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Quante volte vi sarà capitato di acquistare una bottiglia di vino prestigiosa, che avete desiderato da tempo, stapparla delicatamente, versarne il contenuto e con enorme dispiacere non trovarlo in forma, di non riscontrare né olfattivamente né gustativamente quello che vi sareste aspettato. Avete iniziato a rimuginare “chissà che temperature ha dovuto sopportare questa bottiglia, avranno lasciato i cartoni al sole”. Il sogno d’ogni attento consumatore è avere la certezza che il vino che ci si appresta a degustare sia stato trattato con estrema cura, ovvero che si sia mantenuto sempre ad una certa temperatura per preservarne le sue qualità organolettiche, ed ecco la notizia che molti aspettavano: oggi sarà possibile, grazie ad un’etichetta hi-tech, controllare la temperatura del vino e verificare che questa dalla cantina d’origine, nel corso della spedizione, ed all’arrivo in enoteca non abbia subito variazioni di rilievo.

La soluzione sviluppata dalla società Pack Sense, permette di risolvere il problema con un’etichetta dotata di sensore micro-chip, questa è posizionata direttamente sulla bottiglia o sulla confezione; oltre a identificare il prodotto, come fa un comune codice a barre, è in grado di segnalare se il prodotto è sottoposto ad una temperatura eccessivamente alta/bassa e “ricordare” tutte le temperature che si sono verificate. Se il vino si è mantenuto alla temperatura richiesta appare una luce verde, in caso contrario la spia luminosa diventa gialla. Una volta giunta a destinazione, l’etichetta fornirà tutti i dati che smaschereranno una non perfetta conservazione del prodotto, i dati che ha registrato possono essere scaricati direttamente sul computer. In questo modo è possibile sapere a quale temperatura ha viaggiato il vino e se, per quanto tempo e quando, è stata superata la soglia ottimale di calore.
L’idea mi piace davvero, il costo dell’etichetta non è proprio economico, circa venti dollari a confezione, ma è un prezzo che a mio modo di vedere vale la pena pagare per bottiglie d’indiscusso valore, e che indurrà necessariamente ad un’attenzione maggiore nel preservare le confezioni in tutte le fasi del trasporto.

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E’ con gran piacere che apprendo dall’O.I.V., Organizzazione Internazionale della vite e del Vino, la decisione di assegnare al professor Mario Fregoni, ordinario di Viticoltura dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza, il Grand Prix O.I.V., “premio speciale del settore vitivinicolo”, che viene assegnato ogni dieci anni circa, da questa organizzazione che raggruppa 44 Paesi di tutti i continenti, a personaggi universalmente riconosciuti fondamentali per il pogresso del vino e della viticoltura.
Mario Fregoni, già presidente della commissione viticoltura e presidente generale dell’organizzazione OIV, nella quale adesso ricopre la carica di presidente onorario, è un vero luminare della ricerca in campo vitivinicolo, ho avuto modo in questi anni di conoscerlo ed apprezzarlo, quale organizzatore supervisore del Concorso Enologico Internazionale Selezione del Sindaco nel quale sono commissario giudice, ha avuto assegnato il prestigioso premio del Gran Prix “come riconoscimento per l’opera internazionale che ha compiuto al servizio della comunità mondiale della vite e del vino”.

Proprio il mese scorso in Friuli nel corso di una cena, mi raccontava del suo impegno presso l’azienda friulana RoccaBernarda, per lo studio e l’esecuzione dell’impollinazione del Picolit. Ricordo con grande piacere quella giornata di lezione sul campo,da parte del professore presso quest’azienda, dove ha mostrato il metodo attuato con la macchina di aspirazione e spargimento del polline, giornata che si è conclusa con il tasting di questo affascinante vino dolce. Complimenti sinceri Professore, da tutti gli estimatori del vino italiano, oltre che per la sua grande scienza, per la sua umanità e per la straordinaria passione per il suo lavoro. 

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