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Posts Tagged ‘etichetta vino’

etichetta bolg 2I produttori più attenti s’impegnano cercando il miglior terroir, il vitigno più adatto, le migliori tecniche di coltivazione e magari anche l’enologo di grido ma per vendere il vino, diciamocelo francamente, la giusta etichetta è fondamentale. Tutto questo era già ben noto, ma un famoso giornale di marketing il “Journal of Marketing Theory and Practice” lo conferma analizzando i due principali  segmenti di vendita: i vini di fascia alta hanno etichette eleganti, non troppo grandi nelle quali sono presenti le giuste informazioni che riguardano il vino, per i vini di fascia bassa si usano invece caratteri in grassetto e per lo più etichette dai colori vivaci. Da sempre sono convinto che la reale funzione dell’etichetta dovrebbe essere quella di aiutare l’acquirente sin dal primo impatto visivo a capire che prodotto si ha davanti e quindi a non incorrere in sventurati acquisti, dato che il colore ed il disegno hanno il potere di attrarre il nostro occhio e catturare la nostra attenzione sono in grado quindi di spostare la scelta verso una bottiglia piuttosto che un’altra. Moltissimi scelgono il vino in base al prezzo, alcuni lo comprano solo per la piacevolezza dell’etichetta, ma in realtà sono molti di più quelli che non comprano una bottiglia proprio perché trovano l’etichetta assolutamente sgradevole ed inadeguata al prodotto.

Il vero problema è che spesso i produttori affidano il vestito della propria bottiglia a grafici che non conoscono in generale il mondo del vino e cosa ancora più grave non conoscono per niente le caratteristiche del prodotto da vestire. L’etichetta deve assolvere ad una primaria funzione, deve riuscire ad avere un giusta efficacia comunicativa ovvero attraverso la sua composizione cromatica deve trasmettere immediatamente al consumatore lo spirito della nascita della bottiglia in questione, esprimere la filosofia che ha mosso l’azienda per produrla, oltre al ruolo più importante che è quello di fornire indicazioni sulla natura e le caratteristiche peculiari del vino.

Tutti voi sapete bene che vini provenienti dalla stessa area ma nati da produttori diversi, la cui produzione è regolata dalle medesime leggi, hanno indiscutibilmente livelli di qualità molto differenti fra loro, un’etichetta non potrà mai garantire del tutto al consumatore l’informazione sulla reale ed effettiva qualità del vino,  solo l’assaggio potrà determinarlo, ma certamente per chi non è sprovveduto la giusta etichetta dà esattamente l’idea del prodotto che vi si troverà dentro. A questo proposito qualche tempo fa ho ricevuto da una importantissima società di marketing e comunicazione i numeri di una interessante ricerca sulle etichette del vino:

– Il 78% delle cantine intervistate afferma che è importantissimo per un’etichetta uscire fuori dalla massa quando è su uno scaffale

– Il 60% afferma che è molto importante che l’etichetta comunichi la qualità del vino

– Il 55% afferma che è molto importante che l’etichetta imponga forza al nome e al brand

– il 42% afferma che è molto importante che l’etichetta dia un certo impatto emotivo al consumatore

– il 40% afferma che è molto importante che l’etichetta dia un certo impatto emotivo al buyer e ai commercianti. Tutti i cinque punti sono assolutamente da condividere, ma il secondo è quello vincente, se centrato mostra la serietà, la competenza ed il lavoro ottimale di un’azienda.

Mi piace mettere in evidenza un altro problema, sarebbe ora che i produttori più attenti utilizzassero l’etichetta per mettere in evidenza i propri comportamenti agronomici ed enologici per distinguere i propri vini veri da quelli ottenuti con processi industriali, processi enologici elaborati ed additivi che snaturano il prodotto finale. L’unica dicitura obbligatoria in etichetta che menzioni gli ingredienti riguarda i solfiti: i vini con un contenuto d’anidride solforosa al di sopra dei 10 mg/kg o 10 mg/l devono portare in etichetta la scritta “contiene solfiti”. Dovrebbero essere rese obbligatorie avvertenze riguardanti la presenza d’albumina e lisozima (proteine delle uova che possono essere utilizzate per le chiarifiche) oppure caseina (proteina del latte), sostanze cui molte persone sono allergiche. Credo sia arrivato il momento di un’etichetta trasparente che contenga indicazioni su tutti gli ingredienti del vino, che dia merito a chi lavora al meglio.

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Quante volte vi sarà capitato di acquistare una bottiglia di vino prestigiosa, che avete desiderato da tempo, stapparla delicatamente, versarne il contenuto e con enorme dispiacere non trovarlo in forma, di non riscontrare né olfattivamente né gustativamente quello che vi sareste aspettato. Avete iniziato a rimuginare “chissà che temperature ha dovuto sopportare questa bottiglia, avranno lasciato i cartoni al sole”. Il sogno d’ogni attento consumatore è avere la certezza che il vino che ci si appresta a degustare sia stato trattato con estrema cura, ovvero che si sia mantenuto sempre ad una certa temperatura per preservarne le sue qualità organolettiche, ed ecco la notizia che molti aspettavano: oggi sarà possibile, grazie ad un’etichetta hi-tech, controllare la temperatura del vino e verificare che questa dalla cantina d’origine, nel corso della spedizione, ed all’arrivo in enoteca non abbia subito variazioni di rilievo.

La soluzione sviluppata dalla società Pack Sense, permette di risolvere il problema con un’etichetta dotata di sensore micro-chip, questa è posizionata direttamente sulla bottiglia o sulla confezione; oltre a identificare il prodotto, come fa un comune codice a barre, è in grado di segnalare se il prodotto è sottoposto ad una temperatura eccessivamente alta/bassa e “ricordare” tutte le temperature che si sono verificate. Se il vino si è mantenuto alla temperatura richiesta appare una luce verde, in caso contrario la spia luminosa diventa gialla. Una volta giunta a destinazione, l’etichetta fornirà tutti i dati che smaschereranno una non perfetta conservazione del prodotto, i dati che ha registrato possono essere scaricati direttamente sul computer. In questo modo è possibile sapere a quale temperatura ha viaggiato il vino e se, per quanto tempo e quando, è stata superata la soglia ottimale di calore.
L’idea mi piace davvero, il costo dell’etichetta non è proprio economico, circa venti dollari a confezione, ma è un prezzo che a mio modo di vedere vale la pena pagare per bottiglie d’indiscusso valore, e che indurrà necessariamente ad un’attenzione maggiore nel preservare le confezioni in tutte le fasi del trasporto.

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Spesso capita a molti di trovarsi di fronte una bottiglia di vino ed accingendosi a berla, non si sà nulla su di essa e non si ha la possibilità di informarsi sulle caratteristiche del contenuto, perché in etichetta è presente appena il nome del vino e dell’azienda. Per ovviare a questo, nasce un progetto innovativo, ed a mio modo di vedere interessante, quello di Autoctono s.r.l., denominato il “Vino Parlante®”, che prevede nelle bottiglie una retroetichetta pieghevole multipagina, in grado di contenere tutte le informazioni sul vino e sul produttore. Lo scopo è poter dare ai consumatori la possibilità di bere in modo informato e consapevole, leggendo immediatamente in qualunque circostanza, ristorante, enoteca, o casa di amici e direttamente sulla bottiglia, le caratteristiche del vino, le uve dal quale proviene, la sua vinificazione, il territorio, l’andamento climatico dell’annata in questione, gli ideali abbinamenti, ed il profilo del produttore, con la possibilità di staccare facilmente e conservare il pieghevole-etichetta, in modo da ricordare il vino che si è trovato di particolare gradimento.

Iniziativa lodevole che permette di tutelare il consumatore, sempre più esigente, oltre che con la qualità, anche con la trasparenza d’informazione. La presentazione del progetto a giornalisti ed operatori di settore è avvenuta a Verona al Vinitaly, giovedì 3 aprile in Sala Respighi, con gli interventi di Gigi Brozzoni direttore del Seminario Permanente Luigi Veronelli, Luca Toninato presidente della Cooperativa AGER, entrambi partner di progetto di Vino Parlante®, e di Attilio Scienza ordinario di Viticoltura all’Università degli Studi di Milano. Hanno aderito a questo nuovo progetto già 22 aziende vitivinicole sparse sul tutto il territorio nazionale, tra queste una siciliana, l’azienda agricola Tamburello.

La presentazione dell’etichetta del Vino Parlante Tamburello, avverrà venerdì 9 Maggio alle 21,00 presso l’Accademia del Buon Gusto Siliqua a Partanna Mondello (Pa), nel corso della serata “Note Divinae”, si tratta di uno dei pochi Perricone in purezza, antico vitigno autoctono siciliano, le cui proprietà salutische sono state riscontrate in uno studio fatto dal “Coribia” (Consorsio di Ricerca sul Rischio Biologico in Agricoltura) presieduto da Nicola Gebbia, ordinario di Oncologia medica all’Università di Palermo.

Il Perricone, secondo tale ricerca, è il vitigno siciliano più ricco di  resveratrolo e di piceatannolo, sostanze che aiutano nella prevenzione di gravi malattie. Quest’idea di fornire il vino di un’etichetta altamente informativa, probabilmente anticipa un provvedimento che potrebbe a breve riguardare il vino, infatti, dopo le discussioni parlamentari in sede di Unione Europea che riguardano le questioni delle tabelle nutrizionali divenute oramai obbligatorie sui cibi, molti vorrebbero che queste comparissero in modo chiaro, anche  sulle bottiglie del nettare di Bacco.

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