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E’ con gran piacere che apprendo dall’O.I.V., Organizzazione Internazionale della vite e del Vino, la decisione di assegnare al professor Mario Fregoni, ordinario di Viticoltura dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza, il Grand Prix O.I.V., “premio speciale del settore vitivinicolo”, che viene assegnato ogni dieci anni circa, da questa organizzazione che raggruppa 44 Paesi di tutti i continenti, a personaggi universalmente riconosciuti fondamentali per il pogresso del vino e della viticoltura.
Mario Fregoni, già presidente della commissione viticoltura e presidente generale dell’organizzazione OIV, nella quale adesso ricopre la carica di presidente onorario, è un vero luminare della ricerca in campo vitivinicolo, ho avuto modo in questi anni di conoscerlo ed apprezzarlo, quale organizzatore supervisore del Concorso Enologico Internazionale Selezione del Sindaco nel quale sono commissario giudice, ha avuto assegnato il prestigioso premio del Gran Prix “come riconoscimento per l’opera internazionale che ha compiuto al servizio della comunità mondiale della vite e del vino”.

Proprio il mese scorso in Friuli nel corso di una cena, mi raccontava del suo impegno presso l’azienda friulana RoccaBernarda, per lo studio e l’esecuzione dell’impollinazione del Picolit. Ricordo con grande piacere quella giornata di lezione sul campo,da parte del professore presso quest’azienda, dove ha mostrato il metodo attuato con la macchina di aspirazione e spargimento del polline, giornata che si è conclusa con il tasting di questo affascinante vino dolce. Complimenti sinceri Professore, da tutti gli estimatori del vino italiano, oltre che per la sua grande scienza, per la sua umanità e per la straordinaria passione per il suo lavoro. 

In questi giorni, tutti i colleghi redattori della Guida Vini Buoni d’Italia stanno effettuando i tasting nelle varie regioni, vi sottopongo quello che scrive Bernardo Pasquali dal Veneto: “sono sconcertato! durante le degustazioni al Consorzio della Valpolicella per la Guida Vini Buoni d’Italia il Direttore, Emilio Fasoleti, mi ha portato una bottiglia di un vino che non avevo mai visto”.

Si tratta di un campione prelevato durante l’expo in Scandinavia appena svoltosi. Un produttore si è impossessato di questo vino che possiamo definire al limite della decenza e del rispetto delle regole. Il vino si chiama Primarone e non sfugge a nessuno il nesso inequivocabile con l’Amarone della Valpolicella. Viene però prodotto in Puglia con le uve Primitivo, da qui la prima parte della storpiatura della parola Amarone.

Il Primarone è prodotto da un certo Paolo Leo di San Donaci (BR). Il suo sito www.paololeo.it non riporta traccia di tale vino e, anzi, evidenzia  una bella scelta di vini tipici del Salento, tra l’altro, mettendo in bella mostra anche una Gran Menzione all’ultimo Concorso di Vinitaly 2008 con un Negramaro. Ma dov’è finito il Primarone così fortemente decantato su nei paesi nordici?

Ci si accorge tra l’altro che su l’etichetta del Primarone si trova scritto Primitivo Puglia IGT. Lo stesso vino Primitivo Puglia IGT sul sito si chiama Limitone dei Greci. Ma la differenza ci può anche stare.

Leggiamo quello che c’è scritto in etichetta della bottiglia. La didascalia è lunga e prenderemo due frammenti interessanti:

 ”Primarone is produced using only the best hand - picked Primitivo grapes…” . Primarone è prodotto usando le migliori uve raccolte a mano di Primitivo.

“A Portion of these grapes follow a rare winemaking technique called appassimento…”. Una porzione di queste uve segue una rara tecnica di vinificazione chiamata appassimento.

La cosa che più lascia stupefatti è la facilità con cui l’azienda pugliese utilizza il nome Amarone per spiegare la tipologia del vino che ha prodotto. Nella brochure di presentazione si legge (lo mettiamo già tradotto dallo svedese all’italiano) “Vino di punta dall’Italia. Il nostro produttore del Sud Italia Paolo Leo è in gamba. Ha sviluppato completamente il suo vino di punta della proprietà. Metodo di produzione, come si usa per l’Amarone con uve Primitivo, che con il suo frutto pieno, succoso e potente, è incredibilmente popolare. Il risultato è questo eccezionale Primarone”.

Non ci sono dubbi sul fatto che qui si è voluto sfacciatamente sfruttare l’immagine di un vino di punta (questo sì!) come l’Amarone della Valpolicella per cercare di piazzare una spudorata imitazione. Sembra tra l’altro che di questo prodotto se ne sia già venduto più di 500.000 bottiglie. Su alcune brochure pubblicitarie di supermercati viene presentato un prezzo di 50 corone danesi che, al cambio di 7.4580 per un euro, significa che viene venduto a circa 6,70 euro. Posizionato vicino ai veri Amaroni, per una tipologia di consumatore ancora molto precoce, significa preferire questo finto Amarone al vero. Credo che sia un affare che non porta onore al settore vitivinicolo italiano. E poi ci lamentiamo tanto dei cinesi… Questo cavalcare l’Amarone, se da un lato conferma il grande valore di mercato di questo vino prestigioso, d’altra parte mette in evidenza un raro esempio di concorrenza sleale nei confronti di colleghi produttori.

Come Coordinatore del Veneto della Guida Vini Buoni d’Italia mi sento di dover difendere i produttori della mia regione e, in questo caso, della Valpolicella, ma soprattutto di difendere i valori delle aziende vitivinicole italiane che proprio per la tenacia e la serietà nel proporre qualità enologica hanno saputo far diventare un mito il “succo d’uva fermentato”, nel mondo. Nell’Amarone, come in tutti i grandi e piccoli vini autoctoni italiani, c’è la storia di un territorio, la vita di una famiglia, la competenza acquisita e la ricerca di intere generazioni. Non è solo un fattore di mercato, dobbiamo iniziare a rispettare il vino per quello che rappresenta pensando sempre a chi c’è dietro una bottiglia. La bottiglia nasconde umanità e passioni, fatiche e conquiste, sorrisi e lacrime, orgoglio e umile dedizione. Lì dietro c’è l’uomo, la natura, la vigna, le mani incallite dei nostri vignaioli, le economie di un’intera ruralità.

 L’Italia, l’Europa vogliono affermare le identità dei loro prodotti e come tali esigono il rispetto delle regole. Vivamente spero che gli organi competenti possano bloccare questo scempio del valore del nome Amarone. Affinchè si possa consolidare la certezza che non viviamo in un mondo d’anarchia globale e che il rispetto delle regole non è un optional per i più fessi. Spero che Il Consorzio possa trovare giustizia da questo abuso e garantire tutti i produttori della Valpolicella. Lo spero anche per tutti i produttori italiani che un giorno potrebbero vedersi storpiati i loro gioielli di famiglia. Spero anche che i colleghi e amici giornalisti possano occuparsi e dare rilievo a questo fatto che lede l’immagine del vino italiano nel mondo. Su questi avvenimenti e su queste tematiche c’è bisogno di fare squadra e di stare dalla parte di chi intende seriamente il vino.

Che dire l’ennesima cafonata italiana, giocare sull’equivoco del nome è veramente disdicevole !!

Al via le degustazioni per la Sicilia della Guida Vini Buoni d’Italia 2009 edita dal Touring Club Italiano, io e la collega Alma Torretta quest’anno effettuiamo il tasting a Palermo, diviso in due location, l’hotel Cavalieri Best Western e successivamente nella sede dell’ Assovini Sicilia, (vedi comunicato stampa Assovini Sicilia),  A conclusione del lavoro degustativo, dovremo selezionare le 66 aziende che avranno ottenuto i punteggi migliori per l’inserimento in guida, ognuna con scheda specifica, il giudizio e le note dei vini più rappresentativi. Inoltre indicheremo 12 “vini da non perdere”, chicche di pregio, con produzione molto limitata Un lavoro degustativo lungo e complesso, un bellissimo bagaglio sensoriale.

Quest’anno grande presenza di campioni da uve Grillo in purezza, infatti, tantissime aziende con l’annata 2007 hanno iniziato a produrre questa tipologia di gran moda. Tra i primi 40 testati qualche conferma e qualche delusione, tra i nuovi prodotti qualcosa d’interessante, ma anche tanti vini in cui in Grillo è veramente poco espresso. Per la nostra guida, la qualità rappresenta il parametro di base per attribuire ad un vino un buon punteggio, ma non è l’unico criterio del quale teniamo conto per la segnalazione del vino e quindi dell’azienda, riteniamo importante la corrispondenza vino-vitigno, ovvero, il vino rispondendo alle diverse territorialità, deve avere caratteristiche organolettiche che lo riconducano al vitigno d’origine. Per ottenere un punteggio elevato, deve avere anche la bevibilità, ossia un mix d’ equilibrio, eleganza ed armonia.

Tanti Grillo purtroppo non mostrano queste caratteristiche, essendo privi di riconoscibilità, magari in molti di questi, l’uva in questione è presente in minima parte o è del tutto assente, ma in etichetta capeggia in bella vista la scritta GRILLO, solo perchè c’è molta richiesta di bianchi prodotti da questo vitigno, e la qualità olfattiva e gustativa non è viene per nulla curata.  Da elogiare invece parecchi vini da uve Catarratto, anche se in netta diminuzione i campioni presenti, chi continua a mettere vini in bottiglia da questo diffuso vitigno, lo fa perseguendo la qualità, è questo è un dato certamente da sottolineare.

 

Polemiche, ed ancora polemiche da più parti, sui vini siciliani ottenuti da vitigni internazionali, pseudo esperti, integralisti del gusto, palatali in esubero, continuano ad esprimermi le loro perplessità su taluni di questi vini, a volte francamente a ragione, molto più spesso a torto, per il semplice gusto di criticare l’espressione siciliana del gusto-Cabernet Sauvignon, gusto-Syrah, ecc…

In Sicilia lo studio, la sperimentazione e poi la diffusione dei vari vitigni internazionali Cabernet, Syrah, Merlot, Chardonnay ecc.., ha messo in evidenza una particolare vocazione di numerosi territori a produrre queste uve, agevolata dalle favorevoli condizioni climatiche che portano a perfetta maturazione uve particolarmente curate. Proprio per questo, i vitigni alloctoni sono ormai particolarmente diffusi, in particolare  il Syrah, arrivato in Italia solo a metà degli anni Ottanta, attualmente è presente nell’isola con circa 5000 ettari d’estensione, pari a circa il 4% della superficie vitata della regione. Ad oggi sono circa un centinaio le etichette di Syrah monovarietale e poco meno sono gli uvaggi polivarietali con la presenza del vitigno tra il 15 e l’80%, sia in abbinamento a vitigni internazionali come Cabernet Sauvignon e Merlot, che ad autoctoni quali Frappato e soprattutto Nero d’Avola, che risulta ammorbidito da tagli con Syrah già a partire dal 15% in volume.Il Cabernet Sauvignon è tra i vitigni più internazionali, considerato il re dei vitigni rossi nobili, ha ottime capacità d’adattamento alle più disparate condizioni climatiche siciliane ed alle varie tecniche di vinificazione, le sue bacche maturano tardi, e danno vita a vini dall’intenso colore scuro, tannici, con una particolare attitudine all’invecchiamento. Anche se da più parti si apprezza questo rinnovato internazionale stile enoico siciliano, c’è chi di contro, non è affatto d’accordo sulla sempre più “californizzazione” della produzione.

A mio modo di vedere, non si può fare di tutta un’erba un fascio, spesso ci troviamo in presenza di prodotti monolitici ed inconcludenti, frutto della più inutile globalizzazione del gusto, ma anche a vini buoni ed interessanti, caratterizzati da note olfattive e gustative che ricordano vini di zone decisamente più fresche, sino a prodotti che pur ottenuti da vitigni internazionali, riescono ad esprimere una compiuta territorialità, un gusto decisamente unico e marcato, con un’espressione del vitigno frutto del legame con il particolare luogo d’origine. Così mi è capitato di commentare in pubblico taluni Cabernet o Syrah che evidenziano la matrice di provenienza più di taluni Nero D’Avola, mortificati da uve di dubbia qualità e sviliti da vinificazioni ipermoderne. Per fortuna una certa inversione di tendenza è già in atto, con un attenta riscoperta e maggior cura degli autoctoni, ed una produzione di alloctoni che ricalchi un po’ meno il classico gusto internazionale, ed esprima il loro carattere mediterraneo. Quindi occhio alle critiche frutto di preconcetto e diffidenza, il vino và valutato per le sue positive espressioni sensoriali, oltre ogni tendenza del gusto, oltre ogni luogo comune.

Spesso capita a molti di trovarsi di fronte una bottiglia di vino ed accingendosi a berla, non si sà nulla su di essa e non si ha la possibilità di informarsi sulle caratteristiche del contenuto, perché in etichetta è presente appena il nome del vino e dell’azienda. Per ovviare a questo, nasce un progetto innovativo, ed a mio modo di vedere interessante, quello di Autoctono s.r.l., denominato il “Vino Parlante®”, che prevede nelle bottiglie una retroetichetta pieghevole multipagina, in grado di contenere tutte le informazioni sul vino e sul produttore. Lo scopo è poter dare ai consumatori la possibilità di bere in modo informato e consapevole, leggendo immediatamente in qualunque circostanza, ristorante, enoteca, o casa di amici e direttamente sulla bottiglia, le caratteristiche del vino, le uve dal quale proviene, la sua vinificazione, il territorio, l’andamento climatico dell’annata in questione, gli ideali abbinamenti, ed il profilo del produttore, con la possibilità di staccare facilmente e conservare il pieghevole-etichetta, in modo da ricordare il vino che si è trovato di particolare gradimento.

Iniziativa lodevole che permette di tutelare il consumatore, sempre più esigente, oltre che con la qualità, anche con la trasparenza d’informazione. La presentazione del progetto a giornalisti ed operatori di settore è avvenuta a Verona al Vinitaly, giovedì 3 aprile in Sala Respighi, con gli interventi di Gigi Brozzoni direttore del Seminario Permanente Luigi Veronelli, Luca Toninato presidente della Cooperativa AGER, entrambi partner di progetto di Vino Parlante®, e di Attilio Scienza ordinario di Viticoltura all’Università degli Studi di Milano. Hanno aderito a questo nuovo progetto già 22 aziende vitivinicole sparse sul tutto il territorio nazionale, tra queste una siciliana, l’azienda agricola Tamburello.

La presentazione dell’etichetta del Vino Parlante Tamburello, avverrà venerdì 9 Maggio alle 21,00 presso l’Accademia del Buon Gusto Siliqua a Partanna Mondello (Pa), nel corso della serata “Note Divinae”, si tratta di uno dei pochi Perricone in purezza, antico vitigno autoctono siciliano, le cui proprietà salutische sono state riscontrate in uno studio fatto dal “Coribia” (Consorsio di Ricerca sul Rischio Biologico in Agricoltura) presieduto da Nicola Gebbia, ordinario di Oncologia medica all’Università di Palermo.

Il Perricone, secondo tale ricerca, è il vitigno siciliano più ricco di  resveratrolo e di piceatannolo, sostanze che aiutano nella prevenzione di gravi malattie. Quest’idea di fornire il vino di un’etichetta altamente informativa, probabilmente anticipa un provvedimento che potrebbe a breve riguardare il vino, infatti, dopo le discussioni parlamentari in sede di Unione Europea che riguardano le questioni delle tabelle nutrizionali divenute oramai obbligatorie sui cibi, molti vorrebbero che queste comparissero in modo chiaro, anche  sulle bottiglie del nettare di Bacco.

Grandissima ed entusiasmante esperienza, quella di essere nominato giudice rappresentante per l’Italia al Concorso Mondiale di Bruxelles, la cui 15° edizione si è svolta a Bordeaux dal 18 al 20 aprile 2008, esperienza sensoriale per la quantità e qualità dei vini che ho avuto modo di degustare e giudicare, in totale circa 250, sia nelle sezioni del concorso che in tutti i workshops, ed umana per l’opportunità di confrontarmi con gli altri autorevoli giudici colleghi provenienti da ogni continente, per l’esattezza da 41 stati differenti. 

Straordinaria la quantità di campioni presentati al Concorso 2008, sono stati ben 6189 i vini di 48 nazioni diverse. Questi i primi 15 paesi per numero di vini in concorso: Francia 2063, Spagna 1212, Italia 603, Portogallo 432, Cile 278, Grecia 209, Sud Africa 199 Svizzera 188, Australia 96, Canada 90, Lussemburgo 89, Rep. Ceca 72, Romania 63, Messico 60, Argentina 54

 

Perfetta e puntuale l’organizzazione in tutte le sue sfaccettature da parte del Presidente del Concorso  Baudouin Havaux, del Direttore Tomas Costenoble, e delle sempre presenti Sally Webster e Ginevra Bosisio Rusconi, dal tasting vero e proprio del Concorso, alle splendide visite nei pomeriggi ai Chateau di Bordeaux, alle ricche cene abbinate alle varietà di vini francesi. Bellissimo il centro congressi Du Lac che ha ospitato le giornate degustative, una immensa sala dove hanno trovato posto i 230 giudici, gli italiani chiamati a questo compito siamo stati in 14. Nel corso di ogni mattina sono stati 50 i vini che ho degustato, preordinati in serie, in base alla tipologia, alla provenienza ed al millesimo. Ai giudici, come in tutti i concorsi organizzati dall’O.I.V., viene fornito prima del tasting solo l’annata del campione, mentre al termine dei lavori viene dato l’elenco dettagliato dei campioni degustati.

 

Come da tradizione i punteggi che consentono ai vini di essere premiati sono stati:

da 82,5 a 86,9  Medaglia d’Argento

da 87 a 95,9 Medaglia d’Oro

da 96 a 100 Gran Medaglia d’Oro   

Nei miei giudizi, buona la performance dei vini francesi, ma punteggi veramente importanti hanno ottenuto i vini spagnoli, a riprova della grande crescita qualitativa dei vini di quei territori. Piacevole la sorpresa dei vini dolci del Lussemburgo. Per ogni giornata di tasting e per ogni serie, segnalo i tre vini ai quali ho assegnato i punteggi più alti.  

 

 

Venerdi 18 Aprile 2008   

 

Serie 05 - 14 vini Canada Bianchi

Magnotta Chardonnay Special Reserve 2004 Ontario Niagara Peninsula 90/100

Prospect Winery Townsend Jack Unoaked Chardonnay 2006 - Okanagan Valley 89/100

Peller Estates Private Reserve Chardonnay 2006 - Okanagan Valley 87/100

 

Serie 504 - 14 vini Francia Champagne:

Champagne Charles Heidsieck Brut Rosè1999 - Champagne 88/100

Champagne Vincent d’Astree Empriente du Temps Brut 2001 - Champagne 87/100

Champagne Bonnaire Blanc de Blancs Grand Cru Brut 2000 - Champagne 86/100

 

Serie 209 - 12 vini Francia Rossi:

Chateau Rougi 2006 Bordeaux 88/100

Chateau de Macard 2006 Bordeaux 87/100

Vieux Chateau Lamothe 2006 Bordeaux 86/100  

 

Serie 459 - 10 vini Grecia Rossi:

Domaine Hatzimichalis Vacchius Vinum 2004 Central Greece  90/100

Rapsani 2005 Thessaly Rapsani  87/100

Paleomenos Sabanis 2003 Sterea Ellada  86/100

 

 

Sabato 19 Aprile 2008   

 

Serie 046 - 9 vini Francia Bianchi:

Chateau Jeantieu Cuvee Prestige 2007 Bordeaux Graves de Vayres Blanc 89/100

Chateau de Fontenille 2007 Bordeaux Entre- deux-Mers 88/100

Chateau Sainte Marie 2007 Bordeaux Entre- deux-Mers 87/100

 

Serie 179 - 7 vini Francia Rosè:

Chateau de Fontenille 2007 Bordeaux Clairet 84/100

Chateau de Lisennes 2007 Bordeaux Clairet 83/100

Chateau Thieuley 2007 Bordeaux Clairet 83/100               

                                             

Serie 277 - 13 vini Francia Rossi:

Chateau Millegrand 2006 Languedoc-Roussillon Minervois Rouge 92/100

Domaine des Toureles 2006 Languedoc-Roussillon Minervois Rouge 90/100

Chateau de Paraza 2006 Languedoc-Roussillon Minervois Rouge 89/100 

 

Serie 376 - 10 vini Spagna Rossi:

Mont Marcal Extremarium Cabernet Sauvignon Reserva 2003 Cataluna Penedes 92/100

Duc de Foix Cabernet Sauvignon Reserva 2000 Cataluna Penedes 92/100

Vallformosa Reserva Tempranillo-Cabernet Sauvignon 2002 Cataluna Penedes 90/100 

 

Serie 379 - 11 vini Spagna Rossi:

Bru de Verdù 2005 Cataluna Costa del Segre 94/100

Bernat Oller 2005 Cataluna Pla de Bages 92/100

Abadal 3.9 2004 Cataluna Pla de Bages 91/100 

 

 

Domenica 20 Aprile 2008   

 

Serie 046 - 10 vini Greci Bianchi:

Savatiano 2007 Central Greece 90/100

Domaine Evharis Assyrtko 2007 Sterea Ellada 89/100

White Sebainis 2007 Sterea Ellada 88/100           

     

Serie 154 - 7 vini Lussemburgo Dolci:

Haremillen Auxerrois Vendage Tardive 2007 Moselle Luxemborgurgeoise 90/100

Domaine Zenner Riesling 2007 Moselle Luxemborgurgeoise 89/100

Domaine Zenner Riesling Vendage Tardive 2007 Moselle Luxemborgurgeoise 89/100      

 

Serie 277 - 15 vini Spagna Rossi:

Alfaraz Colheita Seleccionada 2005 Alentejo 90/100

Herdade dos Grous 2006 Alentejo 89/100

Comeda Grande Tinto 2005 Alentejo 88/100    

        

Serie 376 - 18 vini Francia Rossi:

Domaine de Cartujac 2006 Bordeaux Haut Medoc 90/100

Chateau Saint Ahon 2005 Bordeaux Haut Medoc 90/100

Chateau La Dame Blanche 2006 Bordeaux Haut Medoc 90/100    

 

Veramente interessanti i tours che nei pomeriggi hanno portato i giudici a prendere contatto diretto con gli chateau bordolesi. Dall’ Haut Medoc, Margaux, Listrac, Saint Julien, Pauillac, Sant Emilion, Pomerol, osservare la cura del particolare di queste realtà di cantina, poter testare vini di grande levatura sia in ultime annate che soprattutto in annate pregresse è stato molto stimolante. Questa bellissima parte di compendio del concorso mondiale di Bruxelles è stato un grandissimo valore aggiunto.

L’ultimo giorno il Presidente del Concorso Baudouin Havaux, nel corso del pranzo che ha celebrato la chiusura del tasting 2008,  ha presentato la sede concorso 2009, non a caso è stata scelta la Spagna, ed in particolare la città di Valencia. In onore della Spagna paese ospitante del prossimo anno, il menù del pranzo era esclusivamente spagnolo ed i vini in abbinamento erano, anzichè francesi, tutti di quelle terre. Al mio tavolo con i colleghi italiani abbiamo invitato una coppia di giudici spagnoli, i quali ci hanno orientato con grande calore nel testarne circa una quindicina in abbinamento alle varie pietanze.

Un gustosa anteprima della bontà dei prodotti di Spagna.

 

Per vedere anche le foto del Concorso Mondiale vai al link:http://xoomer.alice.it/luigisalvo/art_264%20concorso%20mondiale%20bruxelles%20di%20luigi%20salvo.htm

 

La si può definire la madre di tutte le degustazioni di vini italiani, dei migliori nella loro miglior annata. Con il passare degli anni quella del 1997 è risultata essere una vendemmia straordinaria, tanto da essere definita “l’ultimo mito del Novecento”, ed i migliori dodici capolavori di questa bellissima annata sono stati i protagonisti dell’evento enoico più prestigioso degli ultimi anni, che si è svolto a Verona nell’ambito del 42° Vinitaly in collaborazione con Civiltà del Bere. 

Ho avuto il piacere di essere accreditato tra i giornalisti selezionati per questa degustazione orizzontale unica e irripetibile per la particolarità ed il valore dei vini proposti, dodici bottiglie preziose, reperibili soltanto ormai sul mercato del collezionismo, il cui valore complessivo è stato stimato in oltre 53.000 euro, e che ha visto la presenza dei più noti critici italiani ed internazionali, tra i quali, tanto per fare un nome, Hugh Johnson. I vini che sono stati scelti per il tasting, hanno fatto in questi anni il giro del mondo ottenendo gran successo di critica , conquistando i giudizi d’eccellenza delle più importanti guide italiane e straniere, i premi dalle più autorevoli riviste internazionali di settore tra le quali Decanter, Falstaff e Parker.

La rivista americana Wine Spectator, in occasione della sua ultima Wine Experience a New York aveva riunito otto di queste prestigiose etichette del ’97 trovabili sul mercato statunitense, ma in questa degustazione evento del Vinitaly si è riusciti a fare di meglio, presentando ben dodici vini che hanno visto crescere nel tempo le loro qualità organolettiche ed il loro valore commerciale. Un particolare plauso va a Pino Khail direttore di Civiltà del Bere inappuntabile ideatore e conduttore del tasting, che incontrato un mese prima nel corso di Sicilia en Primeur mi aveva preannunciato la sua gran soddisfazione per l’organizzazione di questa riunione che avrebbe destato grande interesse e sarebbe probabilmente rimasta a lungo nella memoria dei presenti.

Tutti i vini proposti sono stati presentati da rispettivi produttori, che hanno composto un parterre d’eccellenza: 

Santa Cecilia, Igt Sicilia 1997 Planeta - Menfi (Agrigento) Sicilia - Nero d’Avola 85%, Syrah 15 %  E’ Alessio Planeta con la sua modestia che da sempre lo contraddistingue ad introdurre  il primo dei vini in degustazione, dicendo “ringrazio Pino Khail per avermi chiamato a far parte di questo prestigiosa dozzina, è la prima annata di produzione del Santa Cecilia ed ammetto di aver avuto la fortuna del principiante” . Il vino nel bicchiere ad oltre dieci anni dalla vendemmia è in buona forma, dal naso intenso e di variegata complessità, nuances di frutti rossi sottospirito, mora e amarena, note di marasca, sottobosco e grafite, sopraggiungono poi delicate sensazioni balsamiche e minerali, legno tostato-vanigliato. In bocca di gran morbidezza, dal buon finale con ritorno di frutto, tannicità ricca e vellutata.  90/100

Montiano, Igt Lazio 1997 Falesco - Montecchio (Terni) Umbria/Lazio - Merlot 100% Il suo produttore Riccardo Cotarella, enologo di fama mondiale, afferma che questo vino ha influenzato tutta la sua carriera d’enologo, e che la prima annata di produzione è stata la ’93. Nel bicchiere mi appare di viva lucentezza, bellissimo colore granato, di consistenza. Grande intensità avvolgente al naso, con un susseguirsi di frutto, cannella e soffi balsamici. Bocca piena e lunga, nobilitata da tannini perfetti, un vino d’equilibrio tra sostanza e  morbidezza. 90/100  

San Leonardo, Igt Vigneti Dolomiti 1997 Tenuta San Leonardo - Borghetto all’Adige (Trento) Trentino- Cabernet sauvignon 85% , Cabernet Franc 30% , Merlot 10%. Il Marchese Carlo Guerrei Gonzaga racconta come Giacomo Tachis sia l’ideatore di questo vino ottenuto da tre vitigni internazionali, mentre dal ‘03 è Carlo Ferrini che lo fa nascere. Bellissimo e vivo il suo rubino con netti  riflessi granato, sviluppa un ampio corredo aromatico di frutti rossi sotto spirito, eucalipto, tabacco. In bocca è succoso, minerale con contrappunto vegetale, che in finale regala con il frutto un bell’equilibrio  92/100  

Sassicaia, Bolgheri Doc 1997 Tenuta San Guido - Bolgheri (Livorno) Toscana - Cabernet Sauvignon 85%, Cabernet Franc 15% Il vino mito per eccellenza il Sassicaia, è servito come la maggioranza dei vini in degustazione in bottiglia magnum, il cui valore annata ’97 è tra 800/1000 euro. Il Marchese Nicolò Incisa della Rocchetta ripercorre la storia di questo vino che è diventato un modello, questa straordinaria annata è un gran capolavoro enologico di Giacomo Tachis. Incantevole granato di lucentezza e consistenza, naso turbinante di frutta rossa macerata, humus, tabacco, note balsamiche complesse, vaniglia sottile. Il palato è di gran finezza, tutte le componenti sono ben amalgamate, con un lungo minerale finale. 94/100  

La Poia, Igt Veronese 1997 Allegrini – Fumane di Valpolicella (Verona) Veneto – Corvina Veronese 100% Franco Allegrini, come tutti gli altri produttori che si avvicendano per presentare i loro vini, ringrazia il direttore di Verona Fiere Gianni Mantovani e Pino Khail per questo confronto. Il vino scende nel bicchiere in maniera vorticosa dal colore granato vivo, sfodera un bellissimo spettro olfattivo dalla confettura di prugna ed amarene, al tabacco, cacao, vaniglia e grafite. L’entrata in bocca è sontuosa, di complessità, con tannino dolce e mineralità di livello. Come per gli altri vini l’applauso nasce spontaneo 94/100

Poggio all’Oro, Brunello di Montalcino Docg 1997 Banfi - Montalcino (Siena) Toscana – Sangiovese Grosso 100% Ezio Viglierchio direttore generale della Banfi racconta di essere in azienda dall’anno ’97 e che questo è il primo vino aziendale che ha assaggiato, proprio quando era appena nato. Oggi è dal colore granato vivo e di consistenza, mostra un ampio ventaglio di profumi, eterei sentori di frutta nera, cuoio, tabacco, suadenti note di cannella, vaniglia e humus. All’assaggio colpisce per struttura ed equilibrio generale, con la componente morbida spalleggiata da fine tannino e lunghezza gustativa oltre la norma. 91/100  

Luce, Igt Toscana 1997 Luce della vite - Montalcino (Siena) Toscana – Sangiovese 50%, Merlot 50%  Il Marchese Leonardo Frescobaldi presenta questo vino di respiro mondiale nato dall’unione delle famiglie Frescobaldi e Mondavi, perfetta simbiosi tra il Sangiovese ed il Merlot. Il suo colore mi appare di sfolgorante “luce granata”, gran consistenza estrattiva. Lo scrigno olfattivo apre etereo su un pot porri di frutta rossa sottospirito, spezie, cacao. In bocca è di maggiore complessità, ricco di frutta, balsamo, tannini levigati, ampia vaniglia, in un lunghissimo e piacevole finale di cioccolato e mineralità. 93/100 

Turriga, Igt Isola dei Nuraghi 1997 Argioalas - Serdiana (Cagliari) Sardegna – Cannonau 85%, Bovale e Malvasia Nera  10%, Carignano 5%  Con puntiglio e precisione Franco Argiolas racconta il suo vino in maniera coinvolgente, del suo creatore Tachis e dell’attuale enologo Murru. Nel bicchiere mi appare concentrato, il naso è di un’intensità notevole, con frutta nera surmatura, spezie, tabacco, cioccolato e note fumé. Al palato si presenta di finezza e leggiadria, frutto e mineralità, con tannini dolci e fini e di lunghezza intrigante. 89/100

Monfortino, Barolo Docg 1997 Conterno – Manforte d’Alba (Cuneo) Piemonte – Nebbiolo 100%  Roberto Conterno fa gli auguri a tutto il vino italiano e non spende parole per il suo vino, d’altronde per elencare i premi ottenuti da quest’annata non basterebbe una pagina intera, il valore delle magnum che ci servono si aggira intorno a 700 euro bottiglia. Nel bicchiere è cristallino, dal suadente colore granato, al naso mostra grande stoffa, il profumo è intenso ed avvolgente, con sentori di mora e mirtillo surmaturi, mandorla, tabacco e note balsamiche perfettamente integrati con il rovere. Dal corpo ricco, eleganza e piacevolezza sono le sue doti al gusto, è dotato di un tannino dolce e maturo, chiude di lunga persistenza minerale, con deliziosa liquirizia. Grande classe e longevità.  95/100.  

25 Anni, Montefalco Sagrantino Docg 1997 Caprai – Montefalco (Perugia) Umbria - Sagrantino 100% Marco Caprai presenta il Sagrantino per eccellenza, nella sua miglior versione di sempre. Mi colpisce il vivace colore granato di gran concentrazione, dona una profusione di profumi sistemati su uno sfondo di frutta nera in confettura, cacao, tabacco essiccato, spezie dolci. Coerente in bocca, è opulento, un velluto compatto e muscolare di frutto e sapidità, con tannino fine d’esemplare maturità, deliziosa e marcante la lunga chiusura retrolfattiva.  93/100

Mazzano, Amarone della Valpolicella Doc 1997 Masi – Gargagnago di Valpolicella (Verona) Veneto – Corvina 75%, Rondinella 20%, Molinara 5%  Sandro Boscaini mette in luce la tradizione e nel contempo la ricerca stilistica e l’innovazione della sua azienda Masi, il tutto racchiuso nell’Amarone Cru, Mazzano. Nel degustarlo ho avuto l’impressione di ritrovare tutto il territorio dal quale proviene, di gran concentrazione, al naso effonde illusioni di dolcezza, fatte di frutto, spezie ed eterea basamicità. Al gusto, anche se di potenza alcolica riesce ad essere ben equilibrato dalla vena sapida finale  90/100  

Solaia, Igt Toscana 1997 Antinori - Firenze Toscana – Cabernet Sauvignon 75%, Sangiovese 20%, Cabernet Franc 5%  Albiera Antinori sotto lo sguardo attento di in sala del papà Marchese Piero, coagula l’attenzione dei presenti con estrema semplicità. Le  magnum di Solaia ’97 dalle quali ci servono il vino hanno la quotazione più alta mai raggiunta da questo vino, quasi 1000 euro al pezzo. Questo millesimo è sicuramente l’annata più interessante che ho bevuto, vi è ancora la presenza del Sangiovese che non si ritrova più dal ’02. Classe e finezza inondano il bicchiere, di bellissimo colore granato con netta presenza rubino, gran consistenza estrattiva, invitante naso poliedrico, di frutta nera surmatura, liquirizia, cannella, vaniglia dosata. All’assaggio lascia profondi sentori in progressione, dalla spiccata morbidezza, ad un tannino ed una mineralità d’equilibrio, fino alla splendida ed interminabile uscita.  95/100

Alla fine di questo straordinaria degustazione, nel pomeriggio ho in programma dei tasting presso gli stand di aziende del Veneto e del Trentino per la stesura di alcuni articoli, ma dopo aver assolto al primo incontro mi rendo conto che è meglio rimandare a domani le altre prove del bicchiere, i vini che adesso assaggio sembrano tutti sotto misura, il palato è fermo su un’altro calibro. Potenza di un tasting irripetibile.

 

Per vedere anche le foto dell’evento vai:

http://xoomer.alice.it/luigisalvo/art_260%20vini%20mito%201997%20di%20luigi%20salvo.htm

 

 

Tutto quello che si è detto e scritto in questi giorni sullo scandalo del Brunello, (“la Procura di Siena indaga per frode in commercio su cinque grossi produttori di Montalcino, l’ipotesi è che quei produttori usassero tra il 10 e il 20% d’uve non Sangiovese nel loro Brunello, che invece in base al disciplinare deve contenere al 100 per 100 quel vitigno”) desta grande sconforto tra gli estimatori sia in italia che all’estero, di questo storico vino italiano, a Montalcino la preoccupazione dei tanti produttori che hanno sempre lavorato con diligenza ed onesta è enorme, si rischia di compromettere ed offuscare irrimediabilmente un simbolo, una significativa bandiera dell’Italia enoica.

La chiarezza produttiva è fondamentale, a maggior ragione nel caso di un prodotto alimentare di tale lignaggio, ma queste fughe di notizie ad indagini in corso, atte a creare scalpore, se non supportate da dati certi, rischiano di causare un danno difficilmente sanabile, non solo al Brunello di Montalcino, ma a tutto il comparto del vino minandone a fondo la credibilità.
E’ stato un tam tam di notizie: prima si è vociferato della presenza d’uve provenienti da altre regioni, poi ci si è limitati alla supposta presenza delle uve di vitigni internazionali.
Per tutti quelli che come me giudicano e criticano il vino, quest’ultimo dubbio non è certamente una novità, proprio alcuni mesi fa affrontai quest’argomento con un notissimo collega “guidaiolo” toscano, egli raccontandomi di centinaia d’assaggi di Brunello in cantina, mi confermò dubbi e preoccupazioni, ma privo di dati certi, mi sono guardato bene di scrivere su tale argomento, come d’altronde ha fatto anche lui.

Se da un conto i controlli in vigna ed in cantina sull’operato delle aziende sono fondamentali affinchè questi dubbi non assalgano chi si ritrova il vino nel bicchiere, e tutelino con certezza il consumatore finale, come mai questi compiti di controllo così importanti per la certificazione della qualità, sono stati affidati ai consorzi vitivinicoli, il cui organigramma è composto per lo più dai produttori e dagli enologi delle stesse aziende da controllare, e non a chi è scevro da interessi di parte ?
Non bisogna urlare “al ladro al ladro”, se si lascia una banconota di grosso taglio incustodita sul marciapiede, ovvero nel caso in questione, se nel territorio del comune di Montalcino si prevede la produzione di una DOC Sant’Antimo dai vitigni Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc, Merlot, Syrah e Pinot Nero, si è crea almeno la tentazione di poter correggerlo ed allungarlo il Brunello.

Per esperienza personale ho fatto parte di commissioni della Camera di Commercio, in qualità di tecnico degustatore per l’assaggio di alcuni vini DOC e D.O.C.G., ed è capitato di trovarmi in serio imbarazzo davanti ad alcuni campioni che hanno ottenuto la qualifica in commissione, anche se assolutamente organoletticamente difformi dai parametri fondamentali della tipologia.
Ecco perché condanno gli scoop facili, non approvo che si faccia cassa sulle spalle dei seri produttori del Brunello che sono certamente la stragrande maggioranza, e che subiranno un danno gravissimo da tanto “can can” mediatico. Il problema dei controlli è fondamentale, e non bisogna neanche tentare di sminuire la faccenda, affermare che questi sono seri ed organizzati e che quindi è solo un’esagerazione del momento e tutto rientrrà nella norma.
Bisogna, invece per il bene del Brunello, come di tanti altri vini italiani, pensarci prima, prima che la Guardia di Finanza accerti gravi irregolarità, prima che si diffondano a catena voci, indiscrezioni e subdole diffamazioni, bisogna prima rendere severi icontrolli, affinché tutto questo non avvenga, affinché un bene d’inestimabile valore, il vino italiano, sia tutelato a dovere e non  perda la faccia

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Domenica 16 Marzo 2008 sono andato sull’Etna nella tenuta Passopisciaro di Andrea Franchetti, dove si è svolta un’interessantissima manifestazione denominata “le Contrade dell’Etna 2008”, nella quale ben 38 produttori del comprensorio tra Linguaglossa, Randazzo, Castiglione, siti sul percorso che ha visto nascere il Consorzio “Strada del Vino dell’Etna”, hanno presentato i loro vini non ancora imbottigliati dell’annata ’07, insieme alle annate precedenti.

Da qualche anno lo straordinario territorio dell’ Etna è in fermento, si sta ripopolando di produttori, queste vigne nelle varie contrade si trovano su terreni di diversa composizione ed a differenti altitudini, dove il Nerello Mascalese riesce a donare vini veramente di grandissima finezza. Dopo questa “full immersion” sono ancora più certo che nei prossimi anni questo territorio farà molto parlare di sé, diventando un faro di qualità nel panorama enologico siciliano. La somiglianza del Nerello con il francese Pinot Nero è innegabile, a questa si aggiunge una sua originalità dettata dal “terroir”, fattore che risulta molto importante.

Veramente lodevole questo evento ideato e promosso da Andrea Franchetti, produttore di origine romane, ma toscano d’adozione per le sue vigne di quelle terre, che in Sicilia produce l’ormai famoso Nerello Mascalese “Passopisciaro”. Egli con lungimiranza ha messo a disposizione la sua struttura e l’organizzazione delle postazioni dei banchi d’assaggio, permettendo ai vari vignaioli di esporre i loro vini per poter confrontare tra loro le varie produzioni.

Erano presenti per testare e prendere consapevolezza dei numerosi nuovissimi vini prodotti da questo vitigno, oltre ai colleghi della stampa di settore e agli appassionati, anche i proprietari di due importanti aziende, che hanno da poco investito sull’Etna con l’intento di produrre vini in questo splendido territorio, Lucio Tasca d’Almerita ed Alessio Planeta. La Tasca d’Almerita in contrada Sciaranova in territorio castiglionese a 750 s.l.m. ha impiantato 14 ettari di vigneto, e poco distante tra Sciaranova e Santo Spirito, Planeta ha ne ha messo a dimora 10, e questo se da un lato la dice lunga sulla lungimiranza di chi fa della qualità la sua filosofia, evidenzia anche il fatto che avere tra la gamma di vini, un prodotto dell’Etna, oggi è certamente motivo di vanto aziendale. Il Nerello Mascalese è un vitigno a bacca nera, a maturazione piuttosto tardiva rispetto ad altri vitigni autoctoni siciliani, prende origine dalla piana di Mascali, alle falde dell’Etna. Oggi è presente con un complesso di popolazioni clonali eterogenee e la sua qualità dipende fortemente dalla resa, fattori decisivi sono il versante in cui è coltivato, il sistema di allevamento, con l’alberello in primo luogo, e la densità dell’impianto, che in alcuni casi raggiunge i 12.000 ceppi ha.

Andrea Franchetti fa gli onori di casa, si ritrova con i vari produttori nel zona di cantina adibita per il tasting, e sorride evidentemente soddisfatto per la riuscita di questa giornata. Per una chiaccherata, con estremo piacere mi invita a seguirlo lungo le scale che portano al salone dell’antico caseggiato che ha ristrutturato, nel quale si ritrova tutte le volte che risiede in Sicilia nella sua Passopisciaro. Gli dico subito che apprezzo da tempo il suo Toscano Tenuta di Trinoro, un vino entusiasmante. Mi racconta che inizia la sua scommessa enologica nel 1992 in Val d’Orcia in Toscana, dove acquista un cascinale diroccato e cinquanta ettari di terra, lavora in vigna con i vitigni Cabernet Franc, Merlot, Cabernet Sauvignon, Uva di Troia e Cesanese d’Affile, con rese bassissime, 5 grappoli a pianta ed un perfetto grado di maturazione delle uve. E’ lui stesso l’ enologo, crea da solo il suo prodotto non avvalendosi di nessun consulente pluripremiato, il suo vino rispecchia in toto il suo volere. La sua presenza in Sicilia non è un caso: “venivo spesso in Sicilia per diletto, andavo spesso a Siracusa, poi un giorno sono venuto sull’Etna, ho iniziato girare in lungo e largo, ed ho comprato nel 2001 qui a Passopisciaro, ho ripulito tutte le antiche vigne, il resto è li in bottiglia”. Robert Parker ha inserito il Passopisciaro 2005 tra i migliori 50 vini italiani con il punteggio di 95/100, tra questi solo due sono siciliani ed il primo è il suo. Lui si schernisce: “ho pensato a questa giornata di confronto tra i produttori, perchè qui le potenzialità sono grandissime, è un territorio unico, la crescita nella qualità si espande e comincia ad essere evidente, sarà una grande calamita che attirerà i consumatori”. Il Passopisciaro nasce da tre diversi vigneti, Sciaranuova a 800 s.l.m., Guardiola a 900 s.l.m. e Rampante il più alto a 1110 s.l.m., le piante per ettaro sono circa 9.000.

Il Passopisciaro 2006 ha un colore caldo e trasparente, naso elegante ed intenso di frutta e minerale, di macchia mediterranea e liquirizia. L’entrata in bocca è di finezza sottile e vibrante, la freschezza gioca amabilmente con la sensazione pesudocalorica, il tannino è di gran fattura, la lunga chiusura lascia piacevoli note d’erbe aromatiche. Fra gli altri vini di gran pregio che ho avuto modo di testare, come sempre ci sono i Nerelli di Benanti e Cottanera, gli interessantissimi ‘07 di Tenuta delle Terre Nere, l’Etna di Scamacca del Murgo e di Barone di Villagrande, l’ Outis di Biondi. Voglio pero descrivervi in particolare, proprio quelli che sin ora non era stato possibile testare a nessun evento d’assaggio, e che mi hanno particolarmente convinto per la loro bontà, tutti vini la cui prima annata di produzione in bottiglia è stata la ‘06, spesso limitata a meno di 5000 pezzi.

Terre di Trente 2006 I.G.T. Sicilia 90/100 Chi lo produce è una deliziosa coppia belga Trente Hargrave e Filip Kesteloot che con la loro passione per la Sicilia mi spiegano che il vino proviene da un ettaro di vigneto in contrada Mollarella di Linguaglossa da vigne di oltre 50 anni a 400 s.l.m., e da due ettari di oltre 80 anni in contrada Verzella a Castiglione di Sicilia poste a 800 s.l.m.., è affinato per dieci mesi in barriques. Vino di grand’eleganza benché ancora giovane, con aromi intensi e puliti, amarena, mora, carruba, giusta presenza di vaniglia tabacco e liquirizia, dalla bocca piena di lunga persistenza. Intrigante

Quota 600 Graci 2006 D.O.C. Etna Rosso 88/100 Alberto Ajello Graci alleva con passione le vigne a Passopisciaro, con una densità tra i 6.000 ed i 10.000 ceppi per ettaro, ad un altitudine tra i 600 e 1.000 s.l.m., una parte dei vigneti è impiantata a piede franco, cioè senza portainnesto. I terreni di coltivazione sono bruni, d’origine vulcanica ricchi di scheletro, franco sabbiosi, a ph neutro, ricchi di ferro e ad alto contenuto d’azoto. La fermentazione del vino è tradizionale in rosso, senza controllo della temperatura in tini di rovere troncoconici, con macerazione a contatto delle bucce per 12 giorni., mentre l’affinamento si protrae per 14 mesi in grandi tini di rovere di Never prodotti dal bottaio austriaco Stockinger con svolgimento spontaneo della fermentazione malolattica. La mano di Donato Lanati è evidente, vino di grande finezza ed eleganza olfattiva e gustativa, d’impronta territoriale marcata e di lunga P.A.I.

Don Michele 2006 Moganazzi D.O.C. Etna Rosso 87/100 Altro Etna dalle chiare caratteristiche di finezza e piacevolezza., siamo nel territorio di Passopisciaro in contrada Moganazzi a 650 s.l.m., l’età media delle vigne è di circa 80 anni, allevate ad alberello su un terreno basaltico ricco in silice e minerali accessori. L’annata ’06 è il primo anno d’imbottigliamento, la produzione si attesterà anche per il ’07 intorno alle 5000 unità. Il vino affina in barriques per circa un anno. Naso intenso di frutto e spezie suadenti, la bocca pur essendo di corpo è improntato su viva freschezza ed una leggiadra mineralità, sorprende in chiusura per un balsamico lungo ed accattivante.

Fattorie Romeo del Castello 2007 D.O.C. Etna Rosso 85/100 Questo vino non ha ancora un nome, lo produce Chiara Vigo di Romeo del Castello, la ’07 è la prima annata di produzione. Per l’occasione di questo tasting ha etichettato le prove di botte con una storica etichetta di famiglia dei primi anni del secolo, che riporta il nome della contrada di produzione Allegracore nel territorio di Randazzo. L’enologo è il massimo competente della zona Salvo Foti L’impressione che mi da questo en primeur è di gran levatura, il naso è poliedrico e sfaccettato, il frutto giovane in bocca è prorompente, con un tannino, tuttavia, che mostra una finezza non comune.

Un esplosione di entusiasmo questo tasting, un territorio quello etneo dove è avvenuta una rifondazione basata sul recupero di antichi vigneti, un paradiso dove l’autoctonia di vitigno e territorio si fondono veramente al meglio, con un futuro, che non potrà che essere bellissimo, come hanno dimostrato questi nuovi vini all’esordio nel confronto con la critica.

Vuoi vedere anche le foto dell’evento vai : http://xoomer.alice.it/luigisalvo/art_251%20le%20contrade%20dell%20etna.htm

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La 5° edizione di “Sicilia en Primeur” che si è svolta dal 5 al 9 Marzo 2008, ha avuto come base la provincia più vitata d’italia, con le città di Trapani e Marsala, nel suo complesso è stata ancor più interessante degli anni scorsi, il tasting en primeur ci ha riservato interessanti novità. Organizzata in maniera perfetta dall’Assovini Sicilia, ha visto la presenza di circa un centinaio di giornalisti di settore provenienti da tutto il mondo. L’Assovini costituita nel 1998, è composta da 72 tra i migliori produttori isolani, ha alla sua guida il Conte Lucio Tasca D’Almerita, l’amministratore delegato il Dott.Elio Marzullo, e nella coordinazione dell’organizzazione il Dott.Giuseppe Longo. La manifestazione ha avuto come gli anni scorsi numerosi momenti interessanti: le visite della stampa ad alcune aziende, la degustazione guidata “En Primeur dei campioni anonimizzati dell’ultima vendemmia, l’incontro dei giornalisti con i produttori per il tasting delle annate precedenti, la conferenza sul rating della vendemmia 2007.

Il momento che ha concentrato maggiormente l’attenzione dei colleghi italiani e stranieri è stata la degustazione “En Primeur che si è svolta al Baglio Oneto, i 23 campioni in degustazione, scelti da una commissione con a capo l’enologo Riccardo Cotarella, che ha anche introdotto e condotto il tasting, sono stati presentati come rappresentativi dei diversi “terroir” dell’isola e dell’andamento della vendemmia 2007, posti in degustazione a noi giornalisti alla cieca, con indicazione soltanto del vitigno di origine e della provincia di provenienza.

Il perfetto servizio dei vini è stato curato dall’ Associazione Sommeliers Sicilia, erano presenti, 6 campioni bianchi, 15 rossi e 2 dolci. Netta la prevalenza dei vini da vitigni autoctoni ben 16, i vini in blend autoctoni/alloctoni 2, i vini da vitigni alloctoni 5. Tale scelta dei campioni anonimizzati, a mio avviso, è un chiaro segnale della tendenza sposata, e già auspicata “dagli addetti ai lavori” , se infatti i vitigni alloctoni Chardonnay, Cabernet, Syrah e Merlot hanno fatto conoscere nel mondo le grandi potenzialità qualitative dell’isola, adesso è il momento di affermarsi attraverso le proprie radici, ovvero i propri vitigni autoctoni. Anche l’utilizzo delle barriques inizia a cambiare la sua finalità, deve servire non a stravolgere i vini, inondandoli di sentori lignei, ma deve affinare attraverso lo scambio gassoso la varietà e le potenzialità del vitigno di origine.

Cotarella nella sua introduzione che ha preceduto il lavoro degustativo, ha prima bacchettato “i profeti del vino naturale”, sostenendo che “il vino è si frutto della terra e dell’uva ma anche della Scienza” ed ha spiegato “io vengo da una famiglia di produttori di vino, ma offenderei mio padre se dicessi che oggi faccio il vino come lo faceva lui, il mercato allora non richiedeva il livello qualitativo di oggi”. Se su tale argomento mi trovo in buona sintonia, non lo sono del tutto sul secondo punto da lui toccato, egli ha tenuto a sottolineare che “l’appellativo vitigno autoctono indica un vitigno esistente in un luogo da secoli, ma taluni vitigni bisogna definirli autoctoni anche se presenti da poco, in quanto possono riuscire a caratterizzarsi in maniera del tutto unica in un territorio, è questo il caso del vitigno Viognier, che in Sicilia mostra una tipica espressività, fatta di caratteri organolettici unici, tanto da definirlo Sicilia Viogner”, discorso simile Cotarella ha evidenziato per un altro vitigno a bacca bianca il Fiano. A mio modo di vedere se autoctono nel suo più moderno significato del termine è quel vitigno che meglio si adatti ad un territorio e lo rispecchi in maniera unica, è giusto prima di definirlo tale, consentirgli un periodo di tempo congruo affinché si affermi compiutamente sul territorio, riuscendo ad uscire dal confine espressivo di una o due aziende elitarie, diventando vitigno qualitativo di tutti.

Ecco l’interessante risultato del tasting dei vari campioni, con il relativo punteggio che ho assegnato, in generale i bianchi sono sembrati di maggior finezza rispetto all’anno precedente, i rossi hanno confermato il loro elevato lignaggio.

VINI BIANCHI:

Carricante - DOC Etna Bianco – Catania - 84/100 Colpisce la sua grande mineralità sia al naso che in bocca, è un vino in cui è evidente la spina dorsale, la prorompente acidità.

Insolia/Sauvignon Blanc - IGT Sicilia – Palermo - 83/100 Di bella eleganza sia al naso che al gusto, con la netta impronta aromatica del Sauvignon

Viognier - IGT Sicilia – Trapani - 84/100   Naso varietale, l’acidità in bocca è avvertibile  in maniera più contenuta rispetto ai vini precendenti, è un acidità malica più che tartarica, lunga e piacevole la P.A.I.  

Catarratto - IGT Sicilia – Palermo - 80/100 Più grasso al naso ed in bocca, la bassa acidità che lo caratterizza è tipica del vitigno, per questo è molto importante la locazione in altitudine.

Grillo - IGT Sicilia – Trapani - 84/100 Dal naso netto ed intensamente varietale, è piacevole la sua spalla acida e sapida al gusto.

Fiano - IGT Sicilia – Agrigento - 89/100 Dall’elegante naso vegetale e mielato, dalla bocca piena, è un vino opulento, che mostra anche freschezza, è evidente che si tratta del futuro Cometa Planeta. Cotarella ci fornisce i parametri chimici del vino :acidità 6,80; estratti 27,5; alcool 15 gr.

VINI ROSSI:

Nero d’Avola - IGT Sicilia – Palermo - 83/100 Bel frutto sia all’olfatto che in bocca, varietale e di buona lunghezza gustativa.

Nero d’Avola - IGT Sicilia – Ragusa - 89/100 Vino di grande finezza, dal naso intensissimo, e dalla beva ampia e decisamente lunga.  

Nero d’Avola - IGT Sicilia – Trapani - 81/100 Il più sottile dei cinque nero d’Avola in purezza, tutto ciliegia e prugna.

Nero d’Avola - IGT Sicilia – Palermo - 89/100 Intrigante olfatto varietale, di consistenza estrattiva, ma non invadente, frutto dolce e tannini di stoffa.

Nero d’Avola - IGT Sicilia – Siracusa - 83/100 E’ il più morbido della batteria, forse proviene da uve un po’ più mature, caldo e godibile.

Nero d’Avola/Tannat - IGT Sicilia – Palermo - 85/100 Intenso al naso, in bocca evidenzia in modo specifico il Tannat, viva la freschezza, bel frutto e tannino ispido.

Nero d’Avola/Frappato - DOCG Cerasuolo Vittoria – Ragusa – 83/100 Al naso è giustamente varietale, con bella presenza del Frappato, in bocca è un po esile.

Nerello Mascalese/Nerello Cappuccio - DOC Etna Rosso - Catania – 90/100 Mostra finezza ed eleganza sin da adesso, naso accattivante, beva poliedrica di frutto e legno.

Nerello Mascalese/Nerello Cappuccio - DOC Etna Rosso - Catania – 88/100 Anche questo di eleganza, ma più corposi, con tannino ben presente.

Nerello Cappuccio - DOC Etna Rosso - Catania – 89/100 Meno strutturato dei due precedenti è più fruttato e vinoso, di gran piacevolezza.

Perricone - IGT Sicilia – Trapani - 84/100 Dal naso espressivo, vinoso in bocca, tannino ben presente

Merlot - IGT Sicilia – Ragusa - 82/100 Intenso all’olfatto, di frutto e vegetale, beva alcolica e giovane, è caratterizzato da un tannino non tipico del vitigno.

Frappato - IGT Sicilia – Ragusa - 81/100 Presenta un naso d’intenso pepe bianco che copre un pò il frutto, vinoso e tipico in bocca, non di gran lunghezza gustativa.         

Cabernet Sauvignon - IGT Sicilia – Palermo - 89/100 Vino dalle grandissime potenzialità, svela la sua nota vegetale al naso unita al frutto freschissimo, al gusto è di spessore.

Syrah - IGT Sicilia – Agrigento - 90/100 Dritto di stoffa e finezza, sia all’olfatto che in bocca, colpisce l’integrità del frutto, la liquirizia il bel tannino.

VINI DOLCI:

Frappato - IGT Sicilia – Ragusa - 81/100 Naso su toni di cannella e frutto dolce, bocca esilina ma composta.

Zibibbo - DOC Passito Pantelleria – Trapani - 90/100 Olfatto di miele e uva passa, al gusto dispiega la sua vena cremosa, è pieno, caldo, ma di gran freschezza e di lunga persistenza.

A fine degustazione tirando le fila, i vini non sono certo più rimasti anonimi, dei 23 solo un paio, uno per i bianchi ed uno per i rossi, non sono riuscito ad assegnare al relativo produttore. L’analisi organolettica dei campioni ha dunque in generale mostrato vini con un grande potenziale sia in piacevolezza che in finezza, pur essendo prove di botte. I vini bianchi hanno mostrato una grande crescita qualitativa, con il Carricante di Benanti, il Grillo di Firriato ed il Fiano di Planeta sugli scudi. Tra i rossi mi hanno particolarmente convinto un paio di Nero d’Avola, Valle dell’Acate e Cusumano, la batteria in questione, oltre a mostrare 5 campioni diversi tra loro, ognuno in grado di trasmettere la propria impronta territoriale, ha evidenziato Nero d’Avola espressione di una nuova concezione, l’abbandono della costruzione di vinoni, per vini più fini, più eleganti e magari un po’ più longevi. Di spessore e finezza gli Etna di Benanti e Cottanera, è indubbio che delle notevoli punte di eccellenza del Nerello Mascalese sentirete parlare in abbondanza nel prossimo futuro. Gli alloctoni Cabernet Sauvignon Tasca d’Almerita e Syrah Planeta, ed il suadente Zibibbo Donnafugata hanno mostrato delle premesse veramente interessanti. Sicuramente un annata la 2007 dalle molteplici sfaccettature, tutte di gran qualità.

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