco di eleganza e finezza gustolfattiva, con una lunga chiusura minerale. Tra le annate ’07 tante conferme: il Musmeci di Tenuta di Fessina, il San Lorenzo di Girolamo Russo, il Don Michele di Moganazzi, il Quota 600 di Graci, l’Outis di Biondi e l’Archineri di Pietradolce.

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Sempre più spesso mi piace parlare di vini non noti ovvero di quelli che mi danno l’opportunità di esercitare il compito che più mi entusiasma: scoprire e proporre prodotti che nascono e vivono per l’amore di chi li produce.

Incontro Agostino Sangiorgio produttore siciliano del comprensorio dell’Etna, che con passione e spirito di tradizione porta avanti la produzione d’uve Nerello Mascalese ed Alicante, la sua famiglia dal lontano 1807 coltiva vigneti intorno ai 750 mt. s.l.m. nel territorio di Biancavilla (CT). Nei due ettari di proprietà l’ultimo reimpianto, mi racconta, è avvenuto ad opera del padre nel 1973, le piante di Nerello Mascalese e d’Alicante settemila ceppi per ettaro sono state messe a dimora una dietro l’altra senza un ordine preciso, ecco perché le uve delle due varietà una volta raccolte compongono il “Granaccio” il vino che produce e che prende il nome da “Granache” il nome francese dell’Alicante. La prima annata di produzione in bottiglia è stata la 2007 per un totale di cinquemila pezzi, qualche migliaio in più saranno per la 2008. Mi piace molto la particolare etichetta, che è nata per caso ed è composta dall’antica scrittura dell’atto di vendita dei terreni alla famiglia Sangiorgio.  

Le importanti caratteristiche morfologiche del terreno da cui nasce il vino influiscono non poco in bottiglia, sono in parte di sabbia vulcanica ricca di ferro e potassio ed  in parte di formazione mista calcarea argillosa ricca di scheletro, il vino è ottenuto con criomacerazione a 2-3° e successiva macerazione a temperatura più alta, ed è affinato in acciaio per circa 8 mesi.

Il Granaccio annata 2007 nel bicchiere ha un colore rosso rubino scarico e trasparente, ha un naso d’efficace piacevolezza, frutta rossa, macchia mediterranea, tabacco e note minerali. In bocca l’appena accennata morbidezza lascia spazio alla freschezza del frutto ed alla mineralità, il tannino ancora da levigarsi accompagna un finale di bell’integrità. Mi è piaciuto nella sua lineare semplicità, il Nerello e l’Alicante si rincorrono e si susseguono, mostra un carattere proprio che lo rende interessante, godibile.

Infine mi piace sottolineare che Agostino Sangiorgio per il piacere della propria memoria storica gusto-olfattica produce ancora solo per se stesso dalle stesse uve un vino con un metodo antico, lo ottiene da un vecchio palmento affinandolo in antiche botti. In modo intimo me lo presenta in una bottiglia non etichettata, mi chiede di non giudicarlo organoletticamente ma di apprezzarne il piacere della tradizione che i suoi sentori evocano. Qui il degustatore non affonda, resta ammirato dalla poesia enologica.

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camera grande borsinoDopo quattro mesi di programmazione la trasmissione TV “Il Borsino del Vino” che conduco insieme all’amico Filippo Barbiera si concede la pausa estiva.  Le prime dodici puntate hanno messo in evidenza una nuova forma di comunicazione del vino siciliano (vedi il l’articolo al link), una comunicazione precisa e mirata in grado di interessare attraverso il mezzo televisivo sia esperti sia neofiti, approfondendo in ogni puntata i vitigni che compongono i due vini proposti,  dando inoltre  il suggerimento dell’abbinamento di ogni vino con il piatto ideale.

Ecco l’ultima puntata andata in onda il 31 luglio nel rinnovato studio:

 

A Settembre rimprenderà la programmazione con interessanti novità, aspettiamo suggerimenti e proposte.

Tutte le puntate del Borsino del Vino al link: luigisalvoilmondodelvino

Link Giapponese del Borsinio del Vino:  MICKOY TV

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le-contrade-delletna-ii-edizione-blogUn paesaggio inconsueto per la fine di Marzo sull’Etna, infatti Domenica 22 Marzo 2009 a quota 750 metri s.l.m. una nevicata di primavera ha imbiancato i vigneti e reso magica l’atmosfera di questa seconda edizione del tasting dei vini delle varie contrade dell’Etna. I produttori ospitati da Andrea Franchetti nella sua Passopisciaro sono stati ben 47 del comprensorio tra Linguaglossa, Randazzo, Castiglione, per presentare i loro vini non ancora imbottigliati dell’annata ’08 insieme ad alcuni di annate precedenti. 

Questo straordinario territorio che è l’Etna è ormai in fermento da un pò di tempo, vecchie vigne sono ritornate in produzione con un vero e proprio recupero di antichi vigneti i quali godono, nelle diverse contrade, dell’apporto di terreni di diversa composizione e possono esprimersi a differenti altitudini. In tutta sincerità questi vini da Nerello Mascalese e Cappuccio mi emozionano, hanno grandissime potenzialità e se è pur vero che quest’uve hanno una certa somiglianza con il francese Pinot Nero, la loro nota differenziale è data dal “terroir”, grazie al vulcano che ha creato il substrato di coltivazione ricco di sali minerali a composizione lavica. Le caratteristiche pedoclimatiche  date dal caldo sole e dalle grandi escursioni termiche stagionali e giornaliere donano alle uve qualità organolettiche di primissima grandezza. I Nerelli sull’Etna sono coltivati dai 300 metri s.l.m. fino ai 1100, il sistema d’allevamento adottato è quello antichissimo ad alberello con densità di viti che può variare da 6.000 fino a 12.000 ceppi per ettaro nei vigneti più antichi.

L’evento promosso da Andrea Franchetti, produttore di origine romane che in Toscana dà vita a  grandi vini e che in Sicilia è stato il motore della riscoperta enologica dell’Etna con il suo pluri premiato Passopisciaro, è stato ancora più riuscito dello scorso anno sia  per la presenza di colleghi giornalisti che come me dopo il tasting siracusano di Sicilia en Primeur non hanno perso l’occasione di salire sull’Etna per questa illuminante degustazione comparativa dei vini delle varie contrade sia per pubblico che malgrado il tempo inclemente è accorso numeroso. luigi-salvo-e-andrea-franchetti-3-350

Nella postazione dei vini Passopisciaro c’è Erika Tribaldi che amabilmente li mesce e ne tesse le lodi, incontro Andrea Franchetti visibilmente soddisfatto e, presentandomi una produttrice laziale che è appositamente arrivata per apprezzare i Nerelli, mi dice: “Sono contento che i produttori possano confrontarsi tra loro, che esperti, enologi ed anche produttori di altre zone italiane siano entusiasti dei vini che questo territorio può dare”, ha perfettamente ragione, d’altronde era il risultato che si era prefisso quando ha pensato questa manifestazione.

Passopisciaro 2007 I.G.T. Sicilia Nasce da diversi vigneti antichi posti a varie altitudini dagli 800 metri s.l.m fino a 1110 s.l.m., quest’annata ’07 nel bicchiere ha un colore rubino trasparente, naso intenso di grande eleganza, con frutto polposo, spezie, macchia mediterranea, balsamo e liquirizia. Al palato di grande eleganza e spessore, lo trovo di viva freschezza con avvolgente frutto in morbidezza che leviga il tannino nella lunga persistenza aromatica intensa. Assaggio anche le annate ’08 dei vari vigneti Sciaranuova e Feudo di Mezzo e un primo blend d’insieme, le premesse gustative sono di tutto rispetto per il vino che nascerà.

Tanti gli altri vini di gran livello che ho testato: quelli dell’azienda che da sempre valorizza il territorio etneo, Benanti, le interessanti annate ’07 e ’08 di Tenuta delle Terre Nere, Cottanera, Biondi, l’Etna di Barone di Villagrande, ma voglio descrivervi le migliori assolute novità e giovanissime conferme.

tenuta-di-fessina-silvia3Tenuta di Fessina Musmeci 2007 D.O.C. Etna Rosso  Chi lo produce è Silvia Maestrelli, toscana, ha acquistato terreni sull’Etna a Rovitello, nasce per mano dell’enologo Federico Curtaz, l’etichetta è dedicata al signor Musmeci colui che ha curato le vigne di oltre ottanta anni dal quale deriva che si trovano a 670 metri s.l.m. su terreno sabbioso ricco di scheletro e cenere vulcanica, la densità d’impianto è di 8000 ceppi per ettaro. L’annata ’07 è la prima annata di produzione e sarà imbottigliata a giugno, la assaggio alla cieca nel tasting di “Sicilia en Primeur” e la risento l’indomani alle “Contrade”: vivo colore rubino, naso con eleganti note di rosa, ciliegia, amarena sotto spirito, lieve vaniglia e tabacco scuro. La bocca è fresca e poliedrica, minerale dalla nobile trama tannica. L’annata ’08 ha fatto solo un mese dei 15 da passare in legno, è di viva freschezza sia al naso che in bocca, una gran bella materia, con ottima corrispondenza gusto-olfattiva nella persistenza aromatica intensa.
 
contrade-delletna-2009-terrre-di-trente-4506Terre di Trente 2007 I.G.T. Sicilia I belgi Trente Hargrave e Filip Kesteloot producono il loro vino da un ettaro di vigneto in contrada Mollarella di Linguaglossa da vigne di oltre 50 anni a 400 s.l.m. e da due ettari di oltre 80 anni a 800 s.l.m. in contrada Verzella a Castiglione di Sicilia. Ottima conferma la ’07 elegante e di spessore, naso fresco e variegato, rosa, marasca, ribes, note mentolate e di tabacco, bocca piena con tannini compatti.

 Vivera 2008 D.O.C. Etna Rosso  Etna ’08 prima annata di produzione, il vino dovrà ancora fare altri sei mesi di legno, ma già adesso mostra finezza al naso con impatto floreale e fruttato,  mirtilli, fragole di bosco, polposa e fresca ciliegia, note di speziatura e leggera vaniglia, in bocca l’appena accennata morbidezza lascia spazio alla freschezza del frutto ed alla mineralità.

contrade-delletna-2009-graci-31Quota 600 Graci 2007 D.O.C. Etna Rosso  Le vigne di Alberto Graci sono a Passopisciaro ad un’altitudine tra i 600 e 1.000 s.l.m. con una densità tra i 6.000 ed i 10.000 ceppi per ettaro, una parte dei vigneti è impiantata a piede franco, cioè senza portainnesto. I terreni di coltivazione d’origine vulcanica sono bruni, ricchi di scheletro, franco sabbiosi, ricchi di ferro e ad alto contenuto d’azoto. Altra grande conferma, il Quota 600 annata ’07 sarà commercializzato ad Ottobre, ma già adesso è intrigante: colpisce per finezza ed eleganza olfattiva, un ventaglio che dal floreale al fruttato passa poi a ritorni balsamici, vaniglia e liquirizia. Bocca profonda e complessa di lunga persistenza.

Vigo 2008 Fattorie Romeo del Castello D.O.C. Etna Rosso  Chiara Vigo di Romeo del Castello presenta il vigo ’08, seconda annata di produzione. Nel bicchiere ha un colore rubino con riflessi porpora, il naso è pieno di sentori floreali di rosa, fruttati di ciliegia, marasca, eucalipto e speziatura. La beva è tutta freschezza e mineralità, i tannini ancora in evoluzione sono di pregevole spessore, chiude lungo nel frutto carnoso.

Tanti, davvero tanti, i vini interessanti, tutti espressione unica di un territorio che sembra essere destinato ad essere la punta di diamante dell’isola.

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Domenica 16 Marzo 2008 sono andato sull’Etna nella tenuta Passopisciaro di Andrea Franchetti, dove si è svolta un’interessantissima manifestazione denominata “le Contrade dell’Etna 2008”, nella quale ben 38 produttori del comprensorio tra Linguaglossa, Randazzo, Castiglione, siti sul percorso che ha visto nascere il Consorzio “Strada del Vino dell’Etna”, hanno presentato i loro vini non ancora imbottigliati dell’annata ’07, insieme alle annate precedenti.

Da qualche anno lo straordinario territorio dell’ Etna è in fermento, si sta ripopolando di produttori, queste vigne nelle varie contrade si trovano su terreni di diversa composizione ed a differenti altitudini, dove il Nerello Mascalese riesce a donare vini veramente di grandissima finezza. Dopo questa “full immersion” sono ancora più certo che nei prossimi anni questo territorio farà molto parlare di sé, diventando un faro di qualità nel panorama enologico siciliano. La somiglianza del Nerello con il francese Pinot Nero è innegabile, a questa si aggiunge una sua originalità dettata dal “terroir”, fattore che risulta molto importante.

Veramente lodevole questo evento ideato e promosso da Andrea Franchetti, produttore di origine romane, ma toscano d’adozione per le sue vigne di quelle terre, che in Sicilia produce l’ormai famoso Nerello Mascalese “Passopisciaro”. Egli con lungimiranza ha messo a disposizione la sua struttura e l’organizzazione delle postazioni dei banchi d’assaggio, permettendo ai vari vignaioli di esporre i loro vini per poter confrontare tra loro le varie produzioni.

Erano presenti per testare e prendere consapevolezza dei numerosi nuovissimi vini prodotti da questo vitigno, oltre ai colleghi della stampa di settore e agli appassionati, anche i proprietari di due importanti aziende, che hanno da poco investito sull’Etna con l’intento di produrre vini in questo splendido territorio, Lucio Tasca d’Almerita ed Alessio Planeta. La Tasca d’Almerita in contrada Sciaranova in territorio castiglionese a 750 s.l.m. ha impiantato 14 ettari di vigneto, e poco distante tra Sciaranova e Santo Spirito, Planeta ha ne ha messo a dimora 10, e questo se da un lato la dice lunga sulla lungimiranza di chi fa della qualità la sua filosofia, evidenzia anche il fatto che avere tra la gamma di vini, un prodotto dell’Etna, oggi è certamente motivo di vanto aziendale. Il Nerello Mascalese è un vitigno a bacca nera, a maturazione piuttosto tardiva rispetto ad altri vitigni autoctoni siciliani, prende origine dalla piana di Mascali, alle falde dell’Etna. Oggi è presente con un complesso di popolazioni clonali eterogenee e la sua qualità dipende fortemente dalla resa, fattori decisivi sono il versante in cui è coltivato, il sistema di allevamento, con l’alberello in primo luogo, e la densità dell’impianto, che in alcuni casi raggiunge i 12.000 ceppi ha.

Andrea Franchetti fa gli onori di casa, si ritrova con i vari produttori nel zona di cantina adibita per il tasting, e sorride evidentemente soddisfatto per la riuscita di questa giornata. Per una chiaccherata, con estremo piacere mi invita a seguirlo lungo le scale che portano al salone dell’antico caseggiato che ha ristrutturato, nel quale si ritrova tutte le volte che risiede in Sicilia nella sua Passopisciaro. Gli dico subito che apprezzo da tempo il suo Toscano Tenuta di Trinoro, un vino entusiasmante. Mi racconta che inizia la sua scommessa enologica nel 1992 in Val d’Orcia in Toscana, dove acquista un cascinale diroccato e cinquanta ettari di terra, lavora in vigna con i vitigni Cabernet Franc, Merlot, Cabernet Sauvignon, Uva di Troia e Cesanese d’Affile, con rese bassissime, 5 grappoli a pianta ed un perfetto grado di maturazione delle uve. E’ lui stesso l’ enologo, crea da solo il suo prodotto non avvalendosi di nessun consulente pluripremiato, il suo vino rispecchia in toto il suo volere. La sua presenza in Sicilia non è un caso: “venivo spesso in Sicilia per diletto, andavo spesso a Siracusa, poi un giorno sono venuto sull’Etna, ho iniziato girare in lungo e largo, ed ho comprato nel 2001 qui a Passopisciaro, ho ripulito tutte le antiche vigne, il resto è li in bottiglia”. Robert Parker ha inserito il Passopisciaro 2005 tra i migliori 50 vini italiani con il punteggio di 95/100, tra questi solo due sono siciliani ed il primo è il suo. Lui si schernisce: “ho pensato a questa giornata di confronto tra i produttori, perchè qui le potenzialità sono grandissime, è un territorio unico, la crescita nella qualità si espande e comincia ad essere evidente, sarà una grande calamita che attirerà i consumatori”. Il Passopisciaro nasce da tre diversi vigneti, Sciaranuova a 800 s.l.m., Guardiola a 900 s.l.m. e Rampante il più alto a 1110 s.l.m., le piante per ettaro sono circa 9.000.

Il Passopisciaro 2006 ha un colore caldo e trasparente, naso elegante ed intenso di frutta e minerale, di macchia mediterranea e liquirizia. L’entrata in bocca è di finezza sottile e vibrante, la freschezza gioca amabilmente con la sensazione pesudocalorica, il tannino è di gran fattura, la lunga chiusura lascia piacevoli note d’erbe aromatiche. Fra gli altri vini di gran pregio che ho avuto modo di testare, come sempre ci sono i Nerelli di Benanti e Cottanera, gli interessantissimi ’07 di Tenuta delle Terre Nere, l’Etna di Scamacca del Murgo e di Barone di Villagrande, l’ Outis di Biondi. Voglio pero descrivervi in particolare, proprio quelli che sin ora non era stato possibile testare a nessun evento d’assaggio, e che mi hanno particolarmente convinto per la loro bontà, tutti vini la cui prima annata di produzione in bottiglia è stata la ‘06, spesso limitata a meno di 5000 pezzi.

Terre di Trente 2006 I.G.T. Sicilia 90/100 Chi lo produce è una deliziosa coppia belga Trente Hargrave e Filip Kesteloot che con la loro passione per la Sicilia mi spiegano che il vino proviene da un ettaro di vigneto in contrada Mollarella di Linguaglossa da vigne di oltre 50 anni a 400 s.l.m., e da due ettari di oltre 80 anni in contrada Verzella a Castiglione di Sicilia poste a 800 s.l.m.., è affinato per dieci mesi in barriques. Vino di grand’eleganza benché ancora giovane, con aromi intensi e puliti, amarena, mora, carruba, giusta presenza di vaniglia tabacco e liquirizia, dalla bocca piena di lunga persistenza. Intrigante

Quota 600 Graci 2006 D.O.C. Etna Rosso 88/100 Alberto Ajello Graci alleva con passione le vigne a Passopisciaro, con una densità tra i 6.000 ed i 10.000 ceppi per ettaro, ad un altitudine tra i 600 e 1.000 s.l.m., una parte dei vigneti è impiantata a piede franco, cioè senza portainnesto. I terreni di coltivazione sono bruni, d’origine vulcanica ricchi di scheletro, franco sabbiosi, a ph neutro, ricchi di ferro e ad alto contenuto d’azoto. La fermentazione del vino è tradizionale in rosso, senza controllo della temperatura in tini di rovere troncoconici, con macerazione a contatto delle bucce per 12 giorni., mentre l’affinamento si protrae per 14 mesi in grandi tini di rovere di Never prodotti dal bottaio austriaco Stockinger con svolgimento spontaneo della fermentazione malolattica. La mano di Donato Lanati è evidente, vino di grande finezza ed eleganza olfattiva e gustativa, d’impronta territoriale marcata e di lunga P.A.I.

Don Michele 2006 Moganazzi D.O.C. Etna Rosso 87/100 Altro Etna dalle chiare caratteristiche di finezza e piacevolezza., siamo nel territorio di Passopisciaro in contrada Moganazzi a 650 s.l.m., l’età media delle vigne è di circa 80 anni, allevate ad alberello su un terreno basaltico ricco in silice e minerali accessori. L’annata ’06 è il primo anno d’imbottigliamento, la produzione si attesterà anche per il ’07 intorno alle 5000 unità. Il vino affina in barriques per circa un anno. Naso intenso di frutto e spezie suadenti, la bocca pur essendo di corpo è improntato su viva freschezza ed una leggiadra mineralità, sorprende in chiusura per un balsamico lungo ed accattivante.

Fattorie Romeo del Castello 2007 D.O.C. Etna Rosso 85/100 Questo vino non ha ancora un nome, lo produce Chiara Vigo di Romeo del Castello, la ’07 è la prima annata di produzione. Per l’occasione di questo tasting ha etichettato le prove di botte con una storica etichetta di famiglia dei primi anni del secolo, che riporta il nome della contrada di produzione Allegracore nel territorio di Randazzo. L’enologo è il massimo competente della zona Salvo Foti L’impressione che mi da questo en primeur è di gran levatura, il naso è poliedrico e sfaccettato, il frutto giovane in bocca è prorompente, con un tannino, tuttavia, che mostra una finezza non comune.

Un esplosione di entusiasmo questo tasting, un territorio quello etneo dove è avvenuta una rifondazione basata sul recupero di antichi vigneti, un paradiso dove l’autoctonia di vitigno e territorio si fondono veramente al meglio, con un futuro, che non potrà che essere bellissimo, come hanno dimostrato questi nuovi vini all’esordio nel confronto con la critica.

Vuoi vedere anche le foto dell’evento vai : http://xoomer.alice.it/luigisalvo/art_251%20le%20contrade%20dell%20etna.htm

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