Nel Maggio del 1999 nel capitolo introduttivo della Guida che pubblicai con il titolo ”I migliori Vini di Sicilia” feci menzione di un’idea che allora iniziava a paventarsi, l’istituzione di una generica DOC Sicilia e nel Novembre del 2001 scrissi un articolo per il portale Tigulliovino dal titolo “Sicilia nuova frontiera del vino di qualità”, il pezzo dopo avere descritto con dovizia la Sicilia enologica terminava in questo modo: “Da qualche anno è in progetto la creazione di una grande D.O.C. Sicilia, allo scopo di poter meglio accreditare la produzione vinicola siciliana, che ha nobili tradizioni e guarda al futuro, facendole conquistare sempre più ampi spazi di mercato e valorizzandola ancora di più nel panorama enologico mondiale. La DOC Sicilia potrebbe essere utile a questi scopi, personalmente non credo, il percorso è comunque iniziato”. Era il 2001 e la trovata della DOC Sicilia era già in cantiere, si legga bene, “da qualche anno!!!”. Nel 2009, quest’ idea che preciso subito non vedo per niente di buon occhio, a distanza di ben oltre dieci anni è ancora allo stadio di discussione. Si disquisisce ancora, ed ai più non è chiaro, se realmente la DOC Sicilia possa essere utile o meno a portare nuove fette di mercato, in buona sostanza, a vendere tutto quel vino (di scarsa qualità) che rimane invenduto nelle cantine isolane.
L’iter di questa ormai famosa DOC “calderone” all’interno della quale dovrebbe trovare posto di tutto un po’, ha subìto una spinta ai primi di Dicembre del 2008, quando l’assessore regionale all’Agricoltura, Giovanni La Via, nel corso di un incontro con i rappresentanti di Assovini Sicilia, dell’Istituto Regionale della Vite e del Vino, del mondo cooperativo e delle organizzazioni di categoria, ha proposto loro il marchio unico sul territorio regionale, la Doc Sicilia appunto, che secondo l’assessorato è in grado di differenziare e tutelare i vini Siciliani sui mercati nazionali e internazionali con l’utilizzo del “brand Sicilia”. Al primo incontro si sono susseguite una serie di riunioni e l’accordo che sembrava essere stato raggiunto tra tutte le parti interessate, ovvero mondo della cooperazione e aziende private ad oggi è tutt’altro che sancito. L’ultimo incredibile compromesso raggiunto prevedeva una Doc Sicilia allargata a chiunque ne facesse richiesta, anche fuori regione, in modo da non ledere gli interessi delle cantine sociali che sulla vendita del vino sfuso basano la maggior parte del proprio guadagno. Questa posizione era emersa nel corso dell’ultimo ”conclave” svoltosi al Museo Civico di Gibellina, tra i rappresentanti delle cantine sociali, fra i quali Dino Taschetta della Colomba Bianca e Nino Inzirillo dell’Alto Belìce, produttori privati quali Giacomo Rallo di Donnafugata e Diego Planeta presidente di Assovini, tecnici con il presidente di Assoenologi Carlo Ferracane, istituzioni con il dirigente dell’assessorato regionale Agricoltura Giuseppe Bursi, ed il direttore dell’Istituto Regionale della Vite e del Vino Dario Cartabellotta, posizione che sembrava già concordata, sulla quale però alcuni dei presenti hanno espresso delle perplessità, altri netta contrarietà. A questo punto, dato lo stato di confusione generale, la DOC Sicilia ha tempo per essere decisa e formulata sino al 31 luglio di quest’anno, se entro questa data, la Sicilia non formalizzerà le proprie richieste con il sì del 66% dei produttori dell’Isola, l’idea si sgonfierà definitivamente.
Sin dal primo momento, una decina di anni fa, la possibilità della creazione di una generica DOC Sicilia mi ha assolutamente lasciato perplesso, non credo sia lo strumento più corretto per ottenere gli scopi che ci si vuol prefiggere. Il concetto di Denominazione d’origine controllata esprime il nome geografico di una ristretta zona viticola particolarmente vocata con particolari caratteristiche di “terroir”. Con il termine “terroir” s’intende la perfetta interazione tra le condizioni climatiche della singola zona, le caratteristiche pedologiche locali ed il comportamento del vitigno coltivato in quell’ambiente. Per spiegarlo in maniera più estesa le caratteristiche morfologiche della zona di coltivazione, montuosa, collinare o pianeggiante, l’esposizione alla luce, la presenza di laghi o fiumi, la composizione del suolo, l’importante incidenza delle escursioni termiche durante la giornata sulla qualità delle uve, ecc., tutti questi parametri sono fondamentali per la caratterizzazione di un vino e della DOC di riferimento.
Il terroir, d’altronde, è il fondamento delle direttive europee riguardo le Denominazioni d’Origine, che hanno lo scopo di indicare la provenienza dei vigneti dai quali nasce il vino DOC, questi vigneti devono essere regolarmente iscritti all’albo della zona indicata. Tutto quanto riassunto è decisamente in contraddizione con la creazione di una generica DOC Sicilia, la quale proprio perché comprenderebbe l’intero territorio di una regione non potrebbe certamente esprimere le caratteristiche che danno vita alla Denominazione d’Origine. La Sicilia è un continente vinicolo, si vendemmia dai primi di Agosto nelle zone calde ed assolate del trapanese, fino a fine Novembre nelle zone più alte e fredde dell’Etna, il consumatore medio non ha certamente l’anello al naso, si è evoluto ed a mio modo di vedere una generica DOC Sicilia non sarebbe sicuramente l’optimum.
Qualche mese fa in maniera nettamente sfavorevole si era già espressa l’Assoenologi Sicilia in questi 12 punti ,alcuni dei quali personalmente sottoscrivo in pieno:
1. Non è chiaro chi sono i soggetti che si avvantaggerebbero con la Doc Sicilia. Sicuramente poche aziende, al massimo 6 o 7, con esclusione di molti altre, compreso le Cantine Sociali, che non hanno un mercato consolidato e che comunque, in ogni modo, stanno facendo innumerevoli sforzi per il posizionamento
2. Sarebbe opportuno proporre una DOC regionale ma dal nome TRINACRIA, lasciando così in vita l’I.G.T. Sicilia, che ha un proprio mercato (i maggiori produttori di vino I.G.T. Sicilia sono le cantine Sociali che detengono l’80 % della produzione regionale, non solo come uve ma come prodotto regolarmente classificato I.G.T., oltre a vini da tavola generici)
3. L’attuazione e la nascita di un eventuale consorzio di tutela e di controllo della DOC SICILIA, richiederebbe tempi molto lunghi, dal momento che anche le Camere di Commercio sono lente nel rilascio delle certificazioni e di rivendicazioni del prodotto I.G.T e vista la scarsa efficienza dei consorzi esistenti in Sicilia
4. Leggendo attentamente il disciplinare di produzione della DOC SICILIA, preparato dall’Assessorato Regionale all’Agricoltura, si evince, che è stato redatto in modo superficiale da persone fuori dal contesto produttivo. Non sono citati, ad esempio, i “vitigni minori”, sia bianchi sia rossi e “non si specificano quali sono le varietà aromatiche”, includendo nella singola voce erroneamente le varietà insolia, grillo, chardonnay e fiano, “che non sono aromatiche”, ed inoltre manca la dizione “passito ottenuto da uve rosse” e la citazione delle uve stesse
5. Sarebbe opportuno darsi un lasso di tempo di 10 anni affinché si possa spingere una qualificazione del prodotto regionale, sia esso ad IGT e sia le per 22 DOC già esistenti, (escludendo la DOCG Cerasuolo di Vittoria) verso una nuova e ulteriore qualificazione del prodotto, innalzando l’attuale soglia di confezionato dall’attuale 15%, al 25 – 30%
6. Gli attuali imbottigliatori dell’Italia settentrionale, che comprano in Sicilia e che confezionano nel territorio regionale potrebbero non essere più interessati ad acquistare vini ad I.G.T. Sicilia, ciò causerebbe la fine della commercializzazione di vini acquistati presso le Cantine isolane, che al momento producono oltre un milione di ettolitri di vino ad I.G.T. Sicilia. Ci si chiede a questo punto: a chi gioverebbe il fallimento del mondo cooperativistico in Sicilia, senza perseguire più i principi di sussidiarietà, assistenziale e di mutualità?
7. Bisognerebbe puntare sul “brand istituzionale – Sicilia”, che dovrebbe essere di proprietà della Regione (es. grappolo, isola etc.) riportando questo bollino sulle etichette di tutta la produzione vinosa
8. La regione attraverso i P.S.R. dovrebbe attivarsi immediatamente a spingere le cantine sociali verso gli “accorpamenti”, per la creazione di grossi poli di commercializzazione, in grado di sostenere ed affrontare i processi di posizionamento e di qualificazione del prodotto siciliano, competendo con altri poli del nord Italia, europei e mondiali
9. La Regione Sicilia deve attuare piani di valorizzazione e di promozione delle produzioni vitivinicole, attraverso delle campagne promozionali mirate in tutto il mondo, utilizzando i fondi Comunitari, che in ultima analisi significherebbe perseguire “non la politica dei prezzi”, ma la politica del “brand territoriale”, legando il marchio al “territorio di produzione” individuato e circoscritto
10. Il marchio o brand Istituzionale non potrà essere utilizzato da aziende operanti in territorio diverso dalla regione Sicilia, ma che comunque potranno acquistare e vendere il vino a I.G.T. Sicilia
11. I nostri viticoltori, qualora verrebbe ad essere attuata la Doc Sicilia, sarebbero testimoni inconsapevoli di una “debacle” e della mortificazione della propria dignità di viticoltori, lasciando a pochi il compito di segnare il proprio destino e quindi la scomparsa della viticoltura siciliana a vantaggio di un corpuscolo di aziende, che al momento hanno un mercato consolidato, ciò significherebbe quindi, la fine delle Denominazione d’origine, come già avvenuto in passato per il “Marsala”
12. L’attuale I.G.T. Sicilia andrebbe modificata, includendo la possibilità di riportare in etichetta almeno “quattro varietà” di uve anziché “due” come attualmente disciplinato dal decreto del Ministero delle Risorse Agricole del 10.10.1995 modificato dal D.M del 24 marzo 1997
Il presidente di Assovini Diego Planeta ha preso posizione favorevole alla nascita della DOC Sicilia ed ha inviato a tutte le aziende socie una lettera nella quale riassume i punti che giustificano l”istituzione della DOC: 1) Poter avere accesso ai fondi europei Ocm tramite la creazione di un Consorzio di Tutela e fare azioni di promozione territoriale forti ed efficaci sulla Doc Sicilia
2). Protezione del marchio “Sicilia” 3) Fare crescere la categoria dei vini Siciliani nel suo valore percepito: i piccoli e singoli produttori potranno sfruttare nel mercato il brand Doc Sicilia senza dover impiegare somme importanti per affermare i loro singoli marchi, contribuendo inoltre a fare “sistema” tra le aziende 4) La possibilità di valorizzare meglio i singoli territori (zone di eccellenza) con l’inserimento in etichetta del brand Sicilia accanto ai nomi delle attuali Doc (Doc Sicilia Delia Nivolelli, Doc Sicilia Contessa Entellina). Le Doc con le denominazioni più conosciute potranno mantenere la loro denominazione attuale se lo vorranno 5) La possibilità di controllare meglio i dati di produzioni con l’inserimento delle fascette. Scoraggiando quindi eventuali imbottigliatori senza scrupoli 6) Migliore controllo sui vigneti e sulle produzioni che vorranno rivendicare la Doc 7) Ovviare ai riflessi negativi delle nuove norme sull’etichettatura e di una eventuale Igt Italia
Il nodo fondamentale resta la possibilità dell’imbottigliamento fuori regione, una scelta che tanti non gradiscono, la stesura dell’ultimo disciplinare in ordine di tempo prevede che chiunque abbia imbottigliato Igt Sicilia fuori dal tettitorio regionale per almeno due anni, anche non consecutivi, negli otto anni precedenti all’entrata in vigore della DOC sicilia, potrà godere di una deroga di 5 anni (prorogabili) “che consenta loro di continuare l’imbottigliamento fuori zona di produzione. Che dire, per chi come me non fa altro che testare migliaia di vini all’anno, la qualità e la piacevolezza sono gli elementi che in un vino sono assolutamente da ricercare, caratteristiche che certamente la Doc Sicilia non sarebbe in grado di garantire, anzi direi esattamente il contrario, per cui come scrissi oltre dieci anni fa ribadisco il concetto (copio ed incollo) “La grande D.O.C. Sicilia avrebbe lo scopo di poter meglio accreditare la produzione vinicola siciliana, facendole conquistare sempre più ampi spazi di mercato e valorizzandola ancora di più nel panorama enologico mondiale. La DOC Sicilia potrebbe essere utile a questi scopi, personalmente non credo”.



Assolutamente daccordo, la DOC Sicilia la trovo assolutamente non rispondente alle tendenze attuali del mercato vinicolo, al comparto siciliano urgono altri provvedimenti per il rilancio.
La DOC Sicilia non è un problema semplice, da un lato potrebbe essere utile dall’altro potrebbe causare più danno che benefici. Lei affronta il problema in maniera chiara ed esauriente quando afferma:
” Tutto quanto riassunto è decisamente in contraddizione con la creazione di una generica DOC Sicilia, la quale proprio perché comprenderebbe l’intero territorio di una regione non potrebbe certamente esprimere le caratteristiche che danno vita alla Denominazione d’Origine”. E’ verissimo sono perfettamente daccordo, ma è necessario trovare il modo di promuovere il vino siciliano
Premetto come enologo sono decisamente contrario, ma lo sappiamo tutti le denominazioni derivano quasi sempre da idee di politici, è stato sempre così sia in Italia che all’estero.
Io ho lavorato facendo tirocinio in Germania, e vi giuro che non c’è da scandalizzarsi più di tanto se anche i tedeschi
hanno fatto papocchi pazzeschi con i nome dei Crus Einzelagen che successivamente sono stati poi usati anche per zone molto più grandi Grosslagen, e adesso è impossibile distinquere gli uni dagli altri, se non si conoscono perfettamente, una confusione pazzesca!!!
La DOC Sicilia creerebbe confusione e sicuramente mortificherebbe annullandola l’IGT.
Mi chiedo come sia possibile etichettare vini provenienti da un territorio così vasto, come l’intera Sicilia con una stessa Denominazione, sono per non mortificare la produzione vinicola con una DOC Sicilia generalista, concordo con quanto affermi.
Meno male che l’On. Salvino Caputo Il Presidente della Commissione parlamentare Attivita’ Produttive del’Ars, ha chiesto in tempo utile all’ex Assessore Regionale all’Agricoltura Giovanni la Via e al Presidente dell’Istituto Regionale per la Vite e Vino, Leonardo Agueci di bloccare le procedure per la realizzazione della costituzione di questa fantomatica DOC.
Personalmente, credo che un doc Sicilia sia l’esatto contrario di quanto la Sicilia abbia bisogno di esprimere sul mercato.
Devono altresì essere rimarcate le potenzialità di mantenere altissimi gli standard qualitativi che da ogni parte della nostra isola si possono raggiungere con i più svariati vitigni sia autoctoni che alloctoni
Caro Luigi sai che diventerò fra poco sommelier,quindi non
sono ancora del tutto pratica di tutto ciò che concerne il mondo
del vino,ma credo di aver capito di cosa stiamo parlando,sono d’accordo con te.Credo che questa DOC così
generalizzata non gioverebbe affatto alla Sicilia e alle aziende che la rappresentano.Ti ringrazio sempre per le notizie che mi dai.Un caro saluto Lucia
non sono d’accordo alla DOC Sicilia per il semplice fatto che in Sicilia ci sono dei microterritori dove si è lottato in questi anni al fine di dare un’identità a delle zone molto piccole come la DOC ELoro , la DOC Mamertino.
zone in cui si è investito tanto sia da parte dei produttori che da noi tecnici, non soltanto esaltando il terroir, ma anche facendo conoscere all’estrero il territorio enogastronomico e le puculiarità dello stesso.
Significherebbe raggruppare il tutto in un’unica DOC SICILIA facendo perdere l’identità al nero d’avola delle zone messinesi, al nero d’avola delle zone siracusane ecc….
invece il governo siciliano si dovrebbe battere a tutelare l’identità del nero d’avola, oggi, terzo vitigno conosciuto nel mondo. Oggi ci ritroviamo prodotti ” falsi ” a prezzi spaventosi parliamo anche di 0.80 €/bott.
Si dovrebbe vietare di imbottigliare la tipologia nero d’avola fuori dal territorio sicilia.
La possibilità di imbottigliare con il brand DOC Sicilia francamente non mi dispiaceva, ma la proposta di poterlo fare anche fuori dalla Sicilia mi ha francamente deluso. Che senso ha ? Sarebbe esattamente una fotocopia dell’IGT ed allora perchè farla.
Ma ve lo immaginate un Consorzio di tutela di una generica DOC Sicilia ? Ma tutelare cosa in particolare, che tipologia di vino, quali vitigni, che caratteristiche di vino ?
Non mi piace nemmeno la trovata dell’Assoenologi Sicilia che afferma che sarebbe opportuno proporre una DOC regionale ma dal nome TRINACRIA, lasciando così in vita l’I.G.T. Sicilia, che ha un proprio mercato., il mercato, potendo imbottigliare per dire anche a Vigevano, lo toglierebbe lo stesso.
Cosa ci fa nella Doc Sicilia il Fiano?
questo vitigno e prodotto solo da 2 grosse cantine, e sono collegate tra loro, chi le conosce sa bene, allora mi sorge il dubbio che questa proposta venga fatta quasi per risolvere probemi di pochi e non di tutti gli agricoltori isolani.
l’unica cosa positiva che vedo in questa proposta della Doc e di evitare che il vino siciliano venga imbottigliato fuori dalla Sicilia, portando dietro di se il marchio della nostra magnifica terra. Ma ritengo che ci siano altre strade per far questo.
Le doc e le docg rappresentano in Italia microzone e microclimi che si differenziano tantissimo nel raggio di pochi km. Perchè dobbiamo sottrarci di un punto di forza del vino italiano e dobbiamo fare di una doc una macroarea allo stile francese?
io ritengo che bisogna difendere le nostre biodiversità e iniziare a pensare diversamente. E basta bere presunti Nero d’avola IGT, che di Nero d’Avola hanno davvero poco!!!
iniziamo a riconoscere i vitigni di Sicilia selezionando veri Nero d’avola DOC, della vera zona di origine (sud orientale).
Personalmente non credo anche io!!!
Ci vuole ben altro per vendere tutto quel vino che finisce alla distillazione!!!
Non sono addentro alle cose siciliane, ma mi sembra un modo molto semplicistico di risolvere problemi che hanno radici profonde. Ci vogliono soluzioni che innalzino in maniera mirata oltre che la generale qualità produttiva media, le strategie di marketing del vino siciliano.
La Confederazione Italiana Agricoltori di Trapani saluta positivamente la creazione del progetto “DOC Sicilia” che garantirà la qualità dei nostri vini esaltandone, non solo il reddito dei produttori agricoli, ma soprattutto darà un valore aggiunto al reddito fondiario.
Abbiamo perduto, aggiunge Aleo Presidente della Confederazione Trapanese, oltre dieci anni, se pensiamo che lo stesso progetto fu presentato dalla CIA, oggi avremmo sicuramente guadagnato, non solo nuovi mercati, ma il settore avrebbe ottenuto maggiore reddito. Certo, ogni progetto nuovo presenta dubbi e perplessità, superabili se si veicola il tutto ad un confronto civile teso al raggiungimento del massimo obiettivo senza sconvolgere l’esistente, utilizzando tutti gli strumenti necessari ed efficaci che permettano alle nostre aziende, singole che associate, di potersi adeguare per competere con i colossi del Nord Italia e del mondo, eliminando, appunto, il rischio di perdere quanto costruito con l’IGT Sicilia, che verrà sostituito con la DOC Sicilia. In questo caso, visto che rimane sempre il problema del vino sfuso, bisognerà trovare la soluzione meno indolore, ad esempio l’IGT Sicilia, l’anno prossimo IGP con regole rigide simili alla DOC, potrebbe essere sostituito con un nome che richiami la tradizione della nostra ISOLA (esempio: terra dei siciliani; terre siciliane; territorio siciliano – popolazioni) visto che storicamente la Sicilia era abitata dagli Elimi, Sicani e Siculi che tra l’altro non andrebbe in contrasto con Sicilia (geografica). Oppure, passare tutto con DOC Sicilia prevedendo deroghe all’imbottigliamento in zona, per i 5 anni successivi all’approvazione del progetto per coloro che possano dimostrare di avere imbottigliato fuori zona nel triennio precedente e comunque evitare che tale procedura possa diventare un diritto acquisito.
La DOC Sicilia sarà la più grande d’Europa, sia in estensione che in capacità produttiva e, quindi, con una politica accorta ed incisiva potrebbe dare una svolta decisiva e storica all’economia della nostra Regione. Inoltre, per evitare collassi economici, nella prima fase di applicazione, Il Governo Regionale dovrà impegnarsi, con i fatti e con soldi veri, ad inserire nel bilancio regionale di prossima approvazione misure di ripianamento dei debiti, non solo delle Cantine Sociali, ma soprattutto dei singoli produttori. Piani di capitalizzazione e di accorpamento, nonché sfruttare al massimo le misure previste nel PSR – Piano di sviluppo regionale – soprattutto per sostegno alla commercializzazione e promozione.
Inanzitutto un grazie a Luigi che ha affrontato su Wine Reality ( sito ormai di riferimento nell’universo del vino che guarda alla realtà) un tema così importante, a lei Sig. Nuccio dico che ha espresso a mio modo di vedere il solito qualunquismo siciliano condito da una buona dose di assistenzialismo, voltiamo pagina!!!
Gaspare Nuccio ha scritto: “” La DOC Sicilia sarà la più grande d’Europa, sia in estensione che in capacità produttiva e quindi, con una politica accorta ed incisiva potrebbe dare una svolta decisiva e storica all’economia della nostra Regione.”"
La DOC Sicilia la più grande d’Europa? Se per queto del pianeta terra visto che non si è mai sentita una DOC tanto qualunquista!!!
DOC Sicilia “La Via” per la desertificazione!!!
L’approvazione (non sperata) del testo normativo avrebbe un effetto diserbante sul terroir “SICILIA”,quasi fosse una piante infestante.La vera ricchezza di un popolo,sigg.ri politici e sostenitori,è la sua cultura,la sua tradizione,la sua capacità di valorizzare l’obbiettivo qualità,e tutto questo fa la differenza con la massificazione produttiva ed il qualunquismo socio-economico.Tutte grandi promesse come sempre,ma all’atto pratico,quando avremo azzerato anche la nostra cultura del vino,quale ultimo bene di questa terra non ancora svenduto come tanti altri,a cose ci rivolgeremo per compensare tutte le speranze svanite in un bicchiere di bevanda colorata bianco/rosso marchio DOC Sicilia?
Il vino è un bene comune che appartiene a tutti noi,non lasciamo che altri gestiscano per le proprie opportunità ciò che ci appartiene,difendiamo questo bene sorreggendo la qualità del vino cercando di conoscere sempre meglio il nostro patrimonio enologico,e mirando i nostri acquisti verso le produzione di qualità,offrendo la nostra fiducia a tutti i produttori che vedono oggi a rischio i loro sacrifici.Continuiamo a versare nei nostri bicchieri la nostra cultura e non gli indifferenti interessi economici.
Non mi convince propio questa DOC che tu hai chiamato “Calderone”, solo se si obbligasse l’imbottigliamento in Sicilia potrei essere parzialmente favorevole.
Fermo restando che sono contrario come te, trovo che il punto fondamentale sia espresso nel punto 10 dell’Assoenologi:
Il marchio o brand Istituzionale non potrà essere utilizzato da aziende operanti in territorio diverso dalla regione Sicilia, ma che comunque potranno acquistare e vendere il vino a I.G.T. Sicilia
..e che c’è vò!!
Luigi, sono da sempre contrario a questa ipotesi di DOC, hai riassunto perfettamente i principali motivi ed è inutile che io ripeta le medesime cose.
Filippo complimenti per la sua esemplificazione:
“DOC Sicilia “La Via” per la desertificazione!!!”
Fantastica
Ciao Luigi,
come saprai, tempo fa mi è stato chiesto di esprimere un parere sulla DOC Sicilia dalla rivista online “Cronache di Gusto.it”
http://www.cronachedigusto.it/component/content/article/148-numero-112-del-07052009/3243-il-dibattito-doc-sicilia-attenzione-al-disciplinare.html
A quella data (7 maggio scorso) non si parlava ancora di imbottigliamento fuori regione e il mio parere era parzialmente favorevole, perchè la possibilità di scrivere “Sicilia” sulla bottiglia è un valore aggiunto inestimabile.
Certo, però, che se lo può fare anche il famoso imbottigliatore di Vigevano….tanto vale lasciare le cose come stanno!! C’è già una IGT per questo (ed è sempre quella con la quale vinciamo la maggior parte dei premi, tra l’altro…).
I puristi del vino urlano (a ragione) al sacrilegio, perchè una DOC così estesa non ha motivo di esistere; di contro, i produttori invocano un marchio che li distingua, visto che le varie DOC attualmente presenti non hanno goduto della spinta promozionale dei brand “Nero d’Avola” e “Sicilia”.
Come risolvere il problema?
L’ipotesi dell’Assoenologi (punti 7, 9 e 10) mi piace: ha una buona capacità di comunicazione e non ci “imbriglia” ulteriormente con le ennesime limitazioni burocratiche (che poi ci lamentiamo della concorrenza cilena e australiana….).
Da produttore ti dico che c’è estremo bisogno di un intervento “protezionistico” (alcune aziende del Nord hanno pure cominciato a ricevere menzioni al Vinitaly con i vini siciliani….), ma così com’è la DOC Sicilia non è certamente una soluzione e mi auguro che lo capiscano almeno il 34% dei produttori siciliani!
Gaspare
Come produttore alcuni dei possibili provvedimenti che aveva annunciato l’assessorato li ho giudicati in modo positivo:la capitalizzazione del sistema grazie alle risorse della legge regionale 19/2005 (circa 20 milioni di euro), con il finanziamento di investimenti immateriali a favore delle cantine sociali, nell’ambito del “de minimis” fino a 500mila euro nel triennio, fissando comunque condizioni per le dimensioni minime dei beneficiari per spingerli verso forme consortili, il sostegno creditizio attraverso il concorso in conto interessi, nonché priorità settoriali nell’ambito delle misure del Programma di sviluppo rurale 2007/2013 per le cantine sociali, attraverso il meccanismo dei punteggi e favorire l’acquisizione di dotazioni strutturali essenziali di completamento della filiera, come ad esempio linee di imbottigliamento di adeguata capacità.
In genere però questa DOC Sicilia è una delusione!!
Le ragioni del si alla DOC Sicilia espresse dal presidente Assovini Diego Planeta sono in parte condivisibili:
1) Poter avere accesso ai fondi europei Ocm tramite la creazione di un Consorzio di Tutela e fare azioni di promozione territoriale forti ed efficaci sulla Doc Sicilia
2). Protezione del marchio “Sicilia”
3) Fare crescere la categoria dei vini Siciliani nel suo valore percepito: i piccoli e singoli produttori potranno sfruttare nel mercato il brand Doc Sicilia senza dover impiegare somme importanti per affermare i loro singoli marchi, contribuendo inoltre a fare “sistema” tra le aziende
4) La possibilità di valorizzare meglio i singoli territori (zone di eccellenza) con l’inserimento in etichetta del brand Sicilia accanto ai nomi delle attuali Doc (Doc Sicilia Delia Nivolelli, Doc Sicilia Contessa Entellina). Le Doc con le denominazioni più conosciute potranno mantenere la loro denominazione attuale se lo vorranno
5) La possibilità di controllare meglio i dati di produzioni con l’inserimento delle fascette. Scoraggiando quindi eventuali imbottigliatori senza scrupoli
6) Migliore controllo sui vigneti e sulle produzioni che vorranno rivendicare la Doc
7) Ovviare ai riflessi negativi delle nuove norme sull’etichettatura e di una eventuale Igt Italia
Anche se, come ho già detto, la possibilità dell’imbottigliamento fuori regione da parte di aziende non siciliane non è certamente a favore del punto n.2 la protezione del marchio “Sicilia”, che è la cosa primaria.
Vincenzo Nicolì ha scritto: “si dovrebbe vietare di imbottigliare la tipologia nero d’avola fuori dal territorio Sicilia”. Sono assolutamente daccordo con te e la pensano così tanti produttori.
Vero è che bisogna protegere le nostre produzioni è che la competività sui mercati cresce sempre di più, ma il vino siciliano quello di qualità non ha certamente bisogno di protezione o rilancio, per tutto il resto delle produzioni potrebbero andare bene i punti espressi da Diego Planeta, ma una DOC Sicilia non sarebbe certamente determinante a raggiungere questi scopi. Ci vuole ben altro.
Io trovo la DOC Sicilia imbottigliata fuori dalla Sicilia una FRODE al consumatore che ritiene che la DOC indichi una cosa ben precisa: produzione, vinificazione e imbottliamento nel luogo di produzione.
Sono convinta che appena uscirà una IGT travestita da DOC le varie associazioni in difesa dei consumatori monteranno un bel casino ed io mi auguro che lo facciano.
Per quanto riguarda il brand Sicilia sarà un bene fin quando non se ne avvantaggeranno i soliti imbroglioni che, in quel caso, danneggeranno tutta la Sicilia vinicola, quindi nel caso si decidesse di procedere sarà bene organizzare PRIMA dei controlli severissimi e costanti e poi promuovere un brand che deve identificare una certa qualità (che si spera alta).
Lu, per quanto riguarda il 3° punto di Diego Planeta: le aziende siciliane non faranno mai sistema perché sono ancora troppo indietro e ignoranti per comprenderne l’importanza, gli agricoltori si sono vestiti tutti da impreditori ma l’imprenditoria e tanto meno l’importanza di fare sistema non sanno cosa siano.
Queste sono le solite “belle parole” messe giù da politici e politicanti per attingere ai fondi europei… e quando non ci saranno più fondi europei a cui attingere via al Far west del vino DOC Sicilia.
Ma per favore!
P.S.: Grande La Via per la desertificazione!
Ma come è possibile proporre una DOC generalista per tutta la regione Sicilia, proprio adesso che il concetto di localizzazione della produzione è così richiesta dal mercato, proprio adesso cche il concetto di crù è così importante. Una pura follia!!!!!!!!!
Approvare una simile DOC è come darsi mazzate sui maroni!!!Ogni vino che ha successo si distinque compiutamente dall’altro anche all’interno di una stessa DOC, ma che senso avrebbe mettere in un unico paniere tutti i vini prodotti in Sicilia, anzi anche fuori dalla Sicilia .