Domenica 16 Marzo 2008 sono andato sull’Etna nella tenuta Passopisciaro di Andrea Franchetti, dove si è svolta un’interessantissima manifestazione denominata “le Contrade dell’Etna 2008”, nella quale ben 38 produttori del comprensorio tra Linguaglossa, Randazzo, Castiglione, siti sul percorso che ha visto nascere il Consorzio “Strada del Vino dell’Etna”, hanno presentato i loro vini non ancora imbottigliati dell’annata ’07, insieme alle annate precedenti.
Da qualche anno lo straordinario territorio dell’ Etna è in fermento, si sta ripopolando di produttori, queste vigne nelle varie contrade si trovano su terreni di diversa composizione ed a differenti altitudini, dove il Nerello Mascalese riesce a donare vini veramente di grandissima finezza. Dopo questa “full immersion” sono ancora più certo che nei prossimi anni questo territorio farà molto parlare di sé, diventando un faro di qualità nel panorama enologico siciliano. La somiglianza del Nerello con il francese Pinot Nero è innegabile, a questa si aggiunge una sua originalità dettata dal “terroir”, fattore che risulta molto importante.
Veramente lodevole questo evento ideato e promosso da Andrea Franchetti, produttore di origine romane, ma toscano d’adozione per le sue vigne di quelle terre, che in Sicilia produce l’ormai famoso Nerello Mascalese “Passopisciaro”. Egli con lungimiranza ha messo a disposizione la sua struttura e l’organizzazione delle postazioni dei banchi d’assaggio, permettendo ai vari vignaioli di esporre i loro vini per poter confrontare tra loro le varie produzioni.
Erano presenti per testare e prendere consapevolezza dei numerosi nuovissimi vini prodotti da questo vitigno, oltre ai colleghi della stampa di settore e agli appassionati, anche i proprietari di due importanti aziende, che hanno da poco investito sull’Etna con l’intento di produrre vini in questo splendido territorio, Lucio Tasca d’Almerita ed Alessio Planeta. La Tasca d’Almerita in contrada Sciaranova in territorio castiglionese a 750 s.l.m. ha impiantato 14 ettari di vigneto, e poco distante tra Sciaranova e Santo Spirito, Planeta ha ne ha messo a dimora 10, e questo se da un lato la dice lunga sulla lungimiranza di chi fa della qualità la sua filosofia, evidenzia anche il fatto che avere tra la gamma di vini, un prodotto dell’Etna, oggi è certamente motivo di vanto aziendale. Il Nerello Mascalese è un vitigno a bacca nera, a maturazione piuttosto tardiva rispetto ad altri vitigni autoctoni siciliani, prende origine dalla piana di Mascali, alle falde dell’Etna. Oggi è presente con un complesso di popolazioni clonali eterogenee e la sua qualità dipende fortemente dalla resa, fattori decisivi sono il versante in cui è coltivato, il sistema di allevamento, con l’alberello in primo luogo, e la densità dell’impianto, che in alcuni casi raggiunge i 12.000 ceppi ha.
Andrea Franchetti fa gli onori di casa, si ritrova con i vari produttori nel zona di cantina adibita per il tasting, e sorride evidentemente soddisfatto per la riuscita di questa giornata. Per una chiaccherata, con estremo piacere mi invita a seguirlo lungo le scale che portano al salone dell’antico caseggiato che ha ristrutturato, nel quale si ritrova tutte le volte che risiede in Sicilia nella sua Passopisciaro. Gli dico subito che apprezzo da tempo il suo Toscano Tenuta di Trinoro, un vino entusiasmante. Mi racconta che inizia la sua scommessa enologica nel 1992 in Val d’Orcia in Toscana, dove acquista un cascinale diroccato e cinquanta ettari di terra, lavora in vigna con i vitigni Cabernet Franc, Merlot, Cabernet Sauvignon, Uva di Troia e Cesanese d’Affile, con rese bassissime, 5 grappoli a pianta ed un perfetto grado di maturazione delle uve. E’ lui stesso l’ enologo, crea da solo il suo prodotto non avvalendosi di nessun consulente pluripremiato, il suo vino rispecchia in toto il suo volere. La sua presenza in Sicilia non è un caso: “venivo spesso in Sicilia per diletto, andavo spesso a Siracusa, poi un giorno sono venuto sull’Etna, ho iniziato girare in lungo e largo, ed ho comprato nel 2001 qui a Passopisciaro, ho ripulito tutte le antiche vigne, il resto è li in bottiglia”. Robert Parker ha inserito il Passopisciaro 2005 tra i migliori 50 vini italiani con il punteggio di 95/100, tra questi solo due sono siciliani ed il primo è il suo. Lui si schernisce: “ho pensato a questa giornata di confronto tra i produttori, perchè qui le potenzialità sono grandissime, è un territorio unico, la crescita nella qualità si espande e comincia ad essere evidente, sarà una grande calamita che attirerà i consumatori”. Il Passopisciaro nasce da tre diversi vigneti, Sciaranuova a 800 s.l.m., Guardiola a 900 s.l.m. e Rampante il più alto a 1110 s.l.m., le piante per ettaro sono circa 9.000.
Il Passopisciaro 2006 ha un colore caldo e trasparente, naso elegante ed intenso di frutta e minerale, di macchia mediterranea e liquirizia. L’entrata in bocca è di finezza sottile e vibrante, la freschezza gioca amabilmente con la sensazione pesudocalorica, il tannino è di gran fattura, la lunga chiusura lascia piacevoli note d’erbe aromatiche. Fra gli altri vini di gran pregio che ho avuto modo di testare, come sempre ci sono i Nerelli di Benanti e Cottanera, gli interessantissimi ‘07 di Tenuta delle Terre Nere, l’Etna di Scamacca del Murgo e di Barone di Villagrande, l’ Outis di Biondi. Voglio pero descrivervi in particolare, proprio quelli che sin ora non era stato possibile testare a nessun evento d’assaggio, e che mi hanno particolarmente convinto per la loro bontà, tutti vini la cui prima annata di produzione in bottiglia è stata la ‘06, spesso limitata a meno di 5000 pezzi.
Terre di Trente 2006 I.G.T. Sicilia 90/100 Chi lo produce è una deliziosa coppia belga Trente Hargrave e Filip Kesteloot che con la loro passione per la Sicilia mi spiegano che il vino proviene da un ettaro di vigneto in contrada Mollarella di Linguaglossa da vigne di oltre 50 anni a 400 s.l.m., e da due ettari di oltre 80 anni in contrada Verzella a Castiglione di Sicilia poste a 800 s.l.m.., è affinato per dieci mesi in barriques. Vino di grand’eleganza benché ancora giovane, con aromi intensi e puliti, amarena, mora, carruba, giusta presenza di vaniglia tabacco e liquirizia, dalla bocca piena di lunga persistenza. Intrigante
Quota 600 Graci 2006 D.O.C. Etna Rosso 88/100 Alberto Ajello Graci alleva con passione le vigne a Passopisciaro, con una densità tra i 6.000 ed i 10.000 ceppi per ettaro, ad un altitudine tra i 600 e 1.000 s.l.m., una parte dei vigneti è impiantata a piede franco, cioè senza portainnesto. I terreni di coltivazione sono bruni, d’origine vulcanica ricchi di scheletro, franco sabbiosi, a ph neutro, ricchi di ferro e ad alto contenuto d’azoto. La fermentazione del vino è tradizionale in rosso, senza controllo della temperatura in tini di rovere troncoconici, con macerazione a contatto delle bucce per 12 giorni., mentre l’affinamento si protrae per 14 mesi in grandi tini di rovere di Never prodotti dal bottaio austriaco Stockinger con svolgimento spontaneo della fermentazione malolattica. La mano di Donato Lanati è evidente, vino di grande finezza ed eleganza olfattiva e gustativa, d’impronta territoriale marcata e di lunga P.A.I.
Don Michele 2006 Moganazzi D.O.C. Etna Rosso 87/100 Altro Etna dalle chiare caratteristiche di finezza e piacevolezza., siamo nel territorio di Passopisciaro in contrada Moganazzi a 650 s.l.m., l’età media delle vigne è di circa 80 anni, allevate ad alberello su un terreno basaltico ricco in silice e minerali accessori. L’annata ’06 è il primo anno d’imbottigliamento, la produzione si attesterà anche per il ’07 intorno alle 5000 unità. Il vino affina in barriques per circa un anno. Naso intenso di frutto e spezie suadenti, la bocca pur essendo di corpo è improntato su viva freschezza ed una leggiadra mineralità, sorprende in chiusura per un balsamico lungo ed accattivante.
Fattorie Romeo del Castello 2007 D.O.C. Etna Rosso 85/100 Questo vino non ha ancora un nome, lo produce Chiara Vigo di Romeo del Castello, la ’07 è la prima annata di produzione. Per l’occasione di questo tasting ha etichettato le prove di botte con una storica etichetta di famiglia dei primi anni del secolo, che riporta il nome della contrada di produzione Allegracore nel territorio di Randazzo. L’enologo è il massimo competente della zona Salvo Foti L’impressione che mi da questo en primeur è di gran levatura, il naso è poliedrico e sfaccettato, il frutto giovane in bocca è prorompente, con un tannino, tuttavia, che mostra una finezza non comune.
Un esplosione di entusiasmo questo tasting, un territorio quello etneo dove è avvenuta una rifondazione basata sul recupero di antichi vigneti, un paradiso dove l’autoctonia di vitigno e territorio si fondono veramente al meglio, con un futuro, che non potrà che essere bellissimo, come hanno dimostrato questi nuovi vini all’esordio nel confronto con la critica.
Vuoi vedere anche le foto dell’evento vai : http://xoomer.alice.it/luigisalvo/art_251%20le%20contrade%20dell%20etna.htm
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Luigi le tue indicazioni sono sempre preziosissime, non conosco nessuno dei nuovi vini che hai descritto , e sembrano prodotti bellisimi, il Nerello è una grandissima uva.
Terre di Trente ? Prodotto da una coppia belga ?
La descrizione è sublime, immagino che sarà stato veramente interessante sentire tutti insieme questi Nerelli insieme.
Credo che sia stata la prima volta in assoluto che un occasione simile sia stata organizzata.
A parte i soliti noti, comunque di grandissima levatura sono curiosissima di berli.
Saranno al vinitay ?
Complimenti per l’articolo e chiaro e preciso come sempre. Non posso fare nessun commento sui vini perchè non ho avuto il piacere di degustarli ma penso che questo tipo di manifestazioni sono molto interessanti, cioè mettere a confronto un prodotto dello stesso territorio come il nerello mascalese,e se si realizzassero piu’ di frequente per tutte le province siciliane,in modo da creare un interazione tra i produttori e le province dell’isola e far conoscere i prodotti a tutti i cosumaori isolani e poi all’ estero.
Evento degustativo veramente di grande interesse.
Sarei stata presente se avessi potuto, credo anche io che l’Etna sia un territorio che nei prossimi anni darà grandi soddisfazioni alla sicilia.
E’ incredibile che si coltivi la vigna in altitudine a livelli più alti che in trentino, i risultati non possono non arrivare con una nuov filosofia produttiva.
Benanti è stato l’apri pista, adesso arriveranno finalmente tanti piccoli progetti di qualità.
Sono stato a Passopisciaro, non potevo mancare.
Luigi condivido a pieno quello che hai espresso nel tuo pezzo, è stata anche per me che conosco i vini di questo lembo dell’isola una giornata molto importante.
Non era mai successo di bere in seguenza 38 nerelli ognuno espressione diversa di un territorio anzi di contrade, un importantissimo bagaglio sensoriale, proprio perchè abbiamo avuto un confronto immediato e non dovevamo scavare nella memoria come spesso accade.
Poi quante piccole realtà straordinarie.
Ai quattro emergenti che hai descritto, aggiungerei Prima Terra e Girolamo Russo.
Ciao Massimo
Etneo D.O.C. vivo da tanti anni in Liguria, sono strafelice di sapere di un simile evento.
Franchetti è un innovatore, i suoi vini lo dimostrano ormai da tempo, ed anche in Sicilia ha smosso non solo le coscienze per perseguire la qualità, ma ha tracciato una strada chiara. La cooperazione.
Avendo anch’io partecipato alla kermesse suddetta sul nerello mascalese, concordo con te, Luigi, sull’originalità e interesse suscitato dalla manifestazione di Passopisciaro, volta a promuovere e a far parlare intorno a questo vitigno autoctono oggi in piena espansione nel panorama vitinicolo siciliano. Qui sull’Etna il terroir ha più che mai il suo peso in quanto la sua particolarità è unica e la differenza minerale delle colate laviche ne stabilisce la diversità nelle varie zone, ormai da considerarsi quasi dei “cru”.; per non parlare delle varietà di altitudine a cui sono coltivale le uve di nerello che si attestato tra i da 600 ai 1100 mt s.lm., e che in questo versante a nord del vulcano ne imprime le sue caratteristiche.
Tra le aziende partecipanti mi piace segnalare quelle che mi hanno più incuriosito e sorpreso, prima fra tutte “Tenuta di Trente” di cui hai dato ampio spazio nel tuo articolo. E’ indubbia la spiccata personalità di questo nerello, l’intensità olfattiva e anche una certa sua eleganza al palato da cui sprigionano note gustative di pienezza,calore, ma anche di corpo ed equilibrio.
Tra le vendemmie degustate forse quella della emergente Azienda di Linguaglossa “Fattorie Romeo del Castello” promette di dare buoni risultati quando il suo nerello fra 2 anni sarà imbottigliato e sicuramente evolverà la già sua complessità olfattiva.
Anche la” Capirossa “di Solicchiata, sempre di Linguaglossa, mi ha colpito per la sua potenza nel gusto deciso, sempre nella considerazione che si parla di un vino piacevole a bersi ma dalla non indifferente gradazione alcolica che si attesta tra i 13/14°.
Forse la sorpresa maggiore è stata il” Cantari” del produttore Gambino che ha sperimentato la vinificazione in bianco del nerello mascalese ivi presentato, con un invecchiamento di 4 mesi in acciaio e 2 in bottiglia. All’aspetto visivo di un vero e proprio bianco segue un impatto olfattivo di grande freschezza con profumi aromatici, e dal peculiare sentore floreale/fruttato converge ad una resa gustativa fine ed armonica, d’ideale connubio con piatti a base di pesce.
Come non condividere la tua analisi di Passopisciaro 2006, con quelle tipiche note di frutta matura che trasferiscono al palato la succosità dolce ed invitante di uve dalle grandi potenzialità, che meritano ulteriori esperimenti ed affinamenti nella produzione in purezza di questo vitigno.
Da questo escursus enologico sembrerebbero ottime le premesse che il nerello mascalese acquisti una buona fetta di mercato se continua ad essere coltivato nel rispetto delle sue caratteristiche peculiarità e potenzialità, quelle di un vino con alti valori di acidità che gli conferiscono freschezza di profumi e di sapori, insieme ad una buona capacità d’invecchiamento e maturazione nel tempo.
Potrebbe non sfigurare dinanzi al vitigno a bacca rossa più diffuso in Sicilia, il Nero d’Avola, vino la cui coltivazione,sempre più massiccia, non ha migliorato di tanto i suoi livelli qualitativi in questi ultimi anni, forse perchè vittima di una mancata regolamentazione che ha mirato non tanto ad una produzione selezionata, capace di tutelarne la tipicità, bensì ad una incontrollata espansione produttiva.
Ciao Loredana e …alla prossima!
Loredana anche io alla manifestazione ho bevuto il Cantari nerello mascalese di Gambino, non conoscevo questo prodotto e mi ha veramente sopreso.
E’ merito del territorio Etneo e delle sue qualità pedoclimatiche se un bianco da un vitigno ad uva rossa riece ad esprimere tale finezza gustativa.
Va un plauso a questa cantina per la ricerca enologica che ha proposto.
Poi mi è piaciuo, oltre a tutti i vini che Luigi ha descritto, il Camia Etna Rosso 2006, lungo e piacevole
Manlio
Bellissima e proficua manifestazione quella delle contrade dell’Etna.
La mia considerazione è abbastanza semplice ma nel contempo provocatoria, per potere avere modo di riunire buona parte dei produttori del comprensorio nord dell’etna e potere degustare i vari vini, dando l’occasione di un confronto produttivo tra chi lavora per la rinascita di questa zona vocatissima, era necessario lo stimolo e l’iniziativa di un produttore non siciliano ?
Grazie ad Andrea Franchetti
Da anni sostengo che i vini di Benanti e di altri produttori attenti e rispettosi della tradizione vitiviniciola etnea sono una grande espressione di qualità sicilana.
Sorprendente è il fiorire dei tanti vini sull’Etna che sono espressione compiuta di un territorio ( mai questa frase è stata perfettamente adeguata) che lei ha descritto con dovizia di particolari.
Tra gli altri mi ha colpito il Quota 600 di Graci, vino prodotto a Passopisciaro, interessante sia per la densità d’impianto (tra i 6.000 ed i 10.000 ceppi ha), sia per la locazione (sino a 1.000 s.l.m.), sia per il fatto che i vigneti sono a piede franco.
Queste sono realtà che è giusto far conoscere.
Io sono un viticultore del trapanese e non provo assolutamente preoccupazione per l’attenzione che si sta focalizzando sul versante orientale.
Non ho bevuto i nuovi vini che sono descritti nell’articolo, ma sono appassionato dei vini di Marc de Grazia Tenuta delle Terre Nere, dei vini di Benanti, degli splendidi internazionali di Cottanera.
La mineralità, la lunghezza gustativa, la finezza globale sono prerogative di questo territorio.
Sono stata anche io alle contrade, tutti vini molto molto interessanti.
Non ho visto citato da nessuno il Nerello di Aitala 2006 che ho trovato molto particolare, ben espresso sia al naso che in bocca.
Anche il Chiuse del Signore Rasule Alte altro vino secondo me degno di nota.
Finalmente il nostro territorio inizia nuovamente a far parlare di se, fino a cinque anni fa tutti erano lontani da queste vigne, io ho casa poco distante da Passopisciaro di Franchetti e vi giuro che era un deserto.
Pur di esserci anch’io, in questa manifestazione-tasting così interessante ed unica di Passopisciaro, mi sono imbarcato, quasi come un clandestino, nell’unico pullman partito da Palermo, spinto, dalla voglia di conoscenza dei “frutti” del nostro terroir etneo. I vini e le aziende sono stati già descritti egregiamente da Voi. Mi è apparso interessante anche il Nerello Mascalese vinificato in bianco di Gambino (Cantari), che potrebbe diventare un ottimo da Metodo Classico, prendendo sempre in considerazione la sua interessante spalla acida, e non solo. Mi è piaciuto vedere tutti i produttori ben felici ed entusiasti di questo evento promosso da Franchetti. Mi associo a Francesco e mi chiedo: il nostro territorio, ed suoi frutti, li dovremmo valorizzare noi Siciliani. Ma come, la pianta della vite nelle sue fasi fenologiche, anche il “Siculo” mi sembra in fase di dormienza!? Quando si risveglierà avrà il pianto?!
Visto che tutti giustamente si soffermano sul vino, vorrei eloggiare la splendida carne sulla brace che ha allietato il dopo degustazione.
Che Mangiata !!!!!!!!
Leggo con estremo interesse i tuoi articoli….prenderò nota di quel “Terre di Trente” di cui mi hai già parlato la scorsa volta…mi auguro di poterlo reperire anche perchè come sai già ho una certa predilezione per i vini del territorio etneo…
Che peccato non aver potuto prendere parte a questa manifestazione!!!
A preto
Rita
Era un evento che non mi sarei perso per niente al mondo, è stato veramente interessante, soprattutto come descrive Luigi, poter bere tanti vini nuovi mai visti prima.
Bellissimi quelli di Graci, Prima Terra, Camia, Gurrida, Tenuta delle Tere Nere, per non parlare delle varie contrade dalle quali con l’assemblaggio viene fuori il Passopisciaro di Franchetti
Il risultato di questa giornata di assaggi mi ha confermato che il Nerello Mascalese ed il Nerello Cappuccio sono una diversa espressione di un territorio, con il Mascalese che mi entusiasma decisamente di più.
Il parallelo Pinot Nero – Nerello Mascalese è assolutamente vero.
Qualche tempo ad un caro amico importatore austriaco , ho fatto bere un Nerello di Benanti che aveva sulle spalle sette anni, presentandolo per un Pinot Nero di Borgogna.
Se l’ho è bevuto alla grande, nel senso che ha creduto realmente fosse francese e di livello ha aggiunto.
Magie della terra sicula.
Bellissimi vini viene il tannino di lunghezza in bocca !!!!!!!!
A parte lo scherzo, bellissimo pezzo, lo stupendo territorio dell’etna merita questi riflettori.
Fra tutti mi sembra che ti sia piaciuto di più a parte i grandi, questo ” Terre di Trente”, ma sarà mai possibile trovarlo da qualche parte ?
Dal lontano Veneto sarei voluto essere lì sull’Etna per degustare una tipologia di vino sicilaino che mi piace particolarmente.
Un vino che esce fuori da sempre dai soliti schemi del vinone siciliano , carico di colore e marmellata frutto (magari anche legno ) che non vive poi tanto in bottiglia.
Etna nelle sue migliori linee è veramente un vino di finezza.
Non nascondo la mia curiosità, nel leggere tanti nomi nuovi ma i sentiti prima d’ora.
Nella mia enoteca da sempre ho Benanti e Scammacca del Murgo, di recente Cottanera, vini che sono richiesti abbastanza.
Complimenti a questi nuovi prodotti.
Bellissimo report di un tasting di Nerello Etna.
Conosco Benanti e Cottanera qui in Usa , e ho letto con intereresse tutti i vini.
Indubbiamente il Mascalese è il mio vitigno preferito, anche rispetto al Cappuccio, lo trovo molto più equilibarato e più di struttura rispetto all’altro.
Conosco bene il “Passopisciaro” personalmente preferisco l’annata ‘04 tra le tutte.
Le prime sono un pò più ruvide, forse la ‘01 è anche essa di grande fattura, ma la ‘04 mi entusiasma.
Poi su tutti i grandi i monovitigni di Benanti, per chi volesse è interessante alla cieca testare il mascalese ed il cappuccio delle stesse annate, e cercare di riconoscerle, con un paio di amici ci siamo divertiti parecchio.
Poi vorrei segnalare un vino del quale non ho sentito parlare ma era presente alle contrade, l’ ho trovato di buon livello il Rocca d’Api Etna le Moire 2006.
Le similitudini del Nerello Mascalese con il Pinot Nero, sono già delineate.
Un’altra similitudine interessante, si trova nel Nerello Cappuccio o Mantellato con il Montepulciano D’Abruzzo.
Le due varietà hanno in comune caratteristiche ampelografiche, varietali ed organolettiche. La tardività, lo spessore della buccia, la maggiore produzione di pruina e la dimensione della foglia, che è uguale o più grande del grappolo, a formare, quel Mantello per proteggere i suoi frutti, dalle condizioni climatiche avverse, similari nei loro rispettivi territori, ricordando, che il Nerello Cappuccio o Mantellato ha origini ignote.
Non ho mai bevuto il Passopisciaro, ma conosco bene i vini di Franchetti di Trinoro, e mi sono riproposta di berlo quanto prima, dovrò colmare questo vuoto.
Tra i Nerelli nel mio ristorante vendo abitualmente Barone di Villagrande, Benanti e Cottanera, e il trend di richiesta è in crescita.
Bellissima manifestazione, produttori disponibili e tanta cortesia. questi eventi andrebbero organizzati più spesso per tutti i vini siciliani
Luigi bellisimo pezzo sul Nerello Mascalese, si entra totalmente nel territorio e nel vitigno.
Veramente una manifestazione lodevole che servirà certamente a far crescere tutto il comparto dell’Etna, anche dal punto di vista della fiducia nel proprio lavoro e nella qualità che è tangibile da parte di tutti i produttori, non sai quanto mi dispiace non essere stato presente.
Questi lembi di terre devono essere rivalutate perchè sono un patrimonio della Sicilia ed il futuro qualitativo.
Ti segnalo, ma sicuramente ne sei a conoscenza, che il tuo articolo “Le contrade dell’Etna 2008″ è inserito nella rasegna stampa dei migliori pezzi nel sito di Franchetti Passopisciaro.
http://www.passopisciaro.com/rassegnastampa/
Virgilio
[...] alla passione ed alla dedizione di molti, oggi il vino delle terre di Sicilia è arrivato ad un livello di eccellenza nel panorama enologico nazionale ed internazionale. Nero d’avola: un vino che esprime la [...]
Anch’io ero della partita assaggiando e gustando i vari nerelli proposti.
Una menzione particollare al DONMICHELE 2006 dell’azienda agricola Moganazzi, delizioso!
Peccato non sia facile da trovare
salve sono un ristoratore di Randazzo Ristorante da Antonio anchio sono stato invitato all’eno degustazione contrade dell’ Etna una delle più belle è riuscite manifestazioni una opportunità unica per produttori e consumatori, va un mio personale eloggio a Franchetti per questa sua grandiosa iniziativa dove oltre 30 aziende lider e no, del comprensonio hanno presentato i loro prodotti che io personalmente ho potuto assagiare e devo dire che i nostri prodotti stanno ragiungendo altissimi livelli di qualità e mi sento particolarmente fiero di tali risultati credo che se i nostri produttori coserveranno queste altissime qualità organolettiche la richiesta dei nostri prodotti sara sempre in magiore crescita con imenso riconoscimento Antonio