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L’edizione 2017 di Vinitaly ha visto una grande affluenza di pubblico, più presenze di operatori di settore e meno caos, finalmente la grande vetrina del vino italiano, per un preciso impegno di Verona Fiere, è risultata decisamente più professionale. Al palcoscenico veronese, rispetto a qualche anno fa,
oggi è più difficile scoprire nuove interessanti aziende al debutto, chi sceglie di venire in fiera generalmente si è fatta già conoscere in altre occasioni minori.

La crescita qualitativa delle quasi 150 cantine siciliane presenti è evidente, anche se ancora mi è capitato di incontrare almeno tre realtà assolutamente improponibili sia per la presentazione dei vini, sia per la loro qualità.
E’ l’anno dei vini siciliani frizzanti, le aziende hanno scoperto questa semplice tipologia e tante nuove etichette hanno esordito proprio al Vinitaly, si producono bianchi autoctoni di ottimo profilo, anche se in alcuni casi la voglia di mettere in mostra vini freschi e non troppo alcolici ha spostato un po’ troppo la bilancia verso le parti dure ed alcuni vini risultano squilibrati e poco godibili.

Altra interessante novità la produzione di rossi di ultima annata tutto frutto, alcuni davvero di grande interpretazione. In generale i vini si mostrano sempre più varietali e meno omologati, c’è la tendenza a distinguersi nel bicchiere.

Dopo quattro giorni d’intensi assaggi ecco alcune novità e conferme tra quello che più mi è piaciuto, (tranne i vini dell’Etna il cui focus è già avvenuto alla Contrade dell’Etna).

Roberta e Lilli Fazio
Nuova etichetta il Grillo di Mare 2016 Fazio, vino frizzante che esprime freschezza e piacevolezza gustativa, con una bollicina accattivante ed buona sapidità che lo rende versatile nell’abbinamento.

Francesco Zonin con il Nero Luna Brut
Nero Luna Brut Feudo Principi di Butera, nuovo metodo charmat che è stato presentato alla stampa allo stand dell’azienda. Il vino base si ottiene da uve nero d’avola vinificate in bianco, dopo un periodo di affinamento sui lieviti di circa 3-4 mesi è spumantizzato in autoclave dove sosta per circa 45 giorni. Bello da bere per il fine il perlage, le sensazioni olfattive di mirtilli, frutti di bosco, note agrumate e speziate, ha bocca equilibrata.

Federico Lombardo di Monte Iato
Nuovo metodo classico il Gaudensius Brut Blanc de Blancs Firriato (Tp), da Chardonnay e Carricante 20 mesi sui lieviti, assaggiato in anteprima arriverà sul mercato a breve, profuma di pan di Spagna, sentori agrumati, pesca bianca e note erbacee, al sorso struttura,  eleganza e progressione acido\sapida.

Annamaria e Clara Sala
Ultimo nato in casa Gorghi Tondi il frizzante Babbio 2016, si presenta con bottiglia satinata, nasce dall’unione di vitigni autoctoni aromatici. E’ piacevole per la sua briosità e l’accattivante aromaticità, ha sorso pieno di frutta con lieve vena salina.

Il Brut Nature Milazzo è un metodo classico da uve Chardonnay con 36 mesi sui lieviti, dal naso intrigante tra note di crosta di pane, belle sensazioni floreali di margherite bianche, fruttate di pera e ananas, ritorni agrumati e percezioni minerali, dal sorso cremoso e fresco.

Alberto e Giuseppe Tasca
Contessa Franca Brut 2010 Tasca D’Almerita
(Pa), questo nuovo spumante è un 60 mesi sui lieviti, ha bella etichetta in stile liberty. Nel calice fine perlage, quadro olfattivo ricco ed articolato, pan briosche, ananas, cedro e pesca gialla, tostatura di nocciole, sorso avvolgente, fresco e lunghissimo.

Grillo 2016 Alcesti (Tp), vino pieno di frutto e freschezza, sui toni di pera e pesca gialla, agrumi, felce e pepe verde. Bella la bocca piena e di buon equilibrio d’insieme.

Nino, Benedetto e Benedetto Alessandro
Catarratto Vigna di Mandranova riserva 2015 Alessandro di Camporeale
(Pa), assaggio in anteprima la riserva di catarratto in prossima uscita. Profumi intensi di citronella, pera e pesca gialla, zenzero ed erbe aromatiche, bocca avvolgente e poliedrica tra freschezza e mineralità.

Ancora una versione interessante del Kiggiari Grecanico 2016 Baglio Oro (Tp), fresco al naso ed in bocca, palatale e di ottima persistenza.

Il Ficiligno 2016 Baglio di Pianetto (Pa) da uve inzolia e viognier, conferma la sua qualità, ha profumi di ginestra, pera, pesca bianca, agrumi e percezioni minerali, beva piena e di persistenza.

Miano Catarratto 2016 Castelluccimiano (Pa), si conferma d’estremo interesse con olfatto variegato di glicine, pesca, pepe bianco e toni minerali. Coerente al gusto, è ricco d’acidità, con finale di densità e persistenza.

Diego Cusumano
Coniuga freschezza e rotondità di sorso lo Shamaris Grillo ’16  Cusumano (Pa), olfatto di origano, pesca bianca e agrumi, assaggio perfettamente corrispondete, con finale tra frutto e sapidità.

Il Grillo ’16 Tarucco Geraci (Pa) effonde naso varietale di ginestra, pera e pesca gialla, e calibrate note erbacee, ha sorso vibrante e persistente.

Lo Scurati Grillo 2016 Ceuso (Tp), versione varietale ed equilibrata, naso di ginestra, agrumi, mela e pesca bianca, in bocca è  fresco e bilanciato.

Strepitoso Lalùci Grillo 2016 Cristo di Campobello (Ag), dall’olfatto intenso e fresco di tiglio, mela e pesca bianca, note di salvia e ritorni di cedro e arancia, all’assaggio grande pienezza e lunghezza.

Sebastiano Polinas e Giuseppe Di Legami
Ottima conferma per il  Berlinghieri Grillo ’16 Di Legami (Tp), olfatto di tiglio e acacia, pesca bianca, belle sensazioni vegetali, progressione gustativa dinamica tra freschezza e ritmo salino.

Tra i migliori Zibibbo secco in circolazione il Bello Mio 2016 di Fondo Antico (Tp) è aromatico, fresco e di gran bevibilità,  spazia dalla rosa bianca, alle note di pesca, frutta tropicale, sorso fragrante con scia sapida.

La cantina Pellegrino (Tp) che ritorna al Vinitaly dopo cinque anni presenta il Salinaro Grillo 2016, semplice ed efficace  dal naso di glicine, camomilla e mela gialla, sorso di buona pienezza salina.

Gaetana Jacono
Riconoscibile e di ottima fattura lo Zagra Grillo 2016 di Valle dell’Acate (Rg), le sfaccettature svariano dai sentori floreali di tiglio, ai fruttati di pompelmo, pesca bianca e salvia. Al palato alterna sapidità e freschezza agrumata.

Tra i rossi:

Il Cerasuolo di Vittoria Classico ’14 Avide (Rg), cornice olfattiva di frutti di bosco, ciliegie, macchia mediterranea e spezie, sorso fresco e sapido.

Il Nero d’Avola Aynat 2013 Cva Canicattì, effonde dal bicchiere peculiari caratteristiche del vitigno, bouquet di rosa rossa, mora ed amarena, spezie dolci, bello da gustare per il sorso acido-sapido di lunghezza.

Cutaja Nero d’Avola 2014 Caruso & Minini (Tp), matrice olfattiva intensa di mora e amarena, ribes, chiodi di garofano, potpourri di spezie dolci, balsamo  e vaniglia. Bocca fresca che appaga con tannini fini e lunga scia frutto e spezie.

Antonio Rallo
Nuova etichetta il Bell’Assai Frappato Vitoria 2016 Donnafugata (Tp), vino di grande immediatezza gustativa, spazia dal fruttato di ciliegia, al sottobosco, alle caratteristiche spezie del vitigno, sorso lineare.

Mario Di Lorenzo
Debutta il Perricone Granmassenti 2015 Feudo Disisa (Pa), con naso floreale di rosa rossa, fruttato di mirtilli ed amarene, sbuffi di pepe nero e sottobosco, bell’equilibrio gustativo.

Fabio Sireci
Grande espressione del vitigno principe siciliano, il Nero d’Avola Vrucara 2012 Feudo Montoni (Ag) è “l’anima pura”, quadro olfattivo di rosa, ciliegia e prugna, grafite, tabacco e suadenti note di vaniglia, sorso elegante, fresco e di lunghezza gustativa che resta nella memoria.

Bruno Fina
Fresco con il frutto in primo piano il Perricone ’16, Fina (Tp), ricco di lamponi, mirtilli, ciliegie rosse e chiodi di garofano, beva di piacevolezza.

Giacomo, Tiziana e Clemente Funaro
Nero d’Avola 2016 Funaro
(Tp), tutto frutto e spezie questo  vino di grande piacevolezza olfattiva e gustativa espressione varietale e fresca che rivaluta il nero d’avola da bere giovane.

Gianfranco Lombardo
Eimi Nero d’Avola 2012 Lombardo (Cl)

Ottimo mix di suadenza ed eleganza, sprigiona un ventaglio d’aromi, note di marasca ed amarena, eucalipto, tabacco,  pepe nero e calibrata vaniglia. Pregevole bocca con tannini nobili, freschezza e persistenza frutto sapida.

PierPaolo Messina
L’Archimede Riserva 2013 Marabino (Sr), altra espressione di stoffa, profondo di marasca, ciliegia, prugna, agrumi, cacao ed erbe aromatiche, assaggio fresco e lungo.

Paolo Calì
E’ un gran Cerasuolo il Forfice Cerasuolo di Vittoria Classsico 2013 Paolo Calì (Rg), profumo di mirtillo, prugna, liquirizia, tabacco dolce e soffi minerali, dalla bocca fresca, tannino vivo, lunga.

Francesca Planeta
Altro debutto quello del Mamertino 2015 Planeta (Me), vino territoriale dal bouquet fresco di ciliegie e prugne, erbe aromatiche e spezie, bocca viva, precisi ritorni olfattivi con deliziosa vena salmastra.

Silvana Raniolo
Il Frappato 2016 di Tenuta di Bastonaca (Rg), ha naso di lavanda, ciliegia, lampone, e piacevoli note speziate, la bocca di gran spalla acida di vivo frutto è godibile.

L’Oblì Faro 2013 Tenuta Enza La Fauci, suadente  al naso ed in bocca per le note floreali di rosa e fruttate di ciliegia e ribes, poi sentori vegetali, di tabacco e cuoio, bella la bocca fresca e sapida.

Si conferma un vino territorale e di gran qualità il Frappato Belsito 2015 Terre di Giurfo (Rg), ricco al naso di lamponi, frutti di bosco, ciliegie rosse e gran speziatura, corrispondente all’assagio si allunga con tannino godibilissimo.

Il Marsala Superiore Rubino 2014 è la nuova etichetta che si affianca alle altre della linea Heritage Francesco Intorcia, una versione Ruby di gran qualità, caratterizzata dal fruttato di ciliegia e prugna, chiodi di garofano, sorso con gradevole presenza tannica

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sicilia en primeur 2013 luigi salvoSicilia en Primeur  2013 svoltasi a Palermo il 27 e 28 Aprile ha acceso i riflettori su ventinove aziende di Assovini Sicilia mettendo in evidenzia l’ottima qualità media con vere punte d’eccellenza. L’annata ’12 nonostante il suo andamento climatico particolarmente caldo in periodo pre-vendemmiale ha donato fini di buona freschezza concorredi aromatici di tutto rispetto.

Gli assaggi dei Bianchi en primeur 2012

Un gran quantità di bianchi ’12, polposi e freschi, alcuni giustamente sapidi dato il loro territorio d’origine. Il vitigno Grillo è il più rappresentato, tra le novità interessanti alcuni vitigni aromatici (Moscato e Malvasia) che vinificati secchi danno gran piacevolezza.

Abraxas Kuddia del Gallo (Zibibbo-Viogner): le note olfattive sono già variegate, anice, agrumi e spezie. In bocca è accattivante e di lunghezza. 86/100
Baglio del Cristo di Campobello Lalùci (Grillo): olfatto intenso di frutta a polpa bianca, note erbacee e speziatura, bocca fresca e piena. 86/100
Baglio di Pianetto Y Catarratto: bell’espressione olfattiva di pesca, agrumi e salvia, al palato gran spalla acida e lunghezza 85/100
Baglio di Pianetto Ficiligno (Insolia-Viogner): naso intenso di pera, albicocca e note mentolate, bocca vibrante. 83/100
Barone di Villagrande Etna Bianco (Carricante): tra tanti Grillo chi non conosce al meglio il Carricante resta spiazzato, è giovane al naso e pieno al sorso 83/100
Barone Sergio Alegre (Grillo): espressione nasale di banana ed ananas, bocca semplice e non troppo fresca 80/100
Caruso e Minini Corte Ferro (Zibibbo): la ricchezza olfattiva aromatica del vitigno c’è tutta, la bocca è composta e piacevole. 84/100
Caruso e Minini Timpune (Grillo): naso tipico e ricco, bocca fresca e persistente 86/100
Cottanera Etna Bianco (Carricante e Catarratto): olfatto di pesca bianca e mineralità, l’ingresso in bocca e fresco e sapido 84/100
Cusumano Cubìa (Inzolia):olfatto di frutta a polpa bianca, gran speziatura, bocca stesso registro. 82/100
De Bartoli Pietranera (Zibibbo): naso aromaticamente pieno e ricco, sorso fresco e lungo 86/100
De Bartoli Sole e Vento (Zibibbo-Grillo): olfatto penetrante di gelsomino, pesca bianca, salvia. Freschezza agrumata e  salina al palato. 87/100
Disisa (Grillo): naso tipico di gelsomino, pera, pepe verde, bocca di buon corpo 84/100
Disisa Chara 
(Catarratto – Inzolia): bel naso floreale ed agrumato, beva di buon nerbo e lunghezza86/100
Donnafugata Sur Sur Sur 
(Grillo): è un Grillo semplice e beverino dal naso godibile e dalla fresco sorso 84/100

sicilia en primeur 2013 i vini bianchi

Duca di Salaparuta Colomba Platino ( Insolia): naso agrumato, bocca fresca di buona sapidità. 82/100
Duca di Salaparuta Kados (Grillo): naso particolare fruttato ed erbaceo, palato fresco e sapido 83/100
Feudo Arancio (Grillo):
 altra interessante espressione di questo vitigno, fresco al naso ed in bocca, giustamente sapido 83/100
Feudi del Pisciotto Ferretti 
(Chardonnay): classico naso da pesca gialla e ananas e sorso fresco-sapido 83/100
Feudo Principi di Butera (Inzolia): agrumi al naso, bocca più semplice con finale amandorlato. 81/10
Feudo Maccari (Grillo): naso di frutta gialla e spezie, sorso non di gran corpo 81/100
Mandrarossa Santannella (Fiano e Chenin Blanc): naso agrumato e dolciastro, bocca fresca 82/100
Masseria del Feudo il Giglio (Inzolia-Grillo): fiori ed agrumi naso e bocca 83/100
Planeta Alastro (Grecanico): dal floreale di biancospino e gelsomino e dal fruttato giallo, ha beva saporita. 84/100
Planeta Cometa (Fiano): naso ricco acacia, ginestra, pesca e susina, bocca fresca e piena 85/100
Pietradolce Archineri Etna Bianco (Carricante): ventaglio di gelsomino pesca e timo, bocca minerale e balsamica. 87/100
Girolamo Russo Nerina Etna Bianco (Carricante e Catarratto): naso elegante ed invitante di pesca e iodio, sorso pieno che alterna calore freschezza e sapidità 87/100
Tasca d’Almerita Buonora (Carricante): floreale di ginestra, frutta bianca fresca, palato pieno e lungo finale frutto-salino 86/100
Tasca d’Almerita Cavallo delle Fate (Grillo): naso sui toni della pesca bianca, salvia ed origano e dal bel finale. 85/100
Tasca D’Almerita Didyme (Malvasia): naso espressivo di fiori di campo, varie sfaccetature d’agrumi, beva importante.87/100
Tenuta Rapitalà (Grillo): aromi di gelsomino, pera, note mentolate, beva piena. 83/100
Valle dell’Acate Inzolia: fresco al naso e semplice e beverino in bocca, godibile 84/100
Valle dell’Acate Zagra (Grillo): altro territorio altro Grillo, elegante di fiori e frutta bianca, bocca fresca e composta 84/100

sicilia en primeur 2013 i vini rossi

Gli assaggi dei Rossi en primeur 2012

Se i bianchi si sono mostrati più pronti e già godibili, per i rossi è necessario la visione in prospettiva, infatti, all’assaggio in questi emergono maggiormente il territorio ed il vitigno di composizione. I vini dell’Etna soffrono in particolare la loro gioventù, alcuni Nero d’Avola sono meno concentrati e particolarmente freschi, altri già piacevoli adesso. La pulizia del frutto e la connotazione territoriale affiorano in maniera netta in tutti i campioni.

Arianna Occhipinti Frappato: pieno al naso di mora e spezie dolci, ha bocca di gran spalla acida che non scompone la rotonda bocca 87/100
Arianna Occhipinti Siccagno
 (Nero d’Avola): la riconoscibilità territoriale la sua gran dote all’olfatto ed al gusto, già interessante sarà godibile tra un paio di anni. 85/100
Baglio del Cristo di Campobello Lusirà (Syrah): giovane e sorprendente, fragrante di prugna e marasca, balsamo, l’entrata in bocca e piena e si allunga a dovere. 86/100
Barone di Villagrande Etna Rosso ( Nerello Mascalese – Nerello Cappuccio): naso semplice di floreale di rosa, ciliegia e pepe bianco. Palato fresco, mediamente lungo 82/100
Barone Sergio Luigia (Nero d’Avola)frutto con tante note erbacee e mentolate, sorso fresco e tannico  81/100
COS Cerasuolo di Vittoria (Nero d’Avola – Frappato): petali di rose e ciliegia carnosa al naso, grande spalla acida e frutto in bocca. 83/100
COS Frappato: lampone, ciliegia, pepe verde, palato corrispondente con tannini vivi. 86/100
Cusumano Sagana (Nero d’Avola): più pronto di altri, dal naso  fruttato, speziato, balsamico, appaga il sorso con la sua massa. 84/100
Feudo Arancio Nero d’Avola: semplice e beverino, dal naso composto e dalla beva forse già troppo precisa per la sua giovane età. 82/100
Feudo Principi di Butera Deliela (Nero d’Avola): potenza al naso e polpa in bocca, frutto e spezie nel buon finale 84/100
Feudo Principi di Butera Symposio (Cabernet Sauvignon- Merlot – Petit Verdot): olfatto di gran frutto e grafite, bocca ispida 83/100
Graci Arcuria (Nerello Mascalese): naso fruttato e minerale, bocca piena ed ispida 83/100
Masseria del Feudo Il Giglio (Nero d’Avola): mostra aspetto delicato e fresco del vitigno principe siciliano, naso floreale di rosa, lampone e marasca, bocca pimpante. 83/100
Planeta Santa Cecilia (Nero d’Avola): profuma di ciliegia ed erbi fini, ha beva fresca e sapida, dal tannino scalpitante 85/100
Tasca d’Almerita Rosso del Conte (Nero d’Avola-Perricone-altre) frutta rossa croccante, erbe aromatiche, sorso giovanissimo di gran materia 85/100
Tasca d’Almerita Tascante (Nerello Mascalese): variegato di floreale di rosa, fruttato di ribes, sorso fresco , sapido, dai tannini non invadenti. 85/100
Terrazze dell’Etna Cirneco (Nerello Mascalese): naso di frutta rossa fresca, bocca decisamente pungente acida e tannica, in divenire 80/100
Valle dell’Acate Cersauolo di Vittoria Classico (Nero d’Avola – Frappato: ): bel naso  di petali di  rosa, frutta rossa e canella, sorso leggiadro, fresco e convincente 85/100

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L’evento annuale di Assovini “Sicilia en Primeur” si svolto da 20 a 22 Aprile sull’Etna al Picciolo Golf Resort, una splendida struttura immersa nel verde dei campi da gioco. La nona edizione è stata animata da 28 produttori, oltre 200 vini e 60 giornalisti provenienti da ogni parte del mondo, Italia ma anche da Germania, Russia, Regno Unito, Svezia, Danimarca, Austria, Svizzera, Turchia, Stati Uniti, Giappone, Canada e Cina. Come ogni anno l’incontro ha avuto l’obiettivo di promuovere e presentare alla stampa nazionale ed internazionale, sia l’ultima vendemmia che le annate già in commercio di alcune delle aziende socie. Assovini oggi conta in totale 66 aziende rappresentative di tutte le aree produttive siciliane, circa l’80% del vino imbottigliato, destinato per il 42% al mercato nazionale e per il 58% al mercato estero.

In che direzione si muovono queste aziende rappresentative del vino siciliano? Verso la biodiversità viticola e la valorizzazione del territorio. Oggi è assolutamente necessario ed è possibile attuarlo attraverso il dinamismo fatto di viticoltura sostenibile, sviluppo ecocompatibile, rispetto massimo del territorio e del paesaggio. Obbiettivo dichiarato è la sempre crescente esigenza di valorizzazione dei vitigni autoctoni, alla quale oggi si aggiunge il progetto di recupero di numerosi vitigni “reliquia”. La Sicilia si presenta come un laboratorio vitivinicolo fatto di sperimentazione ed innovazione, sia per le produzioni convenzionali che per quelle biodinamiche ed organiche.

Antonio Rallo Presidente Assovini “La vendemmia 2011, protagonista dell’evento, conferma l’ulteriore innalzamento qualitativo delle nostre produzioni e contemporaneamente la loro capacità di mantenere un volto tutto siciliano. La carta vincente dei vini siciliani è quindi la loro contemporaneità che da una parte trova linfa nelle radici e dall’altra nella propria profonda “sicilianità”. Non sono concetti contradditori al contrario: è da questo apparente ossimoro che cresce il successo dei nostri vini, oggi distribuiti in oltre 60 paesi, per un fatturato totale di circa 250 milioni di euro annui”

Il tasting si è svolto in due differenti sale, una con i vini a richiesta serviti dai sommelier, sia ”en primeur” che delle annate precedenti, ed un’altra sala con i banchi dei produttori pronti ad accoglierci per raccontare le loro impressioni ed aspettative.  

Ecco gli undici vini più interessanti assaggiati: quattro bianchi, cinque rossi e due dolci.

1-Fileno Grillo 2011 Viticultori Associati Canicattì (Ag)
E’ un classico esempio di Grillo di nuova concezione. Splendido naso di fiori di camomilla, fruttato di mela, banana e belle note d’origano. Bocca fresca e di persistenza. Beverino al punto giusto.

2-Zagra 2011 Valle dell’Acate (Rg)
Gaetana Jacono e Francesco Ferreri producono Zagra composto da 70% Grillo e 30% Inzolia. Ammaliante con le sue note di zagara, pera, melone bianco ed agrumi. Al palato è mix di freschezza e sapidità.

3-Isula Cataratto 2011 Caruso & Minini (Tp)
Grand’espressione di Catarratto quello prodotto da Stefano Caruso, ricco di sentori floreali di glicine e ginestra, pesca bianca, spezie e toni salmastri. Piena corrispondenza in bocca, con acidità e lunga persistenza di frutto e mineralità.

4-Casalj 2011 Catarratto Rapitalà (Pa)
Laurent Bernard de la Gatinais ci presenta il nuovo Casalj composto da sole uve Catarratto. Il naso è ottimamente espresso con note di ginestra, fieno, frutta esotica  e pepe bianco. Beva di freschezza e di ritorni fruttati e speziati.

5-Zisola Nero D’avola Doc Noto 2010 Mazzei  (Sr)
Un  Nero d’Avola territoriale, profumi di viola passita, ginepro, ciliegia nera, prugna e sentori balsamici. In bocca di sostanza e calore bilanciati da viva acidità e tannino fine.

6-Versace Nero d’Avola 2009 Feudi del Pisciotto (Cl)
Si propone floreale fruttato con viola, marasca e mora fresche, macchia mediterranea e note speziate. Assaggio di carattere e finezza giocata tra morbidezza ed asperità.

7-Siccagno Nero D’Avola 2009 Arianna Occhipinti (Rg)
Ci è molto piaciuto questo vino di Arianna Occhipinti, godibilità e riconoscibilità le sue carte vincenti.  Naso fresco di ciliegia, mora, marasca, spezie scure, balsamicità. Al palato è graduale ed elegante, la spinta acida ed il tannino insieme ad un frutto succoso riempiono il lungo finale.

8-Cabernet Sauvignon 2009 Tasca d’Almerita
Un vino che è un “must”. Sprigiona concentrati profumi di frutti rossi, cacao, pepe nero, note vegetali, tabacco e cuoio. Giovane alla beva mostra tutta la sua elegante verve.

9-Il Musmeci 2008 Doc Etna Tenuta di Fessina (Ct)
Silvia Maestrelli e Federico Curtaz firmano un vino elegante e di personalità. Al naso trionfo di note di rosa, ciliegia ed amarena, vaniglia, tabacco scuro, spunti mentolati. Bocca decisa con tannini fitti, fresca e minerale.

10-Moscato della Torre Doc Moscato di Noto 2010 Marabino
Spettro olfattivo elegante e fine, sensazioni di confettura di albicocca, zucchero a velo, cedro candito, note minerali. Carazzevole al palato, l’evidente acidità ne snellisce la beva di persistenza aromatica lunghissima.

11-Ben Rye 2009 Doc Passito di Pantelleria Donnafugata (Tp)
Grande intensità olfattiva ricca di confettura d’albicocca, miele, pan di spagna, spezie dolci. Voluttuoso ed inebriante di frutto e dolcezza mitigata dall’acidità e dai ritorni salini.

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Andare per cantine è sempre un gran piacere, una particolare occasione è stata data da Assovini con i tour della stampa di Sicilia en Primeur 2010 nei quali è stato previsto che i vari gruppi di giornalisti dormissero presso le aziende disseminate su tutto il territorio siciliano. Io avendo scelto insieme ad altri colleghi il tour del centro Sicilia giungo così a Regaleali Tasca d’Almerita, azienda che conosco bene ma che riesce sempre a trasmettere un grande fascino. La splendida cena nella grande sala del baglio in compagnia del Conte Lucio e di Giuseppe ed Alberto Tasca vede la presenza anche dei produttori che ci accoglieranno nelle proprie aziende il giorno seguente. L’indomani mattina presto il panorama dal baglio di Regaleali è quanto mai suggestivo, ai 400 ettari coltivati a vigneto si alternano mandorli ed ulivi fra distese di avena, grano e tanti alberi di eucalipto. Qui il microclima per la coltivazione della vigna è ideale, ci troviamo fra i 400 e gli 800 metri s.l.m. le escursioni termiche tra il giorno e la notte sono ideali. Passeggiamo per vigne, tra i filari più antichi, quelli dell’Insolia del Nozze d’Oro, poco distanti vi sono i primi vitigni internazionali piantati in Sicilia, lo Chardonnay ed il Cabernet Sauvignon. Da sempre Regaleali è una fucina di innovazione, qui rispetto al resto del mondo agricolo siciliano tutto è arrivato in anticipo, la prima mietitrebbia che il Conte Lucio ricorda di avere guidato appena messa in attività, i primi trattori, le prime moderne teniche di vinificazione, i primi legni di origine francese. Facciamo un giro completo della cantina, scendiamo perfino giù nel sottosuolo dove affinano le bottiglie dello spumante Almerita Brut metodo classico da uve Catarratto che tra poco sarà affiancato dall’uscita del nuovo Rosè, tutto è in un confuso ordine ed Alberto Tasca lo sottolinea compiaciuto. Nello spiazzo antistante al Baglio con tono familiare chiaccheriamo della storia di Regaleali, di antiche tradizioni ed abitudini che hanno fatto la storia della viticoltura siciliana. Di lì a poco saremo a Feudo Montoni il regno di Fabio Sireci. Nelle terre di contrada Montoni Vecchi, nell’agro di Cammarata, il Nero d’Avola è allevato da oltre seicento anni. Fabio è tra le persone che nel mondo del vino stimo di più, per la sua signorilità, la sua discrezione, per la sua capacità di trasmettere l’amore per i suoi vini. Era il 2005 ed in una conferenza-degustazione che feci in terra di Puglia riguardante il Nero d’Avola e le sue sei più belle espressioni in bottiglia, mi piacque definire la selezione Vrucara Feudo Montoni “l’anima pura del Nero d’Avola”. Infatti, il vigneto dal quale deriva si avvale di marze derivanti da piantagioni di Nero D’Avola aziendali storiche, un clone inclonato, piante selvatiche innestate con marze antiche. La particolarità di Feudo Montoni è che attorno ad esso non c’è altra vite per un raggio di 15 km, si è creata nel tempo ed in modo naturale una camera sterile, il clone ha avuto la possibilità di rimanere unico e non andare in ibridazione genetica durante l’allegagione, tutto il terreno seminativo che ha attorno lo ha così protetto. In cantina le uve sono curate senza stravolgere le loro caratteristiche primarie, ne è prova il fatto che ogni annata del Vrucara ha una sua peculiare particolarità ma tutte hanno un unico comune denominatore la riconoscibilità del vitigno. Al nostro arrivo Fabio ci accoglie davanti al baglio e inizia il suo racconto dalle barbatelle che innesta per mantenere il clone di Nero d’Avola Feudo Montoni, incuriosendo in modo particolare i colleghi stranieri, racconta con grande passione delle sue vigne, dei colori e delle bellezze del suo territorio. Entriamo in cantina, ci porta nella zona vinificazione per vedere il luogo dove nascono i suoi vini, il Catarratto, il Grillo oltre al Nero d’Avola e nella zona dei legni dove trovano posto le barriques ed i tonneaux per l’affinamento del vino. All’interno della sua casa Fabio parla di Giacomo Tachis, ci mostra con orgoglio una lettera incorniciata che tiene alla parete nella quale il grande enologo elogia il suo Nero d’Avola definendolo unico per eleganza e finezza, lettera che gli diede una grande spinta nel proseguire il suo impegno nel segno della qualità. Prima di salutarlo testiamo tutti i suoi vini, dalla forte personalità del Catarratto, alla piacevolezza del Grillo, dalla schietta espressione del Nero d’Avola, alla ben conosciuta  marcata veridicità della selezione Vrucara, vino simbolo dell’azienda. Tasca d’Almerita e Feudo Montoni due gran belle realtà vinicole siciliane, le accomuna un territorio unico e la produzione di vini veri e particolari che è un gran piacere, per chi scrive di vino, comunicare.

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camera grande borsinoDopo quattro mesi di programmazione la trasmissione TV “Il Borsino del Vino” che conduco insieme all’amico Filippo Barbiera si concede la pausa estiva.  Le prime dodici puntate hanno messo in evidenza una nuova forma di comunicazione del vino siciliano (vedi il l’articolo al link), una comunicazione precisa e mirata in grado di interessare attraverso il mezzo televisivo sia esperti sia neofiti, approfondendo in ogni puntata i vitigni che compongono i due vini proposti,  dando inoltre  il suggerimento dell’abbinamento di ogni vino con il piatto ideale.

Ecco l’ultima puntata andata in onda il 31 luglio nel rinnovato studio:

 

A Settembre rimprenderà la programmazione con interessanti novità, aspettiamo suggerimenti e proposte.

Tutte le puntate del Borsino del Vino al link: luigisalvoilmondodelvino

Link Giapponese del Borsinio del Vino:  MICKOY TV

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doc sicilia 2Nel Maggio del 1999 nel capitolo introduttivo della Guida che pubblicai con il titolo “I migliori Vini di Sicilia”  feci menzione di un’idea che allora iniziava a paventarsi, l’istituzione di una generica DOC Sicilia e nel Novembre del 2001 scrissi un articolo per il portale Tigulliovino dal titolo “Sicilia nuova frontiera del vino di qualità”, il pezzo dopo avere descritto con dovizia la Sicilia enologica terminava in questo modo: “Da qualche anno è in progetto la creazione di una grande D.O.C. Sicilia, allo scopo di poter meglio accreditare la produzione vinicola siciliana, che ha nobili tradizioni e guarda al futuro, facendole conquistare sempre più ampi spazi di mercato e valorizzandola ancora di più nel panorama enologico mondiale. La DOC Sicilia potrebbe essere utile a questi scopi,  personalmente non credo, il percorso è comunque iniziato”.  Era il 2001 e la trovata della DOC Sicilia era già in cantiere, si legga bene, “da qualche anno!!!”.  Nel 2009, quest’ idea che preciso subito non vedo per niente di buon occhio,  a distanza di ben oltre dieci anni è ancora allo stadio di discussione. Si disquisisce ancora, ed ai più non è chiaro, se realmente la DOC Sicilia possa essere utile o meno a portare nuove fette di mercato, in buona sostanza, a vendere tutto quel vino (di scarsa qualità) che rimane invenduto nelle cantine isolane.

L’iter di questa ormai famosa DOC “calderone” all’interno della quale dovrebbe trovare posto di tutto un po’,  ha subìto una spinta ai primi di Dicembre del 2008, quando l’assessore regionale all’Agricoltura, Giovanni La Via, nel corso di un incontro con i rappresentanti di Assovini Sicilia, dell’Istituto Regionale della Vite e del Vino, del mondo cooperativo e delle organizzazioni di categoria, ha proposto loro il marchio unico sul territorio regionale, la Doc Sicilia appunto, che secondo l’assessorato è in grado di differenziare e tutelare i vini Siciliani sui mercati nazionali e internazionali con l’utilizzo del “brand Sicilia”. Al primo incontro si sono susseguite una serie di riunioni e l’accordo che sembrava essere stato raggiunto tra tutte le parti interessate, ovvero mondo della cooperazione e aziende private ad oggi è tutt’altro che sancito. L’ultimo incredibile compromesso  raggiunto prevedeva una Doc Sicilia allargata a chiunque ne facesse richiesta, anche fuori regione, in modo da non ledere gli interessi delle cantine sociali che sulla vendita del vino sfuso basano la maggior parte del proprio guadagno. Questa posizione era emersa nel corso dell’ultimo “conclave”  svoltosi al Museo Civico di Gibellina, tra i rappresentanti delle cantine sociali, fra i quali Dino Taschetta della Colomba Bianca e Nino Inzirillo dell’Alto Belìce, produttori privati quali Giacomo Rallo di Donnafugata e Diego Planeta presidente di Assovini, tecnici con il presidente di Assoenologi Carlo Ferracane, istituzioni con il dirigente dell’assessorato regionale Agricoltura Giuseppe Bursi, ed il direttore dell’Istituto Regionale della Vite e del Vino Dario Cartabellotta, posizione che sembrava già concordata, sulla quale però alcuni dei presenti hanno espresso delle perplessità, altri netta contrarietà.  A questo punto, dato lo stato di confusione generale, la DOC Sicilia ha tempo per essere decisa e formulata sino al 31 luglio di quest’anno, se entro questa data, la Sicilia non formalizzerà le proprie richieste con il sì del 66% dei produttori dell’Isola, l’idea si sgonfierà definitivamente.

Sin dal primo momento, una decina di anni fa, la possibilità della creazione di una generica DOC Sicilia mi ha assolutamente lasciato perplesso, non credo sia lo strumento più corretto per ottenere gli scopi che ci si vuol prefiggere. Il concetto di Denominazione d’origine controllata esprime il nome geografico di una ristretta zona viticola particolarmente vocata con particolari caratteristiche di “terroir”. Con il termine “terroir” s’intende la perfetta interazione tra le condizioni climatiche della singola zona, le caratteristiche pedologiche locali ed il comportamento del vitigno coltivato in quell’ambiente. Per spiegarlo in maniera più estesa le caratteristiche morfologiche della zona di coltivazione, montuosa, collinare o pianeggiante, l’esposizione alla luce, la presenza di laghi o fiumi, la composizione del suolo, l’importante incidenza delle escursioni termiche durante la giornata sulla qualità delle uve, ecc., tutti questi parametri sono fondamentali per la caratterizzazione di un vino e della DOC di riferimento.

Il terroir, d’altronde, è il fondamento delle direttive europee riguardo le Denominazioni d’Origine, che hanno lo scopo di indicare la provenienza dei vigneti dai quali nasce il vino DOC, questi vigneti devono essere regolarmente iscritti all’albo della zona indicata. Tutto quanto riassunto è decisamente in contraddizione con la creazione di una generica DOC Sicilia, la quale proprio perché comprenderebbe l’intero territorio di una regione non potrebbe certamente esprimere le caratteristiche che danno vita alla Denominazione d’Origine. La Sicilia è un continente vinicolo, si vendemmia dai primi di Agosto nelle zone calde ed assolate del trapanese, fino a fine Novembre nelle zone più alte e fredde dell’Etna,  il consumatore medio non ha certamente l’anello al naso, si è evoluto ed a mio modo di vedere  una generica DOC Sicilia non sarebbe sicuramente l’optimum.

Qualche mese fa in maniera nettamente sfavorevole si era già espressa l’Assoenologi Sicilia in questi 12 punti ,alcuni dei quali personalmente sottoscrivo in pieno:             

1. Non è chiaro chi sono i soggetti che si avvantaggerebbero con la Doc Sicilia. Sicuramente poche aziende, al massimo 6 o 7, con esclusione di molti altre, compreso le Cantine Sociali, che non hanno un mercato consolidato e che comunque, in ogni modo, stanno facendo innumerevoli sforzi per il posizionamento

2. Sarebbe opportuno proporre una DOC regionale ma dal nome TRINACRIA, lasciando così in vita l’I.G.T. Sicilia, che ha un proprio mercato (i maggiori produttori di vino I.G.T. Sicilia sono le cantine Sociali che detengono l’80 % della produzione regionale, non solo come uve ma come prodotto regolarmente classificato I.G.T., oltre a vini da tavola generici)

3. L’attuazione e la nascita di un eventuale consorzio di tutela e di controllo della DOC SICILIA, richiederebbe tempi molto lunghi, dal momento che anche le Camere di Commercio sono lente nel rilascio delle certificazioni e di rivendicazioni del prodotto I.G.T e vista la scarsa efficienza dei consorzi esistenti in Sicilia

4. Leggendo attentamente il disciplinare di produzione della DOC SICILIA, preparato dall’Assessorato Regionale all’Agricoltura, si evince, che è stato redatto in modo superficiale da persone fuori dal contesto produttivo. Non sono citati, ad esempio, i “vitigni minori”, sia bianchi sia rossi e “non si specificano quali sono le varietà aromatiche”, includendo nella singola voce erroneamente le varietà insolia, grillo, chardonnay e fiano, “che non sono aromatiche”, ed inoltre manca la dizione “passito ottenuto da uve rosse” e la citazione delle uve stesse

5. Sarebbe opportuno darsi un lasso di tempo di 10 anni affinché si possa spingere una qualificazione del prodotto regionale, sia esso ad IGT e sia le per 22 DOC già esistenti, (escludendo la DOCG Cerasuolo di Vittoria) verso una nuova e ulteriore qualificazione del prodotto, innalzando l’attuale soglia di confezionato dall’attuale 15%, al 25 – 30%

6. Gli attuali imbottigliatori dell’Italia settentrionale, che comprano in Sicilia e che confezionano nel territorio regionale potrebbero non essere più interessati ad acquistare vini ad I.G.T. Sicilia, ciò causerebbe la fine della commercializzazione di vini acquistati presso le Cantine isolane, che al momento producono oltre un milione di ettolitri di vino ad I.G.T. Sicilia. Ci si chiede a questo punto: a chi gioverebbe il fallimento del mondo cooperativistico in Sicilia, senza perseguire più i principi di sussidiarietà, assistenziale e di mutualità?

7. Bisognerebbe puntare sul “brand istituzionale – Sicilia”, che dovrebbe essere di proprietà della Regione (es. grappolo, isola etc.) riportando questo bollino sulle etichette di tutta la produzione vinosa

8. La regione attraverso i P.S.R. dovrebbe attivarsi immediatamente a spingere le cantine sociali verso gli “accorpamenti”, per la creazione di grossi poli di commercializzazione, in grado di sostenere ed affrontare i processi di posizionamento e di qualificazione del prodotto siciliano, competendo con altri poli del nord Italia, europei e mondiali

9. La Regione Sicilia deve attuare piani di valorizzazione e di promozione delle produzioni vitivinicole, attraverso delle campagne promozionali mirate in tutto il mondo, utilizzando i fondi Comunitari, che in ultima analisi significherebbe perseguire “non la politica dei prezzi”, ma la politica del “brand territoriale”, legando il marchio al “territorio di produzione” individuato e circoscritto

10. Il marchio o brand Istituzionale non potrà essere utilizzato da aziende operanti in territorio diverso dalla regione Sicilia, ma che comunque potranno acquistare e vendere il vino a I.G.T. Sicilia

11. I nostri viticoltori, qualora verrebbe ad essere attuata la Doc Sicilia, sarebbero testimoni inconsapevoli di una “debacle” e della mortificazione della propria dignità di viticoltori, lasciando a pochi il compito di segnare il proprio destino e quindi la scomparsa della viticoltura siciliana a vantaggio di un corpuscolo di aziende, che al momento hanno un mercato consolidato, ciò significherebbe quindi, la fine delle Denominazione d’origine, come già avvenuto in passato per il “Marsala”

12. L’attuale I.G.T. Sicilia andrebbe modificata, includendo la possibilità di riportare in etichetta almeno “quattro varietà” di uve anziché “due” come attualmente disciplinato dal decreto del Ministero delle Risorse Agricole del 10.10.1995 modificato dal D.M del 24 marzo 1997

Il presidente di Assovini Diego Planeta ha preso posizione favorevole alla nascita della DOC Sicilia ed ha inviato a tutte le aziende socie una lettera nella quale riassume i punti che giustificano l”istituzione della DOC: 1) Poter  avere accesso ai fondi europei Ocm tramite la creazione di un Consorzio di Tutela e fare azioni di promozione territoriale forti ed efficaci sulla Doc Sicilia
2). Protezione del marchio “Sicilia” 3) Fare crescere la categoria dei vini Siciliani nel suo valore percepito: i piccoli e singoli produttori potranno sfruttare nel mercato il brand Doc Sicilia senza dover impiegare somme importanti per affermare i loro singoli marchi, contribuendo inoltre a fare “sistema” tra le aziende 4) La possibilità di valorizzare meglio i singoli territori (zone di eccellenza) con l’inserimento in etichetta del  brand Sicilia accanto ai nomi delle attuali Doc (Doc Sicilia Delia Nivolelli, Doc Sicilia Contessa Entellina). Le Doc con le denominazioni  più conosciute  potranno mantenere la loro denominazione attuale se lo vorranno 5) La possibilità di controllare meglio i dati di produzioni con l’inserimento delle fascette. Scoraggiando quindi eventuali imbottigliatori senza scrupoli 6) Migliore controllo sui  vigneti e sulle produzioni che vorranno rivendicare la Doc 7) Ovviare ai riflessi negativi delle nuove norme sull’etichettatura e di una eventuale Igt Italia

Il nodo fondamentale resta la possibilità dell’imbottigliamento fuori regione, una scelta che tanti non gradiscono, la stesura dell’ultimo disciplinare in ordine di tempo prevede che chiunque abbia imbottigliato Igt Sicilia fuori dal tettitorio regionale per almeno due anni, anche non consecutivi, negli otto anni precedenti all’entrata in vigore della DOC sicilia, potrà godere di una deroga di 5 anni (prorogabili) “che consenta loro di continuare l’imbottigliamento fuori zona di produzione. Che dire, per chi come me non fa altro che testare migliaia di vini all’anno, la qualità e la piacevolezza sono gli elementi che in un vino sono assolutamente da ricercare, caratteristiche che certamente la Doc Sicilia non sarebbe in grado di garantire, anzi direi esattamente il contrario, per cui come scrissi oltre dieci anni fa ribadisco il concetto (copio ed incollo) “La grande D.O.C. Sicilia avrebbe lo scopo di poter meglio accreditare la produzione vinicola siciliana, facendole conquistare sempre più ampi spazi di mercato e valorizzandola ancora di più nel panorama enologico mondiale. La DOC Sicilia potrebbe essere utile a questi scopi,  personalmente non credo”.

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Da Domenica 15 Marzo in onda su 7 tv siciliane e su 2 canali satellitari di SKY, per Italia, Europa e Stati Uniti.

 

Inizia questa nuova e stimolante avventura: comunicare il vino siciliano attraverso il video, non soltanto in Sicilia ma nel mondo. La trasmissione Tv Made in Sicilia “Vino & Sapori” , è un interessante viaggio nel mondo del vino siciliano, tra i filari dei vigneti per riscoprire il territorio, la sua storia, le sue tradizioni, per le cantine con interviste ai produttori e agli enologi per spiegare le tecniche di vinificazione, analizzare e descrivere i migliori vini prodotti in modo da diffondere la piacevolezza dei prodotti Siciliani di moderna concezione. In ogni puntata, in chiusura,  i suggerimenti dell’abbinamento cibo-vino, hanno come scenario l’Accademia del Buon Gusto Siliqua, piatti appositamente preparati da importanti chef siciliani andranno a sposarsi perfettamente con le caratteristiche organolettiche dei vini analizzati.

 

Realizzato dalla società di produzione Mediactivity Broadcasting, insieme all’amico Filippo Barbiera sono autore e conduttore del programma, mentre a Siliqua Accademia del Buon Gusto, Daniela Micalizzi presenterà i piatti da abbinare ai vini prescelti. 

Ogni puntata ha una programmazione di una settimana *(vedi in fondo emittenti e orari), su un circuito di televisioni siciliane, sul canale satellitare “Viva l’Italia Channel” che raggiunge l’estero, in particolare Europa, Stati Uniti e Canada, e sul satellitare “Oasi TV” visibile sul tutto il territorio nazionale. Al programma, inoltre, è dedicato uno spazio quotidiano sul Telegiornale TV NEWS in onda ogni giorno su quindici emittenti regionali.

 

                          GUARDA IL PROMO DELLA TRASMISSIONE

 

 

Le prime due Trasmissioni di “Vino & Sapori” sono tutte al femminile, protagoniste aziende facenti parte di Assovini Sicilia e capeggiate da donne, due delle migliori espressioni imprenditoriali della Sicilia che desidera affermarsi. 

 

La prima puntata  in onda da Domenica 15 Marzo, riguarda le Aziende Agricole Tamburello, nello splendido comprensorio della D.O.C Monreale, in compagnia di Mirella Tamburello, Pres. del Consorzio D.O.C. Monreale, e dei vini da Inzolia, Perricone e Nero d’Avola vitigni storici siciliani. L’azienda è autrice del rilancio del Perricone, approfondiremo questo vitigno spigoloso, che curato in vigna e vinificato senza stravolgere le proprie caratteristiche è in grado di esprimere interessanti note varietali,  rappresentando un importante elemento di distinzione in un’enologia sempre più omologata.

 

La seconda puntata in onda da Domenica 22 Marzo, sarà presso le Cantine Barbera nel cuore della D.O.C. Menfi, con Marilena Barbera Pres. del Consiglio Interprofessionale Vini Doc e Igt della provincia di Agrigento ed i vini autoctoni da uve Inzolia ed alloctoni da Chardonnay, Merlot, Petit Verdot e Cabernet Sauvignon. Andremo in vigna nell’antico vigneto di Inzolia “Dietro le Case”, per scoprire come s’impianta un nuovo vigneto, perpetuandone uno antico, attraverso l’innesto a doppio spacco inglese. Sveleremo la storia ed il perchè i vitigni internazionali in questo territorio, riescono a donare nel bicchiere connotazioni del tutto particolari.

 

 

* Emittenti ed orari di Made in Sicilia “Vino & Sapori“ da Domenica 15 Marzo

 

 Canali Terrestri SICILIA     

 

TVT———-Intera copertura regionale—–Domenica  7,30 e 20,00

 

Telesud—– Palermo e prov.——————Domenica 7,00-7,30-8,00

 

TSE———-Palermo e prov.——————–Mercoledi’ 18,00

 

Canale 46–Palermo e prov.—————–Mercoledi’ 20,05

 

TRC———Agrigento e prov. —————–Venerdi’ 21,00 – Domenica 9,00

 

Video Sicilia—Alcamo—————————Venerdì’ 21,00 – Domenica 9,00

 

Teleotto—-Mazara Del Vallo—————-Venerdi’ 22,15 – Sabato 15,15 – Domenica 20,30

        

                                                                           

Canali Satellitari  ITALIA

 

Oasi tv———————————Canale 848 SKY     Giovedi’ 20,00 – Venerdi’ 15,00

 

Viva L’Italia Channel———-Canale 830 SKY     Mercoledì 15,30 – Sabato 22,05 – Domenica 9.00

 

 

Canali Satellitari  EUROPA, STATI UNITI, CANADA

 

 Viva L’Italia Channel–Sabato 22,05  ( Francia – Svezia – Spagna- Germania)

      

                                                      Sabato 23,05  (Russia)

 

                                                      Sabato 16,05   (Usa New York)

 

                                                      Sabato 13,05   (Usa Los Angeles)

 

                                                      Sabato 17,05   Canada 1

 

                                                      Sabato 14,05   Canada 2

 

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degustivina2008-home2La IX edizione di Degustivina, appuntamento siciliano tradizionale per tutti gli amanti del vino, si è svolta il 21 e 22 Novembre a Palermo presso l’ex deposito locomotive di Sant’Erasmo, ed ha visto la partecipazione di migliaia d’appassionati del vino, per lo più giovani. Presenti ben 66 aziende vinicole, per la maggior parte siciliane, ed alcune  nazionali e straniere, un particolare spazio al centro del salone è stato predisposto per l’Olio extravergine di Oliva Siciliano, con la terza edizione di “VOLIO”, 11 le aziende espositrici.

Nei due giorni della manifestazione  ho avuto modo di testare i vini di cantine già affermate e scoprire qualche interessante novità: tra i bianchi mi è particolarmente piaciuto il Grillo ’07 dell’azienda marsalese Caruso e Minini, fresco, sapido e di gran bevibilità, così come il Grillo Parlante ‘07 di Fondo Antico, ottima espressione di questo storico vitigno della Sicilia occidentale. Tra i vari Catarratto: lo Shiarà ’07 di Castellucci Miano, azienda di Valledolmo che sotto l’attenta guida dell’enologo Tonino Guzzo è cresciuta in qualità raggiungendo vette veramente elevate, ed il Feudo Montoni Catarratto, primo bianco prodotto da Fabio Sireci, verso il quale ho indirizzato alcuni produttori di questo vitigno per degustarlo e prenderlo come parametro d’espressione di qualità. Versandolo nel bicchiere è di lucentezza e colore giallo paglierino con riflessi verdolini, adeguata consistenza caratterizzata da lacrime ben presenti. Piacevole ampio ed intenso il naso, in particolare sentori di biancospino, pera, pesca bianca, ritorni agrumati e minerali. Al palato perfetta corrispondenza con il naso, gran spalla acida, bilanciata sapidità, con piacevole persistenza aromatica intensa di frutto e freschezza.

Tra gli alloctoni intrigante il Viognier ’07 di Romano, persistente quello di Fina, ed interessante la leggiadra espressione di questo vitigno in abbinamento con l’Insolia nel Kue ’07di Brugnano. Il Verdelicia  ’07di Funaro è il risultato dell’unione tra Chardonnay ed Insolia, vino di piacevole struttura, con impatto olfattivo fragrante, e piacevoli sentori di fiori di zagara, ananas, melone bianco, all’assaggio è prevalentemente fresco, frutto, calore e leggera sapidità s’inseguono in piacevole chiusura.  Dell‘azienda friulana Lis Neris ottime versioni di Pinot Grigio e di Sauvignon Blanc, i quali esprimono compiutamente le caratteristiche del vitigno, con grande freschezza e persistenza gustativa.

Tra i migliori rossi degustati: l’azienda Zisola dei Conti toscani Mazzei ha presentato il nuovo vino Doppiozeta ’06, la zona di produzione è quella d’elezione del Nero d’Avola, il territorio di Noto, il vino è composto da Nero d’Avola 60%, Syrah 30% e Cabernet Franc 10%, è elevato in barriques per sei mesi. Le sensazioni olfattive sono intense e complesse, amarena e mora mature, sensazioni speziate, con cannella e chiodi di garofano, la nota boisè è ben presente. Al gusto è opulento, tra ritorni di frutta e vaniglia. Tenuta Gorghi Tondi mette in bottiglia un Syrah veramente ben riuscito è il Segreante ’05, pieno e bilanciato tra alcol, tannino rotondo e freschezza di beva. Tra i migliori Nero d’Avola degustati i noti Milleunanotte di Donnafugata, il Vrucara di Feudo Montoni, i quattro diversi Crù di Gulfi e il Saja di Feudo Maccari. Intrigante il Tornamira di Disisa, unione di Cabernet Sauvignon, Merlot e Syrah, elegante e caratterizzato da lunga persistenza aromatica intensa. 

Tra le nuove realtà aziendali alcune sono degne di particolare nota: l’azienda agricola Accardo, i cui terreni sono a Paceco in provincia di Trapani, produce il Nero d’Avola Chinea ’05, espressione veramente riuscita del vitigno principe siciliano, di colore rosso rubino intenso, l’impatto olfattivo è di frutti rossi appena maturi, amarena, mora, ciliegia, avvolti da note di vaniglia, speziatura e cioccolato. Al gusto è caldo, dal tannino arrotondato, di bella freschezza, con la frutta ben presente nel finale di lunghezza. Altra giovane azienda è Villa Moreri, siamo nel territorio di Patti in provincia di Messina, ho degustato i due vini presentati, il Bianco Cuccuvaia ’07 da uve Sauvignon Blanc e Trebbiano, di suadente aromaticità e buona freschezza ed il Rosso Moreri ’05 da uve Nero d’Avola e Sangiovese, interessante per intensità olfattiva e buona persistenza gustativa. L’azienda agricola Adamo di Alcamo produce in agricoltura biologica una gamma di vini, tra i quali emerge il Nero d’Avola in purezza, l’annata ’06 ha colore rosso rubino intenso e bella consistenza, al naso emergono frutti rossi freschi, mora, amarena, avvolti da spezie. In bocca è caldo, i tannini sono presenti, così come il nerbo acido, la frutta ha un buon ritorno e chiude con lieve finale amarognolo. 

Di gran qualità l’olio extra vergine di oliva proposto da tutte le aziende espositrici del “Volio”, tra cui quello delle aziende Villa Colonna, Cirinnà, Valle del Sosio e Guccione. L’azienda agricola Fatta Maria Layla produce un extra vergine di oliva dalle caratteristiche decisamente uniche, il Cuscinà Denocciolato. E’ prodotto in agricoltura biologica, ricavato dalla denocciolatura e dalla spremitura di olive della varietà Cerasuola (85%) e Nocellara (15%) raccolte a mano nei terreni che si trovano a Partinico in c/da Bosco Falconeria in provincia di Palermo, e lavorate immediatamente nel frantoio aziendale in modo da garantire il minor grado di acidità possibile all’olio, il quale successivamente non filtrato è travasato nei silos sotto azoto e lasciato a depositare. Questo olio, che ho degustato per la prima volta circa sei mesi fa, mi ha veramente entusiasmato, ed ha cambiato il mio approccio all’extra vergine. 

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L’Olio Cuscinà il Denocciolato campagna olearia ’08 è colore verde chiaro con lievissime nuances dorate, dal fruttato intenso e persistente, con netti sentori di erbe di campo fresche, pomodoro verde, cuore di carciofo e ritorni di mela verde. Al palato entra con sapore appena dolce, pieno, è di gran densità e persistenza, terminando con un fondo sapido e piacevolmente piccante. Il retrogusto è caratterizzato da erbe e mandorle fresche, cuore di carciofo, pomodoro verde. Il suo impiego gastronomico è variegato, a crudo è ideale su insalate, pesce affumicato e marinato, su minestre con ortaggi, pesci e molluschi. In cottura con soffritti per ragù di pesce e di carni bianche, pesci al forno, fritture di pesce e crostacei, carni in umido e alla brace.

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Al via le degustazioni per la Sicilia della Guida Vini Buoni d’Italia 2009 edita dal Touring Club Italiano, io e la collega Alma Torretta quest’anno effettuiamo il tasting a Palermo, diviso in due location, l’hotel Cavalieri Best Western e successivamente nella sede dell’ Assovini Sicilia, (vedi comunicato stampa Assovini Sicilia),  A conclusione del lavoro degustativo, dovremo selezionare le 66 aziende che avranno ottenuto i punteggi migliori per l’inserimento in guida, ognuna con scheda specifica, il giudizio e le note dei vini più rappresentativi. Inoltre indicheremo 12 “vini da non perdere”, chicche di pregio, con produzione molto limitata Un lavoro degustativo lungo e complesso, un bellissimo bagaglio sensoriale.

Quest’anno grande presenza di campioni da uve Grillo in purezza, infatti, tantissime aziende con l’annata 2007 hanno iniziato a produrre questa tipologia di gran moda. Tra i primi 40 testati qualche conferma e qualche delusione, tra i nuovi prodotti qualcosa d’interessante, ma anche tanti vini in cui in Grillo è veramente poco espresso. Per la nostra guida, la qualità rappresenta il parametro di base per attribuire ad un vino un buon punteggio, ma non è l’unico criterio del quale teniamo conto per la segnalazione del vino e quindi dell’azienda, riteniamo importante la corrispondenza vino-vitigno, ovvero, il vino rispondendo alle diverse territorialità, deve avere caratteristiche organolettiche che lo riconducano al vitigno d’origine. Per ottenere un punteggio elevato, deve avere anche la bevibilità, ossia un mix d’ equilibrio, eleganza ed armonia.

Tanti Grillo purtroppo non mostrano queste caratteristiche, essendo privi di riconoscibilità, magari in molti di questi, l’uva in questione è presente in minima parte o è del tutto assente, ma in etichetta capeggia in bella vista la scritta GRILLO, solo perchè c’è molta richiesta di bianchi prodotti da questo vitigno, e la qualità olfattiva e gustativa non è viene per nulla curata.  Da elogiare invece parecchi vini da uve Catarratto, anche se in netta diminuzione i campioni presenti, chi continua a mettere vini in bottiglia da questo diffuso vitigno, lo fa perseguendo la qualità, è questo è un dato certamente da sottolineare.

 

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